La mia Africa La mia Africa

La mia Africa

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Vissuta fino al '31 in una fattoria dentro una piantagione di caffè sugli altipiani del Ngong, Karen Blixen ha descritto con una limpidezza senza pari il suo rapporto d'amore con un continente. Digiuna di politica, ci ha dato il ritratto forse più bello dell'Africa, della sua natura, dei suoi colori, dei suoi abitanti. I Kikuyu che nulla più può stupire, i fieri e appassionati Somali del deserto, i Masai che guardano, dalla loro riserva di prigionieri in cui sono condannati a estinguersi, l'avanzata di una civiltà "che nel profondo del loro cuore odiano più di qualsiasi cosa al mondo". Uomini, alberi, animali si compongono nelle pagine della Blixen in arabeschi non evasivi, in una fitta trama di descrizioni e sensazioni che, oltre il loro valore documentario, rimandano alla saggezza favolosa di questa grande scrittrice.



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La mia Africa 2016-11-11 14:16:46 LorenzoP
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LorenzoP Opinione inserita da LorenzoP    11 Novembre, 2016
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Troppo distante

Avevo questo libro nella "lista" dei libri da leggere quindi qualche giorno fa ho deciso di "depennarlo" da questa lista così l'ho letto. Ne avevo sempre sentito parlare bene, più di qualcuno me lo ha consigliato, mi sono fatto prendere dalle recensioni positive su Qlibri....
Purtroppo però non è stato all'altezza delle aspettative, o, forse, sono state proprio quelle aspettative che me lo hanno fatto credere troppo un libro sopra le righe.
Il fattore che mi ha reso più pesante il libro, scritto sotto forma di diario, è stata la completa mancanza di sentimenti e di pensiero sui fatti narrati da parte dell'autrice. Come fosse tutto un semplice resoconto giornaliero.
Non vi è una vera e propria trama in quanto la Blixen scrive di avvenimenti accaduti durante il suo periodo di permanenza in Africa, Kenya; ma anche in questi avvenimenti non c'è una linea temporale ben precisa, inizia la narrazione interrompendola per raccontare eventi passati, per poi riprendere da dove aveva lasciato.
Però ci sono anche degli aspetti positivi nel libro: l'amore per l'Africa descritto dall'autrice sicuramente non può essere lasciato in disparte. Lei vede questo continente come un'isola dal resto del mondo, la vede come la cosa più vicina a Dio per la sua purezza, per la sua mancanza di uomini europei-colonizzatori, un continente dove la Natura vive con l'uomo che non la offende.
Un giorno mi piacerebbe andare in Africa, in queste zone, e scoprire di persona cosa si prova e chissà che tutto ciò non mi farà cambiare completamente idea sul libro e mi farà ricredere; ma, per ora, rimane soltanto un libro che mi ha lasciato distante da tutto ciò.

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La mia Africa 2014-07-25 14:32:06 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    25 Luglio, 2014
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Fuori dall'Africa, Msabu

Nata in Danimarca nel 1885, Karen Blixen sposo' il cugino di stirpe aristocratica ottenendo così il tanto ambito titolo nobiliare di baronessa, da sommare alla sua ricchezza borghese.
Nel 1914 i due si trasferirono in Kenya e acquisirono una fattoria dove ella si dedico' alla coltivazione del caffe', sulle colline di Ngong, poco distante da Nairobi.
LA MIA AFRICA e' un lungo, potente, meraviglioso resoconto di quegli anni .

