L'ombra del vento L'ombra del vento Hot

L'ombra del vento

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Una mattina del 1945 il proprietario di un modesto negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, nel cuore della città vecchia di Barcellona al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo in cui migliaia di libri di cui il tempo ha cancellato il ricordo, vengono sottratti all'oblio. Qui Daniel entra in possesso del libro "maledetto" che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un labirinto di intrighi legati alla figura del suo autore e da tempo sepolti nell'anima oscura della città. Un romanzo in cui i bagliori di un passato inquietante si riverberano sul presente del giovane protagonista, in una Barcellona dalla duplice identità: quella ricca ed elegante degli ultimi splendori del Modernismo e quella cupa del dopoguerra.

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L'ombra del vento 2019-08-26 06:45:38 kafka62
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kafka62 Opinione inserita da kafka62    26 Agosto, 2019
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NEL CIMITERO DEI LIBRI DIMENTICATI

“«In questa storia c’entrano i libri.»
«I libri?»
«Libri maledetti, l’uomo che li ha scritti, un misterioso personaggio fuggito dalle pagine di un romanzo per poterlo bruciare, un tradimento e un’amicizia perduta. E’ una storia d’amore, di odio e di sogni vissuti all’ombra del vento.»
«Sembra il risvolto di copertina di un romanzetto, Daniel»
«Non per niente lavoro in una libreria. Ma questa è una storia vera. […] E come tutte le storie vere comincia e finisce in un cimitero, anche se molto particolare.»”

