Narrativa straniera Classici Il giro di vite
 

Il giro di vite Il giro di vite

Il giro di vite

Letteratura straniera

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Una giovane istitutrice viene scelta da un gentiluomo per occuparsi dei suoi nipoti, Miles e Flora. Il compito le viene presentato come particolarmente impegnativo, sicché la donna immagina di ritrovarsi di fronte due bambini particolarmente irrequieti e riottosi. Noterà invece che Miles e Flora, oltre ad essere di una bellezza angelica, hanno maniere squisite e notevole senso della disciplina. Questo quadro mal si concilia con quanto riportato su una lettera della scuola di Miles, che dichiara di non volere più il bambino nel proprio istituto, senza spiegarne le motivazioni. In più, la donna scopre che l'istitutrice precedente era morta in circostanze misteriose, e così il suo amante, un certo signor Quint...

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Opinioni inserite: 17

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Il giro di vite 2019-01-09 13:45:05 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    09 Gennaio, 2019
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L'importanza dello stile

"Giro di vite" è sicuramente un romanzo particolare, il cui valore è aumentato notevolmente dallo stile di Henry James. L'autore ha tra i suoi pregi principali le descrizioni precise degli ambienti, che quasi bucano le pagine, e una capacità fuori dal comune di suscitare dubbi e sospetti, permettendo al lettore di sentirsi parte del racconto. Devo tuttavia dire che questa storia non mi ha esaltato: credo che se non fosse per la maestria dell'autore nel rendere viva la sua ambientazione e nel risvegliare le emozioni facendoci immaginare quel contesto cupo, mi sarei ritrovato a leggere un racconto più che normale.
Dunque non è stato "Giro di vite" a fare la fortuna di Henry James, bensì Henry James a fare la fortuna di questo libro.
Una cosa che tuttavia non ho capito molto è l'introduzione: che senso ha presentarci quel conciliabolo di persone a cui viene raccontata la storia, se poi quando questa inizia il narratore è la nostra protagonista in prima persona? Avrebbe avuto senso se, con qualche intermezzo, ci venissero presentati i pensieri degli ascoltatori, o quantomeno un epilogo che ci illustrasse le loro reazioni finali; invece li abbandoniamo fin dal principio e nella storia non trovano la benché minima utilità narrativa. Mi è parsa una cosa piuttosto strana.
Non mi linciate, si tratta sempre e comunque di una mia personalissima opinione totalmente confutabile.

Un uomo molto ricco si ritrova improvvisamente tutore di due ragazzini: Miles e Flora, figli del suo defunto fratello. Essendo un uomo molto impegnato, tuttavia, non può (e non vuole) star dietro ai due pargoli; perciò assume una giovane donna che gli faccia da istitutrice. L'uomo le offre uno stipendio più che generoso, ma le impone un'inviolabile condizione: non dovrà disturbarlo o contattarlo per nessun motivo, per quanto grave possa essere la situazione. (Piccola parentesi: questa mi è parsa una grossa forzatura).
L'istitutrice sarà la nostra narratrice e protagonista in prima persona degli strani eventi che si susseguiranno nella casa di campagna in cui vivrà insieme ai bambini e alla servitù.
Le stranezze si presentano fin dal principio, con l'arrivo di una lettera dal collegio di Miles: il ragazzino è stato espulso per cattiva condotta, seppur non vengano specificati i motivi precisi che hanno portato a questa drastica decisione. Avendo avuto modo di conoscere Miles e sua sorella, l'istitutrice non riesce a spiegarsi come un ragazzino dall'aria così educata, quasi angelica, possa aver fatto qualcosa di così grave da meritarsi l'espulsione.
Tuttavia, questa sarà soltanto la più futile delle stranezze che si troverà di fronte durante il suo impiego in quella casa.

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Il giro di vite 2015-09-24 15:34:57 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    24 Settembre, 2015
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Sesto senso

Una giovane istitutrice viene assunta per prendersi cura di due orfanelli: una bambina di 8 anni e un ragazzino poco più grande. I bambini sono adorabili ma l’istitutrice ha il cosiddetto sesto senso cioè vede aggirarsi attorno alla dimora di campagna i fantasmi di due persone defunte che hanno lavorato l’anno prima per quella stessa famiglia. La descrizione delle due persone, fatta a una donna a servizio che da anni lavora per la famiglia, è perfetta per cui dobbiamo pensare che la ragazza non si inventi nulla e che in effetti veda i due defunti. La ragazza dice anche che hanno cattive intenzione, lo sente; e sente che il loro interesse è per i bambini e che li deve proteggere. Detto questo, il racconto è preso come esempio letterario di narratore inaffidabile. Non ho capito perché. Io credo che la narratrice, cioè l’istitutrice sia affidabile come narratrice ma pessima nel suo ruolo di istitutrice. La cosa patologica non è che veda i due fantasmi ma i pensieri ossessivi che da lì prendono il loro corso per cui lei inizia a sospettare che anche i bambini vedano e che vedano più di lei in una escalation di sospetti che avrà conseguenze negative per la salute di entrambi i bambini. I dialoghi con i bambini sono belli nella loro ambiguità: nel dialogo si dicono cose cui istitutrice e bambino danno un significato diverso per cui il loro dialogo sembra tra sordi. E comunque la razionalità della governante e il suo affetto per i bambini non possono nulla contra le forze occulte del male. Nel dialogo è interessante quello che il bambino lascia capire e che la istitutrice sembra non cogliere: il desiderio di attenzione da parte dello zio e una richiesta di aiuto per problemi comportamentali derivati forse da qualche trauma. Ma a questo si allude e non se ne parla.
Interessante il fatto che la istitutrice nella sua razionalità ha un comportamento irrazionale cioè aspetta finchè non è tardi per chiedere aiuto allo zio dei ragazzi.

