La forma del buio La forma del buio

La forma del buio

Letteratura italiana

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Roma è nelle mani di un assassino, un mostro capace di dare forma al buio. Una tenebra fatta di follia e terrore, che prende vita nel rito dell’uccisione. Le sue visioni si tramutano in realtà nei luoghi più sconosciuti ma pieni di bellezza della città, perché è una strana forma di arte plastica quella che il killer insegue. Lui si trasforma, e trasfigura le sue vittime in opere ispirate alla mitologia classica: il Laocoonte, la Sirena, il Minotauro… Sono però soltanto indizi senza un senso apparente, se non si è in grado di interpretarli. Di analizzare la scena del crimine. E tracciare un profilo. Ma il miglior profiler di Roma, il commissario Enrico Mancini, è lontano dall’essere l’uomo brillante e deciso di un tempo. E la squadra che lo ha sempre affiancato non sa come aiutarlo a riemergere dall’abisso. Mentre nuove «opere» di quello che la stampa ha già ribattezzato «lo Scultore» appaiono sui palcoscenici più disparati, dalla Galleria Borghese all’oscura, incantata Casina delle Civette a villa Torlonia, dallo zoo abbandonato all’intrico dell’antica rete fognaria romana, Mancini viene richiamato in servizio e messo di fronte a quella che si dimostra ben presto la sfida più terribile e complicata della sua carriera. O forse della sua stessa vita.

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La forma del buio 2018-07-30 09:44:09 cosimociraci
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cosimociraci Opinione inserita da cosimociraci    30 Luglio, 2018
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Lo scultore

Un buon thriller dai tanti punti positivi. Ritmo sempre alto e ottima l'idea di base, anche se la ritengo inverosimile (o almeno lo spero). L'ambientazione dark di Roma è ben costruita. La scrittura è tecnicamente ben fatta anche se in alcuni passaggi cambia registro in modo repentino, in altri si adagia in passaggi ripetitivi.

La caratterizzazione dei personaggi l'ho trovata prevedibile, al limite del banale. Investigatori, profiler, coroner, chi più chi meno cela un lato nascosto, un trauma che si protrae sul lavoro e da cui non riesce a liberarsi.

Tutto sommato un buon noir metropolitano che mi ha accompagnato per una breve trasferta proprio a... Roma

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La forma del buio 2017-08-27 17:20:38 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    27 Agosto, 2017
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Un serial killer "ordinato"

