Il sorriso di Jackrabbit Il sorriso di Jackrabbit

Il sorriso di Jackrabbit

Letteratura straniera

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Nel giorno delle nozze con la sua amata Brett, mentre arrostisce hot dog per gli ospiti, Hap si vede piombare nel giardino di casa due pentecostali da manuale. Il ragazzo, tatuato, indossa un paio di jeans neri e una maglietta con lo slogan: «Bianco è giusto». La donna porta i capelli raccolti in una crocchia cosí alta da poterci nascondere dentro un frullatore. Sono la madre e il fratello della giovane Jackie Mulhaney, detta Jackrabbit, che da qualche mese sembra scomparsa nel nulla. Nessuno, tantomeno la polizia, vuole cercarla. Gli unici a raccogliere la sfida sono Hap e Leonard, senza immaginare che l'indagine arriverà a condurli nelle stanze segrete di una setta capace di adorare fantomatici uomini lucertola. E di infrangere senza rimorsi il quinto comandamento. Con il sarcasmo folgorante che ha conquistato generazioni di lettori, Lansdale firma una nuova parabola di ordinaria violenza americana.



Recensione della Redazione QLibri

 
Il sorriso di Jackrabbit 2018-09-27 13:54:05 FrancoAntonio
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FrancoAntonio Opinione inserita da FrancoAntonio    27 Settembre, 2018
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Hap, Leonard ed il Professore “Segregazionista”

Hap Collins s’è appena sposato con l’amata Brett Sawyer. Durante la festa di nozze, a base di hamburger e salsicce cotti sul barbecue, si presentano due individui (una donna anziana, Judith, e suo figlio, Thomas) che si fanno riconoscere immediatamente come Pentacostali, per i quali solo il “bianco è bello e puro”, mentre il nero (anzi “negro”) va evitato con ogni precauzione. Leonard Pine, socio di Hap, ma inequivocabilmente molto scuro di pelle, e anche di carattere, oltre che dichiaratamente gay, li prende subito di petto. Però, in fondo, sono clienti paganti e, alla fine, i due investigatori accettano di ascoltarli. Essi li incaricano di ritrovare la figlia di Judith o, almeno, di fargli saper se è viva o morta. Jackie, meglio nota come Jackrabbit, per via dei grossi incisivi da coniglio, dopo aver smarrito la retta via, rinnegata la fede di famiglia, essersi trasferita a Marvel Creek con persone di dubbia reputazione e, addirittura, accoppiata con un nero di nome Ace (orrore!), è scomparsa da settimane, forse mesi. Potrebbe pure essere stata uccisa.
Hap e Leonard si mettono in viaggio per la cittadina che, tra le altre cose, è il paese natale dei due. Qui faranno la conoscenza con una cricca numerosa (e pericolosa) di razzisti furenti, capeggiati da un tal Professore che si definisce, eufemisticamente, “segregazionista” solo perché sa parlar forbito e si veste con eleganza, ma che, in effetti, è il più arrabbiato di tutti.
L’indagine li porterà più volte a scontrarsi con loro e, in una escalation di botte e sparatorie, a rischiare personalmente la vita. Tuttavia, ormai, non si tratta solo di portare a termine con professionalità il mandato ricevuto. Scoprire cos'è accaduto a Jackrabbit è diventata proprio una questione di principio!