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E.A. Poe
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Il giro di vite 2015-03-07 17:48:21 Vita93
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Vita93 Opinione inserita da Vita93    07 Marzo, 2015
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Giro di sospetti

Libro difficilissimo da recensire.
Recensire questo romanzo infatti, di cui è già impossibile definire una trama oggettiva, significherebbe adottare un punto di vista sull' opera e sul suo finale, cosa pericolosa perchè non solo si discosta dalla realtà che vede il libro volutamente aperto a più congetture, ma rischia anche di rovinare la sorpresa a coloro che non si sono cimentati in questa lettura.
Ambiguo e misterioso, " Il giro di vite " è uno dei romanzi più studiati e discussi di tutti i tempi.
Appartenente al genere narrativo della " gothic novel ", ne rispetta i canoni classici con una storia densa di elementi romantici e spettrali ed un' ambientazione isolata, con pochi personaggi.

Il romanzo inizia con un' introduzione narrata da una donna che fa parte di un gruppo di appassionati di storie dell' orrore, racconti spettrali.
Un membro del gruppo, Mr Douglas, afferma di poter raccontare una storia straordinaria, la lettura di un diario di una giovane istitutrice contenente fatti avvenuti tanti anni prima.
All' epoca dei fatti la giovane istitutrice, Miss Giddens, accetta il curioso incarico di un uomo d' affari residente a Londra : occuparsi dei suoi nipoti Flora e Miles, di otto e dieci anni, residenti in una tenuta nella località di Bly.
L' incarico presenta un solo divieto : lo zio dei due bambini invita l' istitutrice a prendersi ogni responsabilità su di sè e a non disturbarlo mai.
Aiutata dalla governante Grose e incantata dai modi di fare educati dei bambini, l' incarico di Miss Giddens si tinge di mistero quando la protagonista viene colpita dalle apparizioni alterne e spettrali di un uomo e di una donna.

Il romanzo presenta due caratteristiche che esplicitano il senso di mistero e incertezza che rimane al termine della lettura.
Per prima cosa, manca un personaggio esterno alla vicenda che si erge a risolutore della situazione, il classico investigatore presente in ogni giallo.
I personaggi sono e restano tali fino alla fine l' istitutrice, la signora Grose, Flora, Miles e le sfuggenti e misteriose apparizioni ravvisate da Miss Giddens.
Secondo punto cruciale della storia, il narratore.
" Il giro di vite " non è altro che la lettura di un diario dell' istitutrice, che quindi già rielabora esperienze direttamente vissute, ad opera di Mr Douglas, il tutto riportato da un' ascoltatrice.
Abbiamo quindi tre narratori, con il conseguente dilemma se la storia che ci viene narrata presenti qualche carenza dovuta alle numerose rielaborazioni che potrebbero essere occorse dai fatti originari fino al resoconto dell' ascoltatrice.

Carenze che alimentano dubbi, risultato cercato e catturato da Henry James, capace di confezionare un breve racconto passato alla storia per i contorni sfuggenti e per l' ingegnosa mancanza di una vera e definitiva soluzione finale.

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Il giro di vite 2015-02-18 16:18:32 viducoli
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viducoli Opinione inserita da viducoli    18 Febbraio, 2015
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L’inaudita ambiguità di un racconto meraviglioso