Confesso di essermi approcciato alla lettura de “L’ombra del vento”, uno dei maggiori best-sellers degli ultimi vent’anni, secondo forse solo ai romanzi di Dan Brown e di J.K. Rowling, con un misto di desiderio (quello di concedermi, durante le assolate vacanze estive passate in spiaggia sotto l’ombrellone, una lettura scorrevole e disimpegnata), paura (di scontrarmi una volta di più con la legge non scritta ma ineluttabile in base alla quale molto raramente la quantità – di copie vendute – si associa con la qualità) e perfino senso di colpa (per essere passato dagli amati Faulkner e Nabokov a uno scrittore forse irreparabilmente compromesso con le più bieche e opportunistiche leggi del mercato). Per fugare subito ogni dubbio vorrei iniziare questa recensione con l’ammissione, per nulla scontata, che il romanzo d’esordio di Carlos Ruiz Zafon è un’opera che supera brillantemente le aspettative del lettore, purché egli non abbia, per partito preso, “la puzza sotto il naso”. L’autore spagnolo dimostra certamente una notevole astuzia nel momento in cui, nel prologo, introduce quel luogo suggestivo e fantastico che è il Cimitero dei Libri Dimenticati, una labirintica biblioteca segreta “dalle geometrie impossibili”, percorsa com’è da tunnel, ballatoi, scale e piattaforme, nella quale vengono conservati tutti quei libri che per i motivi più diversi rischierebbero di scomparire per sempre, in attesa che ad essi possa venire concessa, tornando nelle mani di un nuovo lettore, una seconda vita. Si tratta di una vera e propria “captatio benevolentiae” del lettore, dal momento che Zafon, parlando di libri, e dell’amore e del rispetto che bisognerebbe nutrire per essi (“Ogni libro possiede un’anima, l’anima di chi lo ha scritto e di coloro che lo hanno letto, di chi ha vissuto e di chi ha sognato grazie a esso. Ogni volta che un libro cambia proprietario, ogni volta che un nuovo sguardo ne sfiora le pagine, il suo spirito acquista forza”), si accaparra aprioristicamente il suo rispetto e la sua ammirazione. Creando questa sorta di “orfanotrofio” dei libri, in cui gli adepti come il giovane protagonista Daniel “adottano” un libro, Zafon fa un’operazione simile a quella di Ray Bradbury in “Fahreneit 451”, nel quale – come si ricorderà – ogni membro della comunità degli uomini-libro che custodisce il patrimonio letterario dell’umanità, tramanda oralmente un’opera per preservarla dai roghi del regime autoritario e simil-nazista che ha proibito la lettura (e non a caso ne “L’ombra del vento” c’è un misterioso personaggio, Lain Coubert, che si aggira per le strade di Barcellona bruciando i libri). In realtà il romanzo di Zafon fa sfoggio solo superficialmente di una coscienza “bibliofila” (a differenza di Bradbury non c’è qui nessuna riflessione meta-narrativa sui rischi che la letteratura corre nella società contemporanea, ad esempio per l’avvento di nuove e pervasive forme di media) e ben presto rivela la sua natura di feuilleton, con tanto di storie d’amore tragicamente romantiche, case abbandonate che custodiscono innominabili segreti, personaggi enigmatici dalla dubbia identità, rivelazioni inattese che emergono dal passato, agguati notturni, colpi di scena e sorprendenti agnizioni. Contrariamente alla moltitudine degli scrittori che si sono cimentati e continuano a cimentarsi con la narrativa popolare, Zafon mostra però, fin dalle prime pagine, anche una precisa consapevolezza critica della natura della sua opera, citando Dumas (il sorriso enigmatico del padre di Daniel “che doveva aver preso in prestito da un romanzo di Dumas), Verne (“Sembra un’invenzione uscita dai libri di Jules Verne”, esclama Daniel, riferendosi alla serratura che chiude il portone del Cimitero dei Libri Dimenticati) e la letteratura d’appendice in genere (quando fa dire a Isaac, il vecchio custode del Cimitero, “Quel tipo sembra uscito dalle pagine di un romanzo d’appendice” e “Le piacciono i romanzi d’appendice”). “L’ombra del vento” risulta pertanto un’originale, intelligente, e financo colta, operazione di rivisitazione dei canoni e dei luoghi comuni di un certo tipo di letteratura ottocentesca, quella di Dumas e di Hugo, con sconfinamenti nel romanzo gotico (penso soprattutto a “Il fantasma dell’Opera” di Gaston Leroux). Con i dovuti distinguo, Zafon fa in fondo una cosa non dissimile da quella messa in atto venti anni prima da Umberto Eco ne “Il nome della rosa”, libro che, dietro alla sua trama “gialla”, nascondeva la sua natura di erudito pastiche, con rimandi al romanzo storico, al saggio filosofico e alla letteratura didattica e morale. Col capolavoro di Eco vi sono diversi punti in comune, oltre all’intreccio thrilling: la biblioteca come epicentro di tutti i misteri e la coppia di improvvisati detective (Daniel e il suo mentore Fermin sembrano occhieggiare l’Adso da Melk e il Guglielmo da Baskerville de “Il nome della rosa”). Oltre a questa consapevolezza, che potremmo quasi definire post-modernista, Zafon possiede anche una considerevole capacità narrativa. La sua storia (anzi le sue storie, dal momento che il romanzo ne sviluppa parallelamente due, quella di Daniel e quella di Julian Carax, le quali si intrecciano e addirittura si sovrappongono, con esiti molto interessanti che fanno sì che il primo diventa, con il trascorrere del tempo, quasi un doppio del secondo, a cui lo legano non solo analoghe esperienze di vita – l’amore di Daniel per Bea che rimanda a quello di Julian per Penelope, la comune passione per i libri – ma anche singolari coincidenze – il possesso della penna appartenuta un secolo prima a Victor Hugo), la sua storia – dicevo – è ottimamente architettata, e ancor meglio sviluppata nell’arco delle sue quattrocento pagine, con i momenti di suspense che si alternano sapientemente a quelli romantici, le sequenze drammatiche a quelle più leggere e ironiche. Lo scrittore spagnolo è bravo anche a creare personaggi che, seppur manicheisticamente dicotomizzati, sono capaci di imprimersi indelebilmente nella memoria del lettore, dal picaresco Fermin Romero de Torres (un logorroico e donchisciottesco personaggio, dotato di smisurati appetititi – anche sessuali -, che nondimeno si dimostrerà nel corso del romanzo munito di insospettate doti di profondità filosofica, di coraggio e di fedeltà) al perfido Francisco Javier Fumero (il sadico e spietato ispettore della polizia criminale, che uccide e tortura senza pietà per vendicarsi della sua vergognosa infanzia), dal misterioso Julian Carax (l’autore di introvabili romanzi, sulle cui labili e inconsistenti tracce si metterà Daniel per ricostruire la sua storia di passione e dannazione) fino alle tante femmes fatales (figure affascinanti e autenticamente romantiche, spesso costrette a pagare con un tragico destino la loro dedizione all’essere amato). Certo, non tutto è perfetto ne “L’ombra del vento”. Le coincidenze (che un personaggio del romanzo definisce “le cicatrici del destino”) proliferano in maniera francamente inverosimile (basti pensare che Julian Carax, Fumero, Jorge Aldaya – il fratello della ragazza amata da Julian – e Miquel Moliner – il marito di Nouria, per un certo tempo a sua volta compagna di Julian – erano stati tutti allievi dello stesso collegio), e certi flashback (in cui peraltro Zafon dà sfoggio di una fantasia che richiama il realismo magico di Garcia Marquez, come nel caso dei sogni profetici della domestica Jacinta e della rievocazione del Tenebrarium) hanno un po’ la funzione di pedanti spiegoni. Questi difetti appaiono però emendabili e veniali, soprattutto perché, in un’opera che si legge tutta d’un fiato, vengono più che compensati da un’appassionata rivisitazione degli anni della guerra civile e del franchismo, e soprattutto dalla originale e suggestiva descrizione di una Barcellona lontanissima dai cliché turistici, una città magica, “che ti entra nel sangue e ti ruba l’anima”, fredda e piovosa, ambigua e misteriosa, in cui negli stretti vicoli del Barrio Gotico e del Raval o nelle solitarie strade del Tibidabo la nebbia può nascondere ad ogni angolo sorprese e incontri inaspettati.

