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Metodi per sopravvivere Metodi per sopravvivere

Metodi per sopravvivere

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Quando il piccolo Aron Snær, abbandonato dal padre, entra nelle vite di Árni, Borghildur e Hanna, la loro esistenza è divisa tra la rassegnazione al dolore e la speranza di una svolta. Árni insegue un amore impossibile, accompagnato dall’iperattivo labrador Alfons, che incoraggia le sue zoppicanti passeggiate verso un futuro incerto. Borghildur è una vedova alle prese con il suo lutto che si sente come un «sacco pieno di schegge di vetro», e i figli cresciuti e lontani non sanno aiutarla. Hanna è un’adolescente solitaria che non mangia più, a cui cucinarsi una pasta sembra un miracolo. Il sobborgo di Reykjavík dove vivono, un microcosmo islandese di pace stretto tra torrenti e immensi pascoli, li inghiotte in un’ovattata routine che fa da cassa di risonanza a ogni inquietudine. Finché il piccolo Aron, incrociando in diversi modi le loro strade, così sprovveduto e indifeso, fa scattare qualcosa: la compassione vince la solitudine e risveglia quel bisogno di connessione che è profondamente radicato dentro ciascuno. Forse l’unica ancora di salvezza sono le altre persone, i legami umani, la solidarietà?



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Metodi per sopravvivere 2023-12-08 09:30:11 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    08 Dicembre, 2023
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Vite fragili di solitudini dirompenti

«[…] Lo salutai e me ne andai pedalando, ma di tornare a casa non se ne parlava. Respiravo una libertà che era più grande di me.»

Vivere o sopravvivere? Quante volte ci siamo interrogati su questa domanda e quante altre ancora ci siamo chiesti quanto sia necessario scendere a compromessi stante, che spesso, siamo obbligati più a sopravvivere che a vivere per far fronte a quelle che sono le circostanze che la vita ci mette davanti.
Aron Snaer è un bambino abbandonato dal padre che vive con una madre incapace di prendersi cura di lui. Non è in grado di prendersi cura nemmeno di se stessa, è talmente debilitata che fatica a vivere. Più volte ce lo dimostra nella narrazione l’autrice e il cuore del lettore si fa piccolo piccolo all’idea di quel bambino che non sa come salvare la sua mamma. Sembra non avere speranza, Aron. Per lui non sembra poterci essere un futuro e ancor meno migliore. Tuttavia, la vita tanto ci pone davanti a circostanze difficili, tanto ci pone innanzi anche persone e situazioni inaspettate ma capaci di salvarci. Aron si imbatterà in Arni, Borghildur e Hanna e loro lo aiuteranno a vivere quelle emozioni e quelle cose belle che l’esistenza sembrava non aver mai riservato per lui. Sono cose semplici come un bagno caldo, dei vestiti puliti, un pranzo sostanzioso, qualcuno con cui parlare per non sentirsi solo, la forza di una bicicletta che dona una libertà senza eguali. Piccole cose che troppo spesso diamo per scontate.
Ma l’effetto è ambivalente. Perché se gli adulti portano serenità al piccolo, Aron è un toccasana per quei grandi con tutti i loro piatti rotti, insoddisfazioni, crepe nell’anima. Arni, Borghildur e Hanna diventeranno un punto fermo per Arni che troverà in loro quella famiglia che mai ha avuto. Dal loro canto, loro troveranno con Arni, la forza per guardarsi dentro e per attuare quei piccoli ma sostanziali cambiamenti per diventare persone migliori.

«[…] Da allora mi sento come un sacco pieno di schegge di vetro. Non sento il bisogno di piangere o di lagnarmi ma mi fa male ogni parola, ogni passo.»

Arni inizia a fare i conti con l’età che avanza e con Alfons, il suo cane così iperattivo e difficile da gestire, Borghildur, vedova, torna a sentirsi viva dopo tanta apatia e mancanza di energia, Hanna è invece una adolescente con un rapporto complesso con il cibo. Lei, in particolare, ha un ruolo chiave per Aron. Si avvicina al piccolo per sostenerlo ma sarà poi lui ad aiutarla davvero.
Il tutto si sviluppa nella città di Rejkiavik ma le vere protagoniste sono vite fragili in cui a far da padrone sono l’empatia e la condivisione, il prendersi cura per il prossimo e il tendersi una mano.

«[…] Siamo come soldati che porta via dalla prima linea un compagno ferito.»

Tutte situazioni e circostanze che faranno maturare Aron e chi gli gravita attorno. Perché è vero che la vita a volte sa essere davvero complicata e che il vivere diventa un sopravvivere, ma è anche altrettanto vero che se lo si fa con le persone giuste accanto, anche l’insormontabile può diventare sormontabile.
“Metodi per sopravvivere” di Gudrun Eva Minervudottir, edito per Iperborea e tradotto da Silvia Cosimini, è un romanzo che scalda il cuore e che con la sua naturalezza invita il lettore a tante piccole riflessioni sottese ma mai scontate. E se non sapete cosa regalare per Natale, ecco il romanzo giusto.