Se lo stile di scrittura della Blixen non mi ha colpita essendo esso asciutto, a tratti telegrafico, privo di quel potere divulgativo intrinseco nella forma in dote a certi autori, la prepotenza piacevolemente opulenta delle fitte descrizioni dei luoghi, delle genti, della fauna e della flora mi ha tolto il fiato. Quasi la scena non avesse bisogno di una penna particolarmente dotata per emergere ; l'emersione e' intrinseca. 
Eppure sommandosi le decine di pagine ho notato un'evoluzione anche nello stile, quasi che col trascorrere degli anni africani Karen assorbisse l'Africa dentro di sé e l'anima irrompesse, in un'evoluzione personale che pure mi ha rapita, emozionata, commossa.
Siamo negli anni della colonizzazione africana da parte dei nobili europei ed americani, i -tristi- momenti in cui la virilita' del maschio bianco forse necessitava di un cruento safari di caccia per ritrovare vigore, immortalati i ricchi sorridenti in quelle fotografie d'epoca in cui poggiano il piede sulla fiera uccisa impugnando il fucile, i valorosi. Karen abbandona le battute di caccia e si dedica alla fattoria, i safari divengono di contemplazione, la vita trascorre nella bellezza di un Kenya ancora padrone di se stesso, seppur senza privarsi delle comodita' che si addicono ad una ricca aristoratica. 
La terra d'Africa diventa parte di lei, inondandola della consapevolezza che in un paese straniero con specie animali diverse, la bellezza sta nella vita pulsante delle stesse : un'iguana ucciso perde i colori cangianti non appena la vita e l'anima lo abbandonano.  
Blixen nel suo libro trasmette la concretezza dello strappo, quello cui noi occidentali non pensiamo mai, il momento esatto in cui l'animale esotico viene strappato dalla sua terra e deportato negli zoo occidentali. I nobili trampolieri del Nilo, le sorelle del loto, cadono a mucchi nelle casse stipate sulle navi, buttate a grappoli nell'oceano come pezzi di immondizia rossa e rosa, le sottili gambe spezzate. Le teste delle giraffe sbucano alte dalle casse dove sono rinchiuse immobili, gli occhi che nemmeno immaginano che mai piu' rivedranno le amate praterie ed i neri cieli stellati di casa.

Il titolo inglese del libro e' OUT OF AFRICA, e io lo adotto perche' il libro lascia la malinconia di un addio. Quello di Karen Blixen costretta a vendere l'improduttiva fattoria , quello degli animali rubati alle loro terre, quello dei Masai e dei nativi stipati nelle riserve. 
Fuori dall'Africa quel che all'Africa appartiene. 
E' stata una lettura piuttosto lunga e abbastanza lenta, eppure molto sentita, molto vissuta, molto amata nonchè un documento approfondito e molto interessante di un'epoca.
Bellissimo, indimenticabile.



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La mia Africa 2013-05-28 19:48:18 paola melegari
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paola melegari Opinione inserita da paola melegari    28 Mag, 2013
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l'Africa conosce il mio canto?

Adoro questo libro, che ho letto un paio d'anni prima dell'uscita del film.
Non so per quanto ho sognato di andare in Kenia, la Blixen è riuscita a trasmettermi l'amore per quel paese che deve essere di una bellezza esasperata. Almeno fino ache non lo rovineranno come ogni luogo in cui si insedi l'uomo 'civilzzato'.
La forza di questa donna, che all'inizio sembra essere soltanto una piccolo borghese, si rivela passo passo all'affiorare delle difficoltà.
La passione che metteva nei racconti serali , per intrattenere gli amici, l'amore per i 'suoi kikuyu, la dedizione all'uomo che amava nella vita e nella morte , infischiandosene di ciò che gli altri pensavano. Combatterà la sifilide, oscura nemica che avrebbe potuto portarla alla pazzia e alla morte .
Sempre, nella sua vita, avrà i libri come compagni, soprattutto nei momenti di difficoltà.
Karen Blixen non potrà mai più tornare in Africa, e forse questa sarà il castigo più grande inflittole dal destino.
Altruista e dotata di grande dignità, è una donna dei nostri tempi, che ha anticipato l'emancipazione femminile, non si è fatta calpestare , esigendo un rispetto dovuto.
Il film , rende bene ciò che la scrittrice trasmette ai lettori, l'ho trovato fedele. I protagonisti oltretutto sono al massimo del loro splendore , le musiche favolose la scenggiatura mozzafiato.
A proposito,di karen Blixen a me risulta, se non ricordo male, che altri suoi precedenti libri meno famosi, erano stati pubblicati con lo pseudonimo di Isac Dinesen, credo per simulare il fatto che l'autore era una donna. Ho letto Erhengard , e una raccolta di racconti, ma nulla di così spettacolare come La mia Africa.
paola

