Narrativa straniera Romanzi Un romanzo messicano
 

Un romanzo messicano Un romanzo messicano

Un romanzo messicano

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Silvia Melis, Giuseppe Soffiantini, Farouk Kassam. Quando si parla di rapimenti questi sono alcuni dei nomi che vengono in mente: donne, uomini e bambini vittime di persone senza scrupoli che li hanno strappati dalle loro vite, chi per pochi giorni, chi per anni. In Messico è successo e succede ancora lo stesso: insieme al traffico di droga, i rapimenti sono una risorsa economica importante per la criminalità, e un vero e proprio fronte di guerra interno per polizia e autorità governative, disposte a tutto pur di riuscire a dimostrare il loro potere. I fatti raccontati da Jorge Volpi rientrano in questo quadro. È l’8 dicembre 2005: la polizia federale fa un’incursione nella tenuta Las Chinitas e arresta Israel Villarta e Florence Cassez. Grande dispiego di mezzi e telecamere delle reti nazionali più importanti per documentare la cattura di due criminali a capo di una banda che si è macchiata di gravi crimini. Quando entrano in scena gli avvocati difensori dei due però ecco emergere procedure irregolari e torture al fine di ottenere la confessione: il tutto celato all’opinione pubblica. Perché il caso Villarta – Cassez è stato uno dei più grandi casi di insabbiamento perpetrati dalla polizia messicana, uno scandalo dagli echi internazionali.



Recensione della Redazione QLibri

 
Un romanzo messicano 2021-04-04 17:52:19 Mario Inisi
Voto medio 
 
3.8
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    04 Aprile, 2021
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Sorrida signor sequestratore

