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Orgoglio e pregiudizio
 
Orgoglio e pregiudizio 2012-03-05 16:46:26 peucezia
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peucezia Opinione inserita da peucezia    05 Marzo, 2012
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Orgoglio e pregiudizio: romanzo protofemminista?

Jane Austen quando scrisse il suo romanzo tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo non immaginava di certo che sarebbe diventato un cult destinato ad avere molte versioni cinematografiche e anche delle rivisitazioni letterarie.
Scritto in terza persona con una relativa presenza del narratore onnisciente ma prevalentemente basato su dialoghi più che su descrizioni tanto che sembra dare l'impressione di una certa preveggenza da parte dell'autrice alla tecnica filmica ( i suoi dialoghi stringati si adattano a pennello alle sceneggiature), Orgoglio e pregiudizio potrebbe sembrare per la sua trama quasi una storia protofemminista.
La Austen da' grande importanza al mercato del matrimonio, ma per una motivazione di ragione pratica: alle donne dell'epoca se di buona famiglia era interdetto lavorare inoltre non ereditavano direttamente degli immobili e quindi in mancanza di un diretto parente di sesso maschile erano spesso costrette a lasciare le proprie abitazioni pertanto era vitale per loro assicurarsi un marito e un erede di sesso maschile.
La madre delle cinque sorelle Bennet è all'ossessiva ricerca di un consorte per le sue figlie ed è descritta come una donna meschina e fragile incline a fingersi debole di nervi, arma a cui molte donne ricorrevano per porre rimedio alle loro frustrazioni, per contro la protagonista Elizabeth, secondogenita della famiglia , è di carattere forte e poco propensa al compromesso anche se questo potrebbe significare una esistenza futura poco rosea. Il suo obiettivo è un partner da amare e da cui ricevere amore e rispetto e non solo un mantenimento economico. Senza dubbio si tratta di un ragionamento rivoluzionario per l'epoca!
Colpisce la modernità del pensiero della Austen malgrado la sua morigeratezza di costumi e il suo disagio per il Romanticismo, la corrente letteraria in voga all'epoca.
Libro consigliato per la tecnica narrativa moderna, per l'ironia e la scorrevolezza della storia.
Di negativo l'eccessiva lunghezza di alcuni punti e il finale affrettato secondo i canoni dell'epoca mutuati tra l'altro dalla narrativa del XVIII secolo e in particolare da Henry Fielding ( Tom Jones) al cui stile la scrittrice si ispirava.

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romanzi dell'Età vittoriana
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Commenti

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Credo però che l'immagine di una Elizabeth che non accetta compromessi e che decide di sposarsi solo per amore sia poco aderente alla realtà ed è una visione che ridimensiona anche la Austen quando lascia dire al signor Bennet che "Darcy è quel genere di uomo al quale non mi azzarderei mai a rifiutare nulla di quello che si degna di chiedermi". Perchè il matrimonio in quell'epoca, e forse anche nella nostra, era in buona sostanza un comune contratto, un operazione economica, nulla di più. Il signor Bennet accetta il rifiuto della figlia di sposare l'insopportabile cugino Collins,un semplice Pastore, ma non può accettare il rifiuto di sposare un Darcy "che vale "diecimila sterline all'anno e probabilmente anche di più".
beh si sa che comunque la scrittrice era una fautrice dell'ordine e del decoro e che fa fare alle sue eroine solo ciò che è giusto...la rivoluzione consiste nel fatto che Elizabeth non solo sposa un buon partito ma addirittura lo ama e ne è riamata...fatto davvero trasgressivo per l'epoca!
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