Macbeth Macbeth

Macbeth

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Tragedia dell’ambizione e del potere, questo capolavoro shakespeariano, tra gli esiti più alti della letteratura drammatica di tutti i tempi, narra di una torbida e violenta ambizione che trasforma Macbeth, uomo di doti eccezionali, in un autentico criminale; di forze oscure e incontrollabili, da cui ci lasciamo dominare (incarnate nelle tre streghe) e di valori imprescindibili, che non si possono impunemente infrangere, pena la pazzia, il baratro in cui Macbeth scivola distruggendo con le sue mani ogni possibilità di salvezza. Insieme con lui si perde la sua complice, la moglie, quella Lady Macbeth che è una delle più tragiche e intense figure femminili di tutti i tempi. Rappresentata probabilmente nel 1606, Macbeth è opera di grandi passioni, grandi caratteri, grandi inquietudini e di perenne attualità.



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Macbeth 2018-02-16 19:19:53 Cathy
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Cathy Opinione inserita da Cathy    16 Febbraio, 2018
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Il fiume di sangue

Nella Scozia altomedievale Macbeth e Banquo sono due valorosi generali al servizio di re Duncan. Sulla via del ritorno in patria, dopo aver sedato una ribellione, incontrano tre strane figure femminili – le "weird sisters" – che profetizzano ai due condottieri un grande avvenire, salutando Macbeth come futuro signore di Cawdor e futuro re di Scozia e Banquo come padre di una stirpe di sovrani. Per entrambi è l’inizio della fine. Quando Macbeth scopre di essere stato davvero nominato signore di Cawdor, titolo sottratto a un traditore, le "weird sisters" diventano incarnazione di un destino al quale egli sceglie di andare incontro: sedotto e affascinato dalla possibilità di ottenere la corona, metterà in moto una catena di efferati delitti che si concluderà con la sua stessa rovina.
Composta probabilmente nel 1606, "Macbeth" è un’opera della maturità, appartenente al vertice della produzione di Shakespeare. Come tutti i drammi elisabettiani e shakespeariani, "Macbeth" rompe gli argini della tradizione e delle convenzioni del passato, a cominciare dal mancato rispetto delle unità pseudo-aristoteliche di tempo, luogo e azione e dalla commistione di comico e tragico, ben distinti nel teatro classico. Ma soprattutto Macbeth, come molti altri eroi tragici shakespeariani, da Amleto a Bruto, da Otello a Enobarbo, da Edgardo a Prospero, è emblema dell’uomo moderno che si affaccia sulla soglia di una nuova era e del suo dilemma che risuona ancora oggi con forza immutata, eterno e senza risposta: come agire ed esercitare il proprio libero arbitrio in un mondo, quello moderno, in cui l’antico sistema di certezze è andato in frantumi, un mondo che dopo la frattura della cristianità causata dalla riforma protestante, dopo la rivoluzione copernicana che obbliga a riscrivere i libri di scienza e contesta le affermazioni delle Sacre Scritture, dopo "Il principe" di Machiavelli, Dio appare lontanissimo e irraggiungibile, neppure il cielo è più rassicurante e la politica è diventata un mezzo per ottenere scopi privati e non più per un fine etico, mentre imperversa il dibattito sul libero arbitrio e il servo arbitrio.
In questo mondo "scardinato" e "fuori di sesto" – "disjoint" e "out of frame", per citare l’ "Amleto", l’opera in cui queste problematiche sono affrontate ai massimi livelli – cosa resta all’uomo che deve scegliere cosa fare della propria vita se non interrogarsi continuamente su se stesso, sull’universo marcio e deragliato dal proprio asse, su ciò che è bene e ciò che è male, il destino, il caso, il significato dell’esistenza stessa? Ecco dunque che nelle opere composte a cavallo tra il Cinquecento e il Seicento il grande drammaturgo elisabettiano esplora il travaglio della coscienza moderna e il personaggio di Macbeth non si sottrae a questi angosciosi interrogativi. Per ottenere la corona, e soddisfare così un’ambizione che era già dentro di lui ben prima che le "weird sisters" incrociassero il suo cammino, è disposto a uccidere e ucciderà, in un crescendo sempre più rovinoso di crudeltà e disumanizzazione. Un omicida, dunque, ma un omicida problematico: nel suo animo il senso del male e la sete di potere si accompagnano al senso del bene, a una coscienza morale, a un sistema di valori, fragili e imperfetti, forse, ma non del tutto assenti. Macbeth uccide, ma poi si pente e si tormenta. Si interroga sul bene e sul male. Mette in dubbio il valore di una regalità ottenuta con il sangue, l’inganno e il tradimento. E proprio in questo suo complesso travaglio interiore si mostra profondamente diverso da sua moglie, la famigerata lady Macbeth, dominata da un’ambizione assoluta e da una crudeltà senza scrupoli (eppure perfino lei non del tutto priva di barlumi di umanità e di debolezza, perché in Shakespeare nessun personaggio è solo bianco o solo nero e il bene e il male non stanno mai tutti interamente da una parte sola).
Il frutto del travaglio interiore di Macbeth, però, sarà la scelta del male e così uccide, tradisce e inganna, percorrendo la strada di un imbarbarimento progressivo – egli stesso paragona il percorso della propria vita ad un fiume di sangue, nel quale tornare indietro sarebbe tanto gravoso quanto avanzare – che lo porterà alla totale perdita dell’umanità e infine alla rovina. E se Macbeth è un personaggio del teatro moderno, il suo destino non sarà il frutto dei capricci di una qualche divinità, imposto dall’alto, da qualcosa di più grande di lui e al di fuori di lui, come per l’eroe della tragedia classica, ma nascerà da Macbeth stesso, dalla sua interiorità, dai suoi desideri, dalle sue paure, che prenderanno forma ai suoi occhi come apparizioni misteriose, visioni, spiriti, fantasmi, i quali solo in apparenza lo incitano a proseguire sulla via del male. In fondo Macbeth non ha bisogno di spinte, né umane né sovrannaturali, per intraprendere il percorso che lo attende: il destino, così come la tragedia, sono dentro di lui. E con le sue stesse mani fabbrica la sua vita e l’esito al quale sceglierà liberamente di andare incontro. Come ciascuno di noi.