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L'ombra del vento 2019-03-21 19:46:56 leogaro
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leogaro Opinione inserita da leogaro    21 Marzo, 2019
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Vento di brividi

1945: l’adolescente Daniel vive a Barcellona col padre libraio, nella malinconia per l’assenza della madre precocemente morta. Una mattina, il padre lo porta nel Cimitero dei Libri Dimenticati, una biblioteca segreta che conserva volumi sottratti all’oblio: qui lo invita ad adottare un libro per averne cura tutta la vita. Daniel sceglie “L’ombra del vento” di Julian Carax e ne rimane rapito. Volendo altre informazioni su Carax, contatta l’esperto Barcelò, grazie al quale scopre che la sua è l’unica copia sopravvissuta delle opere di Carax, andate tutte misteriosamente bruciate.
Anni Cinquanta. Daniel fa amicizia col mendicante Fermin R. de Torres, che ingaggerà come aiutante nella libreria paterna. Un uomo sfigurato avvicina Daniel, si presenta come Coubert e gli intima di vendergli il libro, ma il ragazzo riesce a fuggire. Daniel e Fermin, a questo punto, iniziano la ricerca su Carax: trovano la sua casa natale e, in essa, una lettera d’amore per una certa Penelope. Da Nuria Monfort, impiegata in una casa editrice, Daniel scopre la verità sui genitori biologici di Carax e un’ambigua relazione con un certo Coubert che cercò poi, inspiegabilmente, di bruciare i suoi libri. Proseguendo le ricerche, Daniel e Fermin scoprono l’infanzia di Julian presso la prestigiosa scuola San Gabriel, dove il benestante Ricardo Aldaya lo manteneva filantropicamente agli studi. Misteri su misteri, la trama si intrica sempre ogni qual volta sembra si stia per dipanare! Mentre le indagini di Daniel proseguono, l’ispettore Fumero, il lato oscuro della polizia locale, si fa sempre più intraprendente, inseguendo la sua vanità e i fantasmi del passato. Quando, in una tenebrosa Villa Aldaya in rovina, Daniel trova una cripta con due bare, gli eventi precipitano: Nuria Monfort sparisce ma una sua lettera, fatta recapitare poco prima a Daniel, svelerà altri aspetti del passato di Carax. A poco a poco, non senza colpi di scena, l’identità di Julian Carax si rivela, ripercorrendo con vari flashback anche gli anni della sanguinaria Guerra civile spagnola, con tanto di esili, vendette ed agguati, superando tradimenti e mettendo alla prova la resistenza di solide amicizie.

I personaggi di Zafon, stavolta, lasciano il segno. Ritmo frenetico, incalzante; stile lodevole. Non è difficile parteggiare per Daniel, si scopre un Fermin profondo (e super-ironico, un vero istrione), ma nemmeno i personaggi “minori” lasciano indifferenti.

