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Sottomissione 2023-02-13 17:17:01 Valepepi
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Valepepi Opinione inserita da Valepepi    13 Febbraio, 2023
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FRANCIA O SPAGNA PURCHE' SE MAGNA

L’opera si preannuncia profetica e teorizza l’imminente caduta dell’impero occidentale, debosciato e agonizzante, ad opera di un esercito islamico numericamente più imponente e qualitativamente meglio corazzato.
Forte di valori sociali e culturali che si richiamano a “leggi naturali di ordine universale” quali la poligamia maschile, l’Islam ha saputo resistere e proliferare urbi et orbi.
Dall’altro lato, l’Europa, passata sotto la scure degli illuministi e dei relativisti, non combatte più in nome di una religione, ma contro la religione. Che non è solo oppio dei popoli, ma anche collante identitario e sociale, venuto meno il quale, resta una comunità disgregata in una moltitudine di individui isolati, alienati, in crisi di identità.
Queste le premesse. Dopo poche pagine, però, la penna di Houellebecq abbandona il grande respiro storico-politico e la narrazione si ripiega sul punto di vista maschio-accademico-centrico del protagonista, un venerabile professore della Sorbona, oltre che in crisi di identità, anche di mezza età.
Dopo anni di fatiche letterarie che gli sono valse una buona posizione accademica e un parterre di giovani studentesse sempre disponibili, ha perso slancio e vigore e, ridimensionati gli obiettivi, vorrebbe ora sistemarsi, e invece si ritrova a desinare solo e triste nel suo appartamento parigino, con monoporzioni preconfezionate comprate al supermercato sotto casa.
Di tanto in tanto, fa capolino la sua ultima fiamma Myriam che lo solleva da grigiore quotidiano, ma allorquando il sovvertimento politico è alle porte, la ragazza toglie le tende e torna nella natia terra di Israele con la sua famiglia e senza troppi rimpianti.
Anche il nostro, per la verità, si dà ad una breve fuga in una cittadina di provincia, in attesa che passi la buriana. Ma la buriana non arriva, il cambiamento si consuma solo nelle sfere dei palazzi (come da tradizione) e così il nostro decide di far ritorno a Parigi. Qui cede alle lusinghe del nuovo rettore della Sorbona, il filo-musulmano Robert Rediger, e si adagia senza troppi sussulti e tentennamenti al nuovo ordine costituito, foriero di buon cibo, amabile vino e giovani donne a sazietà.
Un classico evergreen: Francia o Spagna purché se magna.

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Commenti

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Valentina, non l'ho letto. Se ne è parlato molto, ma mi pare non ti abbia entusiasmato, per così dire. E' un tipo di letteratura che non mi appassiona.
In risposta ad un precedente commento
Valepepi
16 Febbraio, 2023
Ultimo aggiornamento:
17 Febbraio, 2023
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Ciao Emilio, no, non mi ha entusiasmata. Le premesse erano interessanti e di largo respiro, poi però la narrazione si fossilizza sulla condizione del protagonista e le conclusioni appaiono un po' scontate. Anche la penna me l'aspettavo più graffiante: ci sono degli spunti divertenti, illuminanti, sagaci che, se da un lato mirano a prendersi gioco del mondo accademico, ingessato e vetusto, dall'altro lasciano trasparire molta autoreferenzialità. E poi tutte quelle descrizioni di vini e pietanze nel complesso mi hanno annoiata.
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