Flora Flora

Flora

Letteratura italiana

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Alessandro Robecchi firma una delle avventure più coinvolgenti di Carlo Monterossi. In un intrigo che lascia senza fiato, coniuga suspense e passione letteraria e racconta una storia lontana, dal passato, di poesia e libertà, amour fou e resistenza. Un inchino al movimento surrealista parigino.



Recensione della Redazione QLibri

 
Flora 2021-04-11 13:36:08 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    11 Aprile, 2021
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La madonna delle lacrime, l'oppio per il popolo

Ottavo capitolo delle avventure di Carlo Montessori, “Flora” si apre con il misterioso rapimento di Flora De Pisis, emblema televisivo del trash nazional-populista, della fucilazione del pudore, delle nefandezze costanti per aumentare l’audience con il suo programma “Crazy Love” a cui lo stesso Carlo aveva contribuito nella realizzazione, per poi, si noti bene, staccarsene quando i contenuti erano diventati tali da essere paragonabili alla vergogna pura. Ma cosa ne è stato di Flora!? Chi potrebbe aver avuto interesse a rapirla e perché? Siamo davvero certi, pensa ancora Montessori, che il suo rapimento non sia frutto di una messinscena ad opera della stessa conduttrice per ampliare le attenzioni a lei rivolte nonché il risvolto del pubblico sempre e immancabilmente avvezzo allo scandalo e di questo famelico e bramoso?
Siamo di nuovo a Milano, una Milano oscura e intrisa delle sue luci e ombre caotiche e dove la Grande Fabbrica della Merda, epitome della televisione berlusconiana, muove i suoi ingranaggi partendo da un mistero che pone sin da subito dubbi sulla propria autenticità. L’indagine viene affidata al protagonista principale, ormai fedelissimo, in collaborazione con Oscar Falcone ed Agatina Cirrielli, ex sovraintendente di polizia, a cui, per volontà incontrovertibile viene aggiunta anche Bianca Ballesi più gli altri fidatissimi del cast di sempre e alcuni assenti magistralmente sostituiti per questo nuovo episodio delle avventure.

«Carlo pensa per un istante al potere di quell’iperrealismo che rende finto ciò che è vero, dunque perfettamente plausibile il falso.»

E Robecchi ci fa destinatari ancora una volta di un bel noir, un titolo scritto bene, ironico, pungente, che ben mixa il giallo con l’attualità. Per alcuni potrà risultare essere più debole proprio la parte giallistica che, come già si evince dalle prime battute, è messa in dubbio con artifizio narrativo, dallo stesso autore. Perché Alessandro Robecchi, in “Flora”, non si propone soltanto di donare ai suoi lettori uno scritto che sia intriso di quegli elementi essenziali che ne caratterizzano sempre i lavori in particolar modo seriali ma si prefigge anche l’obiettivo di narrare una storia nella storia e per effetto di narrare la nostra Storia. Tanti sono i riferimenti agli anni passati nel nostro paese ma anche a quelli che ne sono gli effetti nel nostro quotidiano. I meccanismi televisivi, scenici, sono illustrati con tale veridicità che viene spontaneo immaginarsi taluni degli attuali protagonisti dei salotti tv annuire alla uno o alla due in perfetta fluidità e senza alcuna minima interruzione di movimento, in perfetta naturalezza.
Il risultato è quello di un testo che trattiene e coinvolge, incuriosisce, che sa essere poetico nella sua agrezza, che non teme di mostrare il volto della società che oggi ci circonda. Montessori & Company non deludono le aspettative, guardano a quel che accade e al caso da risolvere con sguardo inflessibile, inducono alla riflessione evidenziando il ruolo di una donna che nel nostro vivere è ravvisabile in tanti altri omonimi volti maschili e femminili e non solo televisivi e che non teme di camminare sopra al pudore, di piegarlo alle proprie necessità, di utilizzare la notizia per le esigenze indotte dal momento, che non cede un attimo all’idea di poter costruire, con il suo effetto, un mondo a sua immagine e somiglianza.
Tuttavia, non teme nemmeno quel passato fatto di amor fu e di resistenza, non teme nemmeno di rievocare quel che soltanto la letteratura può ed è capace di rievocare, non teme di riportarci a una storia ancora più lontana ed eppure così vicina.
“Flora” è un libro che scuote, che ben evolve la serie, che non manca di riconfermare le qualità e capacità di Alessandro Robecchi grazie a uno stile originale, iconico, acuminato e arguto che coniuga suspense, letteratura, presente, passato, libertà, amore e una storia lontana di sentimento e resistenza.