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Macbeth 2016-02-23 22:04:16 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    24 Febbraio, 2016
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Una graduale discesa negli inferi

Che senso avrebbe soffermarsi sullo stile del più grande drammaturgo di tutti i tempi? Nessuno. William Shakespeare è semplicemente eccelso.
Perciò andiamo avanti, e capiamo in che punti il suo "Macbeth" e degno di nota.

Macbeth, barone di Scozia e valorosissimo guerriero, si guadagna il favore del grande Re Duncan grazie al coraggio dimostrato in battaglia, tanto da avere l'onore di ospitarlo in casa sua.
Il Male, grande protagonista di questo dramma, annuncia a Macbeth che egli diverrà Re di Scozia. Per quanto la ritenga assurda e insensata, questa profezia farà scattare nel cuore di Macbeth un meccanismo oscuro, che accompagnato dalla sua grande ambizione lo corromperà fin dentro le viscere. Sostenuto da una moglie ambiziosa quanto lui, se non di più, egli diverrà effettivamente Re di Scozia; ma sanguinoso e meschino sarà il modo in cui egli adempirà lo scopo. Intraprenderà un viaggio dal quale il suo corpo farà ritorno, ma non la sua anima. O almeno, non la stessa.
All'inizio tutto è paura, ma la paura è un ostacolo ben camuffato, una volta scoperta la sua natura inconsistente essa si supera con facilità. Basta affrontarla e sconfiggerla per la prima volta.
L'anima di Macbeth si corrompe irrimediabilmente, "sono avanzato a tal punto nel sangue, che il tornare mi sarebbe faticoso quanto il procedere", dice.
Forze opposte combattono tra loro, il bene e il male, il timore e il coraggio, l'onore e il disonore.
Il mutamento in Macbeth è graduale, ma spaventoso; come l'antitesi di una crisalide che si trasformi in farfalla. Colui che si lascia affascinare dal male, dai suoi doni preziosi e luccicanti, dovrebbe almeno conoscerne le macabre conseguenze. La morale svanisce man mano, Macbeth non teme più nulla, non conosce più misericordia, né amore, né affetto. Egli non è più un uomo, è un diavolo che ha sacrificato il suo cuore per qualcosa che una volta ottenuto, ha perso la sua importanza. Eppure, pur di non perderlo, questo diavolo sarebbe disposto a mettere il mondo a ferro e fuoco e a sacrificarne gli abitanti senza il minimo rimorso. Ma anche quando l'ultima minaccia viene eliminata, nemmeno allora, quella corrotta e tormentata anima troverebbe la pace.
Fugace e falsa è la gloria di colui che la ottiene tramite l'inganno, il sangue e il dolore altrui.
Disonore, a Macbeth.

