La resa dei conti La resa dei conti

La resa dei conti

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Ottobre 1946, Mississippi. Pete Banning, cittadino modello di Clanton, reduce di guerra pluridecorato, patriarca di una nota famiglia locale proprietaria di campi di cotone, amato padre di famiglia e fedele membro della locale comunità metodista, in una fresca giornata di ottobre si alza presto, sale in macchina e si dirige verso la chiesa. Entra nello studio del pastore, il suo amico reverendo Dexter Bell, e con calma e determinazione gli spara e lo uccide. Da quel momento, l’unica cosa che Pete ripete a tutti, familiari, avvocati, uomini di giustizia, è “non ho niente da dire”. Qualunque sia stato il motivo del suo inconcepibile gesto non verrà svelato. Pete non ha paura della morte e viene giustiziato portando il suo segreto nella tomba, lasciando incredula l’intera comunità di Clanton. Ma perché l’ha fatto? In questo intenso romanzo, John Grisham accompagna il lettore in un incredibile viaggio colmo di suspense alla scoperta della sua verità, dagli Stati del Sud alla giungla delle Filippine durante la guerra degli americani contro i giapponesi, a un claustrofobico manicomio pieno di segreti fino all’aula del tribunale dove l’avvocato del protagonista cerca invano di salvarlo senza la sua collaborazione, mostrando gli effetti che può avere a lungo termine un crimine terribile e inspiegabile.

Recensione della Redazione QLibri

 
La resa dei conti 2018-11-30 18:19:09 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    30 Novembre, 2018
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Quando la trama è uno spoiler

Quando il grande nome ti delude, è una sensazione piuttosto strana. Ti chiedi se magari è il genere d’appartenenza a non essere nelle tue corde; se il modo di scrivere dell’autore non ti entusiasma né ti emoziona; se semplicemente la storia non fa per te. John Grisham mi ha deluso con questo suo romanzo e, per quanto mi è possibile, cercherò di sviscerare i motivi.

“La resa dei conti” racconta la storia di Pete Banning, eroe di guerra che un bel giorno si sveglia e decide di uccidere il pastore della chiesa del suo paese.
Una decisione inevitabile, da quanto dice lui. Manderà in malora la sua vita, quella di sua moglie, dei suoi figli e delle persone che lavorano per lui, ma a quanto pare non c’è alternativa. Dunque lo farà e, in quanto ai suoi motivi, li porterà con sé nella tomba.
In tre righe vi ho spoilerato mezzo libro. Non mi linciate, non è colpa mia: basta che leggiate la trama e vi ritroverete nella stessa condizione. Assurdo ma vero, e nonostante questo non è nemmeno la prima volta che capita; ora non saprei dirvi quale sia stata l’altra occasione, ma questo la dice lunga su quanto il tal libro mi sia rimasto impresso. Ci si aspetta che gli eventi anticipati nella trama occupino (voglio esagerare) 50-60 pagine, che vengano appena accennati.
Invece no.
Dunque, le prime duecento pagine raccontano il processo di Pete Banning, del quale già conosciamo l’esito. Come ammazzare la suspense.
La seconda parte ci racconta le vicissitudini e gli orrori che hanno portato il protagonista a essere l’uomo che è e a diventare un eroe di guerra: forse la parte più interessante, che racconta dell’entrata in guerra dell’America e di uno scenario particolare, sempre tenuto in secondo piano quando si parla della Seconda Guerra Mondiale: la campagna delle Filippine. Pur essendo a volte ripetitivo e dilungandosi un po’, questa parte risulta interessante nonostante l’autore ci abbia permesso di sapere in anticipo che Pete Banning si salverà. In fondo, abbiamo già assistito alla sua esecuzione dopo il processo.
La terza e ultima parte si concentra sulla causa legale che porta la moglie dell’assassinato a cercare di ottenere i terreni dei Banning. A questo punto l’unica cosa che tiene in piedi la curiosità è la voglia di conoscere il mistero (l’unico) che il protagonista non ci vuole svelare e si porterà nella tomba: perché l’ha fatto? Durante la lettura speri non sia quello più banale… il primo che verrebbe in mente alla maggior parte dei lettori. Speri vivamente che l’autore si sia inventato qualcosa di eclatante, in modo da capovolgere l’opinione di un libro che è nato male.
Invece no.

