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I tre moschettieri
 
I tre moschettieri 2012-07-01 20:06:51 DanySanny
Voto medio 
 
4.5
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
5.0
DanySanny Opinione inserita da DanySanny    01 Luglio, 2012
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Che bugiardo Signor Dumas!

Nell'immaginario colletivo I tre moschettieri godono di una posizione privilegiata: non solo si crogiolano nella fama dell'albo dei classici, ma coinvolgono intere generazioni, grazie ad una forza espressiva che è cifra inconfondibile di Dumas stesso. Quella della trilogia dei moschettieri, di cui questo tomo è la prima parte, è un'ascesa imperante ed imperitura, che trova forza nell'appassionante vicenda, e quindi, nella menzogna.
Sì, perchè Dumas è il mentitore perfetto e e nello stesso tempo il più intelligente menzognere. Diciamolo subito.
Questo non è un libro corretto, ti prende in giro per oltre seicento pagine. E' tuttp falso a partire dal titolo. I tre moschettieri, Athos, Porthos e Aramis. In realtà si parla soprattutto del querto, D'Artagnan, e già il lettore rimane interdetto.
Dumas non è leale. Tradisce la tua fiducia muovendo i personaggi come marionette cosicché compiono gesti che poche pagine prima aborrivano. E il lettore, che tenta di affidarsi ad un personaggio, diviene sospettose e dietro ogni frase si aspetta la sorpresa, un fatto che illumini il passato dei protagonisti.
Troppo facile. Dumas ti ricatta: domina la curiosità, altrimenti farai una brutta fine. Certo, non lo dice apertamente, ma leggendo ci si accorge che tutti i personaggi che cercano di accaparrarsi nuove informazioni, cadono in una fittissima rete d'intrighi, una rete appiccicosa, che sobbalza all'arrivo di un enorme ragno pronto per divorarti. Allora sei immobile, e cerchi di districarti. Ti agiti tra tele d'amore, di coraggio, di odio, di amicizia, di denaro, di tradimenti, di lealtà, di guerra, di dolore, di distruzione, di vendetta e di poca compassione. C'è una cosa che manca: la verità. E' sempre nascosta, celata, criptata tra lettere e segnali segreti. Forse completamente assente. E' una verità che forse non esiste, anzi, si fa desiderare. Ma d'altra parte cosa ci si aspetta da un furfante del calibro di Dumas. Certamente, e questo è un merito, non è ipocrita. Come mentono i personaggi, mente lui stesso. così, va il mondo, E non ci possiamo opporre. Forze più grandi ci obbligano a mentire.
Ed ecco che irrompono prepotentemente in scena le due forze che regolano la società francese del seicento: il potere di Luigi XIII, il cui potere sembra quasi esautorato, e il cardinale Richelieu, vero detentore dell'autorità. Si ripresenta dunque il tradizionale conflitto tra realisti e cardinalisti, una disputa accessa e infiammabile, ardente, che sembra alimentarsi dei sotterfugi di uomini potenti che tramano dietro la facciata apparente. Fuoco che sembra dover divampare inevitabilmente, infiammato da una sorta di cospirazione ancestrale che esige la sofferenza di alcuni, la vittoria di altri.
Ed è in ciò che s'identifica l'amara riflessione di Dumas, consapevole dell'impossibilità di raggiungere la verità, del necessario dolore di alcuni per la felicità degli altri.

Mai sai caro Dumas, a me non m'inganni perchè io ero preparato ai tuoi intrighi, ai tuoi sotterfugi, alle tue menzogne e sono stato all'erta come i moschettieri di notte, ho cercato di interpretare gli sguardi come la crudele Milady per la quale, lo ammeto, ho provato compassione, ho intuito come il cardinale e ho soppesato l'oro, come tutti i tuoi personaggi. E anche se scrivi bene, caro Dumas, non mi abbindoli e mi sono accorto delle tue incoerenze, dei tuoi errori, e forse non li avrò scoperti tutti, ma con me non l'hai avuta vinta. Ma ti pare che un marito per accorgersi che la moglie ha un marchio infamante sulla spalla debba aspettare che ella cada da cavallo? Ma perpiacere.
Suvvia, ti perodno questo e molto altro, perchè il tuo romanzo è stato più avvincente di un thriller, più entusiasmante ed intricato di un giallo, più vivido di una biografia. Ma più falso della storia. La tua è anacronistica, ma non te ne è importato nulla, ti sei affidato allo stile e sui dettagli d'altra parte chi si sofferma quando è costantemente in gioco la vita dei tuoi paladini? Con me sei cascato male, ma mi hai ugualmente intrigato ed emozionato. Mi hai fatto sorridere e rattristare, scandendo le emozioni con tipici sobbalzi al cuore. E per questo ti ringrazio.

