Narrativa straniera Classici La leggenda del santo bevitore
 

La leggenda del santo bevitore La leggenda del santo bevitore

La leggenda del santo bevitore

Letteratura straniera

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Il 'clochard' Andreas Katak, originario come Roth delle province orientali dell'Impero asburgico, incontra una notte, sotto i ponti della Senna, un enigmatico sconosciuto che gli offre duecento franchi. Il clochard, che ha un senso inscalfibile dell'onore, in un primo momento non vuole accettare. Lo sconosciuto gli suggerisce di restituirli, quando potrà, alla "piccola santa Teresa" nella chiesa di Santa Maria di Batignolles. Da quel momento in poi la vita del clochard è tutta un avvicinarsi e un perdersi sulla strada di quella chiesa, per mantenere una impossibile parola. E' come se il clochard volesse ormai una sola cosa nella sua vita - rendere quei soldi -, e al tempo stesso non aspettasse altro che di essere sviato da innumerevoli donne che il caso gli fa incontrare, da vecchi amici che riappaiono come comparse fantomatiche.

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La leggenda del santo bevitore 2019-10-07 07:59:21 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    07 Ottobre, 2019
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Buoni propositi dissolti nell'alcool

Un libro di poche pagine che mi ha portato a scoprire un autore che posso potenzialmente amare. “La leggenda del santo bevitore” è un racconto molto breve, l’ultimo scritto da Roth e pubblicato dopo la sua morte; molto di suo sembra esserci nel protagonista: Andreas Karnak, clochard che vive sotto i ponti di Parigi e col vizio dell’alcool.
Questo racconto ci espone la situazione di quest’uomo che, ormai abbandonatosi completamente alla propria vita miserabile, si trascina in avanti dimentico di sé stesso e di quello che gli sta intorno. All’inizio di questa storia, tuttavia, sembra aprirsi uno spiraglio di luce: si presenta a lui un uomo che gli offre un’occasione per riprendere in mano la sua vita e rimettersi in carreggiata, tramite l’offerta di duecento franchi. Andreas, pur essendo un disperato, si reputa tuttavia un uomo d’onore e inizialmente rifiuta l’offerta, non avendo indirizzo e non potendo dunque restituire la somma prestatagli. Lo sconosciuto gli offre allora l’opportunità di restituirla offrendola a Santa Teresa, che a quanto pare lo ha portato sulla strada della vera felicità; una strada che l’ha condotto a offrire quell’aiuto ad Andreas.
Andreas accetta, cercando di far fruttare quell’occasione che la Provvidenza gli ha generosamente offerto.

Il clochard protagonista di questa storia è un uomo al quale la vita offre più di un’occasione, nel giro di pochissimo tempo; i miracoli (sotto forma di crediti) di cui si trova a “subire” gli effetti sono tutte le occasioni che la vita può offrire a un uomo come tanti, che tanto può esserne grato e sfruttarne i benefici per portare la sua vita a un livello superiore (così come ha evidentemente fatto il benefattore all’inizio del racconto); tanto può concentrarsi sui suoi bisogni immediati, scialacquando quell’occasione per riassaporare brevemente quelle cose di cui è stato privo per tanto tempo. In questi archetipi d’uomo Andreas si colloca in una posizione particolare: quella dell’uomo che vuole assolutamente sfruttare l’opportunità che gli viene offerta, che non dimentica mai il debito che ha contratto e che non pensa mai di sottrarvisi, ma che non ha abbastanza forza d’animo e di volontà né per rispettare l’impegno all’estinzione del debito né per dare alla sua vita una spinta decisiva. Basta poco a farlo desistere dai suoi propositi, e nella maggior parte dei casi questo “poco” si identifica con un invito a bere.
Saremo dunque spettatori delle azioni di un uomo reso impotente dalla sua scarsa lungimiranza, troppo schiavo dei suoi bisogni nel tempo presente per pensare a costruirsi un futuro degno d’esser vissuto.
Un gran bel racconto, che mi fa venir voglia di approfondire l’opera di Joseph Roth.

“Perché a nulla si abituano gli uomini più facilmente che ai miracoli, se si sono ripetuti una, due, tre volte. Sì! La natura degli uomini è tale che subito vanno in collera se non capita loro di continuo tutto quanto sembra aver loro promesso un destino casuale e passeggero.”

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La leggenda del santo bevitore 2017-10-05 07:05:48 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    05 Ottobre, 2017
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Uomo di parola, anche senza indirizzo...



Una delle tante perle che ancora mancavano nel mio percorso di lettrice...

