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Aaliya Sobhi, 72 anni, di Beirut, vive nel suo grande appartamento, tra ricordi e insonnia, aspettando l'arrivo del nuovo anno. La donna vive sola. Libraia, la sua vera passione è stata per tutta la vita tradurre in arabo i grandi classici della letteratura, senza che queste traduzioni siano state mai pubblicate. Questo lungo periodo è stato segnato da una forte emozione per l'arrivo nel 1967 di Ahmed, un ragazzo pieno di entusiasmo, profugo palestinese, che aveva accettato di lavorare gratuitamente per lei. Ben presto però la passione politica aveva strappato Ahmed al suo amore per la cultura e, in breve tempo, era diventato uno dei grandi torturatori del Libano. Aaliya lo incontra anni dopo per chiedergli un'arma con cui difendersi, durante la guerra, in caso di attacco. In cambio, Ahmed le chiede una notte di sesso.



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La traduttrice 2015-10-27 07:13:04 Natalizia Dagostino
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Natalizia Dagostino Opinione inserita da Natalizia Dagostino    27 Ottobre, 2015
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Libri che salvano

Una donna non necessaria, una donna inutile, è il titolo originale del romanzo imperdibile di Rabih Alameddine, nato in Giordania nel 1959 da genitori libanesi e approdato a San Francisco in America dopo aver vissuto in Kuwait, Libano e Inghilterra.

La traduttrice è Aaliya Sobhi, che a 72 anni vive da sola nel suo grande appartamento di Beirut, tra ricordi, timori e insonnia. E’ una libraia e la sua passione è tradurre per sé, uno all’anno, in arabo, i classici della letteratura, dalla versione inglese o francese. Aaliya, la sublime, la folle (p.26), è una donna emancipata e libera dal conformismo. Decide, dinanzi alla frustrazione, di portare avanti il piano B della sua vita.

Con ironia, come solo chi guarda la realtà può permettersi, Aaliya sceglie di praticare una sottile forma di libertà: la lettura e la vita nei luoghi delle sue persone preferite. Fernando Pessoa, Tomasi di Lampedusa, Javier Marías, Roberto Bolaño, Claudio Magris, Marguerite Duras, Alice Munro, sono una diga che Aaliya erge per governare il tempo della sua esistenza. Non una vita di carta, ma di carne, mentre fuori infuria una guerra che, tra il 1975 e il 1990, sconvolge il Libano e che trasforma giovani pacifici in spie e assassini, costringendo la pacifica Aaliya a dormire con un Ak47 accanto.

“Io, come tutti, voglio spiegazioni, in altre parole, estraggo spiegazioni dove non esistono.” p.104
“Nessuno di noi sa affrontare la natura aleatoria del dolore.” p.105

“Avevo poco tempo per un dio, il quale aveva poco tempo per me. Mentre crescevo non avevo tempo da perdere con un Dio. Emmanuel Lévinas suggerì che Dio se ne era andato nel 1941. Il mio se ne andò nel 1975. E nel 1978, e nel 1982, e nel 1990.” p.215

Un brutto giorno, le vicine di casa, Joumana, Marie-Thérèse, Fadia soccorrono, dopo un temporale, le traduzioni delle traduzioni allagate e stendono e stirano e asciugano con il phon ogni foglio, tutte le vite possibili dei romanzi, riprendendosi respiri e opzioni di cambiamento. Le pagine salvate, stese a rinascere, come garanzia di un futuro possibile, come campane tibetane, come bandiere di libertà.
E’ infelice e, dunque, Aaliya si trasforma sempre più in una traduttrice: traduce e, insieme, trasferisce, conduce, interpreta, tradisce, spiega e produce trasformazioni, facendosi beffa di una esistenza limitata.

L’antidoto e la cura alla tristezza e alla paura rimane scegliere se leggere e tradurre Marguerite Yourcenar o John Maxwell Coetzee. E, così, sola e immaginata, la vita può essere assolta e può attendere.

“Una volta, Alain Robbe-Grllet scrisse che la cosa peggiore che capitò al romanzo fu l’arrivo della psicologia. Si può supporre che intendesse dire che oggi tutti noi ci aspettiamo di capire la motivazione dietro le azioni di ogni personaggio, come se fosse possibile, come se la vita funzionasse a quel modo… la perdita di mistero. Il voler tirar fuori la casualità ci rende dei lettori ottusi. Eppure capisco il desiderio, perché anch’io desidero vivere in un mondo razionale. Desidero capire perché mia madre ha gridato… Purtroppo non capisco…”p.103-104

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