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La regina del silenzio
 
La regina del silenzio 2018-01-02 14:41:22 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    02 Gennaio, 2018
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Una armoniosa favola

Paolo Rumiz scrive La Regina del silenzio: una favola composta da suoni da usare contro la violenza del silenzio e del troppo rumore. Il libro rivolge un pressante invita ad ascoltare la voce del proprio cuore e di se stessi, e di non farsi tiranneggiare dal frastuono che ci circonda.
La protagonista è Mila, una bambina che nasce quando suo padre, il guerriero Vadim, è morto, ucciso da un bisonte dalle corna avvelenate dalla regina Ubidaga, una tiranna che ha imposto il silenzio degli strumenti e la cancellazione delle vocali, schiavizzando un popolo, togliendovi gioia ed armonia. Ma Mila nella pancia della sua mamma ha ascoltato la musica, ha imparato la melodia della tamburica di Tahir, il bardo che ha accompagnato con le sue armonie la morte del padre. Mila acquisisce il senso di nostalgia per qualcosa che non ha più. Fino a quando il nonno Lev non le narra del bardo che ha suonato e lei decide di cercarlo: insieme liberano Eco, prigioniero nelle grinfie della tiranna, restituendo la sonorità e l’armonia a tutto il paese. Inoltre Mila incontra un maestro di violino e lei decide che non ha mai suonato, ma riesce immediatamente a far vibrare le corde con l’archetto e a rivivere la magia dei suoni che in un tempo passato aveva fatto propri.
Il libro è dedicato all’amico musicista triestino Alfredo Lacosegliaz, scomparso un anno fa, l’artista che anticipò l’interesse per la musica balcanica e le contaminazioni con i suoni che venivano dall’Oriente: su di lui e il suo codino grigio è modellato uno dei protagonisti del libro stesso, il bardo Tahir, discendente di un popolo guerriero che canta la nostalgia e con la sua tamburiza seduce uomini e animali.
La Regina del silenzio, dice l’autore, che ha avuto una gestazione lunga. Comincia a sedimentare circa otto anni fa, quando la musica è entrata fortemente nella vita di Paolo Rumiz. L’amicizia con Lacosegliaz, poi con Riccardo Muti, che gli suggerisce la forma per la ballata “La cotogna di Istanbul”, il romanzo-canzone edito nel 2010,più volte riscritto. Infine l’incontro con Igor Coretti-Kuret e con la sua European Spirito f Youth Orchestra, il complesso di novanta giovanissimi musicisti, di diversi paesi, che ogni anno si scioglie e l’anno dopo rinasce, con altri talenti in erba, sconosciuti gli uni agli altri.
Inoltre il libro è frutto di una collaborazione tra “uomini di confine”. L’amico Piero Porro, calligrafo, ha creato le “cornici” dei capitoli in un alfabeto runico un po’ “latineggiante”, più vicino a noi, mentre la copertina e le illustrazioni sono firmate da Cosimo Miorelli, figlio di Moreno, fondatore del festival Stazione Topolò. Sulla copertina Miorelli ha disegnato anche la mappa del paese immaginario dove è ambientata la favola. E’ la terra dei Burjaki, la grande pianura dei Carpazi, dove si stendono l’Ucraina, la Bielorussa, la Polonia. E dove, in assenza della cassa di risonanza naturale delle montagne, i popoli sono costretti a cantare per non deprimersi. Il Mare del Nord è il Baltico, Negroponto il Mar Nero, Ramadania un paese arabo d’oriente.
Ne consegue una favola pieno di suoni contro la violenza del silenzio e del troppo rumore. Una lettura armoniosa, ricca di fascino.

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