Ogni tassello della storia perfettamente congegnato ed incastrato al successivo, dove ogni occasione, promessa, vizio e contrattempo vanno a disegnare il quadro di un uomo, un clochard, che ha perduto la sua aderenza alla realtà, si è liberato da ogni tipo di responsabilità nei confronti della società e di se stesso.
Il protagonista Andreas Kartak e Joseph Roth si somigliano, entrambi consumati dall'alcool, ma sempre ancorati ad un certo tipo di dignità, derelitti sí, ma con onore.
"Uomo di parola, anche senza indirizzo..."
Entrambi provenienti da un paese che hanno dovuto lasciare, per ritrovarsi a morire in un altro.
La dicotomia tra debolezza e senso del dovere pervade tutta la narrazione.
Ma poi i bisogni del corpo prendono il sopravvento sullo spirito, immancabilmente.
La sensazione è quella di assistere alla disfatta di un uomo che desidera ardentemente di rientrare "nel mondo", ma si ritrova sempre ai margini, fuori dalla porta, sulla soglia ma mai dentro...e sempre e soltanto per colpa sua, solo sua.
Ma in fondo è proprio questa debolezza, questo suo cadere sempre in tentazione a renderlo vicino, vero, moderno.
E la fine...è la fine che Roth auspicava per se stesso, quasi volesse lasciare un testamento ("Voglia Dio concedere a tutti noi, a noi bevitori, una morte tanto lieve e bella")...ma, noi lo sappiamo, le cose non sono andate così per lui.

Inevitabilmente, leggendo questa piccola fiaba novecentesca, il mio pensiero è andato al romanzo "Il sole dei morenti", che ad essa si sarà certamente ispirato...ma, non me ne voglia nessuno, le emozioni, le vibrazioni e il coinvolgimento che ho provato leggendo Izzo, viaggiano in un'altra dimensione, più vicina al mio sentire.

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La leggenda del santo bevitore 2017-03-02 07:19:44 68
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68 Opinione inserita da 68    02 Marzo, 2017
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Dignità umana e percorso salvifico

Attorno alla restituzione di un credito si costruisce l' intera vicenda con il protagonista, il clochard Andreas Kartak, impegnato nell' ottemperare quel desiderio al fine di conservare dignità ed onore umano.
E' un credito piovuto dal cielo, d' improvviso, immotivato e caritatevole, assegnatogli da un individuo sconosciuto, apparso dal nulla, ed ha un che di salvifico, misterioso e miracoloso.
E' l' inizio del recupero di una dignità persa nella profondità della notte e nelle viscere della terra , lui che non era un semplice bevitore, ma un ubriacone, in un tempo che era stato di invisibilità e dimenticanza, in primis di se'.
La sua restituzione, ma invero in tutto il racconto i crediti saranno quattro, diverrà fine supremo, indirizzando la sua vita altrove ma con funesti presagi e ritorni laddove si era perduta.
Il recupero della memoria, del senso del tempo, l' uscita dall' invisibilità , lo sguardo gettato alla propria figura irriconoscibile di fronte allo specchio, il ricordo del proprio cognome, del lavoro di un tempo, la distinzione dei giorni, non più uguali l' uno con l' altro, il senso ed il valore del denaro. Era come se lui riscoprisse se stesso, dopo lunghi anni.
Il ricevimento del denaro porterà ad una faticosa rinascita, cogliendo nuove opportunità e riaffacciandosi alla realtà .
Certo, i fantasmi di un passato lontano ed ancora radicato riemergeranno, volti di amici, conoscenti, amori perduti, un viaggio tra le innumerevoli maschere dell' esistenza, alcuni disinteressati, altri pronti ad aiutarlo, ad ingannarlo o semplicemente indifferenti, cambiati, erosi dal tempo.
Ogni volta difficoltà ed imprevisti di fatto inficeranno lo scopo primario, talvolta un senso di disperazione e bramosia della durata di pochi secondi lo assalirà rigettandolo nel tunnel della disperazione, e quando sembra essere giunto l' agognato momento, sarà troppo tardi.
I crediti simboleggiano le possibilità concesseci dalla vita, a noi coglierle e farle fruttare. Non sono infiniti, come ad un certo punto si potrebbe pensare, ne' assurgono a norma, anche se ripetuti, non sono frutto del caso ne hanno alcunché di miracoloso.
In fondo, l' uomo, per propria natura, è ondivago, si abitua all' agiatezza e prova rancore per un destino infausto pur se casuale, cambia indirizzo in un lampo, sospinto dalla propria finitezza, dalla disperazione, o dalla semplice precarietà, ed Andreas è un semplice uomo, la restituzione del credito rimane il fine più grande ( il mantenimento della moralità e dignità personale ), il destino ( o meglio la vita ) è sempre lì, in agguato, a ricordarcelo.
Ed allora, quando il fine ultimo può condurre allo scopo primario, in una immaginifica percezione del reale, si giustifica il senso del vivere e la serenità di una fine, addolcita dalla propria benevolenza. ..." Conceda Dio a tutti noi, a noi bevitori, una morte così' lieve è bella !..."
In "La leggenda del Santo bevitore ", novella uscita postuma ( 1939 ) c' è un ultimo Roth, all' epilogo di una vita ormai all' esilio, immalinconito da alcool, solitudine ed abbandono.
Un amico dello scrittore, che lo ha incontrato negli ultimi giorni prima della sua improvvisa scomparsa, ci racconta di un uomo a cui voleva bene e del quale ascoltava, divertito e commosso, la saggezza del giorno ( quando era sobrio ) e la follia di mezzanotte ( quando ubriaco ), perché anche la sua follia aveva il sapore della poesia.
Il giorno di quello che sarebbe stato il loro ultimo incontro, in un caffè, alla una e trenta del mattino, ricorda che Roth, con la sua incantevole ed inappuntabile cortesia, dopo avere parlato a lui di questa novella, che aveva appena finito di scrivere, definendola graziosa con una storia piacevole, ( con riferimenti a Tolstoi ) lo accompagna all' uscita del caffè, la figura un po' curva e barcollante, con un sorriso colmo di malinconica intelligenza, gli occhi azzurri stanchi ed annebbiati, i piccoli baffi biondi e le belle mani, la voce già rauca, un uomo a cui voleva bene, lo scrittore che amava, che appariva incrollabile, affettuosamente abituale, nonostante tutte le tracce del dolore, e gli sorrideva con una tenerezza affettuosa, come la stessa buona, dolce , cara vita....

