Aglio, olio e assassino Aglio, olio e assassino

Aglio, olio e assassino

Letteratura italiana

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Un ispettore di polizia scapolo incallito, un commissario con la faccia da duro e due maestri della cucina napoletana con la battuta sempre pronta: la squadra investigativa più divertente del giallo italiano! Nell’affascinante quartiere di Mergellina, Francesco e Peppe Vitiello gestiscono la premiata trattoria Parthenope, dispensando buoni piatti e aneddoti ancor più saporiti. L’ispettore Gianni Scapece, amante della cucina non meno che delle donne, lavora nel commissariato appena aperto di fronte al locale e dove si racconta che viva il fantasma di una vedova allegra. Per lui è un ritorno a casa, perché in quel quartiere ci è nato, e nell’ospitalità dei Vitiello ritrova il calore e la veracità che aveva perduto. Nelle settimane che precedono il Natale, però, Napoli è scossa dall’omicidio di un ragazzo, il cui corpo viene letteralmente “condito” dall’assassino con aglio, olio e peperoncino. Perché un rituale così macabro? Quale messaggio nasconde? Per trovare la risposta, l’ispettore dovrà scavare tra simboli, leggende e credenze della cultura partenopea, aiutato dalla tenacia del suo capo, il commissario Carlo Improta, e dalle scoppiettanti intuizioni dei Vitiello.



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Aglio, olio e assassino 2021-06-06 09:24:13 FrancoAntonio
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FrancoAntonio Opinione inserita da FrancoAntonio    06 Giugno, 2021
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Un omicidi all’arrabbiata

L’ispettore Gianni Scapece, da poco rientrato nella sua Napoli, assegnato al nuovo commissariato di Mergellina, sotto la direzione del commissario Improta, si trova a dover affrontare un caso piuttosto bizzarro: il giovane Amedeo Caruso, rampollo spendaccione di una ricca famiglia di costruttori partenopei, è stato rinvenuto accoltellato in casa sua, nudo, prono con i genitali dentro una padella contenente olio e spicchi d’aglio e con un mazzetto di peperoncini poggiato sulle natiche. Questo strano rituale gastronomico è un vero busillis per gli inquirenti. Cosa significa tutta quella messinscena? Quegli ingredienti hanno valore simbolico? È una sfida? E se sì, a chi?
Per fortuna ad alleviare lo spirito di Scapece c’è il ristorante Parthenope, proprio di fronte al commissariato. È gestito dalla famiglia Vitiello con il nonno Ciccio, fondatore e sovrintendente, il papà Peppe, chef e caposala, il figlio Diego riluttante cameriere ai tavoli, le sorelle Bettina e Giacinta Giaquinto, impareggiabili in cucina, e il cane Zorro implacabile custode dei locali. Ma soprattutto c’è Isabella, figlia di Peppe, che con la sua avvenenza e simpatia conquista immediatamente l’attenzione dell’ispettore.
Però l’assassino di Amedeo non si ferma al primo omicidio, Natale è vicino e la polizia vorrebbe chiudere il caso prima delle feste. Per Scapece si pronosticano giorni di duro lavoro investigativo e di ansie.

Pino Imperatore è uno scrittore noto per il suo bonario umorismo e per l’incondizionato amore per la città di Napoli verso la quale non lesina parole d’affetto e ammirazione. Anche in questo romanzo la trama gialla è una scusa per parlarci dei suoi luoghi meno conosciuti, della sua storia e per farci conoscere la vera essenza della napoletanità nei suoi abitanti veraci. Le indagini, quindi, vengono inframmezzate da siparietti che, pur con tono macchiettistico, ci parlano dalla vita e della schiettezza di questo popolo e della bellezza dei monumenti e degli scenari in cui si muovono.
Lo stile è leggero e, a volte, leggermente svagato, ma gradevole. Alcune delle digressioni, degli intermezzi, fanno perdere un po’ il filo della narrazione principale, visto che, anche con la migliore buona volontà, difficilmente può rinvenirsi una connessione con il filone narrativo centrale. Tuttavia sono accettabili nel più ampio contesto di cartolina turistica di Napoli.
Ho trovato sempre Imperatore decisamente godibile e, in alcuni casi, assolutamente irresistibile, con le battute e le situazioni strampalate che riesce ad inventarsi. Questo libro, forse, è lievemente inferiore alla media, ma resta divertente e i simpatici Vitiello meritano di essere riproposti in altre storie (come in realtà è avvenuto).

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