Il giro di vite è senza dubbio il racconto più noto di James, anche perché ne sono state tratte numerose versioni per il cinema e per la televisione. E’ anche una delle opere di questo autore in cui la sua peculiare capacità di affidare a ciò che non scrive, a ciò che non dice, l’essenza delle sue storie, raggiunge una delle massime vette.
James è il maestro del non detto, dell’ambiguità della scrittura, anche nei grandi romanzi della maturità in cui pure si dilunga in pagine di descrizioni su ciò che provano e pensano i suoi personaggi: questo celebre racconto lungo (o romanzo breve) gli permette – anche grazie all’ambientazione gotica – di sperimentare sino alle estreme conseguenze una modalità di comunicazione con il lettore che lascia aperte tutte le porte e tutti i livelli dell’interpretazione, compresi quelli attinenti la storia in sé. Cerco di spiegarmi. Solitamente, leggendo un’opera letteraria, si “accetta” la storia, la trama, come un dato di fatto, e si cerca di comprendere se essa sottenda simboli, metafore, rimandi ad elementi di carattere autobiografico, sociale, politico, psicologico o altro: se l’autore, attraverso quella storia, abbia voluto dirci qualcosa su di sé, sulle sue emozioni, sul mondo in cui vive.
L’elemento spiazzante de Il giro di vite risiede secondo me nel fatto che la storia stessa non è affatto univocamente interpretabile, ragion per cui i livelli interpretativi – per così dire – aumentano in misura esponenziale.
La trama del racconto è nota: una giovane istitutrice viene assunta per istruire, in una villa della campagna inglese, due bambini – Miles e Flora – orfani ed angelici. Dopo pochi giorni ella comincia a vedere due strane e silenziose figure, che scopre essere il domestico e la precedente istitutrice, entrambi morti misteriosamente poco tempo prima e che erano amanti. La protagonista si convince che i due fantasmi mirano a portar via i bambini e inizia una drammatica lotta per sottrarli al loro influsso.
Il dilemma centrale – riscontrabile nelle varie trasposizioni e anche in alcune recensioni dei lettori in rete – attorno al quale parrebbe ruotare l’interpretazione della vicenda è se i fantasmi visti dall’istitutrice esistano davvero o siano un parto della sua fantasia, delle sue frustrazioni esistenziali. James ovviamente non ce lo dice, e dissemina lungo il racconto indizi a favore sia di una tesi sia dell’altra. Sono molte altre le cose che non dice: ad esempio come siano morti i due “fantasmi”, cosa abbiano combinato per essere ricordati come malvagi, perché il piccolo Miles sia stato espulso dal collegio. Ne esce, come detto, una storia che lascia al lettore la possibilità di costruirsi un quadro personale, e credo che questo – a dispetto di chi lo ritiene un limite – sia una delle caratteristiche che fanno di questo racconto un capolavoro assoluto, un testo precursore della letteratura novecentesca e del suo rapporto con la psicologia e la psicanalisi.
Secondo me James era perfettamente consapevole di avere scritto qualcosa di inusitato per l’epoca, e la scelta del titolo ne è la prova. Nel testo il titolo viene spiegato dal fatto che la storia viene narrata – durante una serata tra amici – dopo una storia di fantasmi che coinvolgeva un solo bambino. Il giro di vite starebbe quindi nel maggior grado di terrore che questa storia, coinvolgendo due bambini ed essendo ambientata in una campagna idilliaca, farebbe provare all’uditore. Azzardo una ipotesi più nascosta: che l’autore si riferisca al giro di vite dato alla sua narrativa, nel momento in cui mette in scena una storia di una inaudita ambiguità.
Avendo detto che il racconto può dar luogo a 2^n interpretazioni (dove 2 sono i livelli – trama e contenuto – e n le possibilità interpretative) non mi sottraggo al piacere di fornire la mia personale interpretazione, pur nella consapevolezza che sfocerà nel mare delle banalità in cui confluiscono la maggior parte dei torrenti scaturiti dalla mente dei critici improvvisati (e spesso anche da quelle dei critici di professione).
A mio avviso chiedersi se i fantasmi esistono, se sono generati dalla fantasia dei bambini, da quella dell’istitutrice o dai fatti precedenti la storia narrata è un falso problema.
I fantasmi, a mio avviso, sono chiaramente un simbolo, e rappresentano la vita cui i due bambini stanno andando incontro, che inevitabilmente li attira, e di cui chi li ama ha paura. L’istitutrice indubitabilmente idealizza i due piccoli protagonisti, li vede sotto una luce angelica, e non può accettare che essi siano bambini in carne ed ossa, con le loro piccole contraddizioni destinate ad aumentare man mano che cresceranno. Lo testimonia il fatto che Miles – il vero protagonista della storia, il bambino che ormai si sta facendo ragazzo – sia stato scacciato dal collegio per alcune (non riportate nel racconto) frasi (sconce?) dette ai compagni, e che sino all’ultima pagina l’istitutrice cerchi di capire la causa di tale allontanamento, rifiutando la possibilità che Miles sia davvero colpevole. I fantasmi sono quindi la vita adulta, nella quale la componente erotica ha una capitale importanza: essi erano amanti, e il reclamare il possesso dei piccoli (azione peraltro solo immaginata dall’istitutrice, visto che i fantasmi si limitano a guardar tacendo) ha un significato direi palese.
Nel finale James ci vuole forse dire che l’ingresso nella vita adulta non può avvenire se non tramite il violento distacco dall’innocenza dell’infanzia, che per diventare grandi è necessario uccidere il bambino che era in noi. Forse, facendo un ulteriore passo, si può intendere tutta la storia come una critica di James alle convenzioni sociali e soprattutto morali dell’Inghilterra vittoriana. L’istitutrice, personificazione dell’autorità incaricata di instradare i bimbi verso una corretta morale, non può accettare che essi siano venuti in contatto con una diversa visione della vita, con un’altra prospettiva ritenuta moralmente inaccettabile. Schiava delle convenzioni, combatte questi fantasmi sacrificando a questa lotta la vita stessa di Miles.
Tante cose vi sarebbero ancora da dire, ad esempio sulla tecnica narrativa di James: l’edizione Garzanti che ho letto riporta una splendida introduzione di Franco Cordelli, che consiglio vivamente a chi volesse approfondire la conoscenza di questo meraviglioso, enigmatico racconto.