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La leggenda del santo bevitore 2016-03-01 14:12:38 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    01 Marzo, 2016
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In principio erano venti

Vive alla giornata Andreas, qualche straccio liso  e sporco e un giaciglio ogni giorno diverso sotto i ponti della Senna.
Quattro spiccioli ben spesi in una bottiglia di distillato economico e la vita procede cosi’, poveramente, senza pretese né aspettative, in una pacifica e beata  rassegnazione. 
Capita una notte ,passeggiando ai margini del fiume, che la Fortuna ancora non si sia coricata e prima dell’ultimo sbadiglio conceda ancora un bacio, duecento franchi al pover’uomo. 
Cosi’ causa ed effetto si intrecciano in una serie di aneddoti favorevoli ad Andreas, che dimostrera’ di essere dignitoso ed onesto nonostante le avversita’ della vita e le tentazioni alcoliche che lo indurranno a deviare dai buoni intenti.

Il racconto scorre veloce, forse spinto da sua forza motrice, forse dalla sua brevita’, forse -piu’ probabilmente- dalla mia curiosita’ di giungere a quel valore diffusamente riconosciuto all’opera da altri lettori.
Onestamente, trovo la penna elementare e non una riga mi e’ parsa di particolare rilevanza estetica. Anche la trama e’ tutto sommato banale e non degna di nota, insomma ritengo che il racconto sia piuttosto sopravvalutato. 
Fondamentale per entrare in sintonia con il testo pare essere il parallelo tra l’autore ed il suo attore, su cui non mi soffermo non conoscendo in maniera approfondita la biografia di Roth.
Immagino che, affrontandolo con il giusto bagaglio biografico ,il testo possa assumere tutt'altra sfumatura.
Egualmente, credo che l'approccio senza grandi aspettative, collocando il racconto nel filone dei componimenti semplici che spaziano dal Bambaren al Sepùlveda e cosi’ via, gli permetta di spuntare un giudizio discreto. Diversamente a mio avviso non va oltre la sufficienza, complessivamente di esito deludente.

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La leggenda del santo bevitore 2015-01-03 16:23:56 siti
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siti Opinione inserita da siti    03 Gennaio, 2015
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Un santo

Testo breve, si legge tutto d’ un fiato. Apparentemente è semplice e per essere stato scritto poco prima della morte, pubblicato postumo, fruito prima dalla cerchia degli intimi, è gravato dal fardello di rappresentare il testamento letterario dell’autore, morto poco tempo dopo, in seguito ad una crisi etilica.