Tornando alla faccenda della trama che anticipa troppo gli eventi, mi ha lasciato talmente esterrefatto che sono andato a controllare se anche nell’edizione inglese veniva anticipato l’esito del primo processo. A quanto pare… no. Mondadori, ma un po’ di furbizia? Il mio giudizio sarebbe stato sicuramente meno duro, e aver appurato il fatto che l’errore è da imputare a una scelta scellerata da parte della casa editrice italiana, ha attutito un po’ la delusione nei confronti dell’autore. Anche se nella seconda parte già sappiamo che il protagonista si salva, permetti che nelle prime duecento pagine non so se verrà giustiziato?
In conclusione, forse quello del thriller legale non sarà il genere che prediligo, ma oggettivamente c’è stata più di una scelta sbagliata. Sia da parte dell’editore che dell’autore.

“Non ho niente da dire.”

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La resa dei conti 2019-01-13 17:51:45 cesare giardini
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    13 Gennaio, 2019
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Un finale incandescente riscatta il romanzo.

Un brillante ufficiale dell’esercito americano, ricco proprietario di piantagioni di cotone, pluridecorato al valor militare, dato per disperso nella seconda guerra mondiale dopo mesi di guerriglia nella giungla filippina, riesce miracolosamente a salvarsi ed a rientrare in patria dai suoi cari. Quali sono i motivi che lo spingono, poco dopo il rientro, ad un’azione per lui doverosa, ma sconcertante ed inspiegabile, quella cioè di uccidere con calcolata premeditazione il pastore metodista della sua chiesa? Questo il tema principale dell’ultimo thriller di John Grisham. Non è veramente un giallo né, se vogliamo, un vero e proprio legal-thriller, anche se tutta la prima parte del libro si occupa dettagliatamente del delitto, del relativo processo e della conseguente condanna a morte del colpevole per omicidio premeditato, e la terza parte di tutte le questioni legali e relative schermaglie tra avvocati riguardanti il risarcimento della famiglia del pastore assassinato, parte lesa. E’ piuttosto la lunga storia della famiglia (moglie, figli, sorella) di un uomo fondamentalmente probo, tutto dedito prima al lavoro nell’azienda rurale ed ai suoi cari, poi, richiamato alle armi nella seconda guerra mondiale, valoroso combattente nel Pacifico, vittima di indicibili sofferenze in un campo di prigionia giapponese, eroico guerrigliero nella giungla filippina. La seconda parte del romanzo è in effetti un vero manuale sugli scontri tra le truppe americane e giapponesi negli anni ‘40 a partire dall’attacco a Pearl Harbour ( l’autore ha attinto da una estesa bibliografia riportata alla fine del libro), eventi descritti con particolari agghiaccianti e con un ritmo narrativo incalzante e suggestivo. E’questa seconda parte, a mio giudizio, la migliore del romanzo: una cronaca di guerra che toglie il respiro, e che rende le altre due parti (il processo ed il risarcimento danni) piuttosto monotone e prolisse. A parte l’ultimo capitolo, nel quale viene svelato finalmente il motivo dell’inspiegabile delitto: ma, attenzione, non è il solito colpo di scena che ci si potrebbe attendere leggendo attentamente le vicissitudini del romanzo, ma una rivelazione assolutamente inattesa, che getta un’ombra cupa su altri personaggi…. Un finale incandescente, che conferma le grandi qualità di scrittore di John Grisham e la sua straordinaria abilità nel tenere avvinti i lettori.

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