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La lista degli stronzi
 
La lista degli stronzi 2020-11-04 13:45:40 Andre
Voto medio 
 
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Andre Opinione inserita da Andre    04 Novembre, 2020
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John Niven non al suo meglio

Il clima elettorale che si respira in questi giorni negli States capita a fagiolo: ambientato negli Stati Uniti del prossimo 2026, "La lista degli stronzi" è l'ultimo romanzo di John Niven.

Frank Brill ha una sessantina d'anni ed una diagnosi nefasta: morirà di cancro. Ma prima di finire i propri giorni consumato dalla malattia, ha intenzione di compiere una vera e propria strage itinerante. Il protocollo è chiaro: ucciderà le 5 persone che più di tutte gli hanno rovinato la vita. Tra queste, l'ex presidente Donald Trump (che ora ha lasciato il posto alla figlia Ivanka Trump).

Con questo nuovo libro, "La lista degli stronzi", John Niven si cimenta per la prima volta nella scrittura di un thriller fantapolitico ambientato in un futuro distopico non così lontano da noi. Niven, che prima di diventare scrittore ha lavorato nel settore della musica, affronta tutt'altro argomento in questo nuovo romanzo.
Abituati come siamo ai suoi lavori rigorosamente ironici spolverati da un pizzico amaro e pungente (vedi: "Invidia il prossimo tuo"), rimaniamo qui sostanzialmente spiazzati dal cambio di tono.

La narrazione è sempre fluida, il libro scorre bene ma, come dire, non riesce a convincere fino in fondo. Il ritmo scorre veloce, fin troppo, e spesso e volentieri Niven toglie al lettore la possibilità di approfondire importanti e molteplici aspetti interessanti del protagonista, Frank Brill, che ha perso moglie e figli in tragici eventi dal retrogusto tipicamente americano (NO SPOILER).
John Niven forza eccessivamente la mano sull'aspetto più critico della società e delle politiche americane. Nel 2026 l'aborto sarà illegale, sarà obbligatorio avere una pistola, i princìpi morali collettivi verranno soppiantati da quelli economici individuali e in sintesi: non sarà un bel futuro. Ma il nostro autore arranca, tende la mano ai sentimenti ma si perde in fretta.

E' spietato ma non abbastanza. Lascia le situazioni a metà. Tralascia persino quella componente umoristica da lui tanto osannata e proclamata nelle sue opere.
Questo libro mi ha lasciato un pò di amaro in bocca. I presupposti per un titolo potente c'erano tutti, ma è un peccato che l'esperimento non sia riuscito. Di Niven ho apprezzato sicuramente il tentativo, ma in tutta onestà lo preferisco quando fa tornare Gesù Cristo sulla terra (vedi alla voce: "A volte ritorno"). Un libro comunque da leggere, che i fan di Niven come me complessivamente apprezzeranno, ma che non supera di molto la sufficienza.

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