Narrativa straniera Romanzi Un giorno come tanti
 

Un giorno come tanti Un giorno come tanti

Un giorno come tanti

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La trama e le recensioni di Un giorno come tanti, romanzo di Joyce Maynard edito da Piemme. Succede un pomeriggio, al centro commerciale. È lì che Henry, tredici anni, viene avvicinato da un uomo, ferito a una gamba, che gli chiede aiuto. La madre di Henry, Adele, accetta di portare lo sconosciuto a casa con loro. Senza fare domande. In macchina l’uomo, che si chiama Frank, constata: «Oggi è il mio giorno fortunato. Forse anche il vostro». E Henry capisce che la sua vita sta per cambiare. Fino a quel momento è stata piuttosto solitaria: sempre sua madre e lui, dai tempi del divorzio. Mentre il padre di Henry si è fatto un’altra famiglia, Adele si è a poco a poco estraniata dal mondo, costruendo con la solitudine una barriera attorno alla propria fragilità. Henry, come Adele, non ha molti amici, e ora che il suo corpo sta cambiando non sa a chi confidare le fantasie che lo ossessionano sulle ragazze, sul sesso, e il senso di inadeguatezza che lo attanaglia. Ed ecco, improvvisamente, quell’uomo nella loro vita. Frank non nasconde la verità: è fuggito dall’ospedale del penitenziario, è un evaso. Strano, perché invece ha tutta l’aria di essere uno a posto. Lo si capisce da come si offre di cambiare le lampadine in cucina o si dà da fare ai fornelli; o forse dal modo in cui si rivolge a sua madre, chiamandola per nome, sussurrandole complimenti, facendola sorridere come Henry non l’ha più vista fare da molto, troppo tempo. Ed è un’eccitazione mai provata – paura o felicità? – quella che Henry sente quando Frank gli insegna a fare il suo primo vero lancio o gli spiega come preparare un perfetto pie. Così, mentre fuori si scatena la caccia, in casa il tempo è come sospeso, e forse finalmente a una svolta.

Joyce Maynard, reporter del «New York Times» e firma di svariate riviste americane – da «Newsweek» a «Forbes», a «Usa Weekly» – è autrice di diversi saggi e romanzi: dal suo To Die For è tratto l’omonimo film di Gus Van Sant con Nicole Kidman e Matt Dillon (Da morire, 1995), mentre la memoir At Home in the World racconta della sua relazione da ragazza con J.D. Salinger. Madre di tre figli ormai grandi, vive fra Mill Valley, California, e il Guatemala, dedicandosi ai propri libri e a laboratori di scrittura creativa.

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Un giorno come tanti 2014-03-01 15:18:08 Anne Elliot
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Anne Elliot Opinione inserita da Anne Elliot    01 Marzo, 2014
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IL MONDO DIVENNE TROPPO PER LEI.

Due motivi mi hanno spinto a comprare questo romanzo.
Il primo:
Sfogliando una rivista cinematografica mi sono soffermata sulla breve recensione di un film intitolato “Labor Day “ .
Nel cast una delle mie attrici preferite, Kate Winslet. Andando avanti con la lettura scopro che la pellicola è in realtà una trasposizione cinematografica di un libro : " Un giorno come tanti " di Joyce Maynard . Scrittrice a me sconosciuta, almeno fino a quel momento.
Questo mi ha portato al secondo motivo:
Facendo alcune ricerche sull’autrice, scopro essere stata, a soli diciotto anni, la compagna di un ormai maturo Salinger. La relazione tra i due ebbe una breve durata ed un epilogo piuttosto turbolento e discusso.
Posso quindi riassumere scrivendo che è stata soprattutto la curiosità a spingermi all’acquisto del testo.
L’opera è dedicata ai figli della Maynard che ringrazia per averla aiutata nel suo lavoro. Leggendo la prima pagina del romanzo se ne comprende il motivo: l’io narrante è un adolescente, Henry.
E’ lui il vero protagonista della vicenda, sue le descrizioni, i pensieri, le sensazioni e le emozioni.
E’ una storia familiare, Henry e la madre, Adele, vivono da soli. Il padre a seguito del divorzio lascia il tetto coniugale e si ricrea una propria vita con una nuova moglie e figli.
Adele è una donna fragile che passa la maggior parte delle sue giornate in casa. Non cucina, non dà molta importanza alle faccende domestiche; i sui passatempi hanno breve durata, non esce quasi mai. La sua vita trascorre inesorabile, intrappolata in un’avvilente monotonia, con le giornate che si susseguono ridondanti, dove ogni giorno è solo “ un giorno come tanti “. “Viveva tutto in modo così intenso che il mondo era troppo per lei. Se sentiva parlare di un bambino malato di cancro, o di un vecchio che aveva perso la moglie, o il cane, magari, era come se fosse successo a lei. Come se le mancasse lo strato superficiale dell’epidermide che ci impedisce di sanguinare tutto il tempo. Il mondo divenne troppo per lei.”
Henry non può permettersi di restare a guardare il modo desolante e malinconico con cui la madre ha deciso di diventare spettatrice della propria vita. Sa di essere l’unica persona capace di poterla rendere felice.
Ma nulla di divertente accade nella loro vita. Nessun avvenimento che abbia una qualche parvenza di novità. Fino a quando, uno dei rari giorni in cui Adele decide di uscire con il figlio per andare a fare la spesa, non vengono importunati da uno estraneo, per giunta ferito e che afferma di essere saltato giù da una finestra. E’ ricercato dalla polizia e chiede a quelle due persone appena conosciute semplice ospitalità .
… E la storia ha inizio.
Il libro mi è piaciuto. Nulla di eccezionale, ma resta una lettura gradevole. Il punto di vista dell’adolescente è piuttosto credibile anche se, a mio parere, ho ritenuto ripetitive alcune tematiche riguardanti la pubertà del ragazzo.

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