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Letteratura straniera

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Scott Carey sta percorrendo senza fretta il tratto di strada che lo separa dal suo appuntamento. Si è lasciato alle spalle la casa di Castle Rock, troppo grande e solitaria da quando la moglie se n'è andata, se non fosse per Bill, il gattone pigro che gli tiene compagnia. Non ha fretta, Scott, perché quello che deve raccontare al dottor Bob, amico di una vita, è davvero molto strano e ha paura che il vecchio medico lo prenda per matto. Infatti Scott sta perdendo peso, lo dice la bilancia, ma il suo aspetto non è cambiato di una virgola. Come se la forza di gravità stesse progressivamente dissolvendosi nel suo corpo. Eppure, nonostante la preoccupazione, Scott si sente felice, come non era da molto tempo, tanto euforico da provare a rimettere le cose a posto, a Castle Rock. Tanto, da provare a riaffermare il potere della parola sull'ottusità del pregiudizio. Tanto, da voler dimostrare che l'amicizia è sempre a portata di mano. In un racconto di rara intensità, che è anche un omaggio ai suoi maestri, King si prende la libertà, più che legittima, di dare una possibile risposta alle tristi derive del nostro tempo.



Recensione della Redazione QLibri

 
Elevation 2019-02-25 09:30:20 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    25 Febbraio, 2019
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Le favolette del Re

Negli ultimi anni siamo abituati a vedere almeno un paio di nuove uscite, partorite da una delle penne contemporanee più amate. Mentre la fine del 2018 era stata segnata da "The Outsider", prima nota piacevole (a dir poco) dopo anni di oblio, nel 2019 King fa il suo esordio con un piccolo libricino; un racconto, che secondo me è più una favoletta con tanto di piccole morali. Nel momento in cui mi sono reso conto che "Elevation" era un libro di questo genere, devo dire che ero piuttosto fiducioso: uno dei migliori autori contemporanei che si cimenta in qualcosa che può trasmettere un bel messaggio, era qualcosa che mi entusiasmava. Ho addirittura pensato: "vuoi che abbia deciso di partorire qualcosa di fortissimo, che si tramandi ai posteri come il Piccolo Principe è arrivato a noi?"
Sì, ragazzi, d'accordo, ho esagerato; ma non mi date addosso.
Inutile aggiungere che le mie speranze erano totalmente vane, e che in fondo questo non è altro che un raccontino neanche troppo bello. C'è la mano di King, e questo si nota soprattutto dall'elemento fantastico (del quale non ho capito molto l'utilità) che è di impronta assolutamente kinghiana, ma che secondo me non è stato ben sfruttato. Si poteva fare molto meglio.

Scott è un uomo di mezza età che un giorno scopre di avere uno strano problema: sta perdendo tantissimo peso, ma la sua stazza fisica rimane sempre la stessa. È come se semplicemente la forza di gravità stesse smettendo di esercitare la sua influenza su di lui. Scott si confronta con un medico in pensione, che gli consiglia di farsi visitare da alcuni esperti, ma entrambi sanno che diventerebbe una cavia da laboratorio; un fenomeno da baraccone. Allora la nuova condizione di "malato terminale" spinge Scott a vivere la sua vita svestendosi di ogni paura, cercando di lasciare un buon ricordo di sé. Castle Rock è un paesino pieno di pregiudizi che lui proverà a combattere a beneficio delle sue nuove vicine di casa. Una di loro è tutt'altro che benevola, nei suoi confronti, ma Scott proverà in tutti i modi a fare breccia nel suo cuore; a farle capire che tra gli uomini ci saranno anche bestie della peggior specie, ma ci sono anche persone buone.

Il tema dei pregiudizi, che alla fine è quello centrale del racconto, è un po' abusato al giorno d'oggi. Oltretutto, i personaggi sono quasi bidimensionali. Certo, non è facile caratterizzare bene un personaggio in poche pagine, ma da King ci si aspetta qualcosa di più di: una donna lesbica arrabbiata con un mondo pregiudizievole, che rifiuta a prescindere anche la gentilezza di un vicino totalmente disinteressato. Oltre a essere un po' forzato il modo d'essere dei protagonisti, è un po' forzato anche il loro stravolgimento.
Forse è blasfemia citare autori come Dostoevskij e Thomas Mann, ma loro certamente ci dimostrano che dar vita a personaggi forti in poche pagine si può, come dimostrano i loro "Le notti bianche" e "La morte a Venezia"; certo quest'ultimo non l'ho amato, ma non si può negare che il protagonista sia ben tratteggiato.
Ora, caro Stephen, tu sei a un bivio: ci hai lasciato tante opere memorabili, ma io so che puoi scrivere la tua "storia definitiva", quella per la quale sarai sempre ricordato. Lo pretendo, perché so che ne sei capace. Non è un obbligo verso i lettori, ma verso te stesso. Qualcuno mi dirà che questa storia è già stata scritta e mi citerà i titoli più disparati... e forse è vero. Forse "la storia definiva" è già stata scritta, ma ogni volta che comincio un nuovo libro del Re sento dentro di me questa strana sensazione.
Sarà il tempo a dire se mi sbaglio o se King ci sta solo facendo aspettare.