«[…] La vita è già abbastanza agghiacciante anche senza tracannare volontariamente del ghiaccio.»

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Metodi per sopravvivere 2023-04-09 07:04:47 68
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68 Opinione inserita da 68    09 Aprile, 2023
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Solitudini incrociate

Reykjavik, nella meravigliosa e misteriosa terra d’ Islanda si vive l’ attesa che qualcosa si smuova da un’ immobilità apparente.
Quattro protagonisti, vite sospese in un’ assenza definitiva, nell’ ansia dell’ adolescenza, nella rassegnazione di chi è giunto a un tempo in cui non si sente più protagonista, nello sguardo di un bambino lasciato alla cura di se’ in un mondo che non concede sconti.
Hanna è una ragazzina che sa di essere troppo magra per la sua età, ma è proprio questa la sua aspirazione, rimandare la vita cercando di sopravvivere sotto la superficie.
Arni si è congedato dall’ufficio tecnico di comunicazione in cui lavorava e ha deciso di prendere l’invalidità, vive solo con il suo cane, infatuato di una donna irraggiungibile, con una testa grande piena di pensieri.
Borghildur e’ sola, quanto ha faticato a credere nell’ amore e, dopo l’ inaspettata morte del compagno Steinn, con il quale avrebbe condiviso la vecchiaia, si sente come un sacco pieno di schegge di vetro, affaticata da ogni parola e da ogni passo ….” in una vita che ti sbrana e intanto ti guarda negli occhi con compassione”….
Aron è un bambino che suscita diffidenza e indifferenza, macchiato dall’ eco di una colpa, con una mamma sempre in ospedale che non riesce a prendersi cura di lui e un padre che non può tenerlo.
Solitudini separate, tronche, abbandonate, diverse e complementari, inciamperanno l’ una nell’ altra, poco da dirsi, ciascuno agganciato al proprio stato di inerzia, a un rimuginio che origina da paura, diffidenza, disamore, mancanza di amore.
Semplici relazioni di vicinanza, incontri casuali, stato di necessità, persone in cui imbattersi quando non se ne sapeva niente, circostanze convergenti in un’ inspiegabile unione di intenti, donandosi alla prospettiva dell’ altro, ridefinendo porzioni di se’, una soggettività rinchiusa in un non senso sollecitata da un soffio rigenerante, una relazione stratificata che abbandona l’ insensatezza.
Ecco una condivisione che ridefinisce i contorni del mondo, risvegliando sentimenti che nei giovani assumono il gusto della condivisione e dell’ esperire, negli adulti la capacità di donarsi restituendo un senso di utilità.
Ecco che i traumi personali rispecchiano e convergono negli bisogni altrui, mentre il dolore ineguagliabile di una perdita concede una pausa e ci si accorge …” che tutti siamo a un capello dalla morte”…, e …” si sta in attesa seduti lì tra il mormorio del fiume e i canti degli uccelli, tra i ruvidi arbusti d’erica e i fiori che appassiscono”…,
Anche la placida terra d’ Islanda può rivelarsi un luogo inospitale, nessuno al riparo dal mondo, la vita soffia impetuosa in una trama inaspettata e rovente che assume forme diverse, condivisa per pochi istanti, un film horror che sa di reale con un epilogo che sarebbe meglio non conoscere fino in fondo.

E in quel momento…

“ Aron e io ci scambiammo una occhiata e per un attimo non fummo quello che eravamo, ma immobili e infiniti come il fondo del mare, o una galassia. Sul tavolo di fronte a noi c’era una tazza piena per metà di caffè nero. Ci versai il latte fino all’ orlo e bevvi un senso di acqua tiepida. L’unico sapore che sentivo era quello delle lacrime che mi si erano piantate in gola”….


Gudrun Eva Minervudottir, una delle più note scrittrici e poetesse islandesi contemporanee, scrive un romanzo dai toni reali con una certa dose di leggerezza, vivacità descrittiva e sottile sarcasmo per riflettere sul senso relazionale, sulla durezza di una vita sospesa e sulle difficoltà di viverla, spingendosi oltre i significati apparenti.
E allora insorgono momenti inaspettati di intimità e di condivisione, il senso si copre di altro, si riesce a indagare con occhi diversi, anche se personali, malinconici, sofferenti, senza speranza, corrosi da assenze ingiustificate, è allora che ci si rende conto di appartenere al mistero di una vita complicata e complessa che non può bastare a se’ stessa.

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