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I romanzi della Major phase di James
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Il giro di vite 2015-01-07 14:38:25 siti
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siti Opinione inserita da siti    07 Gennaio, 2015
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Sospetti

Ho sospettato di tutto e di tutti, me compresa. Non vorrai mica credere ad una storia di fantasmi? Ridicolo, sono portata ad apprezzare altro, sicuramente non questo genere.
E invece...arrovellata, persa, sbattuta, presa in giro e infine affascinata da questo gioiellino. La mente ha vagato spinta dal sospetto che si è insinuato.
Uno zio poco amabile affida, noncurante, i nipoti orfani all’ennesima istitutrice: perfetto! È affascinante, misterioso e assente: perfetto!
Una presenza fissa, vecchia governante, ingenua e sempliciotta ma detentrice di tanti segreti e portatrice di tante allusioni: perfetta! È il classico elemento deviante: perfetto!
Presenze misteriose, già date per morte, si materializzano apparendo con la loro influenza passata e presente: non possono essere semplici fantasmi! Ci lavoro su parecchio, con la fantasia.
Un’istitutrice giovane e apparentemente sprovveduta che, in un crescendo entusiasmante, pur non essendo finemente caratterizzata, parla in prima persona di sé, del suo lavoro, della sua esperienza in un manoscritto che viene presentato in un’ammaliante cornice iniziale. Si trasforma, la ragazza di campagna, man mano diventa da abile osservatrice padrona di tutta la scena: i miei sospetti ora cadono su di lei. Giro pagina e un episodio mi fa cambiare nuovamente idea, un incontro, un’apparizione, una sparizione, un non detto, un già sentito...turbine: giro come una trottola.
Abile James.
E poi loro, i due bambini, un maschio e una femmina. Vivono in una casa di campagna, il loro destino è quello dell’abbandono o della perdita; hanno perso i genitori, chi si occupava di loro prima, Miles, il maschietto, anche il contatto con l’esterno. La scuola che frequenta lo rispedisce al mittente: nessuna spiegazione...perfetto! Volgi lo sguardo anche lì. I bambini sono rappresentati angelici, ineccepibili, solidali, fuorvianti, subdoli: vittime o carnefici? Il dubbio lavora peggio di un tarlo.
E la prosa? Mi ingarbuglia, mi rimanda al detto, al pensato, al sospettato, al già so ma lo saprai dopo, anche tu. Mai chiara, sempre allusiva, sempre misteriosa, sempre da dipanare.
Un piacevole tormento.
Insomma un racconto scritto ad uso e consumo immediato, pubblicato a puntate e fonte di facile guadagno ma che arriva, consapevole l’autore, alle alte vette del genere, volutamente.
Interpretato in vari modi, ne consiglio semplicemente il godimento.

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Il giro di vite 2014-04-15 07:53:22 aeglos
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aeglos Opinione inserita da aeglos    15 Aprile, 2014
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BASANDOSI SUL PSICOLOGICO....

Questo libro mi è stato regalato e ad essere sincera non sapevo nemmeno della sua esistenza. Devo dire che è un libro insolito per me, un libro con un modo di scrivere e raccontare l'horror in maniera diversa, in maniera molto fine e basandosi sul psicologico. Frasi dette e non finite, lasciate parole in sospeso, domande a cui nessuno troverà risposta, fantasmi che compaiono qua e là ma senza mai proferire parola. E la domanda è...ma questi fantasmi sono veramente cattivi o vogliono solo far parte ancora della famiglia? Interessante è anche, nell'edizione che mi hanno regalato, le varie recensioni ch si trovano all'inizio del libro, in particolare la spiegazione dell'intero racconto di Wilson. (cosa che ho fatto dopo la lettura del libro, non prima e cosa che consiglio vivamente, nonostante tutto questo si trovi all'inizio delle prime pagine.) Il racconto si basa su piccole cose, piccoli avvenimenti e l'ansia e la paura si fondono con supposizioni varie della nuova governante. La narrazione è magistrale, anche se qualcosa rimane senza una spiegazione, ma credo che questo sia ben voluto dallo scrittore stesso. La sua intenzione era di farci avere paura del buio, farci accendere la luce nel leggere questo libro.Seducente e capace di attirarci al di là della follia!

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Il giro di vite 2013-07-17 06:39:31 Yoshi
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Yoshi Opinione inserita da Yoshi    17 Luglio, 2013
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Giro di vite

Degli amici intorno al fuoco, una storia di paura da raccontare e le orecchie tese a captare ogni singolo particolare per assaporare a pieno il terrore crescente.
In una villa antica, immersa in un paesaggio bucolico, dimorano due ragazzini bellissimi e angelici, cui genitori sono deceduti e che vengono affidati ad istitutrici.
Queste devono prendersi cura di loro, a patto di non disturbare per nessun motivo al mondo lo zio che vive in città ignaro di tutto e immerso nei suoi affari.
Questa giovane e bella istitutrice si farà carico di accurdire i suoi nipoti, condividendo con loro amore e conoscenza e anche qualche piccolo segreto.
Ebbene si, perchè tutto prende una piega grottesca quando una lettera dal collegio del nipote arriva, e comunica che è stato espulso.
Questo è solo l'inizio della storia ma dietro c'è molto di più....
Cosa si nasconde dietro le facce angeliche di questi bambini?