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La mia Africa 2012-01-11 11:16:17 Sancara
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Sancara Opinione inserita da Sancara    11 Gennaio, 2012
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Un amore intenso per l'Africa

La mia Africa (Out of Africa) è un romanzo autobiografico pubblicato la prima volta nel 1937 dalla scrittrice e pittrice danese Karen Blixen, pseudonimo di Karen Christentze Dinesen, baronessa von-Blixen-Finecke (1885-1962).
In Italia è stato pubblicato nel 1959 da Feltrinelli.
La storia è quella della permanenza in Kenya dell'autrice, dal 1914 al 1931. Karen parte per l'Africa assieme al cugino di secondo grado, lo svedese Bror vonBlixen-Finecke, che sposerà a Mombasa nel 1914 , il 2 dicembre 1913. Assieme acquistano una fattoria con una piantagione di caffè vicino Nairobi. Nel 1921 i due divorzieranno e Karen resterà da sola a dirigere la piantagione fino al 1931, quando una crisi del mercato del caffè e la morte del suo compagno , il cacciatore Danys Finch Hatton, avvenuta il 14 maggio 1931, per un incidente aereo, la costringerà a lasciare per sempre l'Africa, ritornando il 31 agosto 1931 in Danimarca.
La storia di quell'esperienza in Africa, che pubblicherà nel 1937, resterà il suo capolavoro letterario.
La Blixen descrive con un linguaggio piacevole e denso di particolari un'epoca, quella coloniale, che lei vede con occhi curiosi e privi di quei preconcetti e di quelle certezze di "superiore civiltà", rispetto all'Africa, tipica dei bianchi di quel tempo. Ella si immerge nella strepitosa natura dell'Africa, guidata dai suoi abitanti , i Kikuyu (l'etnia di quello che sarà il primo presidente del Kenya, Yomo Kenyatta, di gran parte dei ribelli Mau-Mau e del premio Nobel 2004 Wangari Maathai) che con lei instaurano un rapporto di fiducia e di reciproco rispetto, grazie anche ad un giovane aiutante della Blixen nella fattoria, Kamante.
Questo stretto rapporto con la natura, con i suoi pregi e difetti, e con i popoli indigeni (nel racconto si parla anche dei Masai e dei Somali) porteranno la Blixen a sostenere una superiorità dell'Africa, rispetto all'Europa, in quanto "più pura e più vicina a quanto Dio aveva preparato per gli uomini".

Nel 1985 vi fu un adattamento cinematografico del libro, diretto da Sydney Pollack e interpretato da una strepitosa Maryl Streep e da Robert Redford (che interpreta Danys Hatton), vincitore di 7 premi Oscar nel 1986.

Karen Blixen morirà a Copenaghen il 7 dicembre 1962 a causa delle complicanze della sifilide che aveva contratto dal marito alla fine del primo anno di matrimonio.
Vale la pena ricordare che Karen Blixen è autrice anche di una raccolta di racconti, Capricci del destino, al cui interno vi è un racconto Il pranzo di Babette, che nel 1987 ha ispirato un'altro straordinario film interpretato da Stephane Audran.

www.sancara.org

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La mia Africa 2011-03-07 17:25:21 orso
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orso Opinione inserita da orso    07 Marzo, 2011
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La mia Africa

