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Olive Kitteridge
 
Olive Kitteridge 2017-12-27 17:00:59 Chiara77
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
Chiara77 Opinione inserita da Chiara77    27 Dicembre, 2017
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"Non abbiate paura della vostra fame"

Ho da poco finito di leggere “Olive Kitteridge” di Elizabeth Strout e adesso mi appresto a scriverne la recensione: attività non semplice in realtà, visto che è già stato scritto molto su quest'opera, che ha vinto il premio Pulitzer nel 2009.
Personalmente sono rimasta affascinata dal libro e dallo stile della Strout: una prosa limpida, quasi poetica a tratti, che riesce a raccontare sentimenti ed emozioni in maniera profonda ed allo stesso tempo evocativa.
Il libro è una raccolta di racconti che ha per collegamento Olive Kitteridge, un'insegnante di matematica ormai in pensione, che vive in una piccola cittadina del Maine, Crosby. Olive è tutto il contrario di un'eroina: estremamente scorbutica, ha un marito dolce e gentile, Henry e un figlio, Christopher, che appena ha potuto è andato a vivere lontano da lei. I racconti si snodano con Olive come filo conduttore ma non tutti hanno lei come protagonista. In alcuni capitoli la donna compare di sfuggita, sullo sfondo della narrazione, come ricordo, come semplice allusione; in altri invece è descritta molto in profondità, dall'interno. La struttura dell'opera è originale e funziona benissimo, i racconti non fanno perdere la coesione narrativa di un romanzo ma aggiungono vivacità ad una narrazione che altrimenti sarebbe potuta risultare un po' monotona.
La capacità della Strout di metterci di fronte alle relazioni umane è sorprendente: non cerca di spiegare o giudicare, ma riesce veramente a raccontare: il rapporto genitori-figli, i legami fra coniugi, le amicizie...
Diventa così superfluo che Olive ci rimanga simpatica o antipatica, e come lei molti altri personaggi che popolano il libro: sono semplicemente esseri umani, con ciascuno le proprie illusioni, speranze, le proprie vittorie o sconfitte, il proprio modo di vivere e concepire il mondo. Tutti però ricercano un contatto con i propri simili e quello che li fa maggiormente soffrire è la solitudine. Non c'è un'età in cui si sta bene da soli, non c'è una persona, per quanto difficile e scontrosa, che è felice completamente sola. Ed entrare in relazione con gli altri è faticoso ma inevitabile ed essenziale.
Per concludere: un libro profondissimo, scritto in modo straordinario: un capolavoro.

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Commenti

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Bella presentazione, Chiara.
A me il libro è piaciuto abbastanza, certo non quanto a te. Ritengo che necessiti di qualche sforbiciata.
Della Strout proprio oggi ho terminato "Mi chiamo Lucy Barton" : l'ho trovato gradevolissimo e coinvolgente, semplice e profondo.
In risposta ad un precedente commento
Chiara77
27 Dicembre, 2017
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Grazie Emilio, in effetti il libro mi è piaciuto parecchio: è il primo che leggo della Strout ma adesso non vedo l'ora di leggere gli altri!
Brava, Chiara, mi è piaciuta molto questa tua recensione!
Libro di cui si leggono spesso recensioni molto positive, grazie per la tua conferma! :)
In risposta ad un precedente commento
Chiara77
28 Dicembre, 2017
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Ciao Laura, grazie. Il libro mi è piaciuto moltissimo, la Strout è veramente una grande scrittrice: non è facile scrivere su certi argomenti, che fanno parte della nostra vita, ma in un libro potrebbero risultare noiosi o pesanti, cosa che qui non accade. Mi ha colpito soprattutto questo.
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