"Tutto converge in questo continuo levitare, pensò. Se è questo che si prova morendo, ognuno di noi dovrebbe essere ben lieto di fare il passo estremo."

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Elevation 2020-04-07 17:05:17 Bruno Izzo
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Bruno Izzo Opinione inserita da Bruno Izzo    07 Aprile, 2020
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On the air

Qualsiasi scrittore riversa parte di sé stesso in quello che scrive, inconsciamente o meno.
Una verità lapalissiana, diremo anche una logica conseguenza.
Ognuno di noi è frutto del proprio vissuto, siamo il risultato di tutti gli infiniti input che dalla nascita in poi ci hanno formato, qualsiasi stimolo sensoriale, educativo, relazionale, lascia una traccia pressoché indelebile sulla nostra personalità.
Le persone che ci hanno educato, gli amici, i parenti, tutta la varia ed eterogenea umanità con cui ci siamo in qualche modo confrontati e con cui abbiamo interagito, i luoghi e gli avvenimenti vissuti, lo stato sociale, gli studi, gli amori, le esperienze di vita, tutto ha contribuito a fare di noi quello che siamo. E le nostre letture, naturalmente.
Nessun uomo è esente da questo iter formativo, non lo è quindi nessun scrittore.
Stephen King è cresciuto appassionandosi fin da piccolo ad un certo genere di avvenimenti: e perciò nell’infanzia leggeva fumetti che parlavano di mostri venuti dallo spazio, scriveva raccontini a scuola con protagonisti dinosauri risvegliatosi nella moderna New York da un sonno millenario nei ghiacci.
Nell’adolescenza si sciroppava le serie televisive “Ai confini della realtà”, un nome che è tutto un programma; da giovane adulto era affascinato e leggeva tutto quanto riusciva a trovare di autori come Bram Stoker, Mary Shelley, Edgar Allan Poe, Howard Lovecraft.
Andava al cinema a vedere i cosiddetti B-movie, film realizzati con pochi soldi e pochissimi, elementari e patetici effetti speciali che raccontavano le imprese di mummie egiziane risvegliatesi dal sonno di secoli, morti viventi vari e mostri della laguna nera.
Insomma, non è che ci portava le ragazze a limonare, consolandole per i loro spaventi, come facevano tanti, no, a lui piaceva proprio vedere questo genere di spettacoli.
Tutto questo lo ha raccontato Stephen King in persona, in un suo saggio, “Danse macabre”.
Tra i suoi autori preferiti annoverava il suo preferito in assoluto, Richard Matheson, il celeberrimo autore di tantissimi romanzi di fantascienza, oserei dire romanzi distopici, in verità, tra cui ricordiamo il notissimo “Io sono leggenda”.
Tra gli altri suoi titoli, non possiamo non menzionare “Tre millimetri al giorno”, il preferito di Stephen King; in questo romanzo, Matheson descrive l’epopea di un tale Scott Carey, il quale in seguito ad un incidente radioattivo, osserva con sgomento al suo rimpicciolimento nella statura, tanto inesorabile quanto inarrestabile, nella misura appunto di tre millimetri al giorno…con le conseguenze del caso.
Un ottimo e originale spunto narrativo, che a King fece un certo effetto.
“Elevation” è un ottimo e originale omaggio di Stephen King a tutti coloro che direttamente o meno hanno contribuito a trasformare un banale insegnante di inglese grassottello e squattrinato, ma dotato di talento e indole creativa, in uno scrittore da milioni di copie vendute in tutto il mondo, osannato da legioni di lettori di diverse generazioni che, a torto o a ragione, lo hanno proclamato the King, il Re, il re dell’Horror.
Trattasi di un racconto lungo, più che un romanzo, in pratica un racconto che, a causa dell’estrema prolificità narrativa dello scrittore americano, non si riesce mai a delimitare nell’ambito canonico editoriale di racconto, ma neanche è un testo abbastanza vasto da definirsi un romanzo.
Un testo comunque completo, esaustivo e di qualità, all'altezza dei lavori migliori dell’autore, anche se un tantino sotto alla qualità di altri analoghi racconti lunghi, quali, per esempio, i quattro piccoli capolavori, contenuti nella raccolta “Stagioni diverse”.
In “Elevation” il protagonista, Scott Carey, guarda caso, stesso nome del protagonista del racconto di Matheson, si accorge che, giorno dopo giorno, per cause imprecisate, perde peso.
Una situazione tragicomica, all'inizio, da fare invidia ai milioni di sovrappeso e oltre nel mondo che quotidianamente litigano con la propria bilancia.
Situazione che degenera in tragedia, quando ci si accorge che niente e nessuno può arrestare quel fenomeno.
Carey perde peso, ma non perde volume; le sue fattezze rimangono inalterate, ma il suo peso tende inevitabilmente a diminuire.
Questo fenomeno lo porterà, inevitabilmente, ad una tragica fine: la diminuzione di peso, a causa della forza di attrazione gravitazionale, lo porterà ad una condizione di levità, dannosa al fisico, alla densità ossea, alla consistenza stessa degli organi interni, la stessa che subisce un astronauta sulla luna, dove l’assenza di gravità letteralmente ti sbalza nell’aria, on the air, ma senza tuta spaziale a salvaguardarti.
Come fa sempre, King prende come espediente questo fenomeno insolito, e spaventoso, come pretesto per scrivere di altro.
Lo scrittore Stephen King ci narra di altro: ci descrive qui l’atmosfera retriva, ottusa, arretrata che sembra essersi instaurata negli Stati Uniti all’indomani dell’elezione a Presidente di Donald Trump.
Agli occhi del democratico King, l’America trumpiana ha tirato fuori il peggio di sé, con questa nuova deriva politico sociale, è divenuta, da nazione aperta e solidale, con un deciso passo all’indietro, un paese retrogrado e oscurantista, un posto pericoloso perché ha riscoperto l’intolleranza, l’insofferenza, l’odio di genere.
Tutto quanto detto King lo riversa nella consueta, magistrale descrizione del boicottaggio sociale, bieco e retrivo, di un’intera cittadina nei confronti di una coppia di nuove venute, colpevole agli occhi di tutti, di tutto e del contrario di tutto solo perché omosessuale.
Il classico capro espiatorio delle miserie umane, il diverso, il non allineato, il mostro.
Una situazione assurda, inconsistente, vaporosa, del tutto assurda, da sparare in orbita per liberare le anime strette nelle maglie oscurantiste, un qualcosa di inammissibile, inconcepibile, inaccettabile, ingiustificabile nei tempi moderni e nel vivere civile di benessere e progresso.
Scott Carey allora effettua una decisa scelta di campo, la sola possibile per il “buono” della storia, e come l’omino disneyano di Up che vola con la sua casetta sollevata dai palloncini, si eleva a sua volta al di sopra delle miserie umane. On the air.