Ma quanto ha amato la sua Africa Karen Blixen? Sicuramente moltissimo tanto da regalarci uno dei più bei ritratti del continente africano, narrandoci dei suoi abitanti, dei suoi colori e della sua splendida natura.
La Blixen ci fa scoprire ed amare un Africa: solare, dai grandi spazi, tranquilla facendoci cogliere gli aspetti positivi e fornendoci un ritratto che ci fa comprendere il modo di vivere e di interpretare la vita della popolazione locale.
Forse più che un romanzo si potrebbe considerare questo libro come un libro di memorie, che ci offre l’opportunità di conoscere l’Africa attraverso gli occhi di chi ha amato profondamente questa terra.
Alla fine si percepisce una nota dolce e delicata di nostalgia verso questa terra, ma come non capire l’autrice: se devi abbandonare un luogo che ti ha permesso di vivere sensazioni così intense ed attimi così indimenticabili non puoi non avere che nostalgia o rimpianto.
Un libro bello e intenso, che si fa leggere, apprezzare e ricordare dal lettore.

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La mia Africa 2011-03-07 08:41:32 Ginseng666
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Ginseng666 Opinione inserita da Ginseng666    07 Marzo, 2011
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Un rapporto idilliaco con la natura...

L'autrice ci presenta uno scritto auto-biografico, sulla sua esperienza vissuta in Kenia, insieme al marito un barone che le propone all'inizio una specie di accordo economico, che porterà vantaggi per entrambi. Ma, in seguito sarà lei ad occuparsi della fattoria, a gestirla e a ricavarne i guadagni...il marito preferirà dedicarsi alla caccia, disinteressandosi del resto...
Al contrario lei, la nostra protagonista allaccerà un rapporto idilliaco con la natura, incontaminata e selvaggia, che ritiene di maggior pregio di quella da cui proviene, perchè più vicina all'idea del paesaggio che Dio ha creato e pensato per l'uomo...anche gli indigeni e gli abitanti africani diverranno per la scrittrice amici, compagni nel suo viaggio di scoperta di quei luoghi incontaminati, collaboratori per la gestione della fattoria...ella li ammira poichè diversi dagli uomini della sua civiltà, gli indigeni abbandonati ai capricci della natura e al destino, convinti di essere tutelati e difesi dal loro abitat e dal destino...
La scrittrice svilupperà nel tempo un sentimento romantico nei confronti del marito, anche se questi in fondo non mancherà di deluderla e ferirla anche nella salute...
Molto suggestiva la trasposizione cinematografica che rimane comunque un arricchimento del libro...
Consigliato. Sia il libro che il film...anche per le incantevoli immagini sulla natura e sulla fauna dei luoghi.
Saluti.
Ginseng666

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La mia Africa 2011-03-06 07:43:39 silvia71
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silvia71 Opinione inserita da silvia71    06 Marzo, 2011
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La mia Africa

Karen Blixen scrisse questo libro nel 1937 al suo rientro in Europa, dopo aver vissuto per diverso tempo in Africa, dedicandosi alla propria fattoria.
Sicuramente il contenuto del testo fu una delle prime testimonianze che giunsero in Occidente da quel mondo così lontano e sconosciuto all'epoca : un continente abitato ancora da popolazioni indigene, ancorate alla propria terra e alle proprie tradizioni, turbate dalla presenza di uomini bianchi e restie a stabilirne un contatto.
La Blixen ci propone uno spaccato vivido ed esaustivo, cogliendo la vita africana in tutte le sue sfaccettature : dalle descrizioni della natura, evocandone colori, odori e suoni, a quelle delle popolazioni locali, poichè vivendo a stretto contatto ella riuscì a penetrare nel loro mondo, accostandosi alle loro usanze e alla loro filosofia di vita.
Sul piano stilistico, il testo si colloca tra una autobiografia e un diario, dove la narrazione è fluida e dettagliata, ma rimane piuttosto fredda e distaccata la sfera dei sentimenti e delle sensazioni.
Ritengo infatti che il testo manchi di pathos e di coinvolgimento e ciò provoca cali di attenzione e di tensione durante la lettura, andando quasi a svuotare alcune pagine che, debitamente supportate da maggior intensità emotiva da parte dell'autrice, sarebbero risultate più piacevoli.
Ne consiglierei la lettura solo a scopo documentaristico per approfondire la conoscenza del continente africano.

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