Narrativa straniera Classici La casa della gioia
 

La casa della gioia La casa della gioia

La casa della gioia

Letteratura straniera

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Nella New York dei primi anni del secolo scorso, Lily Bart vive tra i sontuosi ricevimenti dell’alta società, i viaggi all’estero e i soggiorni nelle residenze degli amici. Le sue uniche doti sono la bellezza e l’intelligenza, che usa per muoversi in un ambiente ipocrita di cui vuole ostinatamente far parte e nel quale spera di trovare marito. Un sentimento forte e contrastato la lega a Lawrence Selden, giovane avvocato che vive del suo lavoro: Lily sa bene che non rinuncerebbe mai agli agi tra cui è cresciuta e che è stata educata a desiderare, tuttavia non riesce a staccarsi da lui. Inorridita dalla prospettiva della povertà, tenta di conquistare il rampollo di una celebre dinastia, ospite come lei di amici comuni, ed è allora che la parabola disegnata dalla sua vita tocca il culmine per poi iniziare un’inesorabile discesa. Incapace di vivere della rendita mensile che le passa la zia, la giovane donna si indebita al tavolo da gioco e chiede in prestito una consistente somma di denaro. La sua bellezza diventa arma di ricatto per gli uomini e motivo di cieca gelosia per le donne. Nel momento più tragico della sua vita, tuttavia, Lily acquista di colpo lo spessore di una figura eroica: la rettitudine e l’integrità morale, un tempo apparentemente insospettabili, le impediscono di vendersi al miglior offerente.



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La casa della gioia 2020-08-16 20:49:36 archeomari
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archeomari Opinione inserita da archeomari    16 Agosto, 2020
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Storia di un bellissimo giglio

“Perché chiamiamo illusioni le idee generose, e quelle meschine le chiamiamo verità?”.

Questa è la storia di Lily Bart, un bellissima giovane donna, nata per allietare e decorare i salotti dell’alta società newyorkese di fin de siecle, con la sua intelligenza, i suoi modi, il suo spirito.
Lily: il nome evoca la bellezza e la delicatezza di un giglio che spande il suo profumo tutt’intorno. Bella, delicata e sola. Diseredata dall’unica sua familiare che nel testamento le lascia solo le briciole, abbandonata dalle amicizie ipocrite che prima se la contendevano come un ninnolo prezioso nel proprio salotto, Lily sarà esposta ai pettegolezzi, alle chiacchiere nate dagli equivoci e verrà esclusa da quel mondo, da quel milieu, in cui lei aspira vivere, che aspira frequentare quale suo habitat naturale.
“Quando c’è di mezzo una donna, la verità è la versione più facile a credersi”.

Edith Wharton nel suo quarto romanzo, pubblicato nel 1905, ha toccato un materiale incandescente, scomodo, e lo ha sfruttato per creare un personaggio indimenticabile, anello debole di una catena destinata ad estinguersi, sorretta dalle ipocrisie e dai lustrini delle apparenze. La scrittrice americana con la sua raffinatezza si è sempre distinta nei suoi romanzi per la costante lotta alle ipocrisie del bel mondo newyorkese e per il suo anticonformismo.


“Il cuore del saggio è nella casa del pianto, ma il cuore degli stolti è nella casa della gioia”. Questo versetto dell’Ecclesiaste ispira il titolo dell’opera e la storia di Lily Bart.
Non una casa, ma tante le case che ospitano la nostra eroina nelle varie vicende che abbracciano circa due anni, dalla lussuosa villa dei Trenor a Bellomont, alla country House di pessimo gusto dei Gormer, fino alla spoglia e disadorna cameretta delle ultime pagine. Una parabola discendente con parallelismo di tipo “architettonico”: dal successo mondano all’esclusione del mondo, dalle ville lussuose agli ambienti più umili e desolanti. Tale il percorso di Lily.

Non è possibile vivere nei salotti del bel mondo se mancano i tanto prosaici soldi. Chi li possiede non si dà pensiero di loro, ma essi assillano chi ne è a corto. Serve denaro per procurarsi i vestiti all’ultima moda dalla sarta, cappelli e accessori per mostrarsi sempre “fresche e raffinate e divertenti”, mantenere una carrozza, andare all’opera, provvedere alle proprie necessità ed ai propri lussi e vizi, tra cui giocare a bridge con le proprie amiche e fumare pregiate sigarette. Gli amici che si propongono di ‘aiutarla’ sono pazzi di lei e vogliono ricompense non propriamente economiche; lettere compromettenti , intrighi, ricatti, occhi ed orecchie che spiano, equivoci e la reputazione di Lily è perduta. L’unica persona che può offrirle il proprio cuore in maniera disinteressata è l’avvocato Lawrence Selden, un personaggio outsider, che frequenta il bel mondo, osservandolo dai margini e che possiede un buon gusto proprio, naturale, una filosofia di vita che lascia ammirata Lily “forse, lei lo ammira perché era in grado di trasmettere il netto senso di superiorità che solo i più ricchi sapevano ispirare”.
Selden in un appassionato dibattito con Lily aveva detto che “la mia idea di successo è la libertà personale (...) libertà da tutto: dai soldi, dalla povertà, dalla ricchezza e dall’ansia, da tutti gli ostacoli materiali. Vivere una sorta di repubblica dello spirito: ecco quello che definisco successo”.
Una repubblica dello spirito da cui Lily è esclusa a priori visto le sue ambizioni e le sue ristrettezze, non solo, ma per lei Selden non è un partito adatto ai suoi sogni brillanti di successo mondano.
Questo romanzo mi è piaciuto tantissimo soprattutto per lo stile della scrittrice, per la capacità di analizzare fino alle radici una società in trasformazione, inquinata da un degrado morale tacitamente accettato in maniera ancora più incisiva rispetto al suo romanzo più famoso, “L’età dell’innocenza”. Il personaggio di Lily, dalle prime pagine troppo vanitoso, troppo consapevole della propria bellezza, presa dal desiderio ossessivo di piacere a tutti prende in seguito tutte le simpatie e tutta la solidarietà del lettore. Una penna che rende in maniera originale e cristallina tutte le sfumature di un animo femminile in dissidio e tormentato.
Un libro che si divora. Avvertenza al lettore sensibile: il finale è commovente.

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Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Interessante il confronto con l’eroina de “Il risveglio”della Wharton, per le affinità nonostante la diversità di linguaggio e di ispirazione dei due romanzi
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