Il tuo romanzo ha raggiunto l'albo dei classici perchè mente spudoratamente ed è questo che, andando oltre la trama, di per sè straordinaria ed avvincente, mi è rimasto: la menzogna, unita ad uno stile semplice ma efficace, conduce un libro alla vetta della popolarità. Ciò può sembrare inquietante. Vero, ma è la realtà.

Alla fin fine ti rimprovero solo una cosa: percchè i tuoi personaggi sono tutti topoi, perchè non ci spieghi il perchè di come sono diventati assassini, uomini potenti o altro? Forse non t'interessava, forse hai scritto solo per divertirti. E probabilmente,se non fosse così, il tuo romanzo, al confronto di altri classici, impallidirebbe. Invece, grazie alle tue menzogne, alle tue odiose agnizioni, si gonfia, tronfio e altezzoso. Così come D'Artagnan al cospetto dei potenti.

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Commenti

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Ti manda a dire Dumas che ti avrebbe voluto come figlio :))) Probabilmente ne sarebbe stato fiero! :))

Mo ce la vogliamo fare una sana letturina da ombrellone, 40 gradi all'ombra e Caronte che infuria? ... :DDD!
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DanySanny
02 Luglio, 2012
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Dici, un padre un po' bugiardo, ma non ipocrita, famoso, divertente, acuto, cosa dovrei volere di più? Fiero perchè scrivo abbastanza bene o perchè sembro della sua stessa pasta? ahahahaha

Di letturine da ombrellone ne ho fatte, due thriller ultimamente, ma i tre moschettieri non sono pesantissimi... hai suggerimenti? Seguendo il tuo consiglio sono andato in piscina e non volevo più andare via, qui a Gubbio si muore, non ne posso più, vorrei vivere in Antartide, con gli orsi bianchi, i pinguini e le foche...... invece eccomi rilegato in una città medievale che traspira caldo da tutte le pietre, aiuto! ahahah
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EvaBlu
02 Luglio, 2012
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Vieni a Roma Dany :((( vedrai come cambierai idea su Gubbio! SIGH!

I tre moschettieri non saranno pesantissimi ma io di sti tempi non ce la fo... Tua padre (ihihihihhi), tutti quelli della sua epoca ed il caldo, per me sono inconciliabili. I classici vengono irrimediabilmente associati dal mio cervello all'inverno+caminetto che arde. Vecchie reminiscenze della mia infanzia scolastica :))