Un sacco di frasi da ricordare, dispensate soprattutto da Fermin: “Non esistono lingue morte, ma solo cervelli in letargo!”, “La gente mette il becco ovunque: l’uomo non discende dalla scimmia, bensì dalla gallina!”; “La donna desidera il contrario di ciò che pensa o afferma…l’uomo obbedisce invece agli stimoli del proprio apparato genitale o digestivo”; “La barbarie è come la marea: si ritira e uno pensa di essere in salvo, ma poi torna… e ci sommerge”; “Quando si lavora, non si ha tempo di guardare la vita negli occhi”; “Parlare è da stupidi, tacere è da codardi, ascoltare è da saggi” ; “Conserva i tuoi sogni: non puoi sapere quando ne avrai bisogno”.

Un libro ben costruito che regala emozioni e brividi. Nelle sue piacevoli pagine oscilla tra il romanzo gotico, la commedia sentimentale e il genere fantasy-horror ma, in realtà, si mantiene sempre nel segno del thriller, un thriller con la T maiuscola.

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Thriller, gialli o horror. Al confronto con questo, gli altri libri di Zafon sono decisamente inferiori.
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L'ombra del vento 2017-08-26 14:09:52 Mane
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Mane Opinione inserita da Mane    26 Agosto, 2017
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"Gradisce una sugus?"

“L’ombra del vento”, degno capitolo d’apertura della fortunata tetralogia del “Cimitero dei libri dimenticati”, è limpida testimonianza di quanto Zafon abbia ampiamente attinto ai più celebri esempi di feuilleton sposandone canoni e metrica pur rinfrescandone l’interpretazione.

La tragedia della Spagna dilaniata da conflitti intestini a ridosso delle Guerre Mondiali, si respira nei colori dello sfondo, senza mai rubare la scena alla “corsa” del giovane Daniel Sempere, figlio di un umile libraio dai sogni smarriti e protagonista di un destino emblematicamente segnato da un libro, riscattato fortuitamente dalla polvere del tempo.

Dalle pagine emergono ben tratteggiate le figure di personaggi enigmatici quanto il loro bagaglio di esperienze: dall’irresistibile ed eclettico clochard Férmin Romero da Torres, al venefico ispettore Javier Fumero, fino allo sfuggente romanziere Julian Carax. Sfortunatamente, meno efficaci e più semplificate risultano invece le presenze femminili, all’apparenza troppo spesso agenti e cogitanti in sola funzione delle controparti maschili. Gli ambienti e le atmosfere di una Barcellona misteriosa e da scoprire, sapientemente descritti senza straripare mai nel barocco, alimentano il fascino delle vicende sospese tra sogno, presente e passato, inganni e realtà.
La scrittura vivace e fluente, mai sperduta in lunghe riflessioni, è al totale servizio dell’azione, in un romanzo votato al dinamismo, dove il motore centrale delle vicende è la costante, indefessa ricerca di verità e giustizia. Occhi avidi di barbagli di luce, in tal senso, sono quelli dei nostri beniamini, mentre gli antagonisti sono alacri artefici dell’oscurità nutrita di occultamenti, crimini e soprusi.

Sorprendentemente, pecca lo sviluppo del protagonista Daniel Sempere, immutabile nel passaggio dall’infanzia alla maturità, poco credibile giacché sempre dotato di somma sagacia nelle conversazioni, e custode del dono sempreverde di una inossidabile risolutezza.

Ad ogni modo il romanzo con le sue volute di trama guadagna fin da subito una robusta presa sul lettore, corroborata sul finale da una munifica salve di colpi di scena che turbinano nello svolgersi della matassa.

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L'ombra del vento 2016-11-28 12:14:12 cosimociraci
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cosimociraci Opinione inserita da cosimociraci    28 Novembre, 2016
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Il capolavoro di Zafon

E' il primo libro di questo autore che ho letto e parto col dire che dopo di questo sono andato a caccia dei suoi romanzi. In attesa di regalarmi per Natale l'ultimo suo, si spera, capolavoro.
Leggere il libro mi ha immedesimato sin dal principio al giovane Daniel Sempere che si ritrova per le mani il misterioso romanzo, L'ombra del vento, appupnto. Questa ricorsione mi ha incuriosito sin dalle prime pagine.

Diversamente da quanto si possa aspettare il romanzo non è intricato ma solo intrigante. Le indagini, che lo stesso Daniel intraprende, sono ben descritte e facili da seguire.
Nonostante la lettura del romanzo si scorrevole l'autore lo fregia di metafore e similitudini quasi ad ogni pagina gettando un velo di liricità all'intera lettura.

