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Quando il corpo mutilato di un uomo viene trovato in un fienile a nord di Stoccolma, l'ispettore capo Carl Edson e la sua squadra si preparano per quella che – nonostante l'insolita e atroce crudeltà verso la vittima – sembrerebbe un'indagine per omicidio abbastanza semplice. Questa sensazione, però, dura molto poco: avvicinandosi al corpo, si rendono conto che l'uomo è ancora vivo. Ma anche questo, sfortunatamente, dura molto poco: trasportata d'urgenza in ospedale, la vittima muore in circostanze misteriose. Forse il killer è tornato a finire il lavoro? Sulla scena del crimine accorre prima di tutti gli altri colleghi Alexandra Bengtsson, tenace giornalista di cronaca nera, a caccia di notizie. Ed è proprio lei a fare una curiosa scoperta: un mazzo di chiavi che potrebbe essere collegato all'assassino e che la trascina al centro delle indagini. Mentre la polizia dà la caccia all'artefice del crimine, nuovi cadaveri vengono rinvenuti in circostanze analoghe al primo. Il team investigativo ora sa che il caso è tutt'altro che di routine e che è solo questione di tempo prima che il killer colpisca di nuovo, in modi sempre più efferati. Resta da capire, e in fretta, qual è lo schema che collega le vittime e chi le ha prese di mira. Carl e Alexandra sono risucchiati nel vortice delle indagini che porteranno alla luce un passato oscuro e violento, ponendo una domanda alla quale sembra impossibile rispondere: chi è la vittima e chi è davvero il criminale?



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Victims 2020-11-30 07:37:52 cesare giardini
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    30 Novembre, 2020
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Chi è la vera vittima?

E’ il primo romanzo di Bo Svernstrom, giornalista svedese di cronaca nera dell’Aftonblader, uno dei maggiori quotidiani scandinavi. Si tratta di un thriller, che ha avuto grande successo in Svezia, sia per la trama coinvolgente e ricca di sorprese, sia per la crudezza dei crimini, ricchi di particolari efferati. Anche la protagonista, Alexandra, è nel racconto cronista dello stesso giornale dell’autore, e per tutta la prima parte del giallo, certamente la più movimentata, si dà da fare per fornire articoli su una serie di delitti raccapriccianti che non danno tregua ad un altro personaggio-chiave del romanzo, il compassato e consumato da anni di lavoro in prima linea commissario Carl Edson: delitti apparentemente inspiegabili, accompagnati da torture raffinate, a cominciare dalla prima vittima, trovata appesa e inchiodata, mani mozzate, lingua tagliata.
E la serie continua, le vittime sono gente della malavita, stupratori, trafficanti di droga e armi, personaggi violenti con un passato da brividi. Ma chi sarà mai l’assassino? La polizia brancola nel buio, i vari tasselli non combaciano, i reperti a volte ingannano finchè… Inizia la seconda parte del thriller, ed inizia proprio con una rivelazione scioccante e inattesa: Alexandra, che diventa di colpo l’io narrante, ammette (al lettore, s’intende) di essere l’autrice dei delitti. Un passato familiare confuso e disastrato, violenze e stupri subiti, insomma una vita difficile, culminante nella morte dell’amatissimo figlioletto David, travolto, forse deliberatamente, e ucciso da un’auto pirata, condotta proprio dai loschi personaggi che la madre, decisa a tutto, freddamente sta eliminando uno per uno. Il romanzo perde mordente: numerosi i flash back sul rapporto tra madre e figlio, i ricordi, i piccoli e grandi episodi di una vita insieme, la crescita anno dopo anno di un bambino problematico, con frequenti sbalzi d’umore e comportamenti inspiegabili. Particolari che rallentano il ritmo del thriller e lo rendono a volte noioso e ripetitivo. La polizia ovviamente indaga. È vicinissima alla verità, riesce a mettere Alexandra con le spalle al muro in più occasioni, ma, ecco un altro sorprendente colpo di scena, ai limiti della credibilità: Cecilia, medico legale del commissariato, è nientemeno che la sorella gemella della protagonista, e molto abilmente escogita sistemi per truccare le scene dei crimini e discolpare la sorella.
“Victims”: ma chi sono le “vere” vittime? L’assunto del romanzo, contenuto nel titolo, si presta a duplice interpretazione, ma fa presumere che, in sostanza, la vera vittima sia Alexandra, madre colpita nell’affetto più caro, che ha messo in atto una serie di spaventose vendette facendosi giustizia da sé. Anche perché, sembra sottolineare l’autore, la polizia appare inconcludente, lenta nel reagire, con rallentamenti burocratici e operativi, con un commissario ormai provato e stanco, quasi rassegnato, sia per il lavoro stressante sia per problemi familiari irrisolti.
Il thriller è la prima opera di Bo Svernstrom, e si nota. A tratti confuso e disarticolato, è percorso da una trama narrativa non sempre credibile, che sembra ostentare i particolari crudi ed efferati dei vari delitti. Lo shock che colpisce il lettore all’inizio della seconda parte sembra presagire uno svolgimento più incalzante degli eventi, ma non è così, subentrando invece un certo senso di stanchezza, un rallentamento forse voluto per dare spazio alla descrizione del forte legame madre-figlio, quasi fosse una giustificazione razionale delle azioni delittuose. C’è, è vero, il colpo di scena finale, ma il tutto risulta un po’ traballante, e lascia l’amaro in bocca.