Chissà perchè la conoscenza di queste chicche, le faccio sempre lasciandomi ispirare dal mio istinto.
Arrivo in libreria e sguinzaglio il fiuto in attesa che torni con una preda succulenta.
Preso perchè mi chiamava, attirata dalla copertina e dal formato degli Oscar Classici Mondadori, ho pagato e me lo sono portato a casa.
Pensavo che un libro di paura, se affiancato ad una bella pioggia con temporale e una copertina calda mentre fuori fa freddo, fosse il connubio migliore per assaporare una storia di questo calibro.
Invece, mi sono ritrovata a leggerlo solo ed esclusivamente di giorno per sopperire agli incubi che sicuramente mi avrebbe provocato se lo avessi letto di sera.
E' una storia magnifica, scorrevole e da assaporare con la curiosità di un bambino che scopre per la prima volta dove la mamma nasconde i dolci.
La meravigliosa magia che crea, è la capacità di lasciare certe cose in ombra, alcuni dettagli non detti, mettendo davanti al lettore l'oscurità che nasce dalla propria immaginazione.
Ti spinge a portare in superficie lati oscuri e immaginazione tetra che non avresti pensato di avere.
Forse è anche per questo che ho avuto veramente terrore e angoscia in certi passaggi e la costante sensazione che qualcosa di terribile stesse per accadere.
Le immagini evocative, i paesaggi di campagna e la serenità di una giornata di sole contrapposti dall'incubo e dal terrore ricorrente che saltano fuori non appena si abbassa la guardia.
E' un libro che comprerei e che regalerei volentieri perchè una perla preziosa, come un libro assolutamente magnifico, è uno dei doni più preziosi che si possa fare!

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Il giro di vite 2013-04-11 16:36:36 marika_pasqualini
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marika_pasqualini Opinione inserita da marika_pasqualini    11 Aprile, 2013
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stupefacente

non racconterò la storia perchè l'hanno già esaurientemente spiegata altri prima di me. voglio solo riportare il mio giudizio su questo capolavoro dell'horror psicologico. è entusiasmante pensare che scrittori come james siano in grado di "spaventare" il lettore senza spiegare nulla fino in fondo, ma solo alludendo, con mezze frasi e descrizioni delle reazioni dei personaggi della storia. è stato il primo libro di questo autore che ho letto, e devo dire che mi ha sorpresa. è tutto coordinato e ogni cosa è conseguente all'altra, senza sbalzi di tempo o dettagli non riferiti. descritto bene in ogni sua parte e mai noioso.

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thriller-horro di un certo calibro
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Il giro di vite 2013-04-07 09:15:48 Cristina72
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Cristina72 Opinione inserita da Cristina72    07 Aprile, 2013
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“Sono stato io a soffiarci, cara!”

“Dicono cose che, se potessimo udirle, ci farebbero semplicemente inorridire”.
Giocando sul filo dell'ambiguità, in questo romanzo di stampo horror-psicologico James lascia che sia il lettore ad esplorare con la sua immaginazione gli abissi del Male, “abissi cristallini”, come gli occhi belli e innocenti di due fanciulli che si muovono con grazia nella quiete di un paesaggio rurale.
E' la loro giovane istitutrice, solerte e ipersensibile, a percepire un pericolo incombente, una terribile intesa tra una coppia di spiriti dannati e le anime pure di Miles e Flora, i suoi due allievi, indotti alla depravazione e contaminati da un influsso malefico.
Sono bambini intelligenti e bellissimi, allievi modello che incantano la donna col loro fascino fino a quando strane apparizioni non mettono ogni cosa in discussione.
Perché, forse, fratello e sorella non giocano, ma fingono, forse non chiacchierano innocentemente tra loro, ma complottano. Terrificante rivelazione, non supportata da alcuna prova oggettiva, ma confermata da troppi indizi.
Parole pronunciate candidamente nel buio di una stanza, con la candela spenta dall'irrompere improvviso di una folata gelida (“Sono stato io a soffiarci, cara!”), danno la misura della lotta tra forze in opposizione che avviene nel piccolo Miles, figura carismatica e poco infantile.
Così come l'atteggiamento “davvero sconvolgente” della sorella, che si lascia andare ad un “lurido linguaggio”, furiosa una volta che l'istitutrice la affronterà apertamente.
Tocca a lei salvarli - la protagonista avrà chiara fin dall'inizio questa certezza - e cercherà di farlo senza alcuna esitazione, guidata dall'istinto.
Lo stile di James è talvolta contorto ed induce il lettore a rileggere certi periodi per coglierne appieno il significato. Ma è proprio quando il non detto raggiunge livelli profondi e quasi insondabili che la narrazione si fa più intensa, e dalle tenebre avanza l'ineluttabile.