"La vita non è che un ombra
Che cammina, un povero attore
Che si pavoneggia e si agita per la sua ora
Sulla scena e del quale poi
Non si ode più nulla: è una storia
Raccontata da un idiota, piena di rumore
E furia, che non significa nulla."

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Macbeth 2015-01-25 16:08:25 FrankMoles
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FrankMoles Opinione inserita da FrankMoles    25 Gennaio, 2015
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L’orrore del reale è nulla contro l’idea dell’orro

Macbeth è uno stimatissimo generale dell’esercito di Scozia, al servizio del re Duncan. Insieme a Banquo, ha avuto un incredibile incontro con degli esseri spaventosi, tre streghe, che gli hanno predetto il guadagno del titolo di conte di Cawdor e poi di re, mentre Banquo sarà capostipite di una dinastia di re. Dal momento che poco dopo Macbeth verrà insignito della contea di Cawdor, il suo animo inizia ad esser preso da una smisurata ambizione, che si scontra con il suo senso di moralità. Tuttavia Lady Macbeth, sua moglie, lo istiga ad uccidere il re dopo la cena. Riuscendo a vincere le sue esitazioni e dandogli manforte, i due compiono l’efferato assassinio di notte, facendo in modo di poter far ricadere la colpa sulle guardie al mattino dopo. I figli di Duncan, spaventati, scappano dalla Scozia, dando adito a sospetti su un loro coinvolgimento e, soprattutto, garantendo a Macbeth la corona, in quanto cugino del defunto re. Si realizza così la seconda profezia. Tuttavia ora egli è preso da cieco timore a causa della predizione a Banquo, pertanto ingaggia dei sicari incaricati di uccidere lui e suo figlio, Fleance, che però riuscirà a salvarsi Inoltre comparirà poi il fantasma di Banquo ad inquietare ulteriormente il tormentato re, che decide di incontrare nuovamente le Sorelle Fatali che gli forniscono profezie e visioni apparentemente tranquillizzanti: nessun uomo nato da donna potrà infatti eliminarlo e lui non sarà mai sconfitto finché il bosco di Birnan non avanzerà verso il colle di Dunsinane contro di lui. Poiché lo mettono anche in guardia da Macduff, ordina agli assassini di eliminare anche lui e la sua famiglia; ma Macduff è in Inghilterra da Malcolm, per richiamarlo in patria, non tollerando la tirannide di Macbeth. Mentre costoro organizzano il ritorno in Scozia per spodestare il tiranno, Lady Macbeth si uccide in preda a strazianti sensi di colpa, mentre suo marito, perso ormai ogni barlume di raziocinio, è deciso ad andare avanti incontro al destino. Ecco dunque che le ultime profezie delle streghe si concretizzano: l’armata nemica di Macbeth si maschera con dei rami, così sembra che il bosco avanzi; inoltre il re si viene a scontrare con Macduff, che dichiara di esser stato strappato dal ventre di sua madre prima del tempo e poi lo colpisce a morte. Diventa dunque re di Scozia Malcolm, ricomponendo l’ordine.

