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Lungo cammino verso la libertà Lungo cammino verso la libertà

Lungo cammino verso la libertà

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“Ho percorso questo lungo cammino verso la libertà sforzandomi di non esitare, e ho fatto alcuni passi falsi lungo la via. Ma ho scoperto che dopo aver scalato una montagna ce ne sono sempre altre da scalare. Adesso mi sono fermato un istante per riposare, per volgere lo sguardo allo splendido panorama che mi circonda, per guardare la strada che ho percorso. Ma posso riposare solo qualche attimo, perché assieme alla libertà vengono le responsabilità, e io non oso trattenermi ancora: il mio lungo cammino non è ancora alla fine.” Dall’infanzia nelle campagne del Transkei alle township di Johannesburg, dalla prima militanza nell’Anc, attraverso ventisette anni di carcere, al premio Nobel per la pace e alla presidenza del suo paese. Il lungo cammino verso la libertà di Nelson Mandela è il lungo cammino del popolo nero verso la libertà politica e la conquista di un valore irrinunciabile: la dignità dell’essere umano.



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Lungo cammino verso la libertà 2017-12-19 06:20:34 enricocaramuscio
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enricocaramuscio Opinione inserita da enricocaramuscio    19 Dicembre, 2017
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Madiba

I thembu, i mpondo, gli xhosa erano popoli diversi che tuttavia si ritenevano figli di un solo padre, e vivevano come fratelli, legati dall'abantu, una sorta di tacito patto di fratellanza. Per le genti native del Sudafrica non esisteva il concetto di proprietà; terra, aria, acqua erano beni condivisi che non potevano appartenere ad un solo uomo o ad una sola razza. Anche l'idea di famiglia era completamente diversa da quella occidentale, le distinzioni tra parenti non esistevano, non c'erano figliastri e figliastre, i cugini erano fratelli, i nipoti figli. Poi arrivarono i bianchi, con la loro avidità e la loro fame di terra, e tutto cambiò. In più di seicento pagine, il premio Nobel per la pace Nelson Mandela racconta la storia della sopraffazione del suo popolo ed il lento e difficile processo di emancipazione e di riscatto. Lo fa, naturalmente, in prima persona, in quanto protagonista principale di questo lungo e tortuoso percorso vissuto prima da semplice membro dell'African National Congress, poi da leader indiscusso del movimento di liberazione, fino a diventare presidente di una nazione dove finalmente libertà, uguaglianza, democrazia non sono più un sogno ma diventano basi concrete su cui costruire una società civile. Un cammino che parte da Mqhekezweni, un piccolo villaggio nelle campagne del Tanskei, per finire nel palazzo del governo di Pretoria. In mezzo ci sono infinite tappe, che il patriota sudafricano racconta con grande lucidità. Figlio di un capo Thembu, Mandela ripercorre la sua infanzia sul suolo natio, gli studi presso le scuole delle missioni cristiane, il folkloristico rito di iniziazione che lo scaraventa nel mondo degli adulti. Poi Johannesburg, gli studi universitari, la laurea in giurisprudenza, i primi impieghi duri e sottopagati, il proprio studio legale aperto insieme al collega e fraterno amico Oliver Tambo, compagno di tante battaglie soprattutto al di fuori dello studio. Lo spirito ribelle e indomito del giovane Nelson, che già nel Tanskei aveva dimostrato un innato rifiuto per la supremazia dei bianchi sulla popolazione di colore, a Johannesburg sfocia in una vera e propria presa di coscienza e di posizione che lo fa entrare nell'A.N.C. consacrando di fatto la sua intera esistenza alla battaglia nei confronti di quel sistema malato e incivile che passa sotto il nome di Apartheid. Una lotta civile e pacifica, indirizzata non alla sopraffazione del nemico, ma volta al raggiungimento di una società dove bianchi, neri, indiani e meticci vivono in pace senza distinzione di razza, di colore della pelle, di ceto sociale e di appartenenza religiosa. Una lotta che tuttavia non può fare a meno di passare per le armi e che porta Mandela ad una lunga detenzione di ventisette anni. Un periodo di tempo infinito in cui Madiba (questo il suo nome xhosa) affronta minacce, soprusi, umiliazioni senza mai chinare il capo, senza cedere al nemico ma soprattutto senza cadere nel facile istinto di odiare chi lo tiene dietro le sbarre, uscendo di prigione più convinto che mai di voler continuare la sua battaglia e pronto a vincerla. Una lettura lunga ma interessante, avvincente, educativa, ricca di particolari, di colpi di scena, di grande umanità. Pagine di sofferenza e di impegno civile, in cui uno dei più grandi leader della storia racconta se stesso narrando al contempo una delle pagine più nere dell'umanità. Difficile restare indifferenti davanti ad una storia che sembra remota ed invece è vecchia solo di un quarto di secolo. Impossibile non restare disgustati dal grado di inciviltà cui è capace di abbassarsi il "civile" Occidente. Naturale fare il confronto tra la storia del Sudafrica e tante realtà in cui ancora oggi l'apartheid è praticato con il beneplacito delle grandi potenze mondiali (la sopraffazione di Israele sul popolo palestinese ne è l'esempio più lampante). Scoraggiante scoprire quanto l'uomo impari poco dagli errori del passato. Incoraggiante pensare che sia esistito un uomo come Nelson Mandela e che una storia come la sua potrà essere di esempio a chiunque incontri sulla sua strada ingiustizia, razzismo, soprusi ed ogni genere di barbarie di cui è capace l'essere umano nei confronti di un suo simile.

