Narrativa straniera Romanzi Sono una vecchia comunista
 

Sono una vecchia comunista Sono una vecchia comunista

Sono una vecchia comunista

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In occasione delle imminenti elezioni in Romania, Alice telefona alla madre dal Canada, dove vive e lavora: vuole essere sicura che voti “bene”, ovvero che non voti gli ex comunisti. Ma a sorpresa Emilia, che ha vissuto gran parte della vita sotto il regime di Ceaușescu ed è ora una pensionata, non è molto convinta che il presente sia meglio del passato, e si scopre più comunista di quanto pensasse. Come è possibile rimpiangere quegli anni di totalitarismo? Dan Lungu ci regala una divertente rilettura del regime di Ceaușescu che colpisce per la sua ironia e sincerità, senza idealismi e strumentalizzazioni.



Recensione della Redazione QLibri

 
Sono una vecchia comunista 2012-03-27 17:56:03 Argento
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Argento Opinione inserita da Argento    27 Marzo, 2012
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Si stava meglio quando si stava peggio!

Si stava meglio quando si stava peggio. Questo sembra suggerirci Emilia Apostoae, detta Mica, la protagonista del libro ”Sono una vecchia comunista”, di Dan Lungu, edito da Aìsara.
Scrittore rumeno da noi a oggi sconosciuto, ma, chiaramente, conosciuto nel mondo!
Prescindendo dal fatto che lo scrittore sia famoso oppure no, il libro è davvero interessante, sotto diversi punti di vista. La storia che ci narra attraverso Mica è una rivisitazione dei tempi del regime di Ceau?escu vista dalla prospettiva odierna
In Romania è tempo di elezioni e la figlia di Mica, Alice, che vive nel civilissimo Canada, telefona alla madre per chiederle per chi voterà. Ed ecco che Emilia si scopre a pensare con nostalgia ai tempi del comunismo, quando tutto sembrava peggio, ma, voltandosi indietro, forse si stava meglio.
“All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di maddalena che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio…." (Marcel Proust, Dalla parte di Swann)
La telefonata della figlia sembra essere il pezzetto di maddalena che risveglia la memoria della protagonista con tutta la sua dolcezza. Ma la memoria spesso inganna, perché il tempo addolcisce i ricordi sfrondandoli dai contenuti più brutti. E questo succede anche a Mica, che ha oggi una visione nostalgica e quindi edulcorata del regime. I suoi dolci ricordi, come le belle giornate passate in fabbrica a lavorare e a giocare a Backgammon, diventano oggi quasi assolutori nei confronti di un comunismo che ha lasciato pochi nostalgici in coloro i cui amici e parenti ne sono stati vittime Come dimenticare le lunghe ore passate in fila per acquistare beni di prima necessità, la paura di essere perseguitati dal regime, come nemici del popolo, le privazioni accettate in silenzio per anni? Queste apparenti incoerenze portano Emilia a riflettere e a confrontarsi con la differenza che c’è tra il passato e il presente, che va avanti, si evolve, e passa il testimone di mano.
La narrazione si svolge, infatti, su diversi piani, quello di un oggi, moderno e capitalista, e quello di un ieri, in cui il comunismo la faceva da padrone. E con diverse digressioni ci porta ai tempi di Ceau?escu, "Geniul din Carpa?i", il genio dei Carpazi, raccontandoci come si svolgeva la “vita comune” durante il regime, dipingendolo a volte in modo grottesco attraverso storielle divertenti sul Condottiero. Il libro è scorrevole, ha un ritmo piacevole ed è a tratti divertente o amaro. La traduzione è ottima e non fa rimpiangere la lettura in lingua originale.
Dan Lungu è bravo nel farci immaginare come si viveva a quei tempi, senza mai indulgere in pietismi e in invettive politiche, ma soprattutto senza mai raccontare gli orrori di un regime totalitario. Lascia al lettore, conducendolo per mano, la scelta di schierarsi dalla parte di Mica o di Alice, e quindi di decidere, democraticamente, se si stava meglio quando si stava peggio.

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