Narrativa straniera Romanzi La cercatrice di funghi
 

La cercatrice di funghi La cercatrice di funghi

La cercatrice di funghi

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Sára ha 25 anni e vive in una vecchia casa nella Selva Boema. Tutte le mattine si alza, indossa un paio di vecchi scarponi, afferra il cestino e imbocca il sentiero che suo padre le ha insegnato da bambina, in cerca di funghi da rivendere alla taverna locale. I funghi sono il suo sostentamento, la sua condanna e la sua ossessione: certamente l'unico campo in cui lei, ex studentessa modello, oggi eccelle. Ogni notte Sára la passa insonne. La sua vita trascorre a un ritmo immutabile, e la routine è interrotta solo dai controlli trimestrali con la psichiatra. Ma la morte della madre, l'assillo dei fratelli per l'eredità, un cambio di gestione alla taverna e l'inattesa amicizia di un vicino la costringono ad affrontare i ricordi di un'infanzia che ha voluto nascondere anche a sé stessa.



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La cercatrice di funghi 2022-02-21 17:19:39 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    21 Febbraio, 2022
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Sisi

Edito da Voland Edizioni è “La cercatrice di funghi” opera a firma Viktorie Hanišová, autrice tra le più annoverate nel panorama letterario ceco contemporaneo. La Hanišová non è nuova a tematiche dure e dolorose, a scritti che catapultano il lettore in una dimensione di grande dolore e introspezione. Nel suo bagaglio ad oggi annoveriamo altri due titoli, uno dedicato al tematica della maternità, tema in parte ricorrente anche ne “La cercatrice di funghi”, e una raccolta di racconti legati questa volta alla problematica dell’esistenza e in particolare al suicidio.
Protagonista di queste pagine è Sàra Tycha, detta Sisi, di anni 25 all’inizio del racconto. Sara stessa è la narratrice della vicenda ma attenzione perché quella che viene narrata non è una storia come tante altre. È una storia che viene ricostruita pagina dopo pagina nella mente, in primo luogo, di Sisi e per mezzo delle sue ossessioni e maniacalità. Ogni mattina Sisi si alza, lascia il suo capanno e si dirige nel bosco dove segue in modo estremamente preciso e metodico gli stessi sentieri. Indossa sempre i soliti scarponi appartenuti al padre e come sempre si dedica alla ricerca dei funghi, funghi che vengono scelti con cura e precisione perché ella sa, conosce ogni nome, ogni posizione, ogni uso. Da qui li consegna poi al ristorante del paese, “Ovolaccio”, in quanto questi rappresentano la sua unica forma di sostentamento. Non ha amici Sara, non ha legami. All’inizio dello scritto sappiamo che ha appena perso la madre e da qui che ha un rapporto controverso con i fratelli. Tutto in lei denota sin dal principio un carattere con connotato patologico e non ci stupisce, dunque, quella conseguenza psichiatrica che va a rendersi ancora più concreta e certa nel momento in cui scopriamo sempre più del suo passato.
La conoscenza dei funghi in modo maniacale e scientifico non è casuale. È una passione radicata nell’infanzia, che risale ai tempi in cui accompagnava il padre a cercarli nella Selva Boema. Ancora, è proprio il padre una delle figure che assumerà maggior valore nello sviluppo dell’elaborato. E se tanto è complesso e problematico il rapporto con il padre altrettanto lo è quello con la madre.

«Avevo bisogno di garantirmi in qualche modo quella solitudine, fuori dal mio spazio chiuso provavo angoscia.»

Nulla tra queste pagine è casuale. Tutto lo sviluppo si concentra e sostanzia sul recuperare un passato, frammentato e doloroso, per comprendere il presente e potersi avvicinare a un futuro. È proprio la struttura l’elemento cardine e peculiare dello scritto. La narrazione è multilivello, alterna il passato al presente, fa leva sugli specchi della mente che spesso offuscano e celano avvenimenti traumatici radicati proprio nell’adolescenza e nella dimensione di quella famiglia di cui resta il dubbio. Chi sapeva? Quanto sapeva? Perché sapeva, se sapeva, e non ha fatto?
Recuperare il passato diventa vitale per quella svolta che denota la stessa conclusione de “La cercatrice di funghi”. Un finale che lascia aperto, doverosamente. Ecco perché il componimento ha anche una funzione terapeutica e psicologica, ecco perché affrontando anche temi quali il passaggio dall’età infantile a quella adulta si prefigge di scandagliare l’animo della protagonista, ecco perché ogni dettaglio è fondamentale tra queste pagine. Che siano legate ai funghi che siano legate all’amico autistico, che siano legate alle incertezze, o al silenzio del non vedere e del non sentire. Il consiglio è quello di non arrendersi alle prime 40/50 pagine dove le descrizioni dedicate alle specie dei funghi sono molto meticolose e accurate, c’è un perché e sopraggiunge nel proseguire ed è necessario, ancora, proprio per la caratterizzazione del personaggio.
Un romanzo intimistico, malinconico, profondo, psicologico.

«Anche per questo nelle mie escursioni punto con sacra riverenza lo sguardo al suolo. Non ci tengo a guardare in faccia i casuali passanti. Ma, soprattutto, non voglio che qualcuno veda me. Preferisco essere un’ombra che si trascina nel bosco.»

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