La tragedia contiene in sé numerosi motivi d’interesse, che ne fanno uno dei punti più alti dell’arte di Shakespeare.
La tematica fondamentale è, evidentemente, la brama di potere, tendenza così umana e frequente da interessare, anche se in modi e misure diverse, vari personaggi del dramma. Ovviamente centrali sono le figure del protagonista e di sua moglie, il cui pensiero e la cui azione sembrano seguire due percorsi opposti per confluire allo stesso punto: la morte. Macbeth è un uomo dilaniato internamente dal conflitto tra il suo istinto, che lo spingerebbe all’ambizione e al potere, e la sua razionalità, che lo vorrebbe trattenere nei limiti della moralità e della giustizia che tante lodi gli ha procurato. Al contrario, Lady Macbeth è una donna moralmente abominevole, pronta a tutto pur di raggiungere i suoi scopi, avvelenando con le sue parole l’animo di suo marito e spingendolo a compiere un atto terribile, nella reazione al quale si concretizza il contrasto tra i due attraverso immagini eloquenti: Macbeth dice che neanche l’oceano potrebbe purificare la sua mano sporca di sangue, anzi assumerebbe esso stesso un colore purpureo, mentre sua moglie afferma che basterà qualche goccia d’acqua per lavare la sua mano assassina. Inoltre, mentre quest’ultima continuerà a vivere tranquillamente godendo degli effetti di quanto hanno ottenuto, il protagonista continuerà ad esser tormentato dai sensi di colpa; inoltre, nel suo animo, alla smisurata sete di potere, si sostituisce una lancinante paura di perdere quanto guadagnato, il che vanificherebbe l’orrore compiuto uccidendo Duncan. Ecco dunque che i ruoli tra i due improvvisamente e inaspettatamente si invertono: se Macbeth abbandona ogni indizio di moralità, inaugurando una serie di mandati d’assassinio per proteggere il suo potere e fortificandosi con le apparenti rassicurazioni delle Sorelle Fatali, Lady Macbeth inizia a dar di matto, palesando nel sonnambulismo i sensi di colpa che la spingeranno al tragico suicidio. Qui si inserisce un commento del protagonista di natura esistenziale: “ La vita non è che un’ombra che cammina; un povero attore che si pavoneggia e si agita per la sua ora sulla scena e del quale poi non si ode più nulla: è una storia raccontata da un’idiota, piena di rumore e furore, che non significa nulla.”. La vanità della vita, per sua natura caduca e fragile viene condensata da Shakespeare in pochi versi d’incalcolabile incisività, che, per via della non casuale collocazione, suonano come la dichiarazione finale di un Macbeth oramai deciso ad andare fino in fondo e a sfidare il suo destino, pur celando un cattivo presentimento a tratti percepibile e che si dimostrerà ben fondato: le parole delle streghe l’hanno posto davanti a un’ingannevole verità, svelata dalla spada di morte di Macduff per giungere poi alla consueta ricomposizione dell’ordine.

L’altra tematica che costituisce uno dei tratti distintivi dell’opera è la costante presenza del soprannaturale. Il ruolo centrale di quest’elemento appare fin da subito evidente: l’apertura vede le Sorelle Fatali protagoniste, in una prima scena del tutto trascurabile ai fini della trama, dunque chiaramente funzionale ad introdurre la dimensione demoniaca che percorrerà l’intera tragedia. Le tre streghe (cui si aggiunge poi Ecate) non hanno nome né cari, hanno aspetto terrificante e disumano e si caratterizzano immediatamente come esseri appartenenti a un mondo che con l’uomo non ha nulla a che vedere. Qual è dunque il loro ruolo e cosa le spinge ad agire? In accordo alla loro mostruosa natura, le loro sibilline parole sono veicolo di veleno per la mente e l’animo umano, spinto così a compiere il male da creature che null’altro scopo nella vita hanno se non quello di seminare distruzione compiacendosi del male causato. Importante è notare il congiungimento tra la realtà sovranaturale delle streghe e quella degli uomini, rappresentato dalla realizzazione delle profezie: anche quelle della dinastia regale discendente da Banquo, che apparentemente non trova riscontro nella tragedia (Malcolm era figlio di Duncan), in realtà sembra suggellare il nuovo re d’Inghilterra Giacomo I, successore di Elisabetta I e di origine scozzese.
Alla sfera del soprannaturale appartiene anche il fantasma di Banquo, visibile solo a Macbeth, la cui funzione è quella di incrementare la tensione del dramma interiore di un pluriassassino sconvolto dalla mostruosità della sua mano. Anche Macbeth e sua moglie partecipano dunque di questa sovrarealtà, portando il soprannaturale nella vita umana nella scena dell’assassinio del re Duncan: il loro agire e i loro dialoghi sembrano congelati in una dimensione demoniaca sostituitasi temporaneamente a quella umana, incorniciata dal silenzio e dall’oscurità. Il controtrapasso inizia col picchiettare sulla porta, rumore che segna la reazione del mondo umano, il ritorno alla vita.

