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Il giro di vite
 
Il giro di vite 2019-03-07 18:42:40 DanySanny
Voto medio 
 
2.0
Stile 
 
2.0
Contenuto 
 
2.0
Piacevolezza 
 
2.0
DanySanny Opinione inserita da DanySanny    07 Marzo, 2019
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Non fa per me

Lo confesso fin da ora, e forse qualcuno riuscirà a farmi cambiare idea: questo libro non mi è piaciuto e al contrario di molti di voi, né nello stile, né nella tecnica, né nella storia, né in qualunque altro aspetto, nonostante i miei sforzi, sono riuscito a trovare qualcosa di piacevole o di sufficiente a giustificarne la lettura. Anzi, a dirla tutta, ho anche fatto una certa fatica a finirlo. In altri termini, questo Giro di Vite mi è risultato piatto, esilissimo, vuoto.

Il problema principale, almeno per me, è la prosa di James, opulenta, disequilibrata, farraginosa, inutilmente lunga. In certi tratti mi ha ricordato addirittura Jane Austen, una lingua vecchia un secolo. Il racconto di James è sì un dialogo di sguardi, un gioco di prospettive, la rappresentazione di una verità impossibile, di una realtà incerta perché fuggevole, ectoplasmica, apparente, una realtà che è puro arbitrio dell’interpretazione, ma il tessuto narrativo, la scelta del non detto, non sanno, a mio avviso, dare forza alle intenzioni, incarnare nel testo quanto di aggrovigliato, pirotecnico, e in un qual senso profondo, la trama potrebbe offrire.
Possiamo discutere di apparizioni, non apparizioni, psicanalisi freudiana, possiamo anche spingerci a definirlo un’allegoria della crescita, degli incubi dell’età adulta, o ancora una banale storia di schizofrenia, ma, e mi perdonerà chi lo ha apprezzato, non serve a niente quando il libro è difficile da leggere. Le ellissi della narrazione, i dialoghi paradossali, la comunicazione accartocciata delle due donne che si vengono a trovare sulla scena, offrono, è vero, uno spaccato dell’incomunicabilità tra le persone, ma il testo non si muove nel senso di una “pragmatica” della comunicazione, ma, in maniera più furba che intelligente, lascia alla sospensione e al lettore il peso della storia. Fatto che per alcuni è un merito di James, un meccanismo perfetto, ma che in realtà fatico a vedere come riuscito: il testo stride in continuazione (e, almeno per me, già alla prima lettura), scricchiola, richiede una fiducia al lettore che sfiora la disattenzione. Credo ci sia una differenza sostanziale tra un’opera aperta, che si completa cioè solo nell’intepretazione che ne dà il lettore o che si moltiplica su piani multipli, e un’opera che gioca invece sull’effetto straniante e a sorpresa del silenzio.

Volendo riassumere, quesi tratti che sembrano essere un valore aggiunto del libro, e che sono per certi versi oggettivi, e che pure riconosco, non riescono a compensare una lettura noiosa, ridondante, quasi indigesta. Probabilmente non sono riuscito a vedere quanto di buono c’è, forse è proprio un gusto non compatibile con il mio. Visto che molti di voi hanno dato giudizi positivi e lo hanno apprezzato, probabilmente mi sfugge qualcosa, ma ho davvero difficoltà ad entrare in sintonia con le pagine.
Detto questo, anche se con questo non è andata, mi fido ancora molto dei libri che consigliate e anzi mi avete fatto scoprire molti buon autori.

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Commenti

8 risultati - visualizzati 1 - 8
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Grazie per la conferma della fiducia Daniele, anche se con questo romanzo non è proprio andata per te... D'altra parte esiste un gusto personale nella lettura che può far apprezzare o non apprezzare qualsiasi libro.
Io personalmente, ad esempio, non ho notato la pesantezza dello stile che hai riscontrato tu: certo è un romanzo scritto più di un secolo fa, questo è evidente. In ogni caso, meno male che non la pensiamo tutti allo stesso modo, specialmente in una materia così soggettiva e complessa come la letteratura.
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DanySanny
08 Marzo, 2019
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Io credo sia stato proprio lo stile a impedirmi di apprezzarlo, l'ho proprio trovato fastidioso, ma è un mio gusto molto personale sicuramente. Ci sono libri che ho amato molto e che raccolgono tiepidi consensi e penso sempre "ma come fate a non vedere quanto è bello" :)
Viva la sincerità, Daniele, anche se io sono un grande estimatore di quest'opera. Che dire? Lo stile è... jamesiano, o lo si ama o lo si odia, un po' come Mann o Faulkner. Il fatto che l'autore lasci, come dici tu, il peso della storia al lettore è per me, come puoi immaginare, un grande punto di forza del racconto, anche se forse, proprio per questo motivo, bisognerebbe leggerlo più di una volta. Anzi, visto che "Il giro di vite" va abbastanza di moda tra i lettori di QLibri, nei prossimi giorni inserirò un mio saggio basato proprio sulle "letture plurime" di questa straordinaria "ghost story". Buone letture!
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DanySanny
09 Marzo, 2019
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Allora attendo il tuo commento, magari mi convincerai a riaprirlo. Credo più che altro di non essermelo goduto perché, almeno in questo periodo, non sopporto molto gli stili come quello di James e ho fatto davvero fatica. Però, leggendo in giro, ho visto che è molto apprezzato e discusso, direi che un è libro molto "qlibriano" ahah
Matelda
11 Marzo, 2019
Ultimo aggiornamento:
11 Marzo, 2019
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In tutta sincerità.l''ho letto 2 anni fa e l'ho trovato una storia con un fondo sgradevole e scritta in uno stile farraginoso. Non so dire altro. o spiegarmi meglio
..L'opera lirica di Benjamin Britten (1954) ,ascoltata e vista in teatro o su CD e DVD mi ha invece entusiasmato...
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DanySanny
11 Marzo, 2019
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Sì, sono d'accordo con te Matelda. Non conosco l'opera lirica, ma mi fido :)
Lo stile di James è parecchio ostico. Le ali della colomba, per esempio, è uno fra i libri più noiosi e inconsistenti che abbia mai letto, e non è andata tanto meglio con il tanto declamato Ritratto di signora.
Questo, però, è ambiguo e inquietante abbastanza per incontrare i miei gusti.
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DanySanny
12 Marzo, 2019
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Ho visto la recensione qui sotto! Comunque probabilmente non sono nel periodo per questi stili così, almeno per me, farraginosi o lunghi. Ultimamente apprezzo molto di più la brevità, la chiarezza e la lucidità della prosa. Tra qualche tempo magari...
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