L'ombra del vento si apre nel 1945 a Barcellona sotto il regime di Franco. Da come l'autore descrive il regime si percepisce il suo orientamento politico.
Non appena si inizia a leggere, si percepisce una forte sensazione di oscurità, di un tempo in cui la vita e le cose sono difficili per il basso ceto.
Durante la lettura, ci si sente come se si stesse vagando per le strade fredde di Barcellona, con la sensazione che qualcosa salterà fuori da un momento all'altro. Si può sentire il nervosismo, l'umidità, la preoccupazione e l'angoscia.

Questo libro non è adatto solo ad appassionati del genere thriller ma contiene anche una storia d'amore, tra Julián Carax e Penélope che deve nascondersi nelle ombre di problemi molto più grandi, dando vita ad una storia tra le più cupe e tristi che abbia letto.

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L'ombra del vento 2016-09-12 07:30:58 Amante di Libri
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Amante di Libri Opinione inserita da Amante di Libri    12 Settembre, 2016
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Romanzo innovativo e strabiliante

"A volte è più facile confidarsi con un estraneo. Forse perchè ci vede realmente e non come vogliamo far credere di essere."

Daniel Sempere, voce narrante del romanzo, all’alba del suo undicesimo compleanno si sveglierà angosciato perchè non ricorda il volto della madre (deceduta a causa del colera) e così viene portato dal padre al “Cimitero dei Libri Dimenticati”, gigantesca biblioteca nella quale sono conservati milioni di libri. Viene invitato a scegliere quale libro adottare ed egli decide di prendersi cura del romanzo di Julian Carax: L’ombra del vento. Daniel, rimane colpito dalla lettura del romanzo ed inizia a compiere delle indagini sull’autore, scoprendo di essere in possesso dell’ultima copia. Da qui, le sue ricerche si intrecceranno con vicende, persone appartenenti alla vita di Carax che lo porteranno a cercare di far luce su un mistero accaduto anni e anni fa. La vita di Daniel verrà, quindi, sconvolta dai vari parallelismi che riconoscerà tra la sua vita e quella dell’autore.

L’ombra del vento, il primo di una trilogia (seguito da Il gioco dell’angelo e Il prigioniero del cielo), è un romanzo che cattura l’attenzione del lettore, lentamente. All’inizio si presenta in maniera statica, molto dettagliato e si concentra per lo più sulla presentazione di Daniel e dell’importanza di recuperare i libri lasciati nell’oblio. Successivamente, dalla scelta del libro, veniamo catapultati in un indagine misteriosa che porta alla luce tematiche come quella della famiglia distrutta,amori spezzati , lealtà, amicizia e turbamenti. Io, stessa, mi sono sentita partecipe di questa sua ricerca, ritrovandomi con il fiato sospeso ad ogni colpo di scena o parallelismo che si presentava pagina dopo pagina. La figura di Daniel è una delle figure più positive del romanzo, la sua incostanza ricerca della verità, lo porterà a cacciarsi in autentici guai. Tuttavia, la sua tenacia è ammirevole anche perché sarà sempre più vicino allo svelare la verità di un mistero sepolto dalla polvere del tempo.

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Per chi ama i misteri
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L'ombra del vento 2016-08-07 15:45:33 valepd
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valepd Opinione inserita da valepd    07 Agosto, 2016
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"Conserva i tuoi sogni Daniel, non puoi sapere qua

Ho iniziato questo libro senza prospettiva alcuna, ero pronta a tutto. Non mi aspettavo un libro cliché quindi mi sono proprio buttata nella lettura.
Devo ammettere che all'inizio mi ha preso parecchio.
Il fatto che il tutto fosse nato dall'aver scelto un libro lo rendeva ancora più interessante.
La potenza di un libro che crea intorno a sè una storia, stupendo.