Avevo già fatto la conoscenza con Lansdale leggendo “La Foresta” che mi aveva interessato e stupito, per la ricostruzione di un Texas duro e crudo, magari sboccato, ma molto credibile. Non conoscevo per nulla, invece, i personaggi di Hap e Leonard, coppia decisamente particolare di investigatori privati in bianco e nero. Sono i protagonisti di una lunga serie di romanzi (22 pubblicati in USA, undici tradotti in italiano), ambientata in un East Texas brutale e scurrile; saga che è divenuta un serial TV di successo.
Questo romanzo, penultimo del ciclo, ha una trama piuttosto povera. La ricerca di Jackrabbit, infatti, si può condensare tutta nella continua contrapposizione dei due eroi, buoni (si fa per dire!), coraggiosi e liberal, contro la marea montante dei razzisti, ottusi, brutali ed avidi, che mentono in continuazione, li aggrediscono per principio e che, alla fine, vengono affrontati, e via via eliminati, in una progressione di insulti, violenza e morti, non diversamente da quello che potrebbe avvenire in un fumettone pulp o in un TV movie di serie B.
Lo stile di Lansdale è particolarissimo ed è quasi un suo marchio di fabbrica. Tutti i personaggi, nessuno escluso (comprese le ragazze) si esprimono esclusivamente con un linguaggio pesantemente scurrile ricorrendo a continue metafore di contenuto scatologico che vorrebbero essere battute ironiche, quando, addirittura non umoristiche, ma che colpiscono il segno solo una volta ogni tanto. Per altro, la voce narrante (Hap) rincara la dose di oscenità con i suoi commenti “fuori campo”.
Questa tecnica narrativa, se all'inizio può essere anche divertente (soprattutto per chi è nuovo del genere), alla fine risulta abbastanza tediosa, perché mostra una certa artificiosità, sovrabbondanza ed eccessiva ripetitività. Al contrario la descrizione dei personaggi è piuttosto approssimativa e sommaria. Tutti sono più o meno fungibili tra di loro e non è individuabile una loro caratterizzazione nei loro comportamenti o nei loro dialoghi.
L’agilità della narrazione rende comunque facile la lettura e si giunge, in fretta, al termine del racconto, peraltro senza essere stupiti da colpi di scena imprevisti o trovate narrative stupefacenti.
Ciò che rimane, alla fine, è la sensazione di aver letto un volumetto di pura evasione; un libricino che non lascerà (né, onestamente, pretende di lasciare) alcuna traccia nel lettore, ma che consente di passare qualche ora di assoluta astrazione dalla realtà, perché si spera che l’East Texas non sia davvero com'è descritto, assistendo, da spettatori indifferenti e neutrali, a quella che potrebbe essere descritta come una mega rissa da saloon lunga duecento cinquanta pagine. Dimenticabile.

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Consigliato a chi ha apprezzato i precedenti romanzi con protagonisti Hap e Leonard, anche se, rispetto a ciò che conoscevo di Lansdale, questo libro mi è sembrato un po' sottotono e "tirato via".
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Il sorriso di Jackrabbit 2019-08-05 16:32:45 Scavadentro
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Scavadentro Opinione inserita da Scavadentro    05 Agosto, 2019
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Hap e Leonard non tradiscono mai

Ho letto tutti i libri di Lansdale, compresi quelli con protagonisti Hap e Leonard. Premetto che il contenuto di questo è leggermente inferiore agli altri, in quanto leggermente ripetitivo. Ciò detto si deve sottolineare che lo stile di questo autore è originale e unico, forse non gradito ai puristi, ma estremamente efficace e per certi versi universale. Credo infatti che Lansdale sia perfettamente percepibile e comprensibile a una gran parte di lettori, non solo dai malati onnivori come me, ma anche da coloro che leggono solo saltuariamente. Raggiungere il maggior numero di utenti non intacca però la qualità del narrato, sempre vivace e sorprendente con colori e emozioni, sapori e musiche. I cattivi come sempre abbondano anche in questa trama, che comincia con una madre ed un figlio abbastanza ripugnanti che ingaggiano i nostri detective alla ricerca della Jackrabbit del titolo (rispettivamente figlia e sorella). Naturalmente l'indagine porterà la nostra coppia ad affrontare nemici allucinati e un segregazionista "padrone/boss" di una cittadina denominato "Il Professore" che ovviamente non risulterà gradito soprattutto al sempre attaccabrighe Leonard, pronto a usare mezzi leciti e non scontrandosi con il codice morale di Hap. I personaggi di contorno sono godibili e ben caratterizzati, andando a pescare nel passato dei due in quanto Marvel Creek è luogo di memoria dal quale emergono una serie di ricordi e nostalgie. Il linguaggio è crudo e a volte scurrile, ma verosimile ed al passo coi tempi. Lansdale è uno scrittore sincero, e le volgarità che escono dalla bocca dei suoi personaggi non sono fastidiose in quanto pertinenti al contesto. Sono più una questione estetica che etica, come gli abiti di scena e le coreografie di un balletto. Il meccanismo privo di queste caratteristiche non funzionerebbe. Menzione particolare per il cane che Leonard adotterà, che dimostra la sensibilità verso gli animali spesso umanizzati nelle opere precedenti. Senza rivelare troppo si deve rimarcare che l'autore non narra in funzione del finale lieto o meno: l'intento di Lansdale è in fondo di dipingere un quadro che può essere visto di fronte, di lato, da vicino scorgendone i particolari o anche di sfuggita apprezzando ritmo e profondità. Un ulteriore elemento da apprezzare è relativo alla intensità delle pagine (dato esteso a tutti i libri di Lansdale) che seppur numericamente ridotte ampliano il narrato e sono essenziali alla storia. Spesso ci si imbatte in ottimi romanzi, anche gialli o noir, che alla fine della fiera ci fanno riflettere ed affermare "Ma ciò che ho letto in 500 pagine non era più facile raccontarlo in 200-300 ?" Ogni capoverso di Lansdale è puro piacere e nulla va sprecato. Si è notato che è uno dei miei autori preferiti?..........





