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Terra Alta
 
Terra Alta 2020-08-10 13:14:28 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    10 Agosto, 2020
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Melchor Marín

«Che ti ho detto?»
«Che nella Terra Alta non succede mai niente.»

Il suo nome è Melchor Marín e da quattro anni vive a Terra Alta, in Catalogna, dove svolge le funzioni di poliziotto. Originario di Barcellona dove è nato e cresciuto in uno dei tanti borghi periferici di dubbia liceità, il quasi trentenne, è stato trasferito da questa a seguito di una serie di fatti che lo hanno coinvolto da vicino e che avrebbero potuto riportare alla luce alcuni episodi della sua adolescenza e prima età adulta che era invece bene continuare a tenere sopiti. Figlio di Rosario, una prostituta in giovinezza bellissima, la sua vita ha perso la retta via intorno ai quattordici anni e anche se dopo è tornata sui giusti binari, quel che è accaduto continua a marcarlo e a influenzarne le sorti. Negli ultimi anni, però, la sua esistenza è mutata grazie al matrimonio con Olga, la bibliotecaria del paese, e grazie alla nascita della piccola, Cosette, in onore della figlia di Jean Valjean, protagonista de “I Miserabili”, il romanzo che ha aperto i suoi occhi in uno dei periodi più bui e che da allora lo ha reso un appassionato lettore e divoratore di pagine e storie. Deciso e intraprendente, l’uomo è adesso chiamato a dover risolvere un misterioso caso di omicidio; quello degli Adell, Rosa e Francisco, proprietari della Gràficas Adell, l’azienda più grande e potente del luogo espansa con due fabbriche anche in Spagna, una in Polonia, una in Romania, una in Messico e una in Argentina. Di fatto, i due deceduti, sono coloro che danno lavoro a praticamente tutta Terra Alta, seppur con salari bassissimi e altre opinabili condizioni lavorative. Vengono rinvenuti privi di vita a seguito, oltretutto, di una evidente sottoposizione a tortura. I loro corpi sono stati straziati da violenza e da ogni forma di sevizia. Ma chi può aver fatto ciò? Com’è possibile che sia stato anche disattivato l’allarme? E perché uccidere anche quella dipendente che stava semplicemente dormendo nella sua camera? Per eliminare ogni testimone o per altro motivo?

«Una terra di perdenti. Nessuno vuole bene a questa zona, è questa la verità, e la prova è che si ricordano di noi soltanto per bombardarci. Per cosa siamo conosciuti fuori da qui? Per la battaglia più feroce che si sia mai svolta in questo paese, una tempesta di fuoco degna di un castigo biblico, un’apocalisse che ha ucciso ragazzi di mezzo mondo. Quella battaglia, in cui naturalmente noi contavamo come il due di coppe, ha lasciato questa terra trasformata in una landa ancora più nera di quello che era, in un posto dove ottant’anni dopo può trovare rottami bellici nei campi, e se non ne trova molti di più è perché per anni noi stessi li abbiamo raccolti e venduti, per non morire di fame. È questa la Terra Alta.»

Con una penna rapida, fluida, meticolosa ed esaustiva, Javier Cercas torna in libreria con un titolo che è un giallo ma che è anche molto altro. Perché attraverso lo strumento della narrazione di un fatto di omicidio perpetrato nel peggiore e più brutale dei modi, egli invita il lettore a riflettere su molteplici tematiche e lo invita a rivivere fatti recentissimi – vedi attentati terroristici – e che sono già diventati parte della nostra storia contemporanea. E riesce in tutto questo con un protagonista che è un antieroe, un uomo che nella vita è caduto, ha errato ma che ha avuto anche la forza di rialzarsi e di porre rimedio ai propri sbagli. La figura di Melchor è infatti una figura completa a trecentosessanta grandi, è il portavoce perfetto per quello che è un mistero che arriva a interrogarsi sulla giustizia e sul naturale conflitto tra “giustizia formale” e “giustizia sostanziale”, principi che nel nostro ordinamento trovano più di un fondamento non soltanto in ambito processuale penale quanto anche costituzionale. L’autore, ancora, ci invita a meditare tra rispetto della legge e legittimità della vendetta ma ci invita anche a riflettere sul nostro più personale cammino. Perché come Marín è alla ricerca del suo posto nel mondo, come egli dovrà rischiare per mantenere quel che ha costruito e per proteggerlo, come anche noi, nel nostro quotidiano, siamo chiamati a fare altrettanto e spesso a cercare la nostra strada anche quando pensavamo di averla già trovata.
Forse un poco più debole nella seconda parte che conduce all’epilogo ma sicuramente un titolo esaustivo, godibilissimo, che si esaurisce in meno di due giorni e che conquista e tiene incollati alle sue pagine dall’inizio alla fine.

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In questo libro che ha vinto uno dei più prestigiosi riconoscimenti letterari spagnoli, si alterna il caso poliziesco di un efferato delitto avvenuto in Terra alta, una zona meridionale della Catalogna, e la storia della vita del protagonista, il poliziotto Melchor, così chiamato dalla madre perché alla nascita sembrava uno dei re magi. Lettura affascinante per l'intreccio anche con la letteratura: almeno per me è uno di quei libri che fanno venire la voglia di leggerne o rileggerne altri, tanto che ho cominciato appunto la rilettura de I miserabili.
Questo mi è già capitato anche con Cambiare l'acqua ai fiori, che mi ha spinto alla lettura di Le regole della casa del sidro, di uno scrittore, John Irving, di cui non avevo letto niente. Ed anche con un racconto di Robecchi, intitolato Piccola suite borghese, contenuto nel libro della Sellerio Cinquanta in blu, uscito in occasione del cinquantenario della fondazione di questa casa editrice. Il libro che ho scoperto è che ho letto con grande piacere nonostante la tragica storia è Ognuno muore solo di Hans Fallada, autore anche quest'ultimo che non conoscevo.
Sono molto contenta di questi richiami tra diversi libri perché in questi intrecci capita di scoprire libri bellissimi ed autori interessanti.
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