Pagina dopo pagina leggerete la storia di Daniel, un bambino ingenuo e puro che si trasformerà piano piano in un ragazzo, con tutti i problemi del caso. Una delle sensazioni che comunicava era proprio questa.
Purezza. Attaccamento. Ingenuità.
Sembrava fosse quasi una storia reale, a volte. Una storia vissuta e poi raccontata ai posteri.
Credo che uno dei punti forti sia stato proprio questo, il fatto che riuscisse a coinvolgerti e a farti sentire parte del mistero come se davvero qualcuno te la stesse raccontando faccia a faccia (cosa che in fondo succede con i libri).
Ho parlato di mistero, appunto.
Ebbene sì, sappiate che alle volte mi ha fatto sentire quella leggera morsa allo stomaco dalla sorpresa e dallo spavento, quasi. C'erano veloci colpi di scena che non ti aspettavi, colpi di scena che riuscivano a tenere alto l'interesse del lettore. In fondo la base di tutto è anche un mistero quindi la suspense era d'obbligo, soprattutto in alcune parti.
Poi c'è Fermín, che personaggio che è stato. Ho amato il suo personaggio, davvero tanto. Era forse il più pratico tra tutti, una soluzione e un'idea per far fronte a tutto.
Nonostante quelle bellissime risposte a tono che ogni tanto dedicava al povero Daniel che, vista la sua giovane inesperienza, chiedeva consiglio al suo amico.
Mentre, nonostante tutto, mi è dispiaciuto un po' per il padre di Daniel che avrei voluto vedere un po' di più. Credo di aver nutrito un certo affetto per lui nonostante abbia fatto poche comparse rispetto agli altri.

Però, più di tutto, mi ha colpito la storia d'amore che si cela sotto il mistero.
La bellezza e la sincerità credo sia la vera perla del libro, sarà che io per i libri divento una romanticona, ma davvero, credetemi.
Credo sia stata una delle migliori, nonostante abbia avuto un risvolto non proprio allegro.
Ogni libro insegna qualcosa, anche la più piccola cosa che a tanti può sembrare insensata o quasi inutile. Ed anche questo libro insegna qualcosa.
L'attaccamento che Daniel ha può essere considerato sia curiosità e sia voglia di scoprire la verità. Lui non arretra neanche quando vede che i suoi sforzi in quel momento non stanno dando i frutti sperati. Questo credo sia un grande insegnamento che alle volte, quando gettiamo la spugna, dimentichiamo facilmente.
Un altro ''dettaglio'' (che tanto dettaglio non è) che mi ha commosso, per così dire, è l'affetto che prova Daniel verso il libro. Credo questo rappresenti un po' ogni lettore, ognuno ha il proprio rapporto personale con un libro, con una storia, con un personaggio, e credo che questo atteggiamento da parte del protagonista possa essere condiviso da tanti e apprezzato da tutti tanto è 'dolce'.

Un libro che, nonostante a volte sia stato un po' lento nella scorrevolezza , si è rivelato una bella sorpresa.

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L'ombra del vento 2016-04-17 22:48:55 JuliànCarax
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JuliànCarax Opinione inserita da JuliànCarax    18 Aprile, 2016
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Scrivi dei libri. Scrivili per me. Per Penélope

"L'eco di parole che crediamo dimenticate ci accompagna per tutta la vita ed erige nella nostra memoria un palazzo al quale – non importa quanti altri libri leggeremo, quante cose apprenderemo o dimenticheremo – prima o poi faremo ritorno".
E cosi è stato. Ho rispolverato il libro che, più di tutti, è stato in grado di toccare certe cordicelle del mio cuore e del mio intelletto.
L'ho rispolverato dal mio personalissimo "Cimitero dei libri mai dimenticati" e rimesso al cospetto della mia attenzione. Dopo 193 recensioni non voglio soffermarmi più di tanto sulla trama. Preferisco recensire tutto ciò che questa avventura letteraria mi ha trasmesso; d'altronde si sceglie un libro anche per provare delle emozioni forti e non solo per scoprire il messaggio che porta dentro.
In realtà avevo una tremenda nostalgia; nostalgia del piccolo Daniel Sempere che nel cuore della notte non ricorda più il volto della madre scomparsa prematuramente, nostalgia di suo padre e della sua particolare libreria di famiglia, nostalgia di entrambi che nel cuore della notte visitano il
Cimitero dei Libri Dimenticati, nascosto nei meandri di una Barcellona cupa e colma di mistero. Proprio in questo luogo magico e misterioso il piccolo Daniel sceglie un libro che nasconde non solo una storia fatta di pagine e parole ma una vera e propria odissea di eventi e intrighi che si ripercuoteranno nella vita al di fuori dei libri e in quella delle persone a lui vicine.
Daniel rimarrà affascinato a tal punto da nutrire un'ossessione per l'autore del libro (Juliàn Carax) e per i segreti che tengono, la storia di Juliàn, sepolta sotto macerie di mistero.
Riprendere questo libro in mano e perdermi nuovamente nel sentiero della sua storia mi ha fatto ripensare a quei momenti in cui ti ritrovi dentro una macchina, con una persona a cui sei particolarmente legato; quando non ti curi del tempo che scorre veloce e di tutto quello che dovrai fare l'indomani. Allora inizi a parlare fino all'alba di amori impossibili, di persone orribili, di amicizia, di qualsiasi cosa ti passi per la testa finchè ti vengono due noci al posto degli occhi, finchè non senti le sfumature del cielo e dell'abitacolo in cui ti trovi cambiare lentamente e te ne vai a casa totalmente ridimensionato a catalogare tutto ciò che hai vissuto, nel silenzio.
Se sono stato eccessivamente melenso perdonatemi ma sono fatto così, dentro un libro cerco soprattutto questo.
Ci tenevo a far capire, tramite questo esempio, come entrando in un turbinio di emozioni fantastiche in cui il tempo scivola in picchiata, si fà, poi, una fatica enorme ad uscirne fuori e
mettere, nuovamente, i piedi sul terreno, a rallentare..... vorremmo sempre rimanere un pò di più, andare ancora così velocemente....
Leggere "l'ombra del vento" è stata, grossomodo, un'avventura simile per me, "non volevo abbandonare la magia di quella storia nè, per il momento, dire addio ai suoi protagonisti".
Mi sono ritrovato su un ring emotivo, fatto di carta e di parole, sono andato K.O alla 597esima pagina sotto i colpi potenti dello stile e della trama di Zafòn mentre lo schiocco del libro che si chiude sanciva la fine di un incontro emozionante che mai dimenticherò.
Consiglio "l'ombra del vento" non solo come libro, ma come strumento per pesare la propria empatia verso tutto ciò che di bello c'è nel mondo, nella vita, dentro di noi.

