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Génie la matta Génie la matta

Génie la matta

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Questo romanzo è la storia dell'amore, lancinante e assoluto, di una figlia, Marie, nata da uno stupro, per la madre, Eugénie detta Génie, che, ripudiata dalla famiglia e respinta dalla comunità dopo che ha generato una bastarda, si è murata nel silenzio e nella lontananza. Una madre che sa dirle soltanto: «Non starmi sempre tra i piedi», che raramente la abbraccia; una che tutti, in paese, bollano come matta e sfruttano facendola lavorare nei campi e nelle fattorie in cambio di un po' di frutta, di un pezzo di carne. Ma l'amore di Marie è impavido, indefettibile – va oltre il tempo. Con una scrittura di assoluto nitore, laconica e bruciante, a tratti intensamente lirica, Cagnati ci racconta una vicenda in cui, sullo sfondo di una terra aspra e inclemente, si intrecciano brutalità e tenerezza, strazio e rancore, lutto e incantamento, riuscendo a raggiungere un'essenzialità trasognata che sembra dissolvere la tragicità degli eventi.



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Génie la matta 2024-06-02 15:10:05 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    02 Giugno, 2024
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Eugénie e Marie

«[…] Andavo a letto. Veniva anche lei. Qualche volta mi abbracciava. Altre volte si addormentava subito, lontana al fondo della sua stanchezza.»

Uno dei primi aspetti che colpisce leggendo “Génie la matta” di Inès Cagnati è senza dubbio lo stile. La prosa è narrata con pennellate incisive, rapide, prive di fronzoli ma al contempo poetiche e taglienti. Per il lettore si dipinge un quadro fatto di istantanee vivide. È in tutto e per tutto un romanzo potente e figurativo.
Tema centrale dell’opera è il rapporto tra madre e figlia ma è anche una storia di dolore, miseria, solitudine, incomprensione, coraggio, pregiudizi, amore. È la storia di due donne, ciascuna vittima, ciascuna reietta per quella società che non accetta il diverso, che non accetta ciò che non è precostituito. A narrare la vicenda di Eugénie, la madre, è Marie, la figlia. La madre è la figura verso la quale ella rivolge tutto il suo amore più puro e incondizionato. Quest’ultima è una donna piegata dagli eventi, dal dolore, dalla vita. Seppur proveniente da una ricca famiglia del luogo è diseredata ed emarginata a causa di quella violenza che subisce da un compaesano e che la lascia incinta.

«[…] Perché mai niente ti avverte che stai vivendo un giorno particolare, un inizio e una fine, nemmeno se è l’inizio di qualcosa di bello, perché certe cose sembrano normali o belle e poi dopo ti accorgi che diventano tremende.»

L’evento che porta disgrazia, così come lo definiva la nonna di Marie, porta Génie ad essere sola. Dopo il parto va così a vivere in una fatiscente casa ai margini del villaggio con la sua bambina. Si rifugia in un luogo che si trasforma nella sua alcova e si cela in un silenzio che viene rotto solo da alcune frasi ripetute ossessivamente. Il tutto per aver scelto di tenere quella bambina frutto della violenza subita. La vita di Génie si articola nella fatica del lavoro, dalla mattina alla sera, girando tra campi e fattori, tra persone che non si pongono alcun tipo di problema nello sfruttarla. Marie, di contro, crescerà studiando, amando la madre in modo viscerale, e a sua volta incontrerà un uomo, Pierre, giovane aviatore, di cui si innamorerà. La freddezza di Génie nei suoi confronti, l’incapacità di comprendere alcuni suoi comportamenti, non scalfirà il legame con la madre.
Una madre e una figlia che sono tuttavia legate dallo stesso destino: come la madre anche la figlia subirà la forza brutale dell’uomo. Uno stesso dolore che sfugge al controllo, un eterno replay della vita di Eugénie su quella di Marie. Non esiste gioia, non esiste speranza, non esiste riscatto. Dolore, ancora dolore, in una vita non vissuta ma sopravvissuta.

«[…] E poi succedono le cose, sempre le stesse, e da quelle non ti potevi difendere, in tutte quelle sere perdute potevi solo sperare di avere la forza di sopportarle.»

Una solitudine latente anche in quella che è una ricerca costante di affetto di voglia di legami. In una costante tra avvicinarsi e allontanarsi, tra una madre e una figlia. Una figlia che rincorre la madre, una madre che fugge dalla figlia, che la tiene a distanza. È un rapporto fatto di silenzi, lacrime sul cuscino a notte fonda e una campagna che fa da sfondo con il suo lavoro e il suo ritmo rapido tra campi di granturco e l’uccisione degli animali da allevamento.
“Génie la matta” è un romanzo che morde la pancia e scuote l’anima e il cuore. Suscita tanta empatia ma anche tante emozioni contrastanti per questa condizione umana a cui sembra non esserci scampo. È uno di quei libri, ancora, che leggi a piccoli sorsi e che si incunea dentro con poche e semplici parole perché il dolore non ha bisogno di troppi lustri per essere narrato.
Al tutto si sommano capitoli brevi che sembrano istantanee, quasi foto ricordo di un momento ormai trascorso in un tempo indefinito. “Génie la matta” è uno di quei libri che ho letto lo scorso anno, nel 2023, ma che come spesso accade ha richiesto tempo per essere narrato perché è esso stesso un tumulto di sensazioni dalle sfumature variegate.

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