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La caduta
 
La caduta 2019-12-21 23:42:22 Mario Inisi
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Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
2.0
Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    22 Dicembre, 2019
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Il tuffo

Pedante monologo di un avvocato che presenta agli occhi del lettore, senza che il lettore ne abbia piena consapevolezza, l'evoluzione dell'animo umano una volta tolto di mezzo il giudice, Dio, quindi la morale e la legge intendendo con legge non la legge umana, ma il punto fermo della legge divina. Tolto il perno, l'avvocato, diventato giudice, forse papa, forse dio, descrive l'evoluzione del proprio animo, quindi diciamo dell'animo umano in quanto l'avvocato non è nè migliore nè peggiore degli altri uomini: è un uomo insomma a tutti gli effetti, perciò il discorso che fa su se stesso potrebbe essere visto anche come profetico dell'evoluzione dell'animo dell'uomo in mancanza di riferimenti morali.
Troviamo all'inizio della sua parabola discendente, l'avvocato a difendere gratuitamente orfani e vedove e a fare elemosina ai bisognosi e a aiutare ciechi eccetera nelle loro ordinarie necessità. Essendo come dicevo un uomo, il nostro avvocato non è buono in assoluto (Dio solo è buono), di conseguenza nelle sue azioni c'è una macchiolina, un difetto, un desiderio di approvazione o di riconoscimento che rende tali azioni per quanto lodevoli, tuttavia imperfette.
Il gioco dell'avvocato consiste per tutto il testo nel voler convincere il lettore che dalla macchiolina iniziale alla caduta più rovinosa della degenerazione finale non c'è che una lieve distanza. E' il fatto di togliere un riferimento assoluto alla morale, di togliere un Giudice di mezzo, che rende tutto relativo, tutto opinabile, tutto così è se vi pare in mano a un bravo avvocato. La discussione è in fondo corretta: la rinuncia a Dio implica una rinuncia all'idea di Bene e di Male, cioè la rinuncia a riferimenti assoluti e implica necessariamente la caduta dato che l'uomo è per natura egoista e ama soprattutto se stesso e persegue in tutta onestà e sincerità il proprio piacere che mal si concilia con il bene altrui. Ragion per cui la caduta è inevitabile. Nonostante l'esattezza del ragionamento, Camus non rinuncia a una speranza che sta nella ragazza che si butta nel fiume. L'atto di tuffarsi dietro alla ragazza per salvarla spezzerebbe la logica delle cose. In un certo senso anche in un mondo senza Cristo, il sacrificio ha il potere di spezzare la logica di potere del mondo. Il finale contiene quasi una invocazione alla ragazza perchè si getti nel fiume.

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Commenti

12 risultati - visualizzati 1 - 10 1 2
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Bravo Mario, hai fatto una bellissima fotografia del libro!!!
siti
22 Dicembre, 2019
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Mario, mi metti in crisi con la tua lettura dell'episodio della ragazza; io l'ho interpretato solo come emblema della incapacità umana di aiutare e come un rimorso.
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DanySanny
22 Dicembre, 2019
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Io la vedo come il momento in cui la vita si mostra al personaggio nella sua nuda verità, come un grido. Il sacrificio di cui parla Mario non è secondo me quello della ragazza che si butta, ma sarebbe stato quello del personaggio se si fosse gettato per salvarla.
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siti
22 Dicembre, 2019
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sì Daniele, anche, a richiamare quello inutile di Cristo sulla croce, come dice in un altro punto della sua requisitoria.
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Mario Inisi
22 Dicembre, 2019
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Il rimorso c'è sicuramente. Ma anche il desiderio di riavvolgere il tempo e fare buttare la ragazza di nuovo per poterla salvare. Il salvataggio sarebbe duplice, della ragazza e del suo salvatore.Io ci vedo il rimpianto della morale e di Cristo eccetera in quel desiderio del tuffo. Perchè l'analisi cinica dell'avvocato mostra una realtà molto repellente anche per chi la descrive, è inevitabile che si rimpianga la situazione con un solo Giudice anzichè tanti giudici.
Bel commento. Il particolare della breve distanza tra la macchiolina e la "perdizione" mi ricorda Dino Buzzati. Non sono riuscito a leggere questo libro, e chiedo scusa a chi mi aveva invitato a farlo per partecipare ai lavori del gruppo: spero di rimediare presto.
Che sorpresa! Così l’hai letto anche tu!
Una recensione che viene subito al dunque: l’assenza di Dio e le sue conseguenze inevitabili.
Però io non vedo questa invocazione affinché avvenga il suicidio, non è questo il messaggio di Camus ai giovani ed agli uomini contemporanei. Anche se antipatico, narcisista, pieno di autocompiacimento, il protagonista de La caduta si fa portavoce dell’autore e nel pensiero di Camus anche se manca la morale, manca Dio, in un certo modo fa esistere sia la ricerca di un’etica, sia di Dio. C’è proprio un passo che copio:
“La disgrazia è che ci ha lasciati soli a dover continuare, qualunque cosa succeda, anche quando siamo chiusi nel malconforto, sapendo anche noi ciò che sapeva, ma incapaci di fare quello che ha fatto e di morire come lui. Ci abbiamo provato, certo, ad aiutarci con la sua morte”. È una consapevolezza di essere lasciati soli da Dio, un bisogno di cercarlo, di farsi salvare. Ma se uno si uccide, non può agire in questa ricerca. Il suicidio nega il confronto con il mondo, il pensiero di Camus è reazionario invece.
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siti
22 Dicembre, 2019
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Vero anche questo, Mario.
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siti
22 Dicembre, 2019
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Ecco, vedi Rollo, fra i tanti che abbiamo richiamato, Buzzati ci mancava.
lapis
23 Dicembre, 2019
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Leggo con grande interesse la tua opinione, Mario, proprio perchè io, al contrario, sono stata pervasa proprio dalla sensazione opposta, di assenza di speranza. La ragazza, buttandosi, potrebbe offire la possibilità di salvare entrambi, ma in fondo, è e sarà sempre troppo tardi.
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