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Macbeth 2014-01-04 22:03:43 Ale96
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Ale96 Opinione inserita da Ale96    05 Gennaio, 2014
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“Il bello è il brutto, il brutto è il bello”

Notte. E' sempre notte. Notte oggi, notte ieri, notte domani...
Se almeno vi fosse la luna! Non chiedo il sole, voglio la luna. Quest'astro soave che inargenta e nobilita il fosco che ci sta soffocando. Il suo flebile raggio è una flebile speranza. La flebile speranza che un giorno potrà tornare il sole. Ma non ci sono: né l'uno né l'altra.
Se almeno fosse una notte serena! Invece no. Tuoni, lampi, saette. Urla, lamenti, disperazione. Mai un sorriso, mai una carezza. Solo pugnalate, impiccagioni, squartamenti.
Se almeno il cielo avesse il colore della notte! Una notte profonda, sincera, ammaliante ! Invece permane questa nebbia sanguigna. Questo tanfo di cadavere. Questa putrefazione continua.
Ormai non si piange più. Le nostre lacrime si sono prosciugate. Le nostre riserve esaurite. La nostra terra non è più madre, ma sepolcro. I suoi abitanti spiriti usciti dalle bare.
L'unica luce che affiora è quella più pericolosa. Statene lontani! E' la torcia dell'assassino, dell'usurpatore, del mostro avido del nostro sangue, bramoso delle nostre sventure. Ci tortura per rimediare alla sua inevitabile solitudine: sua moglie è un'arpia sonnambula, i suoi cortigiani sono degli schiavi impietriti dal terrore, i suoi amici sono fuggiti o sono morti. Chi poi vorrebbe stare con una creatura simile. Persino i sicari fuggono appena vedono la sua sagoma.
Egli ha trasformato la nostra amata patria nell'Inferno: la brughiera è il deserto, il fiume l'Acheronte, la città Dite. Siete giunti nella terra di re Macbeth. Benvenuti. Ma che dico? Benvenuti?! Statevene alla larga! Fuggite! Qui non troverete che cadaveri, squilibrati e criminali...

Macbeth è uno dei più valorosi nobili scozzesi. Ha appena salvato eroicamente la sua patria dall'invasione dei norvegesi. Sta tornando dalla battaglia con il suo amico, il valente generale Banquo, quando viene fermato da tre sorelle orribili, lugubri, terrificanti. Sono le Fatidiche Sorelle: tre fattucchiere che predicono a Macbeth che sarà thane di Cawdor e re di Scozia mentre a Banquo che sarà fondatore della futura casata reale per poi scomparire nel nulla. Immediatamente arrivano due messaggeri che annunciano a Macbeth che per il suo coraggio mostrato in battaglia è stato nominato da re Duncan thane di Cawdor. Non ci può credere. La profezia delle tre vecchie si è realizzata! Ma allora ciò significa che sarà presto re di Scozia! Oh Macbeth, perché ti sei affidato a quelle vecchie vipere! Perché stai alimentando così pericolosamente la tua ambizione che sai bene essere smisurata! No! Non informare tua moglie dell'accaduto...
Ormai tutto è finito: Lady Macbeth sa. E' una donna crudele: capace di fracassare il cranio di un neonato che sta allattando. E' una donna determinata: quel che vuole lo realizza. E' una donna spregiudicata: per il potere può fare stragi. E' una donna? Di aspetto si, ma di cuore no: è un uomo, un uomo che mira ad essere tale sotto ogni aspetto, specie quelli più oscuri.
Pertanto, sebbene la tua morale sta recalcitrando, o Macbeth, lei con le sue arti demoniache riuscirà a convincerti a compiere il delitto più mostruoso, più raccapricciante che possa essere immaginato. Verrà sparso sangue e quel sangue cambierà radicalmente la tua vita trasformandoti da pio patriota a lurido pluriomicida...