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tutto Lansdale e la serie di Parker di John Connolly
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Il sorriso di Jackrabbit 2019-01-13 04:00:23 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    13 Gennaio, 2019
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Prender a calci un coniglio morto e dir che salta

La premiata ditta degli investigatori Hap & Leonarda torna ne Il sorriso di Jackrabbit di Joe R. Lansdale ingaggiata da uno strano duo: madre e figlio (“Quello che vogliamo è assumervi per cercare mia figlia che è scomparsa”), due razzisti ignoranti, si rivolgono a loro per rintracciare la figlia/sorella (“La chiamiamo Jackrabbit: ha un sorriso da coniglio”), una ragazza che sembra scomparsa nel nulla (“Le piaceva dare scandalo con i suoi comportamenti”).

Sul caso aleggia anche il mistero del padre della ragazza, uno strano predicatore (“Sebastian era un folle, parlava di uomini lucertola e apocalisse all’orizzonte”) morto in modo che – con eufemismo – potremmo definire irrituale (“Le mani in tasca mentre lo strangolavano… tagliarlo mentre era ancora vivo, usare un martello per rompergli le costole e raggiungere lo stomaco. Avrebbe ingoiato una chiave prima di essere strangolato. Continuava a dire che voleva vedere le sue viscere fumanti”).

In una cittadina del Texas ove sembra vigere ancora la legge della giungla e infuriano i pregiudizi razziali, le indagini di Hap e Leonard interferiscono con i loschi traffici di un burattinaio (“Il Professore… una specie di riciclaggio. Per far arrivare i soldi all’estero. Un gioco di coperture”) che si avvale di una gang senza scrupoli.

Finale concitato e frettoloso in un porcile, ove i maiali si ribellano ai maltrattamenti subiti…

Lo stile di Lansdale si avvale sempre di paragoni grevi (“Se fosse una lampadina non riuscirebbe a illuminare il culo di una rana”), truci (“Sorrise come uno squalo prima di staccare la testa a un tonno”) e atroci (“Sarebbe come prendere a calci un coniglio morto e dire che sta saltando da solo”).

Giudizio finale: greve, truce e atroce.

Bruno Elpis

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... gli altri episodi di Hap & Leonard e non li trova respingenti...
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Il sorriso di Jackrabbit 2018-10-12 13:29:41 Giovannino
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Giovannino Opinione inserita da Giovannino    12 Ottobre, 2018
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Che fine ha fatto Jackie?

Sono arrivato all’ottavo romanzo della serie Hap e Leonard (di Lansdale qualcuno in più) e devo dire che i due detective americani riescono sempre a regalarmi una piacevole lettura, anche se ormai più vado avanti e più trovo scene e situazioni (ma anche personaggi9) che tendono a ripetersi. Non ne faccio una colpa a Lansdale anche perché la stessa cosa mi succede spesso con altri autori (il primo che mi viene in mente, e che ho letto anche così tanto, è Don Winslow), ma credo sia normale dopo che si inizia a conoscere bene un autore, d’altra parte ognuno di noi in quello che fa di mestiere ha un suo “marchio di fabbrica”.
Stavolta Hap e Leonard sono alle prese con il caso di una ragazza scomparsa, vengono infatti assoldati dalla famiglia, un branco di razzisti che va subito in rotta con Leonard (anche questa scena già vista) perché la loro cara Jackie non si trova più e molto probabilmente ha fatto una brutta fine. I due detective iniziano a cercare in un piccolo villaggio dove era stata vista per l’ultima volta Jackie, ma logicamente il villaggio non vede di buon occhio questi due forestieri e così il Professore, un losco personaggio che comanda il posto, inizia mettergli i bastoni tra le ruote in ogni modo. Logicamente i nostri due eroi ne verranno a capo, non senza difficoltà, e tutto si rivolerà alla fine con la più classica delle scazzottate 2 contro 50 (anche questo altro punto ripetitivo della serie).
La scrittura di Lansdale è sempre molto piacevole e divertente e il libro si legge molto velocemente. Anche i capitoli sono tutti molto brevi e questo fa si che il lettore resti incollato alle pagine. L’unico neo, come detto in apertura, è forse che alcune scene, per chi ha già letto molto dello scrittore americano posso risultare già viste. Ma ripeto che probabilmente è solo un punto che interessa me e pochi altri.
In conclusione una lettura leggere e piacevole che consiglio senza dubbio.

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