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Flora 2021-09-03 16:09:44 cesare giardini
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    03 Settembre, 2021
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La trasformazione di Flora de Pisis.

Geniale la trovata di Alessandro Robecchi: mettere al centro della storia, e farne una protagonista, l’ineffabile Flora de Pisis, la star della tv commerciale, un personaggio ben noto ai lettori che seguono le vicende di Carlo Monterosso, manager televisivo e investigatore a tempo perso. Flora è conduttrice del programma “Crazy Love”, ideato da un Monterosso poi amaramente pentitosi, un programma che mette in scena cinismo e finte lacrime: Flora, sfruttando gioie e dolori altrui, è diventata la regina dello spettacolo della Grande TV Commerciale (definita da Robecchi “La Grande Fabbrica della Merda”). Orbene, ecco la trovata: Flora viene rapita e portata in un capannone della periferia milanese, opportunamente attrezzato. I rapitori sono due strani personaggi: uno è Corrado Stranieri, efficiente dirigente d’azienda, colto, curiosamente interessato a tutto ciò che lo circonda, innamorato da giovane di nuovi movimenti letterari (surrealismo francese, prima metà del ‘900), l’altra è Caterina, commessa in un negozio di dischi. Corrado, con trucchi contabili, ha messo da parte un bel gruzzolo, e, una volta pensionato, si dedica al suo piano folle. Un piano che nasce dal suo carattere anticonformista e dall’attrazione che ha su di lui il surrealismo con i suoi esponenti di spicco (Apollinaire, Bréton, Aragon, Rimbaud, Mallarmé, per citarne alcuni, senza dimenticare Freud e Marx…) e soprattutto con il suo preferito, Robert Desnos, poeta raffinato, entusiasta della gioia di vivere e della libertà, fiero oppositore della nascente dittatura nazista e perciò internato in un campo di concentramento, ove morirà proprio nei giorni della liberazione. Quello che chiedono infatti i sequestratori è un’ora di trasmissione a reti unificate, senza interruzioni, tutta per Flora. Cosa dirà è un mistero. Tutto il romanzo è una schermaglia tra sequestratori e investigatori dell’azienda (Monterosso in prima fila), fino all’accettazione: Flora si esibirà, stampa, media e TV sono in fibrillazione, l’attesa per lo spettacolo diventa spasmodica, non si parla d’altro.
Arriva la grande serata, ma la polizia, seguendo un indizio, è già appostata nei pressi del capannone, pronta a intervenire. Flora appare, la sua ora inizia, ma, ecco la sorpresa: la sua è un’appassionata rivisitazione della vita di Robert Desnos, recitata e rivissuta con sincera commozione. I versi del poeta sono bellissimi e coinvolgenti, la didascalia finale è un omaggio alla memoria del poeta e un ringraziamento alla star della TV: “senza Flora tutto questo non sarebbe stato possibile, a lei i nostri ringraziamenti e le nostre scuse”.
Un bacio sulla guancia a Corrado Stranieri, Flora esce dal capannone eludendo la polizia, va in un bar e chiede soccorso. Tutto è finito, i sequestratori riescono a dileguarsi, solo il regista dello spettacolo, temendosi riconosciuto, si suiciderà.
Robecchi è abilissimo nel preparare, capitolo dopo capitolo, il colpo di scena finale, un appassionato ricordo di un grande poeta, ed è altrettanto abile nel descrivere le camaleontiche trasformazioni di Flora, da star della TV spazzatura a grande e coinvolgente interprete della vita di un grande poeta del surrealismo, e successivamente, alla fine del romanzo, il ritorno di Flora a recitare, come se niente fosse, la solita commedia delle lacrime e dei finti sentimenti. Ma Robecchi ci dice che Flora sa essere anche altro: lo dimostra l’inaspettato e commovente bacio d’addio a Corrado Stranieri, l’uomo che ha saputo piano piano, giorno dopo giorno, “sedurla” e trasformarla.
Un romanzo da centellinare capitolo dopo capitolo, anche per gustare le citazioni di brani delle poesie di Robert Desnos, un autore forse poco conosciuto dal grande pubblico ma capace, e non è poco, di sacrificare la vita per difendere fino all’ultimo gli ideali della sua vita: il coraggio, l’amore e la libertà.

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