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L'ombra del vento 2016-04-13 09:55:42 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    13 Aprile, 2016
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Gioco di specchi

Un romanzo costruito con cura, L’ombra del vento di Zafon tradisce l’eredità dei grandi del passato, da Dickens a Dumas, a Hugo e rivela l’influenza del romanzo gotico. Nè si può ignorare che il romanzo di iniziazione per antonomasia, il romanzo picaresco, nasce in Spagna con il Lazarillo de Tormes e la storia di Daniel Sempere altro non è che un’avventura picaresca, un percorso a tratti doloroso attraverso la vita, che lo conduce alla maturità e alla consapevolezza. Il suo amore per Bea, l’amicizia persa e ritrovata con il fratello di lei Tomàs, sono lo specchio d’una storia di anni precedenti che aveva visto protagonisti Julian Carax, scrittore incompreso, autore di un romanzo dal titolo “L’ombra del vento”, la sua amata Penelope e il fratello Jorge. Un romanzo nel romanzo, più romanzi nel romanzo se si considerano altre vicende e altri personaggi collaterali, non meno importanti come Nuria Monfort, Fermìn Romero de Tormes e il perfido Fumero, sempre al servizio del più forte, spregevole sia nella vita privata che come rappresentante del regime. Ed è il regime franchista che si rivela qua e là nel corso della narrazione che aggiunge all’opera l’impronta del romanzo storico.
Questo gioco di specchi che si alternano con un avvicendarsi di personaggi e fatti appunto speculari è tenuto insieme dall’elemento centrale del racconto, il volume ritrovato da Daniel nel Cimitero dei Libri Dimenticati. È l’ultima copia dell’opera di Julian Carax che scatena la lotta tra il bene e il male e getta su alcuni personaggi un’ombra inquietante che ci riporta alle atmosfere create da un Horace Walpole o da Mary Shelly. La stessa Barcellona, impressa nell’immaginario collettivo con gli smaglianti colori di Gaudì o di Mirò, assume le fosche tinte della nebbiosa e umida Londra di Dickens.
L’impianto del romanzo sembra essere costruito con attenzione e precisione quasi scientifica: i riferimenti culturali sono numerosi e nell’insieme si tratta di un’opera che può essere letta anche dai più giovani, proprio per la sua trama avventurosa e per quel finale un po’ melodrammatico. Il vero messaggio, sia pure subliminale, consiste nella certezza che la letteratura, la pagina scritta, le parole hanno più vita degli esseri viventi. Esse si animano e si rianimano ogni volta che qualcuno le sfoglia o le legge. La pagina scritta può contenere in sé il dono dell’eternità , può entrare in sintonia col lettore, rappresentare le sue speranze o le sue delusioni.

