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La metamorfosi
 
La metamorfosi 2014-12-18 18:26:57 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    18 Dicembre, 2014
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Tra metafora e realtà, la solitudine dell’uomo

Opera fondamentale per tutta la cultura del ventesimo secolo, La metamorfosi di Kafka, è stata ampiamente commentata sin dalla sua pubblicazione.
Certamente di grande aiuto per la sua interpretazione si rivela la lettura dell’amara “Lettera al padre”, in cui emerge in tutta la sua dimensione negativa il difficile rapporto tra lo scrittore e il dispotico genitore, il cui animo rozzo non era certo in grado di cogliere e gratificare la personalità sensibile del figlio.
L’inaspettata e improvvisa metamorfosi del giovane Gregor in scarafaggio, insetto immondo che vive nella sporcizia e di essa si ciba, si rivela subito come la metafora di quella condizione di assoluta solitudine in cui si trova l’uomo, in particolare l’artista, costretto a vivere in un mondo volgare in cui non si riconosce e di cui non desidera fare parte. L’istintiva ripugnanza che Gregor suscita nei suoi familiari accentua l’impossibilità di stabilire con essi un rapporto. La pietà stessa della sorella sarà di breve durata. Egli dunque si sentirà sempre più ai margini, escluso da quel mondo di cui pure aveva fatto parte. Prigioniero del suo corpo, diventerà straniero nella sua casa. La collera paterna gli impedirà di parlare. Qui la metafora è esplicita. La volgarità del mondo che lo circonda impedisce all’artista qualsiasi forma di espressione. La negazione della parola è la negazione della letteratura. La scelta di Kafka di rappresentare Gregor trasformato in un insetto ripugnante accentua il senso dell’incomunicabilità dell’arte e dunque del fallimento della sua stessa funzione. Gregor ha ribrezzo per se stesso, si considera la manifestazione della degradazione dell’uomo.
Il tema dell’alienazione e dell’incomunicabilità è stato ampiamente affrontato successivamente da autori di grande rilievo. Si pensi al romanzo dell’assurdo, all’Etranger di Camus, o a un’opera come l’Ulisse di Joyce, la cui stessa forma vuole essere testimonianza della difficoltà di stabilire un rapporto artista-società.
Si pensi infine a un certo cinema degli anni sessanta, a Blow up o a Deserto rosso di Antonioni. Anche qui domina una visione pessimistica della realtà umana, vi è una ricerca spasmodica da parte dell’artista di giungere all’essenza delle cose. È la rappresentazione del fallimento esistenziale dell’uomo e della sua arte.

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Commenti

12 risultati - visualizzati 1 - 10 1 2
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Un libro che dovrò sicuramente leggere, ma che , a priori, m ha sempre trasmesso profonda tristezza...
Ciao Anna Maria, commento bellissimo.
Pia
Grazie Pia. Si certo è un libro terribile...ma da leggere!
Terribile sì, una terribile scommessa in cui uno scrittore difficilmente si avventura. Ma, in questo caso, di estrema lucidità. Per me è un piacere ogni volta vederlo commentare.
siti
19 Dicembre, 2014
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Bellissimo commento di una della opere e degli autori che maggiormente prediligo. Per me letture come queste sono invece molto piacevoli.
Si è sicuramente un grande scrittore!
Ciao Anna Maria, con te e Rollo oggi è il Kafka day! :-)
Interessante il tuo sguardo al cinema...
Bruno
Complimenti Anna Maria : il tuo commento è bellissimo e molto interessante.
In effetti la lettura della "Lettera al padre" è stata per me importante, direi essenziale, per comprendere "La metamorfosi".
Si, Laura, come ho detto a Rollo, Kafka è sicuramente un grande scrittore, anche se la visione pessimistica del mondo che ci offre non lascia una sola speranza!
Grazie Bruno, la mia passione per il cinema mi porta spesso ad associare film e letteratura!
E' vero Rollo. La lettera al padre è illuminante! Grazie!
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