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Suite francese
 
Suite francese 2015-05-06 15:26:56 manuelaagosto
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manuelaagosto Opinione inserita da manuelaagosto    06 Mag, 2015
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Amore e guerra

Fra il 1941 e il 1942 Irene Nemirovsky pone mano a un’opera ambiziosa che non riuscirà a portare a termine : Suite Francese. L’opera comprende due volumi, il primo “Temporale di giugno” e il secondo “Dolce”.
“Temporale di giugno” è un insieme di quadri che ritraggono la fuga dei parigini al momento dell’occupazione nazista della Francia ed è un affresco sulla variegata umanità del popolo che crede, lasciando Parigi, di scampare alla guerra, alle bombe, alla morte certa. L’autrice illumina certe parti dell’affresco soffermandosi su alcune figure, coppie e singoli, diverse tra loro per estrazione sociale, culturale, economica, ma accomunate dalla stessa sorte di fuggitivi in balia della sorte, della fame, della mancanza di un letto su cui dormire. Eppure ognuna di queste figure alla fine risolve la situazione in modo diverso ma, ancora una volta, anche in una situazione di emergenza come questa, chi ha denaro se la cava mentre chi vive del proprio lavoro, come i signori Michaud, si trova a ritornarsene a Parigi perdendo pure il posto di lavoro. La Nemirovsky non giudica, si limita a dipingere quello che vede : sembra quasi una pittrice cronista.
Anche in “Dolce” l’autrice è un’accorata affabulatrice ma la matassa dei sentimenti in gioco che anima i protagonisti, la coinvolge fino a farsi interprete delle loro emozioni.
Un piccolo borgo della provincia parigina viene occupato dai tedeschi che diventano ospiti imposti presso le famiglie del paese. Un ufficiale prende dimora presso le signore Angellier, rispettivamente madre e moglie, Lucile, del figlio/marito prigioniero dei tedeschi.
E’ strana la guerra e ancora più ambigua l’occupazione di un paese: sentimenti contrastanti si impadroniscono della gente del posto. Per alcuni, ad esempio la signora Angellier madre, i tedeschi sono il nemico tout-court, e quindi da odiare, da respingere fino ad evitare ogni contatto, anche verbale. Per la maggior parte del paese la forzata convivenza, sotto lo stesso tetto, alla stessa tavola da pranzo, scatena rancori giustificati e allo stesso tempo una sorta di familiarità che spesso ha il sopravvento sull’odio per l’occupante.
In Lucile, sposa di guerra, sposa mai amata, sposa tradita, e che mai ha amato, l’incontro con l’ufficiale Bruno von Falck, dai modi gentili, educati, persona colta e amante del bello, così diverso dal rozzo marito, imperversano sentimenti così opposti che la rendono continuamente dubbiosa sul come comportarsi, su cosa è lecito provare, su che tipo di relazione, sempre che sia possibile, instaurare. E’ vero : è il nemico, colui che ha ucciso chissà quanti francesi, ma nessuno ha avuto per lei delle attenzioni come quelle che Bruno sa dedicarle. Nella terra bruciata dei sentimenti del suo cuore, Lucile pensa che forse lo ama e ne è riamata: è un male? Ma oltre che soldati questi tedeschi sono anche uomini, con una vita interrotta dalla guerra, con mogli, fidanzate, magari figli! Lucile tenta di giustificare la marea di emozioni che la sconvolgono: è possibile amare il nemico, esserne attratta, condividere momenti di felicità?
Però a una evidente avance di Bruno, Lucile si ritira sconvolta. Improvvisamente tutto si confonde in lei e il rifiuto dello straniero la compenetra. Ma è convinta fino in fondo?
A risolvere i drammi interiori viene improvvisamente l’ordine di partire. Una nuova guerra attende l’esercito tedesco. La guerra con la Russia.
Amore e guerra: una evidente contraddizione. Ma, forse, anche nel nemico si può vedere l’uomo.

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Bel commento Manuela. Cancodo sulla valutazione attribuita: anche a me questo libro non è parso un capolavoro.
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