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L'ombra del vento 2016-01-09 15:28:53 Fabeng
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Fabeng Opinione inserita da Fabeng    09 Gennaio, 2016
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Capolavoro della narrativa contemporanea

In una Barcellona novecentesca, Daniel Sempere, figlio di un modesto libraio ed orfano di madre, viene a conoscenza del Cimitero dei libri dimenticati. Il giovane viene attratto da un volume intitolato "L'ombra del vento" il cui autore è uno sconosciuto di nome Julián Carax. Il romanzo gli appare così interessante da indurlo ad indagare anche sulla vita dell'autore che sin da subito si rivela un enorme intrigo. Sempere vedrà la sua vita plasmata da questa vicenda e scoprirà una Barcellona ricca di segreti e misteri. Lo reputo un capolavoro della narrativa contemporanea, d'altronde Zafón non mi ha mai delusa. È un romanzo molto articolato, molte storie sono incidenti e lo sono con un efficace fluidità. Anche il numero dei personaggi è alquanto alto ma la magnificenza sta nel fatto che ognuno è un tassello fondamentale per lo svolgimento della storia e nessuno è superfluo. Le microstorie che compongono il romanzo lasciano il lettore con continui punti interrogativi e dubbi che però sul finale vengono tutti soddisfatti.. Niente viene gettato nel dimenticatoio. È meritevole la cura ai dettagli e lo stile non lascia che dire.

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L'ombra del vento 2015-09-02 21:25:51 ombraluce
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ombraluce Opinione inserita da ombraluce    02 Settembre, 2015
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AUTORE STRABILIANTE

Scoprire Carlos Ruis Zafon è stata la cosa migliore che mi sia capitata in questo periodo. E' una lettura travolgente e inarrestabile. Impossibile lasciare il libro sul comodino rinunciando al dipanarsi di avventure e intrighi di personaggi così reali da sembrare che vivano lì accanto, descritti con una maestria unica e inimitabile. Io ho letto questo libro sempre fino a notte fonda, proprio come Daniel Sempere quando per la prima volta legge il romanzo di Julian Carax trovato, anzi, scelto al "Cimitero dei Libri Dimenticati" (solo la descrizione di questo luogo varrebbe la lettura.... è un posto da sognare nel silenzio della notte, come tutte le cose veramente importanti) E, man mano che la storia procedeva, mi ritrovavo immersa in vicende di amore, mistero, amicizia, tradimenti... tanto da non sapere più che genere di libro avessi davanti, poiché non si può definire sentimentale, thriller, storico, biografico.... "L'Ombra del vento" è tutti questi generi messi insieme, e anche qualcosa in più. Raramente capita di trovare un libro la cui lettura fa in modo che, dopo, uno non sia più la stessa persona di prima. Ecco, questo libro lo fa. Impossibile dimenticarlo, impossibile non sentire dentro timori, rabbie, gioie e fatiche dei protagonisti. A volte come pugni nello stomaco, altre come carezze lievi e dolcissime, le emozioni entrano nel cuore e lì si fermeranno per sempre. Personalmente ho imparato da questo libro a non credere mai e poi mai alle apparenze e anche a dar valore ai momenti più critici, che sono poi quelli che forgiano il nostro destino. Però, come dice sempre Daniel al suo amico Jorge, che non leggeva perché riteneva i libri noiosi, " i libri sono come specchi, riflettono ciò che abbiamo dentro". Quindi, probabilmente, tali sensazioni vivevano già in me ed è stato comunque bellissimo ritrovarle in maniera così evidente in queste pagine. Invece, certe descrizioni anche psicologiche e introspettive di personaggi, certi luoghi misteriosi e fantastici come la vecchia biblioteca o le residenze o anche la splendida Barcellona di notte, certi incontri scontri tra eroi e cattivi, certi dialoghi a volte gravi a volte anche veramente esiliranti come quelli tra Daniel e Fermin, ecco.... queste cose le ho trovate solo e soltanto in questo libro. Un libro che racchiude almeno sei storie che si intrecciano e si integrano fino al formidabile finale, un libro che un giovane scrittore non avrebbe mai potuto scrivere. Bisogna avere una certa età ed esperienza di vita per arrivare a scrivere una trama simile, infatti Zafon è del 1965! Consiglio a tutti, ma proprio a tutti la lettura di questo romanzo, che, oltre a non annoiare e a insegnare tanto, offre anche l'opportunità di una splendida scrittura.

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