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Lungo cammino verso la libertà 2017-03-30 15:48:24 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    30 Marzo, 2017
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Il guerriero Sudafricano

Correva l’anno 1974 nell’isola carceraria di Robben Island quando appunti si sommarono ad appunti, ricopiati in una calligrafia minuscola per completare un manoscritto segregato, nascosto ed infine sfuggito alla censura.

Nelson Mandela nacque nel 1918 in un minuscolo villaggio di capanne in terra battuta, tra verdi valli erbose e fiumi limpidi, in un tempo scandito da tradizione, rituali e tabù. In quegli stessi anni la minoranza etnica bianca dava inizio ad un sistema di violenta dominazione razziale verso la maggioranza nera, sistema consolidato nel dopoguerra col termine di Apartheid .
Tutta la vita di Mandela sara’ destinata ad una lotta indefessa alle persecuzioni verso i nativi umiliati, emarginati e privati di ogni diritto e questa autobiografia raccoglie i suoi primi settant’anni di vita : l’infanzia, gli studi universitari, la militanza politica, i diecimila giorni di carcere, la liberta’ e la vittoria.

“ Mai, mai e poi mai dovra’ accadere che questa splendida terra conosca di nuovo l’oppressione dell’uomo sull’uomo. Il sole non dovra’ mai tramontare su questa gloriosa impresa dell’umanita’. Che la liberta’ possa regnare in eterno. Dio benedica l’Africa !” (Dal discorso di insediamento)

Il libro e’ la storia di un’icona, ma anche di un intero Paese all’estremo sud del continente africano. Madiba, popolo e Sudafrica sono un unico colore primario.
Se egli fu un bravo avvocato, se fu uomo di indole coriacea, un grande leader e oratore politico, da questo suo lavoro evinco non fosse un affabulatore della lingua scritta, vista la pesantezza dell’opera. E’ un volume molto lungo, seicento pagine a caratteri minuti, disperatamente colme di tutti i dettagli che una mente umana possa ricordare prima e puntualmente imprimere sulla carta poi.
Manca una spinta emotiva nella penna, che ritenevo scontata visto l’argomento drammatico le cui ferite abbisogneranno di generazioni prima di essere sanate.
Per quanto sia certamente un documento molto importante sulla vita del Nobel e sulla lotta all’apartheid, e’ stato per un interesse esplicito e pura testardaggine che ho completato questa lettura estenuante. Giunti alla fine, bellissime le pagine dove finalmente Mandela scioglie le cinghie e libera l’anima.

“ Il desiderio di riscatto della mia gente – perche’ potesse vivere la propria vita con dignita’ e rispetto di sé- ha sempre animato la mia vita, ha trasformato un ragazzo impaurito in un uomo coraggioso, un avvocato rispettoso delle leggi in un ricercato, un marito devoto alla famiglia in un uomo senza casa, una persona amante della vita in un eremita”.

Dura e’ dura, in ogni caso buona lettura.

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