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Il gioco dell'angelo
 
Il gioco dell'angelo 2014-11-04 15:40:33 Mian88
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Contenuto 
 
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    04 Novembre, 2014
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Isabella. Sempere. Barcellona.

La vita non è stata clemente con il giovane David Martin. Cresciuto con la presenza di un padre despota, reduce dalla guerra nelle Filippine e fortemente contrario a far studiare l’erede di indubbio talento che al tempo stesso si ritrova privato della necessaria assistenza dell’uomo perché, tra l’altro brutalmente assassinato per errore dinanzi agli occhi del figlio, David inizia a lavorare presso “La Voz de la Industria”, ove già il freddato genitore prestava servizio come portiere, con l’intima speranza di poter un domani scrivere e coronare il suo sogno. Quando questa prospettiva si concreta e l’esordiente Martin riesce a creare una serie di avventure pubblicate ad episodi settimanali sente di aver fatto un “passo avanti”, riesce a lasciare le stanze dei portieri in cui era stato collocato dopo l’assassinio della sua opinabile guida e a trasferirsi in una pensione, logora e sporca ma pur sempre simbolo della sua diciassettenne indipendenza. Il suo successo non fa mancare le rivalità di chi da sempre auspicava il trionfo tanto che, la sera di Natale di un anno dopo, il direttore è costretto a licenziarlo per il clima oramai insostenibile. Per vie traverse verrà indirizzato da Don Pedro Vidal da due esordienti editori che lo vincoleranno in esclusiva con un contratto pluriennale per cui egli, sotto pseudonimo, dovrà scrivere 200 pagine mensili di una serie di racconti intitolati “La città maledetta” e di cui riuscirà a pubblicare ben 27 uscite. Abbandonata la pensione si trasferirà in una cupa abitazione detta “la casa della Torre”. David è esausto, le sue condizioni di salute si aggravano giorno dopo giorno e sa per certo che non gli restano che pochi mesi di vita. Desidera scrivere qualcosa di veramente suo, qualcosa che contenga il suo vero io e che esprima ogni sua emozione per lasciarlo a lei; Cristina l’amore non ricambiato della sua vita. Il suo lascito ha il nome di “I passi del cielo” ed è la prima opera che esce col suo nome. Viene letteralmente stroncata dalla critica e gli stessi editori si dimostrano furfanti autori di un complotto atto a farlo tornare a scrivere gli episodi della “città maledetta”, non hanno mai avuto intenzione di dar adito il suo contributo letterario, il tutto era stato appositamente studiato per dargli un “contentino” e spingerlo a tornare sui suoi passi. Giusto per dare un’altra mazzata al nostro David, che d'altronde ne aveva avute poche, l’amata Cristina, accetta la proposta di matrimonio di Don Pedro Vidal ex mentore ed eroe di David. Tutto sembra andare di male in peggio e il nostro protagonista sta lentamente morendo quando uno strano incontro cambia nuovamente le carte in tavola: l’editore Andreas Corelli propone a Martin di pubblicare un libro, pagamento anticipato in 100.000 franchi e 12 mesi di tempo per lavorarvi. Dal momento in cui l’ammaliato scrittore accetta di collaborare con il suo misterioso principale, inizia a star bene; il suo male è misteriosamente scomparso. Torna a casa e grazie a Sempere senior ricava anche un’assistente: la diciassettenne Isabella. Ma chi è Corelli? E perché più passano i giorni e più il principale sembra legato alla casa della Torre e ad altri misteriosi personaggi del passato che hanno in essa risieduto e sono dallo stesso stati incaricati di scrivere un’opera con l’anticipato pagamento di 100.000 franchi? Come dare spiegazioni alle inspiegabili morti che si susseguono inesorabilmente e che sembrano ricollegarsi immancabilmente a David?
Che dire, le prime 100/150 pagine scorrono rapide tra le mani del lettore che resta affascinato da questo giovane protagonista scrittore e dalle vicende che hanno attanagliato la sua vita, ma a partire dalla seconda parte del romanzo questo subisce una brutale battuta d’arresto e la lettura diventa sempre più farraginosa. I personaggi aumentano in maniera esponenziale tanto che è sempre più faticoso e difficoltoso ricordare chi è l’uno e chi è l’altro e quelli che dovrebbero veramente avere spazio vengono rintanati in un angolo per essere minimamente approfonditi. Personalmente ho molto amato figure quali Isabella e il signor Sempere; nello specifico i dialoghi che li hanno visti protagonisti li ho trovati sinceramente esaustivi e ricchi. La delineazione della giovane assistente riesce in particolare ad alleggerire la lettura e al tempo stesso a donarle quel qualcosa che fa la differenza. Peccato che, come già preannunciato, Zafon si limiti ad inserire personaggi senza arricchire quelli veramente meritevoli.
Ciò che mi ha fatto un po’ cadere la lettura e mi ha reso disagevole giungere alla sua conclusione è l’aver riscontrato ne “Il gioco dell’angelo” lo stesso trade mark usato dall’autore in altre opere quali “L’ombra del vento” o “Marina”. A partire dalla metà dell’opera, oltre all’ambientazione, lo schema di costruzione diventa il medesimo: potranno cambiare i nomi di coloro che rendono vive le pagine ma la struttura è immutata tra l’una e l’altra; dato che lascia quel “saporino amaro” nell’animo di chi legge ed è un vero peccato perché le basi per una buona narrazione e una notevole opera ci sarebbero. Il romanzo resta comunque piacevole, tratta numerose emozioni e affronta tematiche care a Zafon quanto ai suoi lettori.

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Belmi
04 Novembre, 2014
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L'ho letto qualche anno fa e ricordo di aver avuto delle sensazioni molto simili alle tue.
MI ricordo, inoltre, che per circa 2/3 dell'opera ero con il fiato sospeso arrivando poi al finale che invece trovai un pò deludente.
In risposta ad un precedente commento
Mian88
05 Novembre, 2014
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Esattamente ciò che ho provato io, non l'ho minimamente trovato all'altezza del resto dell'opera che invece ha buone basi e capacità narrative, soprattutto nella prima parte. Considera che l'ho iniziato sabato sera verso le 20.00 e un paio d'ore dopo ero già a pagina 112, il tutto leggendo con calma, senza fretta, mi aveva semplicemente trascinata con la sua scrittura.. Poi peró ha ribaltato le carte in tavola ed ha perso un po'.. Peccato
Bello il commento.
Io però non amo molto Zafon.
In risposta ad un precedente commento
Mian88
06 Novembre, 2014
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Caro Emilio, anch'io non sono la fans più appassionata di Zafon nello specifico questo romanzo mi è stato prestato ed avendolo già da qualche settimana sulla scrivania che "prendeva polvere" mi sono detta:-"Muoviti a leggerlo se non altro perché devi restituirlo al legittimo proprietario":
All'inizio della lettura pensavo quasi di ricredermi perché le pagine scorrevano rapide e la storia sembrava ben costruita. Ma a partire dalla metà l'impressione che ho avuto si è allineata con quelle che di solito nutro verso i suoi romanzi: mi sembrano tutti strutturati allo stesso modo. E questo non fa eccezione.
Resta un libro leggibile ma non indimenticabile.
Grazie di aver letto le mie parole :-)
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