Il romanzo messicano è un libro documentario, una interessante inchiesta giornalistica che smaschera le modalità con cui la polizia messicana lavora. Nel caso giudiziario reale seguito da Volpi vengono accusati di essere dei sequestratori Israel Vallarta (e in seguito quasi tutti i membri della sua famiglia) e la sua ex moglie, che disgraziatamente era sua ospite al momento dell’arresto, Florence Cassez. L’arresto di Florence e Israel viene fatto risalire dalla polizia al giorno successivo a quello effettivo e in circostanze diverse da quelle reali. I due vengono sequestrati dalla polizia, torturati per un giorno intero, derubati, infine costretti a confessare il rapimento di quattro persone in diretta TV. Solo lui però confessa, lei non cede. I sequestrati liberati in finta-diretta TV, sono stati verosimilmente trasportati in casa di Vallarta dopo il suo arresto e torturati pure loro dalla polizia per un gorno per renderne più spettacolare la liberazione. Vallarta stesso dopo il giorno di tortura si dichiara colpevole durante la diretta davanti ai giornalisti che lo interrogano. Non viene concesso loro nell’immediato un avvocato e a lei viene negata la protezione consolare.
Il titolo del libro dunque è ironico dato che il romanzo non è quello di Volpi ma quello scritto e messo in onda dalla polizia messicana dell’AFI, con la collusione preoccupante dei media messicani complici di coprire la verità pur di fare audience, e della classe politica. Certo una simile combinazione di corruzione, menzogna e prepotenza va denunciata perciò credo che il romanzo messicano di Volpi sia un libro necessario. Il libro mi ha ricordato il romanzo di Bolano dalla parte dei delitti quarta parte di 2666
Così dice Florence Cassez condannata a 60 anni di carcere per rapimento :
“Ho accumulato 1726 giorni di carcere ingiusto. Sono stata condannata per effetto di una montatura televisiva e della manipolazione della malafede di testimoni che hanno cambiato versione al ritmo delle necessità pubblicitarie dell’accusa. La realtà di un processo parallelo di ordine mediatico e la manipolazione che quest’ultimo ha implicato, hanno annullato il giusto processo e il principio di innocenza e mi hanno privato di una effettiva opportunità di difesa. SONO INNOCENTE”
Certo, è preoccupante il fatto che di montatura si tratti, che agli imputati sia impedito di difendersi , che le confessioni non siano ricavate ricorrendo a indagini e testimoni ma solo alla tortura, che in Messico più del 90% delle cause in cui il difensore è assegnato d’ufficio si concluda con la condanna dell’imputato. La sola cosa che importa alla polizia è dimostrare la propria efficienza a voler essere buoni. Ma forse c’è dell’altro. Le piste che porterebbero a indagare sui figli di un noto magistrato non vengono seguite, i fratelli Rueda Cacho, figli del noto ministerio Publico Marco Antonio Rueda Valencia sono totalmente ignorate come del resto succede anche nel libro di Bolano dalla parte dei delitti. Volpi riporta con avvocatesca meticolosità tutti i passi della lunga vicenda dei processi Vallarta Cassez. Nonché il braccio di ferro tra stati per la liberazione della cittadina francese.
Il racconto ha dell’incredibile per la determinazione con cui la polizia persegue le sue menzogne e l’occultamento della verità in un paradossale rovesciamento di ruoli. Israel in tutta la vicenda si preoccupa di Florence. Chiede aiuto per lei persino a una detenuta, la generalessa, narcotrafficante, che incredibilmente credendo alla innocenza di Florence dopo averla interrogata decide di aiutarla e proteggerla nel suo soggiorno in carcere. In tutta la vicenda non è chiaro il ruolo dell’ambiguo Margolis, considerato un protettore della comunità ebraica messicana, ma probabilmente coinvolto non solo nelle liberazioni eroiche di sequestrati ebrei , ma anche in manovre più losche.
Il libro è interessante e necessario. Certo Volpi ha scelto di inseguire la verità, tutta la verità in modo oggettivo. Questo rende la lettura più pesante e capziosa. Il lettore si ritrova in un labirinto di fatti, complotti, bugie, omissioni, relazioni che formano una matassa indistricabile. La lettura perciò è difficile e forse la scelta di cercare la verità lasciando aperte tutte le possibilità senza proporre una soluzione propria, scelta che sarebbe in certo modo romanzesca, non è la migliore per il lettore.
A me non è piaciuto che Florence abbia scelto di dissociare la sua vicenda giudiziaria da quella dell’ex marito e che gli abbia chiesto di mentire per difendersi meglio, di dire cioè che non erano insieme la mattina dell’arresto, nella stessa casa in cui non c’era nessun altro, non c’erano quindi persone rapite in ostaggio .
Certo Florence ha avuto dalla sua l’intera Francia, ma Israel?
Confesso che tra i due la mia simpatia va tutta a lui. Lui è stato torturato, lui e tutti i suoi fratelli e parenti vari, i genitori hanno venduto la casa per difenderlo e lui ha mentito contro il suo interesse solo per fare uscire lei. Prima dell’arresto lei era ospite da Israel e non c’era nessun altro, non c’erano ostaggi. Allora perché non dirlo, perché dubitare di lui, perché avercela con lui dopo?
Certo la vicenda viene seguita all’opposto di come ha fatto la polizia, e proprio per cercare la verità è raccontata in tutti i suoi cavilli giudiziari in modo snervante per il lettore e Volpi non dà corda al romanziere che c’è in lui, nel senso che vuole solo la verità, niente di meno. Perciò lascia il lettore a chiedersi dove sia finita senza proporne una troppo caldamente. Una lettura pesante ma importante data la mole di menzogne che sulla vicenda i media e la polizia hanno fatto passare. Da noi la polizia lavora diversamente, eppure la tentazione di forzare le cose ci può essere sempre, come dimostrano i fatti di Genova o altre recenti vicende nostrane. Perciò apprezzo la scelta di Volpi di fare luce basandosi solo sui fatti. L’apprezzo più come cittadino che come lettore. La lettura infatti è faticosa, procedendo tra troppi personaggi e cavilli legali.

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