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I thriller di Jo Nesbo.
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Victims 2020-09-24 21:54:29 ALI77
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ALI77 Opinione inserita da ALI77    24 Settembre, 2020
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UN THRILLER CRUDO E FREDDO

Il libro è diviso in tre parti, devo subito dire che la prima e la terza mi hanno sicuramente coinvolto di più rispetto alla seconda.
Questo thriller è degno del suo nome, è un mix tra l'investigativo e lo psicologico, con delle scene molto crude e non adatte alle persone molto sensibili e impressionabili.
Il romanzo si apre, con il ritrovamento in un capannone agricolo di un uomo sospeso a mezzo metro di altezza, con i piedi inchiodati, senza i genitali, senza la lingua e con le dita tagliate all'altezza delle nocche.
Una scena molto forte e sconvolgente, leggerla e immaginarla è sicuramente diversa dal vederla, ma è decisamente molto raccapricciante e l'autore la descrive senza mezzi termini.
L'uomo non è morto, infatti ad un certo punto tenta di urlare, lo trasportano in ospedale ma per lui non ci sarà nulla da fare.
Oltre a questo omicidio, ce ne saranno anche degli altri, molto macabri e impressionanti.
A indagare sul caso c'è l'ispettore Carl Edson, un uomo di cinquant'anni con una grande esperienza lavorativa alle spalle, è divorziato e ha una figlia sedicenne.
" Come se avesse perso la capacità di accalorarsi, o di provare un'intensa sensazione di gioia,di rabbia bruciante di fronte alle ingiustizie o di dolore e nausea davanti alle indiscrivibili crudeltà che si era trovato ad affrontare nel corso della sua esistenza; restava solo il disicanto."
E poi c'è Alexandra Bengtsson, una giornalista di cronaca nera, sempre alla ricerca di uno nuovo scoop da scrivere nel giornale dove lavora, il suo capo la sprona a scoprire e a cercare più informazioni possibili prima degli altri mezzi di stampa.
Il libro si concentra più sul caso da risolvere e su come si svolgono le indagini che sulla vita privata del protagonista o dei suoi collaboratori.
La prima parte è stata molto coinvolgente, non riuscivo a staccarmi dalla storia, mi ha appassionato e non mi sono annoiata a seguire le indagini.
I capitoli brevi, la narrazione serrata e la costante paura di ritrovare un altro particolare macabro o un altro cadavere mutilato, sicuramente sono degli elementi che tengono alta la tensione del lettore. I colpi di scena ci sono fino alla fine, tanto che l'ultimo non me lo aspettavo proprio, e ho esclamato un "wow" che di solito faccio fatica a pronunciare.
Il punto debole è la seconda parte, se nella prima il punto di vista era quasi esclusivamente di Carl, con dei capitoli in corsivo dove il POV era dell'assassino, la seconda parte è narrata da un'altra persona di cui non dirò il nome perché rischio di fare spoiler.
Però posso dire che questo cambio di prospettiva non me lo aspettavo proprio e forse ha penalizzato il mio giudizio finale, non ho capito questa scelta dell'autore, ma la rispetto perché forse ci voleva far vedere la storia da un'altra angolazione.
La descrizione delle mutilazioni e di quello che è successo a questi cadaveri è molto accurata, e il linguaggio che l'autore utilizza è molto diretto e crudo.
La vita personale del protagonista è solo accennata e questo per una volta l'ho trovato un aspetto positivo, alcuni thriller contemporanei tendono a lasciare molto spazio al contorno e non alla risoluzione del caso.
L'ambientazione così fredda e cupa di Stoccolma contribuisce ancora di più a rendere la storia macabra e misteriosa.
Il finale l'ho trovato interessante e inaspettato, la scrittura dell'autore mi ha coinvolto e appassionato e credo che ormai sia una fan degli autori scandinavi o di quelli nord europei.
L'autore ha scritto un altro libro con protagonista Carl Edson, che sarebbe la sua seconda indagine, quindi speriamo che presto possa leggere anche quest'altro romanzo.
Un thriller che finalmente posso consigliare senza troppi dubbi, anche se a un lettore che si approccia a questo genere non gli direi di iniziare da un libro così "forte".
E' l'ideale per i thriller addicted che amano le ambientazioni cupe e fredde.

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