Narrativa straniera Romanzi Gli amanti della notte
 

Gli amanti della notte Gli amanti della notte

Gli amanti della notte

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A Irie Fuyuko l'amicizia non viene naturale. A circa trent'anni di età, lavora come redattrice e vive sola. Le interazioni più frequenti che ha sono con la sua referente, Hijiri, una donna dall'indole molto diversa e le cui motivazioni sono spesso poco chiare. Un giorno Fuyuko si vede riflessa nel vetro di una finestra ― la donna che ricambia il suo sguardo è pallida e misera. Decide così di imparare a non essere più quella che è di solito ma, non appena inizia a provarci, eventi del passato cominciano a riaffiorare, e il suo isolamento appare sempre più irreversibile e completo. "Gli amanti della notte" è una porta spalancata sul peculiare mondo di Mieko Kawakami. "Gli amanti della notte" scava nella complessità dei rapporti umani raccontando la storia di una donna che non ne ha nessuno. È un libro sul mondo del lavoro, sulle sue vicissitudini e le sue gioie, e sui modi in cui il passato insiste nel dare forma al futuro.



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Gli amanti della notte 2023-04-30 10:46:08 68
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68 Opinione inserita da 68    30 Aprile, 2023
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Astensione obbligata

Irie Fuyuko è una donna con indosso un abito crepuscolare, tre anni nel silenzio del proprio lavoro di redattrice in una piccola casa editrice, lunghe ore tra errori ortografici, parole improprie, incongruenze di contenuto.
Sin da bambina una scarsa fiducia in se’ stessa, incapace di intrattenere una normale conversazione, di costruire amicizie e stare in compagnia, nessun posto dove andare, nessun piacere da vivere e condividere, completamente sola, un cammino di ovvietà in un percorso definito, serate che odorano di dimenticanza tra il sonno e il nulla, anestetizzata dal vuoto che la circonda.
Una nuovo lavoro in una grossa casa editrice e l’ incontro con Hijiri, una coetanea baciata da tutte quelle risorse e qualità a lei negate, una donna brillante con la quale instaurare un rapporto singolare, momenti di intimità e un ruolo di redattrice editoriale freelance.
In un immobilismo dislocato nell’ appartamento di Tokyo dove si era trasferita dopo gli studi, nessuna uscita mondana se non il giorno del suo compleanno, zero amicizie e frequentazioni, Fuyuko è scossa da un’ immagine inaspettata riflessa nel vetro di una finestra

…”una donna misera con una misera faccia e una massa di capelli in disordine, spalle strette spioventi, occhi infossati, gambe e braccia corte, il collo lungo e gracile, guance cadenti “ ….

una figura squallida e del tutto incapace di godersi la vita.
In lei si innesca una riflessione sul proprio senso di vuoto e di estraniazione, l’ abbandono all’ analgesia dell’ alcool per non soccombere alla disperazione.
È il momento di spezzare il suo digiuno dal mondo, di divertirsi, di affrontare la vita con leggerezza e ottimismo tralasciando il domani, estraniandosi dal proprio rigore lavorativo, l’ incontro con Mitsusuko, un uomo misterioso e sfuggente di cui non conosce nome, età, residenza, una relazione ridotta a pochi elementi confusi.
Un modo di accedere a una neo dimensione cosciente, ma ecco un inevitabile senso di disperazione che incombe, tutte le volte che

…’” inseguivo e cercavo di afferrare qualcosa un’angoscia indefinibile affondava dentro di me risuonando dolorosamente”….

Un mondo estraneo, diverso, inaccessibile, frammenti dispersi di un passato dimenticato. Fuyuko pensa a Mitsusuko e ai loro sporadici incontri, alle poche parole che si sono detti, al giorno in cui si rivedranno, il dubbio che sia stato solo un grande imbroglio.
E così si rinnova quella solitudine ingravescente, un’ apatia incollata addosso, quali le cause, che cosa le sta succedendo, perché sta così male? Nuovamente sola e triste, sopraffatta dai sentimenti, dorme e sogna, nessuno a cui affidarsi, che si fermi a parlarle e la degni di attenzione. Ha mai amato, quando ha smesso di farlo, che cos’è l’amore, e tutti gli accadimenti che la sorprendono, le parole che la investono, e il proprio grado di coinvolgimento ? Una riflessione e una constatazione incombono:

….”Che cosa avevo fatto nella vita fino a quel momento, avevo mai scelto qualcosa? Il lavoro, l’appartamento in cui abitavo, la solitudine, nessuno con cui parlare, erano il risultato di una mia precisa scelta? No, non avevo mai scelto niente nella vita, niente era il frutto di una mia precisa decisione, avevo scelto che le cose capitassero. Ecco perché mi trovavo così, sola e triste.
Per paura di fallire e restare ferita per sempre, avevo evitato di scegliere, di essere, a conti fatti non avevo mai agito autonomamente in tutta la mia vita”….

Il dolore l’ha sottratta alla vita per paura di viverla, l’ invisibilità l’ ha allontanata da se’ consegnandola alle decisioni altrui, alla vulnerabilità, il non scegliere una precisa scelta, l’ astensione dal reale per scansare ferite e fallimenti, paura e solitudine sostegni imprescindibili, corazza di appartenenza, le sole strade percorribili per riconoscersi e legittimarsi.
Ricordi, dolore, oblio, ansia, parole, una frase solo accennata…

… “ Gli amanti della notte”…

parole senza un senso apparente, che restano e la accompagnano in attesa del nuovo giorno mentre

…” abbassa piano piano le palpebre”….

“ Gli amanti della notte “ è un bel romanzo che affronta le difficoltà di un’ esistenza di solitudine e la complessità sentimentale di una trentenne immersa in un senso di dispersione.
È una rincorsa vana, un percorso complicato da un’ insensatezza che ogni volta ritorna, accarezzando e abbandonando una vita sfuggente, caratterizzata dall’osservazione e dalla distillazione dei comportamenti e dei sentimenti altrui, dalla negazione dei propri, un cammino che diluisce e miscela attesa, silenzio, parole, relazioni duali, sogni, realtà, immaginario.
La scrittura di Mieko Kawakami sa esprimere intensità, grazia e una certa dose di sarcasmo, dolcezza e levita’ in una profondità nascosta, in parte ricorda Aki Shimazaki pur non raggiungendone la grandezza poetica.
Frasi frammentate e lucidamente esposte, un ritmo lento e sincopato che alterna stupore, attesa, sonno, sogno nell’ inquietudine del presente, una protagonista che fatica a esprimere l’ inespresso, che dialoga con la propria coscienza in un costante flusso temporale, momenti ripetuti in cui ogni volta pare concedersi per sottrarsi immediatamente.


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