Il filo rosso Il filo rosso

Il filo rosso

Letteratura italiana

Editore

Casa editrice

Da cinque anni Antonio Lavezzi non ha più una vita. Una tragedia orribile ha distrutto la sua famiglia e lui è scappato, rifugiandosi in un paese dell’alto Veneto e nel suo lavoro di ingegnere edile. Metodico e preciso, si è impegnato per avere un’esistenza il più possibile anonima, al riparo da altri traumi. Poi, un giorno, il telefono squilla: Antonio deve correre in cantiere, è morto un uomo. All’inizio sembra solo un drammatico incidente, ma ben presto si svela essere qualcos’altro: quel morto è un messaggio per lui, una richiesta d’aiuto. Antonio è confuso, ha paura di sporcarsi le mani, ma lentamente, senza quasi accorgersene, viene risucchiato in un vortice di messaggi da decifrare, di incontri sconvolgenti, di gesti inspiegabili.



Recensione Utenti

Opinioni inserite: 2

Voto medio 
 
3.9
Stile 
 
4.0  (2)
Contenuto 
 
3.5  (2)
Piacevolezza 
 
4.0  (2)
Voti (il piu' alto e' il migliore)
Stile*  
Assegna un voto allo stile di questa opera
Contenuto*  
Assegna un voto al contenuto
Piacevolezza*  
Esprimi un giudizio finale: quale è il tuo grado di soddisfazione al termine della lettura?
Commenti*
Prima di scrivere una recensione ricorda che su QLibri:
- le opinioni devono essere argomentate ed esaustive;
- il testo non deve contenere abbreviazioni in stile sms o errori grammaticali;
- qualora siano presenti anticipazioni importanti sul finale, la recensione deve iniziare riportando l'avviso che il testo contiene spoiler;
- non inserire oltre 2 nuove recensioni al giorno.
Indicazioni utili
 sì
 no
 
Il filo rosso 2010-11-17 14:56:37 faye valentine
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
5.0
faye valentine Opinione inserita da faye valentine    17 Novembre, 2010
Top 100 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Giustizia privata

Bello, bellissimo, divorato in tre giorni, nonostante avessi molto altro da fare.
Innanzitutto lo stile dell'autrice mi ha catturata fin dalle prime frasi: diretto, schietto, senza fronzoli e così terribilmente reale.
Il filo rosso del dolore (splendida metafora), è teso e stretto sempre più, mano a mano che ci si addentra nel cuore della vicenda.
Antonio Lavezzi, il protagonista, è un uomo come tanti, ma la sua vita è stata dilaniata e stravolta dallo stupro e omicidio della figlia Michela. Ora è per lui arrivato il momento di scoprire che il suo travaglio non è ancora finito: riceve infatti una serie di messaggi in codice che irrompono nella sua piatta quotidianità. Antonio ritroverà quell'energia e determinazione che pensava di aver perso o forse di non aver mai avuto. E' un personaggio che mi è piaciuto tantissimo: l'ho trovato molto reale, molto concreto, descritto con profondità nelle sue debolezze e nelle sue contraddizioni.
Un romanzo ricco di colpi di scena, pathos e tensione, ma senza mai essere eccessivo o poco credibile. Lo stile dell'autrice calàmita l'attenzione e non allenta la presa, nemmeno quando i pezzi del puzzle da lei creato cominciano a prendere posto nella mente del lettore e nella vita di Lavezzi. Stile che rimane coerente sempre, anche nei cambiamenti di punti di vista dei vari protagonisti, delineati con precisione e particolarità.
Un thriller che consiglio assolutamente, la Barbato è stata per me una felicissima scoperta! In alcune cose può ricordare "Sorry" (come diceva gracy prima di me), ma non lo trovo affatto inferiore all'opera di Drvenkar: sono entrambi ottimi thriller.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
"Sorry" di Zoran Drvenkar
"Non spegnere la luce" di Stefano Tura
Trovi utile questa opinione? 
130
Segnala questa recensione ad un moderatore
Il filo rosso 2010-05-15 08:31:22 gracy
Voto medio 
 
3.0
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
3.0
gracy Opinione inserita da gracy    15 Mag, 2010
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Déjà vu

Apprezzabile il libro per il semplice motivo che l'autrice, abbastanza forgiata per "deformazione professionale", ha ben strutturato la trama, tanti morti, tanto dolore tanta sofferenza e nessuna scusa, tutto giustificato dalla gratificazione del riscatto. Prevedibile fin dal primo omicidio tutto il senso del libro e la certezza che fino alla fine come in una roulette russa si sarebbero contati i morti. Gli ultimi tre capitoli riescono a riesumare un pò di originalità, perchè tutto il libro per me rappresenta un Déjà vu, "L'oscura immensità della morte" di Carlotto e "Sorry" di Drvenkar, che rispetto al libro in questione sono di gran lunga superiori.

"C'è chi nasce assassino e chi nasce Antonio Lavezzi"

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
70
Segnala questa recensione ad un moderatore
 

Le recensioni delle più recenti novità editoriali

Del nostro meglio
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
La vita intima
Valutazione Utenti
 
2.5 (2)
La libreria dei gatti neri
Valutazione Redazione QLibri
 
2.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Caminito. Un aprile del commissario Ricciardi
Valutazione Utenti
 
4.8 (1)
Un giorno come un altro
Valutazione Redazione QLibri
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Bell'abissina
Valutazione Utenti
 
3.5 (1)
Quel tipo di ragazza
Valutazione Redazione QLibri
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Schiava della libertà
Valutazione Redazione QLibri
 
4.3
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Ombre
Valutazione Utenti
 
3.3 (1)
I ragazzi di Biloxi
Valutazione Utenti
 
4.3 (1)
La vendetta del ragno
Valutazione Redazione QLibri
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Piccole cose da nulla
Valutazione Utenti
 
3.5 (3)

Altri contenuti interessanti su QLibri

Caminito. Un aprile del commissario Ricciardi
Bell'abissina
Intrighi e morte sull'Adda
Giallo sulla Riviera del Corallo
Il male che gli uomini fanno
Chi si ferma è perduto
Quella notte a Valdez
Il liceo
Dalle nove a mezzanotte
Questioni di sangue
Cena di classe
La mala erba
Mille giorni che non vieni
Dolce vita, dolce morte
Il giallo di Villa Nebbia
Il giorno del sacrificio