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Storia della mia calvizie Storia della mia calvizie

Storia della mia calvizie

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Raccontare la storia della propria calvizie sembra in effetti ben poca cosa. Ma anche le piccole storie hanno la loro importanza. Cresciuto nel lusso di una grande casa viennese, con una madre splendida ed egocentrica (che dopo la morte verrà sostituita da una matrigna insopportabile) e un padre troppo preso dal lavoro, Arnon Grunberg - che qui scrive con lo pseudonimo di Marek Van der Jagt - trova rifugio negli universi paralleli del sogno e della lettura. La sua ossessione è la ricerca dell'amour fou, ma quando questo sembra infine presentarsi sotto le sembianze di una turista lussemburghese, il giovane, che pure è di bell'aspetto, scopre di avere un pene ridicolmente piccolo, capace soltanto di suscitare ilarità.



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Storia della mia calvizie 2016-01-15 17:31:01 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    15 Gennaio, 2016
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Rapporto madre-figlio (Edipo)

Anche in questo romanzo si tira fuori il complesso di Edipo:la madre di Marek passa da un uomo all’altro. Marek si sente invisibile. Nel libro la descrizione della madre di Marek è bellissima.
“Mamma era una stella, ma una stella senza un mestiere vero e proprio. Erano in pochi ad averla vista brillare, e ancor meno sapevano che il mestiere che si era scelta era suscitare desiderio. Un mestiere pericoloso, più pericoloso che cantare all’opera o scrivere. Eppure, se penso a come mamma faceva il suo ingresso nel negozio di fiori di Ralf Szalapka e come la sua semplice presenza potesse pietrificare le persone, mi domando se il mondo abbia apprezzato nella giusta misura i meriti della sua arte. Un’arte che consisteva in promesse, mezze verità, intrighi, un gioco che sfociava di continuo nel desiderio dell’amore di mamma e ancor più nel desiderio di liberarla dall’inaccessibilità e dall’infelicità che le restava incollata addosso.”
Marek forse perché si sente sotto giudizio della madre, decide di dedicarsi all’amour fou. Ha già deluso la madre in tante cose, non ha talento per la danza, campo in cui lei lo vorrebbe bravissimo e così spera di diventare “simile a lei” ma purtroppo non ha le doti naturai necessarie nè fisiche nè caratteriali.
“Quando la signora dell’accademia di danza aveva detto che il ballo poteva sempre diventare un hobby, qualcosa da fare nel tempo libero, mamma mi aveva tolto subito dall’accademia. Ci sono molti modi per fallire, ma fallire agli occhi di chi ti ha messo al mondo è uno dei modi più amari che io conosca.”
Marek dall’accademia passa a studiare filosofia.
“Secondo Camus l’unica domanda filosofica che conta è se devi o non devi vivere. E’ anche per rispondere a questo interrogativo che ho deciso di studiare filosofia e naturalmente è stato un atteggiamento molto ingenuo. Avrei avuto gli stessi risultati se avessi studiato chimica. O se avessi dato l’assalto a un panificio”.
La parte iniziale e finale della storia sono brillanti e geniali. La parte in mezzo ha un calo di tensione in cui Marek si butta, come nel precedente romanzo Lunedì blu, sul sesso. In questo caso la questione che lo interessa è la geometria del suo pene. Questo aspetto è tirato un po’ troppo per le lunghe, soprattutto per i lettori over 25.
Anche se questa parte centrale è abbastanza scontata, non si può però dire che l’autore sia stupido perché delle parti del romanzo sono geniali e divertenti. Nonostante che sembri voler far ridere c’è un fondo di amarezza abbastanza evidente soprattutto nelle pagine finali per cui ci sembra che Marek- Arnon ha scherzato con il lettore, ma solo fino a un certo punto.
“Se vita è qualcosa che si può negare, allora scrivere è decisamente la sua negazione, una delle negazioni più sottili e insidiose della vita.”
“Il fatto che abbia deciso di raccontare la storia della mia calvizie non deriva dalla speranza segreta che qualcuno scorga in me del talento, o, Dio me ne guardi, del genio. Non l’ho fatto per liberami della mia mediocrità così come il Brechespitz quel giorno sembrava essersi liberato dello Spitzingsee ma perché la vanità si è rivelata più forte di tutto ciò che sapevo sui miei difetti.”
Ma oltre alla vanità, qualcosa di diverso si nasconde dietro la definizione di romanzo. Una verità mescolata di bugie raccontata sotto la n di narrativa, dove vigono leggi e regole diverse da quelle del mondo. Per cui sotto la fatidica n si può confessare impunemente il proprio disagio e la propria immoralità.
Sotto la fatidica n può valere la pena di raccontare donne come la mamma di Marek o Mica. Di Mica si dice nel romanzo: Quella donna è una meraviglia del mondo ma è una benedizione che non abbia messo al mondo dei figli.
Questo romanzo è diventato famoso per avere vinto per la seconda volta un famoso premio per esordienti, cosa in cui nessun altro era mai riuscito prima, nel senso che nessuno degli altri aveva avuto la faccia tosta di farsi passare per esordiente quando non lo era più usando uno pseudonimo.

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