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"Racconti del terrore" di E.A.Poe.
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Il giro di vite 2013-03-27 11:48:32 martino81
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martino81 Opinione inserita da martino81    27 Marzo, 2013
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meraviglia horror

Una perfetta storia con tanto di suspence, giallo, brividi fra una pagina e l'altra ed un pizzico di horror tanto da far risultare questo breve racconto, moderno e attuale tanto da poterci fare anche un bel film... Gia perchè c'è la nuova istitutrice che deve badare ai due piccoli bambini (che prima sono ingenui per poi diventare astuti più degli adulti secondo la migliore delle metamorfosi del genere horror), la vecchia istitutrice e il signor Quint che compaiono in continuazione. Peccato che sono morti e quindi compaiono da fantasmi, ma a vederli sembra essere la sola nostra protagonista. Il dubbio non ci fa staccare gli occhi dal libro: è lei ad essere pazza vedendo i fantasmi che invece gli altri non vedono o veramente sono gli spettri a perseguitarla? Un finale degno del racconto... insomma che dire tutto molto bello, l'ho trovato alternativo e sopratutto molto piacevole alla lettura fino alla fine... La mia prima lettura di James e non credo l'ultima a questo punto.

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Il giro di vite 2013-03-12 20:19:14 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    12 Marzo, 2013
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Giro di vite - commento di Bruno Elpis

Questo romanzo è un esempio di come una grande tensione possa essere suscitata anche senza la violenza delle parole.
Il linguaggio ottocentesco della cultura compassata e vittoriana dell’Inghilterra, più che dire, allude: al male, a fatti terribili, a peccati innominabili.

Un’istitutrice viene incaricata dallo zio di badare ai due nipoti orfani che sono stati affidati alla sua tutela.
Ben presto la donna – spalleggiata dalla governante, la sempliciotta signora Grove - si accorge che, dietro alle sembianze angeliche di Miles e Flora, si nascondono fatti turpi.
Miles viene espulso dal collegio per il fatto “che egli costituisce un pericolo per gli altri”.
“Entrambi i bambini possedevano una gentilezza d’animo che li rendeva … quasi impersonali e certamente difficili da punire”.
“La loro bellezza più che terrena, la loro bontà quasi celeste è un gioco .. uno stratagemma, un inganno!”
“Non sono stati buoni … sono stati soltanto assenti”.

I due bambini sono ostaggio della torbida relazione che hanno avuto con Peter Quint (“c’erano state troppe cose nella sua vita: oscuri episodi e rischi spericolati, turbe segrete e vizi non soltanto sospettati…)” e la sua amante Jessel, la precedente istitutrice (“Disonorata e tragica, stava ritta davanti a me … tenebrosa come la notte, nella sua veste nera …”). Senonché … i due amanti sono morti!

Ciononostante, continuano a visitare la tenuta: come fantasmi o apparizioni.
“Quei quattro, ne potete essere certa, si incontrano continuamente”.

Se è vero che il senso del perturbante è causato dal “doppio”, nel romanzo le coppie abbondano: nei bambini, negli amanti maledetti, nelle torri (“Ce n’erano due di queste torri quadrate e merlate …”)

Come dicevo, l’orrore è sfumato: più alluso che descritto.
“Vogliono prenderseli … per perpetuare tutto il male che, in quei giorni orribili, la coppia ha istillato in loro. E’ per importunarli ancora con la stessa malvagità, per continuare il lavoro del demonio, che sono tornati”.
“Si dicono cose che, se potessimo udirle, ci farebbero semplicemente inorridire”.

Un romanzo notevole, che non può mancare a chi ama la letteratura di tensione. Un bell’esempio di come l’arte espressiva possa indurre emozioni attraverso la sospensione e i rimandi.

Bruno Elpis

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Il giro di vite 2011-09-24 12:20:37 padoan.antonio
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padoan.antonio Opinione inserita da padoan.antonio    24 Settembre, 2011
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Astuto

Un libro furbissimo! L'autore sa benissimo quali sono le paure dell'essere umano e le ingigantisce. Semina qua e la delle "trappole" che puntualmente il lettore ci cade facendosi paura da solo. Una storia paranoica/di fantasmi/psicologica? Ci sono tantissime chiavi di lettura su questo breve racconto e da quel lato si sceglie di guardare c'è solo il terrore puro in ogni pagina.
Nessuno vorrebbe andare in quella villa piena i suggestioni e prsagi ma James ci caccia tutti dentro e ci libera solo nel finale, esamini dall'abbraccio claustrofobico del suo libro

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Il giro di vite 2011-09-19 13:46:40
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Fò Opinione inserita da Fò    19 Settembre, 2011
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Favoloso!

Amo James. E' tra i miei preferiti, e questa storia non fa eccezione. Ha tutto quello che personalmente mi aspetto di trovare in un libro: storie familiari complesse e intricate, aspetto gothic, una spruzzata di giallo, un pizzico di horror, frasi non dette, inquietudine e colpi di scena!
Straordinario!
Se vi piace il genere, non potete non leggerlo.

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"La biblioteca dei libri proibiti"
"La tredicesima storia"
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Il giro di vite 2011-07-17 08:01:41 R๏гy.o°
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R๏гy.o° Opinione inserita da R๏гy.o°    17 Luglio, 2011
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Da brividi!

