Narrativa straniera Romanzi Ho visto Ramallah
 

Ho visto Ramallah Ho visto Ramallah

Ho visto Ramallah

Letteratura straniera

Editore

Casa editrice

Da un esilio a un altro scorre la vita dell'autore-protagonista, 'sorpreso' all'estero dalla guerra del 1967. In un percorso umano, denso di ricordi e di emozioni, il protagonista ritorna con un permesso speciale nel suo villaggio natale nei pressi di Ramallah, e con lo sguardo dell'esule, in un convulso riemergere di flashback, osserva la Palestina che non c'è più, e si confronta con quanti sono potuti rimanere nel proprio paese, inerti spettatori della loro storia. Il racconto autobiografico, nonostante la drammaticità dei fatti, è strutturato con leggerezza e ironia, alle quali si aggiunge la vena poetica, genere preferito dello scrittore. A questo romanzo è stato assegnato nel 1997 il premio "Mahfuz" per la narrativa.



Recensione Utenti

Opinioni inserite: 1

Voto medio 
 
3.3
Stile 
 
3.0  (1)
Contenuto 
 
4.0  (1)
Piacevolezza 
 
3.0  (1)
Voti (il piu' alto e' il migliore)
Stile*  
Assegna un voto allo stile di questa opera
Contenuto*  
Assegna un voto al contenuto
Piacevolezza*  
Esprimi un giudizio finale: quale è il tuo grado di soddisfazione al termine della lettura?
Commenti*
Prima di scrivere una recensione ricorda che su QLibri:
- le opinioni devono essere argomentate ed esaustive;
- il testo non deve contenere abbreviazioni in stile sms o errori grammaticali;
- qualora siano presenti anticipazioni importanti sul finale, la recensione deve iniziare riportando l'avviso che il testo contiene spoiler;
- non inserire oltre 2 nuove recensioni al giorno.
Indicazioni utili
 sì
 no
 
Ho visto Ramallah 2008-06-19 22:29:26 Maristella
Voto medio 
 
3.3
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
3.0
Maristella Opinione inserita da Maristella    20 Giugno, 2008
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Ho visto Ramallah

Murid al-Barghuthi, uno dei piu’ apprezzabili poeti arabi contemporanei, nasce a Deir Ghassana, in Cisgiordania, nel 1944. All’età di sette anni si sposta insieme alla sua famiglia a Ramallah e nel 1963 si trasferisce in Egitto per frequentare il corso universitario di Letteratura Inglese. Qui, nel 1967, a pochi mesi dalla laurea, con lo scoppio della “Guerra dei sei giorni” e la conseguente chiusura delle frontiere nei territori occupati dagli israeliani, vede segnare il suo destino di esule che lo accomunerà alle migliaia di palestinesi che non potranno fare più ritorno alla loro terra. Vivrà così l’intenso dolore della “certezza dell’esilio” e della “incertezza del ritorno” in patria, che avverrà dopo trent’anni, al seguito di una serie di traversie che dall’Egitto lo porteranno a Budapest in Ungheria e poi di nuovo in Egitto costringendolo a ricorrenti separazioni anche dal suo nuovo nucleo familiare.

Questo libro riproduce, aggrappandosi tenacemente a estremi e forti baluardi di poesia, la storia di un intero popolo, la storia di un esilio collettivo e la storia delle nuove generazioni di palestinesi nate fuori dal proprio territorio, che si sono ritrovate “obbligate ad amare” un paese a loro sconosciuto, lontano, impossibile da raggiungere, occupato e presidiato da un altro popolo che ne limita ogni libertà fisica e di pensiero. Un paese che spesso viene ridotto ad essere un ciondolo d’oro, appeso al collo delle donne esiliate, a mantenerne il ricordo.

La “Gurbha”, l’esilio, viene vissuta come una malattia incurabile, con la percezione di sentirsi stranieri ovunque, di sentirsi estranei persino a se stessi, alle proprie memorie, al proprio passato sradicato, fino all’abitudine, perpetuata nella quotidianità, di un vivere le situazioni più atipiche, privi di ogni stupore e permeati incessantemente di un senso di assoluta precarietà e d’impossibilità di una pianificazione futura.

E’ la storia del “non senso di un ritorno” all’affannosa ricerca di una identità perduta, di un desiderio di confini entro i quali sentirsi liberi, di famiglie separate per sempre che si rincorrono per il mondo e vivono i sentimenti, le gioie e i dolori attraverso il filo di un telefono che diventa strumento indispensabile per la comunicazione e la cognizione delle alterne vicende della vita di ognuno di essi.

Con le splendide descrizioni, non già della Gerusalemme conosciuta dal mondo, ma della vera Gerusalemme, quella appartenente intimamente al suo popolo e di tutto un paese a cui l’occupante ha impedito di evolvere e crescere sospendendolo in una remota staticità, Murid al- Barghuthi solleva, da tutta questa polvere di dolore, interrogativi di fondamentale importanza, domandandosi che cosa, oltre alle ferite fisicamente inferte dall’invasore, abbia potuto strappare ogni colore alle anime rendendole così grigie e rassegnate al martirio.

Domande che, scaturendo dall’interiorità più profonda, aspirerebbero a risposte che ora non ci sono e probabilmente mai ci saranno.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
00
Segnala questa recensione ad un moderatore
 

Le recensioni delle più recenti novità editoriali

L'ultimo conclave
Valutazione Utenti
 
1.3 (1)
Una morte onorevole
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
Eredi Piedivico e famiglia
Valutazione Utenti
 
3.5 (1)
Pioggia per i Bastardi di Pizzofalcone
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
Legami
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
Renegades. Verità svelate
Valutazione Utenti
 
3.5 (1)
Una primavera troppo lunga
Valutazione Utenti
 
3.0 (1)
Ricordatemi come vi pare
Valutazione Utenti
 
4.8 (1)
La donna che fugge
Valutazione Utenti
 
3.9 (3)
T
T
Valutazione Utenti
 
3.5 (2)
I giorni di Vetro
Valutazione Utenti
 
4.8 (3)
Ti ricordi Mattie Lantry
Valutazione Utenti
 
4.3 (1)

Altri contenuti interessanti su QLibri

Giorno di vacanza
Génie la matta
Mattino e sera
L'anno che bruciammo i fantasmi
T
Il mondo invisibile
Moriremo tutti, ma non oggi
L'estate in cui mia madre ebbe gli occhi verdi
Una primavera troppo lunga
La vedova
Il bambino e il cane
Il mantello dell'invisibilità
Lunedì ci ameranno
Se solo tu mi toccassi il cuore
La salita verso casa
La mia Ingeborg