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Partire

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Azel ha poco più di vent'anni e il futuro davanti: una laurea, molti sogni, la voglia di vivere e l'ambizione che si hanno a quell'età. La vita a Tangeri, tuttavia, non permette molto; povertà e corruzione fanno intravedere la felicità solo dall'altra parte dell'oceano, in Spagna. Partire è l'unica salvezza possibile. Ma anche partire è difficile, rischioso e richiede compromessi. Per AzeI partire ha il prezzo del tradimento, degli altri e di se stesso. Ha il costo di un amore in cui non crede, di una relazione omosessuale cui cede per necessità. Sembra non esserci scampo per la dignità, in questo mondo di opportunismi, prostituzione, clandestinità, sessualità tradita. Per fortuna ci sono i sogni. Ben Jelloun compone un affresco straordinario, di denuncia e poesia: il ritratto di un mondo di immigrazione e clandestinità in cui la felicità sta sempre altrove.



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Partire 2017-08-23 07:58:22 Laura V.
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Laura V. Opinione inserita da Laura V.    23 Agosto, 2017
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“Partire, in un modo o nell’altro.”

È bella Tangeri, dolce e malinconica con la sua veste bianca incorniciata dal verde delle palme e dalle sfumature del mare. Quando anni fa la visitai, rimasi incantata dalle sue atmosfere e dalla vista struggente dello Stretto di Gibilterra dall’alto della medina. Ho ritrovato tutto ciò, e molto del Marocco che conoscevo un tempo, in questo coinvolgente romanzo di Tahar Ben Jelloun, famoso scrittore marocchino che, meglio di chiunque altro, può raccontare la città sullo Stretto e la vita, le speranze, le illusioni dei suoi abitanti.
I sogni di Azel, il protagonista, sono gli stessi di tanti giovani come lui: partire, lasciare per sempre il Paese e trovare lavoro in Europa. La Spagna, di cui a Tangeri si vedono le luci, è così vicina, ma allo stesso tempo terribilmente lontana! Entrarvi con un visto regolare resta pressoché una chimera e il braccio di mare che la separa da quell’angolo d’Africa è una tentazione troppo forte per i ragazzi maghrebini che agognano una vita altrove. Laureato disoccupato, Azel campa grazie a lavoretti di poco conto e conosce bene la realtà del posto, fatta di soprusi e corruzione che non fanno altro che rafforzare la sua voglia di andar via; si tiene lontano dagli islamisti, sempre a caccia dello scontento giovanile, non è un musulmano praticante e donne e alcool gli piacciono troppo per rinunciarvi. Nulla sembra cambiare, finché nella sua vita non compare Miguel, un ricco e appariscente spagnolo che fa avanti e indietro tra Barcellona e Tangeri; solo allora si profila la possibilità concreta di lasciare la città con le carte in regola. Ma partire avrà un prezzo, e Azel lo sa bene …
Senza reticenze né edulcorazioni di sorta, l'autore racconta il mondo dell’emigrazione là dove Mediterraneo e Atlantico s’abbracciano e confondono, lasciando intravedere barconi stracarichi e morti annegati e denunciando i retroscena di una società, quella marocchina, in cui omosessualità e prostituzione devono restare ipocritamente nascoste, mentre il denaro finisce per comprare tutto e tutti, persino il cuore dei più devoti uomini di religione.
Partire, dunque, a qualunque costo, per fuggire dalla miseria e dalle ingiustizie quotidiane; partire per avere un’occasione di rivincita su una vita troppo spesso cattiva e ingenerosa e, perché no, trovare almeno un barlume di quella felicità a cui tutti abbiamo diritto. Magari, chissà, partire per fare ritorno un giorno alla propria terra, dopo aver scoperto che nemmeno dall’altra parte del Mediterraneo le luci sono poi così brillanti e che forse si è sbagliato tutto. Già, partire e infine tornare. Vivi o morti.

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