William Shakespeare con il suo stile poetico, eclettico, metaforico,evocativo ci scaraventa in un abisso senza fondo, l'abisso del male, dove dominano le tenebre, il macabro, il sanguinario. Con streghe, con omicidi, con apparizioni e fantasmi ci fa rabbrividire. Con spasmodica tensione ci angoscia e ci sconvolge con il fulmineo capovolgimento delle sue creature: Macbeth da eroe passa ad antieroe, Lady Macbeth dalla lucidità passa alla follia, entrambi da carnefici passano a vittime della loro carneficina. E' la caduta della ragionevolezza di fronte alla attrattiva del male. Ma il male non può portare che male: ciò che prima era bello ora è brutto e ciò che prima era brutto ora diventa bello. Si finisce in un circolo vizioso dal quale si può uscire solo con l'annientamento. Il tutto per che cosa? Per una disgustosa ambizione. Per un miserevole e meschino innalzamento di gradino in una piramide originaria, frutto delle nostre perverse fantasie.

Tuttavia non dimentichiamo che la terra di Macbeth descritta all'inizio non è scomparsa: è ancora presente, anzi è imperante, solo che si è nascosta dietro alla maschera dell'ipocrisia, del perbenismo del mito della scalata sociale. E leggere Macbeth aiuta proprio ad aprirci gli occhi, a reagire anche se il suo autore sa che è veramente difficile contenere la forza devastante della propria ambizione.

Un'opera densa, potente,da leggere assolutamente.
Buona lettura!

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Macbeth 2013-08-22 08:07:56 Ulysses
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Ulysses Opinione inserita da Ulysses    22 Agosto, 2013
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Il rosso e il nero di Shakespeare

