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Follia
 
Follia 2018-09-04 17:04:23 Rollo Tommasi
Voto medio 
 
2.8
Stile 
 
2.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
3.0
Rollo Tommasi Opinione inserita da Rollo Tommasi    04 Settembre, 2018
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La mente quando crolla

“Stella ammise di non aver mai provato in tutta la sua vita un’attrazione di una tale intensità fisica ed emotiva per qualcuno; era una cosa che conosceva solo di riflesso, per averla percepita negli uomini che la provavano per lei.”

Stella è l’incantevole e volitiva moglie dello psichiatra Max Raphael. Nell’estate del 1959, insieme al figlioletto Charlie, i coniugi Raphael giungono in un ospedale psichiatrico inglese dove Max entra come vicedirettore. La nomina gli viene accordata dal direttore Jack Straffen, nonostante la blanda opposizione del collega Peter, l’anziano psichiatra da anni in quell’istituto.
L’ambiente medico è gradevole, e idoneo alle legittime aspirazioni di carriera di Max. Mentre il piccolo Charlie si diverte a scorrazzare negli spazi esterni alla residenza dei Raphael, Stella sembra a suo agio, giorno dopo giorno, nel ruolo di moglie del promettente dottore.
L’imprevisto è in agguato, e si materializza nella presenza di Edgar Stark, l’aitante operaio chiamato a dare una sistemata alla serra fatiscente che fa parte della residenza dei Raphael. In realtà Edgar è uno scultore, dotato perciò di una certa abilità manuale, ma anche un paziente dell’istituto: vi è stato rinchiuso dopo aver decapitato la moglie, ossessionato dalla presunta “scioltezza” che le imputava nel rapporto con altri uomini.
La prestanza di Edgar Stark, la calcolata disinvoltura, la sua fisicità risvegliano presto in Stella Raphael una certa frenesia ed un lato nascosto: quello “animale”. E’ l’inizio di un’inarrestabile discesa, destinata a trascinare con sé anche altri…

“Follia” è un libro confezionato per suscitare interesse: una storia “borderline” d’amore e di sesso, lo sguardo psicologico (e psichiatrico) attraverso cui narrarla, uno stile scorrevole. Non a caso, a molti è piaciuto, consacrando il “marchio” del suo autore (il libro “alla McGrath”).
In realtà ha dei difetti.
La scelta di fondo è di raccontare la storia in prima persona, attraverso lo psichiatra anziano Peter, amico della famiglia Raphael e, in particolare, molto attento a valutare ciò che Stella rappresenta come tipo psicologico. In questo modo, tutta la prima parte del libro – quella che presiede al rapporto intenso e segreto tra la donna ed Edgar Stark entro le mura dell’istituto – si veste smodatamente di psicoanalisi e non ha quella forza narrativa che proprio all’inizio la storia meriterebbe. Paradossalmente, la scelta di pura narrazione è più evidente in altre parti del volume, quando Peter perde le tracce di Stella, e la parte centrale si fa seguire meglio.
Si arriva così ad un finale nel quale McGrath inserisce vari colpi di scena: alcuni sono mirabilmente piazzati, ma uno di essi, che riguarda l’anziano narratore, risulta piuttosto sorprendente (per non dire difficile da digerire). La vera perdita di efficacia del racconto, però, non è legata tanto alla credibilità dei comportamenti psicologici adottati – in fondo si tratta di un romanzo, anche se lo stile utilizzato tende a farlo dimenticare – quanto al fatto che l’io narrante (sempre Peter) racconti particolari delle vicende di Stella che è inverosimile egli conosca. Nell’ultima parte del libro, infatti, l’atteggiamento della donna nei suoi confronti è di dissimulazione, non di comunicazione.
Quando si arriva alle ultime pagine – dove McGrath si divertirà a far capire al lettore il perché del titolo “Follia” – la piena soddisfazione di chi legge è già compromessa.

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Commenti

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Mah ... Di questo autore continuo a diffidare.
Chiara ed esaustiva la tua presentazione, Rollo.
siti
05 Settembre, 2018
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Pensavo meglio...
Va anche detto, ad onor del vero, che sono in netta minoranza: le opinioni precedenti alla mia sono più che positive. Io però resto convinto della mia e ti dirò, Emilio, che a questo punto diffido anch'io di una "prova" con una seconda lettura.
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