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Stephen King, romanzi e racconti lunghi.
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Elevation 2019-06-08 18:04:05 deedlit
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deedlit Opinione inserita da deedlit    08 Giugno, 2019
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King insolito

Insolito è trovarsi tra le mani un libro di Stephen King che conti meno di Duecento pagine, la lettura di questa breve storia scorre veloce, merito evidente della penna di esperienza che l’ha scritta.
A metà tra libro e racconto breve narra la singolare vicenda di Scott Carey, che si ritrova a perdere inspiegabilmente peso senza che la sua struttura fisica cambi, come se la gravità terrestre stesse scrivendo per lui un brano a parte.
La particolare e, potremmo definire, terminale situazione del protagonista lo porta a vedere le persone sotto una luce diversa, come se la sua anima stesse diventando più leggera man mano che perde peso e si liberasse gradualmente anche dalle sovrastrutture sociali. La sua diventa quasi una missione a tempo e, man mano che progredisce nel rapporto con due donne palesemente discriminate dalla piccola cittadina che le ospita, affronta in modo intelligente il tema dell’omosessualità riuscendo a farci guardare con i suoi occhi oltre le apparenze, varcando addirittura le alte mura difensive di chi si trova dall'altra parte della barricata.
Forse non sarà il libro migliore di King, ma merita comunque di essere letto per quanto in poche pagine riesca a dare una visione a 360 gradi dei rapporti umani e dei preconcetti della collettività, fatti di pregiudizi che ci legano impedendoci di apprezzare, senza un approfondimento, l’anima delle persone che ci circondano riducendo il tutto alle preferenze sessuali, che alla fine sono solo una piccola porzione della vita.

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