Perché il rosso e il nero? I due non sono semplicemente colori in Macbeth,ma rivelano essenzialmente due parti importantissime del dramma.Il nero ci rivela la malvagità,che domina il poema,e richiama il rosso il colore del sangue. Macbeth è la narrazione dell'assassinio,del dolore,dell'indecisione,dell'oscurità e del surreale;ma è contemporaneamente la tragedia dell'umano e della sua malvagità,non intesa comunque da Shakespeare,come pessimistica.Il dramma si apre con tuoni e lampi in una notte che vede la comparsa di tre streghe a due eroi di guerra Banquo e Macbeth,e arriverà,dopo una sconfinata serie di omicidi e delitti,alla fine trionfante del destino,e,in parte,della giustizia.Il colore nero richiama alla paura e alle streghe,il soprannaturale, che ci costringe a tradire la nostra famigliare concezione del reale e a pensare,ancora una volta,alle tenebre come mondo della paura,dell'incertezza,dove ogni personaggio,persino il lettore non è al sicuro.Si aggiunge quindi un altro incredibile talento dell'autore di Stratford,che oltre a consentire un tono incalzante al dramma ne conferisce un'instabilità psicologica,capace di smuovere e far rabbrividire anche il lettore esperto e annoiato,e di ciò sono esempio i terribili suoni che provengono dalla narrazione,come un inquietante bussare alla porta.Il rosso,come detto in precedenza è il colore del sangue,che si insinua in ogni figura,senza negare quindi un' interpretazione e una visione malvagia e assassina di ogni personaggio;sempre il sangue è protagonista di alcune tra le immagini poetiche più agghiaccianti di tutta la letteratura,come quando Macbeth si chiederà se basterà tutto l'oceano per pulire le sue mani bagnate dal rosso liquido vitale del re appena ucciso,oppure quando riflette:"tanto in là ho camminato nel sangue che fermarmi e tornare sarebbe fatica più aspra".La tragedia è spesso accostata a drammi storici ma,a eccezione del fatto che,per esempio,Riccardo terzo e Macbeth,presentino nel finale la distruzione del tiranno e una creazione di un unificazione,le somiglianze non esistono;Macbeth è infatti si la visione di una realtà storica,ma anche,e soprattutto,ricerca,visione stessa e decifrazione dell'animo umano attraverso vari meccanismi linguistici e letterari,come la creazione di due personaggi teatrali,e non solo,per sempre immortali,quali Macbeth e Lady Macbeth.Oltre al fascino delle tenebre,e dell'incredibile linguaggio,che fa susseguire nel poema drammatico numerosissime e incredibili tragedie,espresse come sempre da una grandissima poesia,i due protagonisti,grandi nell'infamia si svelano in tutta la loro umanità sinistra.I due protagonisti sono mostruosi,demoni privi di ogni giustificazione,per gli uomini di un tempo,la loro mostruosità deve però essere elogiata dagli spettatori di oggi,poiché la loro cattiveria si discosta dal maligno retto,e,forse,surreale di Marlowe.I due infatti sono personaggi umani,nei quali trionfano anche le contraddizioni,le inquietudini,le indecisioni.Significativo è in questo senso il cammino svolto da Lady Macbeth durante il dramma:una sorta di linea uniforme di malvagità fino al quinto atto,dove tradisce tutta la sua sicurezza e voglia di sangue e potere precedente,è infatti lei a spingere e a consigliare il protagonista in molte delle sue azioni sanguinose,come l'omicidio del re,di Banquo,con l'episodio del sonnambulismo,che la vede protagonista assoluta della scena e che getta una nuova luce di indecisione e timore sul velo di buio maligno che la ricopriva.Oltre il sonnambulismo,che ha reso la donna una delle figure principali del teatro di ogni tempo,sono le sue parole a renderla famosa:essa infatti parla e dialoga con una serie di agghiaccianti immagini,sempre poetiche,come" cancellate il mio sesso…sbarrate ogni accesso al rimorso…succhiate il mio latte in cambio di fiele" fino ad arrivare a "conosco la dolcezza del bimbo che ti succhia il seno:ma se avessi giurato quel che tu hai giurato,anche nell'attimo in cui mi sorridesse staccherei la mammella dalle sue gengive e gli fracasserei la testa".Ci si rassegna sulle varie interpretazioni di questa figura,che esprime,sin dalle sue pressioni sul marito di uccidere gli avversari alla sua salita al potere,sia nella già citata scena del sonnambulismo e dell'apparente pentimento che segnerà l'ultima comparsa della donna prima della sua morte,una vera e propria invenzione geniale,come del resto tutta la tragedia,da parte di un genio.Macbeth segue un percorso enormemente differente:durante quasi tutta la tragedia la sua è una linea d'azione costellata di rami,che rappresentano l'indecisione,la paura,non tanto dell'omicidio e delle sue conseguenze,quanto del soprannaturale,la pietà,l'intelligenza del personaggio,molto spesso però pilotato dalla sua Lady,fin quando egli non prenderà coscienza della sua malvagità e dei suoi scopi politici,legati al piacere e alla conquista personale a scapito sia degli avversari,che degli innocenti.Sta nell'inquietudine dei personaggi che si ritrova la stessa inquietudine Shakespeariana,e la grandezza tragica,poetica in cui si manifesta la capacità dell'autore di indagare l'animo umano.Scena incredibile è,inoltre la comparsa del fantasma di Banquo ad un banchetto:Il falso ordine di Macbeth contrapposto al vero di Duncan,e il superamento,temporaneo, di Macbeth della paura del surreale,e quindi un suo slancio di volontà verso il potere.Pur sprofondando nel delitto ad ogni scena,Macbeth resta a noi un personaggio familiare e profondamente umano.Un altro,incredibile,protagonista del dramma è ovviamente la poesia.Le parole dei protagonisti sono più importanti di ciò che fanno:" la mia vita è una storia narrata da un idiota,colma di suoni e di furia,senza significato" come dice Macbeth,non solo intende che la sua vita è inutile a causa dei crimini commessi,ma egli ci costringe a dubitare e riflettere sul senso della nostra vita,riuscendo a interagire veramente con gli spettatori di ogni epoca.Concludendo Macbeth è una delle opere più attuali di sempre,più attuale persino di molti romanzi contemporanei dediti solo a vendere e incassare soldi,perché il suo vero fine, il fine di Shakespeare attraverso ogni opera,è quello di insegnare e far crescere il lettore o lo spettatore,di arricchire e sviluppare chi legge o guarda,di esaminare a fondo l'animo umano,attraverso i delitti per il fine del potere di Macbeth ( più attuale di così…),creando un personaggio immortale e grandissimo per il patrimonio che ci trasmette, sia letterario,che filosofico che scientifico.

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