«È [un racconto] al di là di ogni immaginazione. Non conosco nulla che gli si possa paragonare.» E’ questa frase che una sera d’inverno, attorno al fuoco, un signore dichiara ai suoi amici: presto racconterà una storia diversa dalle altre appena sentite, una storia da brividi. Il signore procede chiedendo cosa ci può essere di più orrorifico di una storia di fantasmi in cui sia coinvolto un bambino; la risposta non tarda ad arrivare: una storia di fantasmi in cui appaiono non uno ma ben due bambini. Sostanzialmente un giro di vite.
Ed è tramite l’espediente del racconto nel racconto che James ci introduce nel mondo di una novella senza precedenti, una novella ben costruita e originale sotto ogni punto di vista.

Un racconto che pervade il lettore del senso di perturbamento, di fastidio nella lettura: l’orrore non deriva però (come solo i grandi scrittori sanno fare) da immagini splatter et similia ma dalla descrizione sibillina della mente umana. Una giovane donna è infatti incaricata di fare da insegnante/padrona di casa in una villa di campagna a due bambini fin da subito definiti deliziosi: la piccola Flora e Miles, il fratellino più grande. Dopo un primo periodo di quiete e tranquillità però la donna è costretta a vivere in tensione a causa di alcune – apparenti – visioni. Inutile addentrarmi nella trama, non avrebbe senso per due motivi.
Il primo, quello più banale, è perché rovinerei l’intreccio della storia a chi non ha ancora letto la novella.
Il secondo, quello in cui risiede l’abilità di James, è che non si è certi che gli eventi sinistri raccontati nella novella siano accaduti veramente o siano soltanto frutto della mente della governante: la storia narrata diventa dunque oggetto di tante interpretazioni quanti lettori l’hanno affrontata. Ogni minimo particolare cambia e si trasforma a seconda del punto di osservazione, trama e personaggi sono mutevoli e illusori e non offrono mai elementi di certezza o degli appigli per il lettore che si trova spesso disorientato. Ad accrescere questo clima di pathos giocano poi vari fattori come le frasi non dette o lasciate sospese, i capitoli che si interrompono nel momento clou della narrazione e soprattutto un non-finale che non spiega nulla e lascia decisamente con l’amaro in bocca.

La scrittura fluida e felicemente poco ottocentesca concorrono alla facile immedesimazione e alla partecipazione emotiva dello stesso lettore, che è accompagnato però anche alla riflessione.
Mi sono chiesta infatti durante la lettura se le “allucinazioni” della donna – di cui non è dato sapere il nome (ulteriore elemento di mistero) – non derivassero da un atteggiamento nevrotico della stessa, dovuto ad un sovraccarico di lavoro (era alla sua prima occupazione ed era stata lasciata sola a gestire tutto, dalla casa all’educazione dei bambini). Che James abbia voluto inserire un elemento di critica sociale all’interno della sua novella? Perché no, in fondo il suo primo mestiere era quello di critico letterario. E sappiamo benissimo che l’arte non è scindibile dalla vita e dunque dalla società.

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Il giro di vite 2011-05-11 12:14:57 Marghe Cri
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Marghe Cri Opinione inserita da Marghe Cri    11 Mag, 2011
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Paura dei fantasmi?

L’ambiente in cui si svolge tutta l’azione è una grande villa di campagna.
Un giovane nobiluomo che abita in città affida la villa e i suoi figliocci, rimasti orfani, ad una giovane istitutrice alle prime armi. Si fa promettere che in nessun caso verrà disturbato per qualunque problema dovesse porsi: la giovane dovrà gestire da sola ogni decisione e risolvere ogni problema in relazione alla casa ed ai fanciulli.
La giovane accetta, soggiogata dai modi del gentiluomo, che tornerà spesso nei suoi pensieri come un uomo di grande fascino, e parte per questo compito che non sarà così facile.
La casa è dotata di servitù e di una governante che diventerà l’amica ed il supporto (talvolta equivoco) dell’istitutrice e poi ci sono loro, i due fanciulli, un maschio ed una femmina: belli, educati, simpatici, gentili, intelligenti… "impunibili"… così li definisce James.
In realtà troppo di tutto, questi bambini, tanto che fanno nascere il sospetto che siano finti.
La giovane donna è affascinata da loro, ma contemporaneamente terrorizzata da strane visioni che pare possa vedere solo lei: fantasmi?
Questi fantasmi si scoprirà, riportano a personaggi noti e pian piano l’istitutrice ricostruirà una storia recente ed angosciante.
La vicenda ed i personaggi si muovono in una costante atmosfera di ambiguità: a volte sorge il sospetto che tutto quello che accade avvenga solo nella mente della giovane donna, altre volte il pericolo appare reale, improvviso e minaccioso.
James rievoca in certi passaggi le atmosfere di E.A.Poe, ma con un tocco estremamente personale e costruisce una storia sottilmente psicologica ed affascinante, di cui fino all’ultimo non è possibile prevedere la conclusione.
Se avete visto il film “The others” con Nicole Kidman potete avere un’idea dell’atmosfera che vi attende dentro questo piccolo capolavoro.

