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Il figlio del dio del tuono
 
Il figlio del dio del tuono 2022-06-01 09:16:21 La Lettrice Raffinata
Voto medio 
 
3.5
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
4.0
La Lettrice Raffinata Opinione inserita da La Lettrice Raffinata    01 Giugno, 2022
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Una mitologia (sbagliata) da scoprire

Quando ho scelto questo libro, basandomi sul titolo e sulla nazionalità dell'autore, mi aspettavo una storia moderna con protagonisti gli dèi di Asgard, e invece no: pur non essendo mai menzionato nella sinossi, il dio del Tuono nel titolo non è il norreno Thor, bensì Ukko Ylijumala (che ha come arma un martello mistico, ma penso sia un dettaglio trascurabile) sovrano degli dèi nella mitologia ugro-finnica. Di questo folklore ovviamente non sapevo nulla, ma per fortuna il caro Arto dedica diverse pagine all'inizio del volume per introdurre il pantheon finnico, che devo ammettere di essere poi stata molto contenta di aver scoperto involontariamente.
Lo spunto alla base de "Il figlio del dio del tuono" mi ha ricordato parecchio quello di "A volte ritorno", pur sviluppando da lì una storia ben diversa specialmente nel tono scelto. La vicenda ha inizio nel cielo degli dèi ugro-finnici i quali sono costretti a constatare di avere ormai solo qualche centinaio di fedeli e decidono pertanto di inviare Rutja, figlio di Ukko Ylijumala, in Finlandia con la missione di far riscoprire la vera fede al suo popolo; non potendo mostrarsi agli umani nella sua forma divina Rutja sceglie di comparire a uno dei pochi seguaci del padre, tale Sampsa Ronkainen, per scambiare con lui il suo corpo e con questo nuovo volto iniziare la conversione dei finlandesi.
Con queste premesse è facile capire che si tratta di una lettura molto leggera ed ironica, nonostante l'autore non esiti a sfoderare in più punti una critica pungente su alcuni aspetti della società contemporanea, o almeno di quella che era la società contemporanea nella Finlandia degli anni Ottanta. Trattando temi di fede spirituale, il volume non manca poi di includere un gran numero di riferimenti alla religione cristiana, anche in un'ottica dissacrante che penso potrebbe risultare un po' irrispettosa per una persona di fede; l'intenzione di Paasilinna non è però offendere gratuitamente, quanto piuttosto ispirare delle riflessioni senza per questo essere pedante.
La narrazione compone pian piano un'atmosfera sempre più surreale e favolistica, non solo nelle scene iniziali ambientate nel mondo degli dèi: quando l'azione si sposta completamente in Finlandia, il senso di straniamento dato dall'elemento fantastico si percepisce anzi ancor più chiaramente. Lo stile di Paasilinna penso si adatti bene a questo tipo di storia; nell'insieme è semplice e diretto, caratterizzato da periodi brevi e farcito da battute grondanti humor nero ed assurdo. Per contro, ho notato una strana gestione dei capitoli, che vengono spesso chiusi quando una scena è ancora in corso senza un vero motivo, salvo poi ricominciare nel medesimo punto; stessa cosa succede a volte con i ragionamenti di un personaggio.
La vera debolezza di questo titolo sono però i suoi personaggi, decisamente basilari e limitati da una caratterizzazione superficiale; questo perché devono vivere in funzione della trama e del tono scelto da Paasilinna: un esempio è l'esagerata condiscenza di Sampsa Ronkainen di fronte ai continui soprusi di cui è oggetto, che risulta utile per fargli poi accettare a scatola chiusa lo scambio con Rutja. Il peggio è però riservato ai personaggi femminili (scommetto che siete tutti stupiti!), che sono descritti in termini estremamente negativi, come sfruttatrici e tiranne verso i mariti o gli uomini che le mantengono. La sola eccezione in tal senso è Helinä Suvaskorpi, che viene invece graziata in virtù della sua incredibile avvenenza, salvo poi veder ridotto il suo ruolo all'interno del movimento religioso di Rutja a "danzatrice in sottoveste trasparente", cosa che ovviamente non succede ai discepoli uomini.
Tirando le somme, un romanzo parecchio diverso da quello che mi aspettavo, con il pregio di avermi fatto scoprire una mitologia della quale ero totalmente digiuna attraverso una storia divertente e leggera, da non prendere assolutamente sul serio. Forse.

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