Il titolo contiene tre elementi che ci fanno subito addentrare nella sua complessità, due strettamente intrecciati, leggenda e santo, l’altro di natura puramente biografica. E in effetti la leggenda è, in origine, un testo letterario narrante la vita di un santo e contenente elementi fantastici e miracolosi con fini esemplari. Successivamente si è evoluto in un genere letterario che ha come base una realtà (personaggi, storia, luoghi) deformata in senso religioso.

Questa leggenda è un susseguirsi di miracoli (inattesa e ripetuta disponibilità pecuniaria) a favore di un senzatetto che vive sotto i ponti della Senna. Un incontro fortuito ma non casuale muove l’azione: un anziano signore, recentemente convertitosi al cristianesimo, dona al protagonista una somma e lui, accettandola , promette di restituirla. Su consiglio del donatore, si decide per un’offerta al prete della chiesa che custodisce la statua della santa cui il donatore è devoto: S. Teresa de Lisieux. Il denaro permette ad Andrèas di riappropriarsi della propria vita in modo episodico e frammentario in un crescendo che lo porta a incontrare i tasselli umani della sua trascorsa esistenza. Riallacciando i rapporti umani attraverso il denaro che con ulteriori “miracoli” gli si rendono disponibili in breve tempo, viene reintegrato nella società che però lo allontana dal suo obiettivo lui che , forse, mai ne aveva avuti di così urgenti. La restituzione sarà rimandata varie volte per una sorta di casualità mista a incapacità che intrappolerà Andrèas fino alla scena finale.

La leggenda sembra voler ritrarre un uomo a cui capitano eventi eccezionali che però, se potenzialmente sarebbero potuti diventare un’arma di riscatto sociale, diventano invece complicazioni tese a minare l’integrità morale del protagonista. Egli riuscirà, nonostante tutto, a preservarla.
Metafora, il racconto, probabilmente, della condizione dell’alcolista: una vita non-vita, non inquadrabile, non ingabbiabile che nessuna occasione può redimere se non una morte” lieve” e “bella” che purtroppo a Roth fu negata.
La finzione letteraria ammette il santo peccatore, la realtà forse no, l’arte sì.

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La leggenda del santo bevitore 2014-08-24 21:09:51 giacomo
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Opinione inserita da giacomo    24 Agosto, 2014

Tra umano e divino

Racconto breve ed intenso con cui Roth ci fa assaporare un mondo sospeso, in cui umano e divino si scontrano, riuscendo a creare una storia sicuramente molto interessante.
Andreas, clochard ed alcolista parigino con un passato travagliato (che viene delineato magistralmente dall'autore con poche e brevi frase), riceve dei soldi da una misteriosa figura, somigliante ad un angelo custode, promettendo di restituire tale somma ad una chiesa, di cui il donatore si dichiara molto devoto.
Da cui in poi nasceranno i contrasti interni di Andreas che combatterà tra i piaceri edonistici e quasi borghesi che ora può di nuovo godere e la volontà di mantenere la sua dignità, nonostante il clima decadente che lo circonda, e restituire il denaro avuto.

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La leggenda del santo bevitore 2013-04-03 15:24:07 enricocaramuscio
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enricocaramuscio Opinione inserita da enricocaramuscio    03 Aprile, 2013
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Santi, clochard e bicchieri di pernod

Un racconto a metà tra favola e parabola che concilia un che di mistico e di surreale alla spietata durezza della realtà. Un protagonista combattuto tra le umane tentazioni del vizio e il nobile desiderio di restare una persona onorevole nonostante la condizione di decadenza. Il clochard Andreas vive di stenti sotto i ponti di Parigi con un solo compagno, l'alcool, e con la rassegnazione e la disillusione tipiche di chi da troppo tempo combatte con la miseria. Un giorno riceve in prestito da uno sconosciuto una discreta somma di denaro con l'impegno di restituirla non a lui ma al parroco della chiesa di Santa Maria di Batignolles, come ringraziamento a Santa Teresa di Lisieux, cui il benefattore è devoto. Quei 200 franchi possono essere lo stimolo per ripartire, per rifarsi una vita, il pagamento del debito può essere un modo per dimostrare che la decadenza materiale non necessariamente include anche quella morale. Ma i buoni propositi di Andreas si scontrano continuamente con le sue debolezze, e rinascere ed onorare l'impegno si riveleranno imprese meno facili del previsto. Autobiografica e fortemente autocritica, questa storia fa trasparire i tormenti di Roth, schiavo del bicchiere e ormai prossimo alla morte, ma anche il suo geniale talento letterario e la sua grande sensibilità e capacità di raccontare l'animo umano con parole semplici e con velata ironia. Una visione pessimistica quella dell’autore, che vede gli sforzi e la buona volontà degli uomini soccombere davanti alla loro natura indolente e viziosa. Resta comunque un piccolo barlume di speranza: la vita, anche nei momenti peggiori, può offrirci un’opportunità di riscatto, sta a noi approfittarne o continuare ad affogare in un simbolico bicchiere di pernod.