Sono alla ricerca di una lettura decente a mia volta :(... Appena la incrocio ti avviso. Intanto torno a ribadirti Pennac, iniziando ovviamente dal Paradiso degli Orchi.
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DanySanny
02 Luglio, 2012
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Non mi parlare di caminetti, solo a pensarci divampo!! Vediamo questo Pennac...... speriamo bene :-)
E vai Dany ! Ottimo come sempre . Disubbidisci a noi ragazze ma io e eva ti vogliamo bene anche se leggi Dumas!!
Ale96
02 Luglio, 2012
Ultimo aggiornamento:
02 Luglio, 2012
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Gradevole recensione. Tuttavia non sono d'accordo con la tua tesi. Infatti:
1 si tratta di romanzi storici che hanno un fondo di verità che c'è( d'artagnan è veramente esistito anche se qua la sua vicenda è romanzata e ho le prove che sono Focus Storia e Storica) e che viene romanzata. Il fondamento del romanzo storico è il verosimile che Dumas ha reso perfettamente;
2 egli è uno degli esponenti maggiori del feuilleton( romanzo d'appendice) che, essendo destinato alle masse, deve essere entusiasmante e deve far sognare il lettore. Ergo egli da importanza alla aventure picaresca e non alla verità storica dei fatti, altrimenti Dumas sarebbe stato un saggista.. E anche in questo è riuscito
3 il titolo si chiama così perchè d'artagnan solo infine diventa moschettiere dopo molte peripezie con i suoi amici. Inoltre il 3 ha valore simbolica e rappresenta la perfezione
4 riguardo la scoperta del marchio sulla moglie di athos, centra sempre il romanzato e il feuilleton. Infatti vuole dare degli indizi velati per poi far suscitare un oh! di stupore ai suoi lettori
5 dare del bugiardo in senso benevole a Dumas e come dare del ridondante e del noioso in senso benevolo a Eco. Ci rimani un po' male...
Comunque concordo con te sui sentimenti che il romanzo suscita e sul messaggio di Dumas
PS rispetto le tesi altrui ed è bello e giusto dibatterci sopra quando si vuole dare una tesi differente dall'altro... Quindi non arrabbiarti come non mi sono arrabbiato io.. In fondo l'obbiettivo di qlibri è questo: confrontare le opinioni e discutere su esse!!! :-)
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DanySanny
02 Luglio, 2012
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Ti rispondo: sul mio libro, molto frequentemente, c'erano delle note che sottolineavano come fosse impossibile che i personaggi citassero scrittori o letterati che in quel periodo erano soltanto bambini; i tre moschettieri non è un romanzo storico, dato che degli eventi storici narrati da Dumas sono anacronistici; ha certamente dato una visione vivace della società dell'epoca, ma come hai detto tu non è un saggio; il marchio del giglio evidenzia come, in Dumas, il romanzesco subordina a sé i fatti "logici", il cui realismo è opinabile, d'altra parte ci sono molti altri eventi; per quanto riguarda il titolo è comunque un depistaggio perchè anche se D'artagnan diventa moschettiere solo alla fine, la storia parla principalmente di lui o al limite di Milady che domina la seconda parte del romanzo. Io non dico che D'Artagnan non è esistito, ma che alcuni dei fatti sono stati presi e rielaborati da Dumas senza tener conto della loro possibile realizzazione storica..... la mia non era una critica al suo stile, alle sue decisioni, ma una riflessione tra il canzonatorio e l'amaro che voleva evidenziare come nonostante le contraddizione e le sviste interne, certamente volute per stupire il lettore, I tre moschettieri è un romanzo che alberga sull'Olimpo dei classici, anche se è indubbio che, paragonandolo dal punto di vista dei contenuti con altri romanzi ottocenteschi, ha minor rilevanza. Che Dumas sia bugiardo, in senso positivo è vero, e per conferma di ciò rimando ad un saggio si Umberto Eco incentrato sul feuilletton, e contenuto in Costruire il nemico e altri scritti occasionali (libro di cui ho scritto anche la recensione). Ergo continuo a sostenere la mia tesi anche perchè nella recensione ho specificato, ad un certo punto: "certo non era questo lo scopo di Duma" riferendomi alla realtà storica. Rimane comunque sleale perchè i personaggi, e ho segnato un passaggio del libro, sono incoerenti e rispondono a quello che fa comodo a Dumas. Se lo rileggerai le noterai, io le ho notate proprio perchè leggendo il saggio di Eco ero pre- avvertito. p.s.: non credo che Dumas andasse tanto per il sottile con la questione numerologica del tre, semplicemente ha voluto mandare fuori strada il lettore, un po' come Eco con "Il nome della rosa", un titolo che non dice nulla e nello stesso tempo spinge a cercare interpretazioni. Sono su questo sito da vario tempo e non mi sono mai arrabbiato per tesi differenti dalla mia, comunque spero di essere stato chiaro
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DanySanny
02 Luglio, 2012
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@Katia: Grazie, cercherò di ubbidirvi di più, ma ormai sono intrappolato nelle spire di Dumas ahahaha :-)
Tuttavia non sono d'accordo con te perchè è un romanzo storico a tutti gli effetti anche se i valori intrisi sono anacronistici. La vicenda è ambientata nel 1625-1630 come è testimoniato da l'assedio de la Rochelle(1627-1628). Il contenuto c'è come testimoniano i personaggi storici( es buckingam) vissuti in quel periodo e legate alle vicende storiche descritte sapientemente. Riguardo il contenuto, è consistente ed ha un valore profondo. Infatti con tutti intrighi, trame, vizi delle corte di Francia Dumas vuole riflettere questi difetti, accresciuti, nella contemporanea corte di Napoleone III. Lo scopo di Dumas non è quello di mettere in confusione il lettore ma di rendere nota la fitta ragnatela che impedisce alla verità di trionfare. Ciò si riflette nel carattere capriccioso dell'autore verso i personaggi che spesso compiono azioni contraddittorie. Ergo continuo a sostenere la mia tesi ed a smontare la tua.
Sulla poca rivelando di Dumas nell'800 ti cito un commento di Hugo:
" Nessuno è più popolare di Dumas; i suoi successi sono poù che successi, sono trionfi, sono il clamore della fanfara. Il nome di Alexandre Dumas è più che francese, è europeo; è più che europeo, è universale."
Infine Dumas potrà essere cinico, astuto, furbo ma non un bugiardo, termine troppo offensivo e blasfemo come dare dell'ignorante ad Eco.
Touchè!!
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DanySanny
02 Luglio, 2012
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Che è bugiardo lo ha detto Eco stesso, naturalmente in maniera ironica, e non seriamente; è un romanzo in cui l'aspetto storico si asservisce al romanzesco cosa che invece non accede con I promessi sposi.... diciamo che è l'anti-Manzoni; la storicità c'è, ma Dumas non è andato tanto per il sottile a verificare se tutto fosse compatibile, perchè non era questo il suo scopo. Il fatto che i personaggi siano incoerenti è il riflesso della società, certo, ma secondo me il vero intento di Dumas era quello di scrivere una storia coinvolgente da cui trasparisse una critica, su cui però l'autore non si sofferma, alla società, è tutto molto leggero. Ergo la mia tesi non è smontata, come non cade la tua sono semplicemente visioni differenti dello stesso libro, e non ce n'è nè una giusta nè una sbagliata, ma ripeto che il mio bugiardo è canzonatorio, ironico, non va preso sul serio, pensavo si capisse.....
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