Narrativa straniera Romanzi La stagione della migrazione a nord
 

La stagione della migrazione a nord La stagione della migrazione a nord

La stagione della migrazione a nord

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Mediante uno schema narrativo di scatole cinesi questo libro racconta dell'avventura spirituale di una diaspora e un ritorno, e di un definitivo spaesamento. E la figura di un intellettuale arabo che vi è scolpita, bambino adottato al Cairo da una famiglia inglese, studi a Oxford e brillante carriera in Gran Bretagna, libertino che sulle donne vendica un suo senso di morte, fino all'ultimo incontro che lo forza a scegliere tra il suo essere occidentale e il suo essere arabo; il ritorno al villaggio sul Nilo, lo sforzo di dimenticare, e infine la catastrofe per lui, e indirettamente della sua comunità, è una figura indimenticabile, nel senso proprio che ha la letteratura di non dimenticare. Ma il tema del libro non è solo quello del disagio dell'intellettuale arabo diviso tra speranza e tradizione, tra valori della cultura e miserie materiali. Sembra piuttosto quello più alto dell'unità inevitabile, in una contesa antichissima di amore-odio, tra il mondo arabo e quello cristiano, tra il Nord e il Sud del Mediterraneo. "La stagione della migrazione a Nord" riecheggia nelle vicende di una emigrazione moderna, l'antico periodico andare degli uomini del deserto verso le oasi e le coste, inseguendo sogni d'amore, leggende, mercantilismi, a specchiarsi e contaminarsi con una cultura doppia e necessaria: ad arricchirla e uscirne più ricchi nello scontro. La storia del protagonista è quella dell'illuminante presa di coscienza che "io è un altro".



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La stagione della migrazione a nord 2024-03-06 22:17:05 Laura V.
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Laura V. Opinione inserita da Laura V.    07 Marzo, 2024
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"L'Orrore! L'Orrore!"

Pubblicato nella seconda metà degli anni Sessanta e considerato uno dei più importanti romanzi arabi del Novecento, "La stagione della migrazione a Nord" è un romanzo dello scrittore arabo-sudanese Tayeb Salih (1929-2009).
Notevole la diffusione di questo libro non soltanto all'interno del mondo arabo, ma anche a livello internazionale come dimostra il gran numero di traduzioni (una trentina) e ristampe in circolazione che lo hanno ormai reso un classico della letteratura araba moderna. Inoltre, esso s’inserisce nel filone di quella che è stata definita letteratura postcoloniale; non a caso, di colonialismo si parla abbondantemente in queste pagine, così come di decolonizzazione.
Di ambientazione sudanese, la vicenda narrata presenta diversi personaggi, primi fra tutti quello di un anonimo narratore che, dopo una assenza di sette anni, dall’Inghilterra fa ritorno al proprio villaggio sull'ansa del Nilo, in Sudan appunto, e quello del misterioso, nonché ambiguo, Mustafà Sa'ìd che scompare infine durante una piena del grande fiume; di quest'ultimo si svela a poco a poco la vicenda (sarà lui stesso a raccontarla), attraverso la quale l'autore affronta appunto il tema dell'identità, del ritorno alle radici e del rapprorto Oriente-Occidente o, se si preferisce in questo caso, Nord-Sud.

[…] Le navi hanno solcato le acque del Nilo per la prima volta portando i cannoni, non il pane, e le ferrovie sono state costruite in primo luogo per trasportare i soldati. Hanno fondato le scuole per insegnarci a dire “sì” nella loro lingua. Ci hanno portato il germe della più grande violenza europea di cui il mondo non aveva mai visto l’eguale, quella della Somma e di Verdun, il germe di un male assassino che li ha colpiti più di mille anni fa. Sì, signori, sono venuto a voi da conquistatore fin dentro casa vostra. Una goccia del veleno che avete iniettato nelle vene della Storia. Io non sono Otello. Otello era una menzogna”.

Si tratta di un romanzo duro, inquietante e, senza dubbio, anche molto complesso (sia per i suoi contenuti sia per la struttura narrativa che procede attraverso richiami, anticipazioni, piani temporali sfalsati); nonostante tale complessità generale, l'affascinante scrittura di Salih riesce a mantenere vive l'attenzione e la curiosità del lettore.
Appropriato l'accostamento al celebre romanzo "Cuore di tenebra" e infatti, a mio parere, la nota esclamazione di uno dei personaggi di Conrad («L'Orrore! L'Orrore!») può ben adattarsi anche a quanto a un certo punto viene raccontato; del resto, la storia narrata da Salih - quella di un nero che arriva nel vecchio continente - sembra capovolta rispetto a quella narrata da Conrad ed espone come una sorta di reazione all'imperialismo occidentale, anzitutto sul piano sessuale. Anche la presenza del grande fiume, dispendatore di vita e morte al tempo stesso, finisce per accomunare questi due grandi romanzi.
Nel complesso, un'ottima lettura, anche se, in verità, non la consiglierei come primo avvicinamento alla letteratura araba.

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