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Il giro di vite 2010-12-08 14:48:59 gio gio 2
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gio gio 2 Opinione inserita da gio gio 2    08 Dicembre, 2010
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vedo e non vedo...

Henry James mette in scena in modo al quanto teatrale una storia di fantasmi intrecciata con la mente di due bambini,Miles e Flora,dotati un'intelligenza,di una grazia e una bellezza incantevole.L'istutrice,che dovrà prendersi pienamente cura di essi, ipnotizzata dal loro fascino a dai loro modi squisiti ha l'impressione di vivere in favola che presto si frantuma trasformandosi in un vero e proprio incubo ossessivo quando comincia a vedere delle apparizioni,in parte combattuta ed in parte certa che anche i due angioletti siano in grado di vedere le due spettrali figure: l'ex istitruce,misteriosamente morta e un altro un uomo,morto anch'esso in circostanze poco chiare,una pesona viscida che lavorava per lo zio dei due fanciulli.
Attraverso la governante verrà presto a conoscenza della relazione amorosa che i due avena instaurato.
Le apparizioni dei due fantasmi sono spesso ritagliate in una finestra che potrebbe rappesentare un palcoscenico al quale la protagonista assiste come ad orrifica opera teatrale mettendo in dubbio l'innocenza delle sue amate creature che, di fronte ad essa ,fingono di non vedere.
La narrazione di questa conturbante e misteriosa vicenda ci cattura per la sua ambiguità, ci porta a mettere in dubbio ogni cosa e persino ogni apparizione.
Un'opera che,a mio avviso,piu' che spaventare il lettore lo conduce verso un attenta analisi dei dialoghi,gli atteggiamenti e anche le piu' piccole sfumature che riesce a cogliere nei personaggi.
Un viaggio psicologico nella mente dell'istitutrice e nell'ambiguità di Miles e Flora. che nella loro stupefacente astuzia, e nello strano esasperato angelico alone che li circonda ci appaiono degli esseri irraggiungibili per questo piu' temibili e paurosi. Dunque,non ci fermiamo solo al mistero ma li poniamo su un gradino superiore,come l'istiturice stessa, e soprattutto la governante che,in cuor suo,nega a se stessa ogni cosa,pur ponendosi in atteggiamente di solidarietà ed alleanza nei confronti dell'istitutrice.Vediamo le loro mentri come qualcosa che va al di là della nostra concezione e non riusciamo ad attribuire loro un'identità morale e psicologica precisa.
La protagonista sembra quasi porsi in una posizione di predominio o riscatto,non solo verso loro,dai quali si sente tradita, ma anche verso il fantasma della vecchia istitutrice,Jessel,che rappresenta per lei la figura dell'antagonista;l'ostinata determinazione a voler dimostare il massimo di stessa di fronte al "signore",lo zio dei due fanciulli,ipnotizzata anche da esso.
Sicuramente un'opera audace,una storia del mistero alternativa e talmente ricca di ambiguità che,pur dopo averla terminata,ci induce a porci la domanda: a cosa abbiamo realmente assistito?

Chi mi ha fatto piu' paura?Indubbiamente i due "angioletti".

P.S.:Grazie a Indi che,con la sua bella recensione,mi ha fatto conoscere questa sorprendente opera intrigante!

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Il giro di vite 2010-11-22 15:28:12 Indigowitch
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Indigowitch Opinione inserita da Indigowitch    22 Novembre, 2010
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Inquietante

Avvicinarsi a James non è semplice.Il più inglese degli autori americani è un pilastro della letteratura, e ha uno stile che non accoglie subito il lettore a braccia aperte.
Ecco dunque che in questo racconto, all'apparenza un'innocente ghost-story con tutti i topoi del caso (la tecnica del racconto orrorifico attorno al fuoco, il racconto-cornice che racchiude quello vero e proprio e via discorrendo), viene narrata una vicenda allucinata e inquietante.
Una giovane istitutrice è chiamata a occuparsi di due bambini, nipoti di un uomo benestante e indaffarato,e, malgrado i timori iniziali, si ritrova davanti due creature dai modi squisiti e con fattezze da cherubini.
L'idillio si guasta ben presto quando la donna inizia a vedere delle strane apparizioni, nello specifico una donna altera vestita a lutto e un uomo dal volto pallido, e scopre che anche i bambini possono vederli.
Inizia così, per la donna, un percorso tortuoso e angosciante, che non manca di estenuare il lettore.
Il lettore inizia a chiedersi dove finisca la realtà e dove inizi l'allucinazione, e di certo la personalità dell'istitutrice è così tormentata da non risultare attendibilissima come narratore.
Sono i bambini ad essere maliziosi e a nascondere dei segreti terrificanti, o è l'istitutrice ad essersi "ubriacata" un po' troppo di spirito di servizio (se così si può dire)?
James è astuto: basta un aggettivo riportato in corsivo (almeno nella versione originale), una pausa in più, e capisci subito che qualcosa non va, che è tutto bizzarro, esagitato, e non sai più se ti fanno più paura i fantasmi o la governante, o i bambini con le loro frasi enigmatiche.
A me,ovviamente, ha fatto più paura la governante. A voi la scelta.

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