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La leggenda del santo bevitore 2013-01-06 01:16:37 petra
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petra Opinione inserita da petra    06 Gennaio, 2013
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Solo un uomo

Velatamente autobiografico, questo breve racconto di Roth è attraversato da una grazia magnetica e da una sorta di candore narrativo che rendono letteralmente impossibile staccare gli occhi dalle pagine.

Siamo a Parigi, sotto i ponti della Senna, dove fra gli altri vive il clochard Andreas, appassionato, per così dire, del dono di Bacco. Inaspettatamente, nella sua placida esistenza, dove la "borghese" tranquillità del denaro non è contemplata, accade un piccolo miracolo: un ignoto benefattore salta fuori dal nulla e gli presta duecento franchi, con la sola condizione che Andreas le restituisca, quando potrà, presso la statua di S. Teresa della chiesa di Santa Maria di Batignolles.

Andreas inizialmente tentenna sbigottito ; non sa come e quando poter restituire la somma, non è preparato a questo dono, ma nemmeno alla responsabilità che esso comporta ...
Alla fine tuttavia accetterà, consapevole che la sua dignità, il suo onore, gli permetteranno senz’altro, in qualche modo, di saldare il debito.

Tale debito sarà effettivamente onorato? Andreas non è immune dalle tentazioni che il lusso, l’alcol, le donne gli offriranno…Andreas è solo un uomo, e in lui, come in tutti, convivono due caratteristiche antitetiche : la fragilità della natura umana e il senso della propria dignità, altro aspetto fondamentale dell’essere uomo, che in lui è molto vivo, nonostante le apparenze.

Con un velo di pacata ironia e dimostrando nelle osservazioni e nelle descrizioni una profonda conoscenza dell’animo umano, Roth ci consegna postuma questa breve, meravigliosa storia, ricca di molteplici letture sull'uomo, il senso dell'onore, la fragilità e la redenzione.

“Perché a nulla si abituano gli uomini più facilmente che ai miracoli, se si sono ripetuti una, due, tre volte….Così sono gli uomini….e che altro potremmo aspettarci da Andreas?”

Un libro caldamente consigiato, una lettura capace di infondere un senso di profonda serenità.

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La leggenda del santo bevitore 2011-08-27 15:13:33 Marghe Cri
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Marghe Cri Opinione inserita da Marghe Cri    27 Agosto, 2011
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Uno straordinario piccolo libro



Andreas Kartak è un vagabondo ubriacone ma è anche un uomo d’onore. Ci tiene a sottolinearlo subito, fin dall’inizio travolgente del racconto.
Gli capita un colpo di fortuna: uno sconosciuto, vedendolo male in arnese, gli offre del denaro che gli propone di restituire, quando potrà, all’immagine di Santa Teresa in una chiesa parigina.
Andreas arriverà più volte vicino al pagamento di questo debito ma ogni volta si lascerà distrarre da amici e vecchi amori e soprattutto dal vizio del bere, che gli impediranno di farcela. Ciò nonostante il dovere morale che lo spinge a saldare il proprio debito d’onore, lo porterà a dare una svolta alla propria vita, riprendendo coscienza di sé, recuperando frammenti della perduta dignità e riannodando i contatti col mondo che gli era divenuto estraneo.
Il racconto è lieve come una favola e della favola contiene le meravigliose invenzioni e le magie, ma traspare chiaramente l’amara autocritica di uno scrittore brillante che dilapidò l’esistenza e morì precocemente anche a causa della propria dipendenza dall’alcool.

[…] al primo chiosco di giornali sulla sua strada si fermò, attirato dalle illustrazioni di alcuni settimanali, ma anche preso all’improvviso dalla curiosità di sapere che giorno fosse quello, che data e che nome avesse quel giorno.
Comprò quindi un giornale e vide che era un giovedì, e a un tratto si ricordò che lui era nato di giovedì, e senza guardare la data, decise che proprio quel giovedì doveva essere il suo compleanno. […]

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