Dopo il successo di E’ così che si uccide, Longanesi pubblica La forma del buio, secondo volume che Mirko Zilahy incentra sul suo protagonista, il commissario Enrico Mancini di Roma, tanto riluttante ad affrontare il serial killer di turno, quanto poi abile nell’immedesimarsi con il mostro e riuscire a scovarne le tracce.
Il romanzo è la naturale continuazione del capitolo precedente, ci vengono quindi nuovamente narrate la vita e il lavoro del nostro commissario e della sua squadra. Un romanzo assai coinvolgente.
Mancini si trova nella sua casa di montagna, luogo dove si isola per togliersi il male di dosso al termine di un caso, e per potersi abbandonare al senso di vuoto che lo opprime dopo la morte della moglie Marisa, quando viene raggiunto da una telefonata che lo richiama in servizio per un nuovo caso. I corpi di tre persone vengono ritrovati alla Galleria Borghese, a Mancini basta uno sguardo alla scena del crimine e all’opera di scultura plastica creata dall’assassino per rendersi conto che si trova per le mani un nuovo serial killer e che spetta a lui, il “cacciatore di mostri”, stanarlo. Vi sono tre personaggi principali in questo romanzo: il commissario Mancini è un profiler che si è specializzato a Quantico sui crimini seriali, in lutto per la recente morte della moglie, un personaggio complesso ed intrigante, del quale ci vengono mostrate a poco a poco tutte le debolezze umane e le paure. Mancini ha un modo di operare e di procedere piuttosto singolare:
“Enrico aveva bisogno di calpestare la terra, annusare l’aria sulla scena del crimine, di toccarla. Era quello il suo primo contatto con l’assassino. Un tramite indiretto che gli serviva per sintonizzarsi, per ascoltare la voce del delitto, percepire i passi del killer, finchè la presenza fantomatica si manifestava nella sua mente”.
Questa empatia profonda che il profiler sperimenta sulla scena del crimine lo mette in contatto diretto con il mostro, quasi come se potesse vedere la realtà con i suoi occhi. Mancini appare convincente sia come investigatore che come persona, attorno a lui si stringe tutta la squadra fatta da uomini e donne con una vita personale, che viene narrata con dovizia di particolari, oltre che professionale. Con una lenta introduzione della scena del crimine e parallelamente, di Mancini stesso, siamo condotti al cospetto dell’opera del killer, ribattezzato subito dalla stampa come “Lo Scultore”, infatti il nome appare subito appropriato visto la messa in posa dei cadaveri, le espressioni quasi vive e il tocco artistico, seppur macabro, del suo lavoro. Lui uccide ispirandosi alla mitologia classica, come il Laocoonte, la Medusa, il Minotauro, il Ciclope…. Il punto di vista del serial killer viene narrato sotto differenti punti di vista, con un ritorno al passato, attraverso flashback che pian piano introducono il suo mondo e ci raccontano la nascita di un mostro e del suo folle piano
“di mettere ordine al caos”.
L’autore conduce sapientemente il lettore all’interno della sua mente delirante e delle sue allucinazioni, dove la realtà si mescola con il mondo mitologico nel quale è intrappolata. Lo Scultore, come un animale, si muove sottoterra silenzioso e letale, anche nell’efferatezza delle sue gesta e nella totale follia, da cui, senza ombra di dubbio è pervaso, è possibile trovare un non so che di poetico, umano e meritevole di compassione.
Il terzo personaggio indiscusso è Roma, la città eterna con le sue bellezze artistiche e naturali che fanno da location per i macabri ritrovamenti (Galleria Borghese, il giardino zoologico, Villa Torlonia) e un lato oscuro e spaventoso dove è difficile sentirsi al sicuro. Lo stile dell’autore è molto particolare, usa un linguaggio elegante e ricercato per descrivere minuziosamente ogni scena, dalla più macabra e sanguinolenta alla più domestica, rendendo pienamente comprensibili sia l’umanità e “normalità” di alcuni personaggi, sia la follia e il buio che contraddistingue il serial killer. I piani narrativi si incrociano tra passato e presente, i continui riferimenti alla mitologia classica e il linguaggio evocativo rendono la lettura impegnativa. Ma un ottimo esercizio di stile e di narrazione.

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Consigliato a chi ha letto Mirko Zilahy, E' così che si uccide.
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La forma del buio 2017-05-24 20:31:04 Pupottina
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Pupottina Opinione inserita da Pupottina    24 Mag, 2017
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La forma del buio a Roma

"Perché il caos genera la paura. E l'ordine è l'unica cura."
Dopo il successo internazionale di È così che si uccide, MIRKO ZILAHY ha scritto il secondo thriller della serie con il commissario Enrico Mancini, il miglior profiler di Roma. La capitale non è mai stata tanto avvolta da una nebbia di morte. L'oscurità e la morte sono ovunque. Il Male, fatto persona, incarna uno spietato killer che non intende smettere di dare la caccia alle sue ignare vittime.
È un thriller davvero molto coinvolgente, anche più del primo che già mi aveva conquistata. LA FORMA DEL BUIO è il giallo psicologico che avevo bisogno di leggere per rimanere coinvolta da una storia oscura e tormentata resa ancora più efficace da uno stile narrativo avvincente e ricco di colpi di scena.
"Riconosce l'eccitazione della caccia. La sproporzione tra la violenza del predatore e l'inerzia della preda. Le pupille si dilatano come quelle di un felino dentro le tenebre. La moquette blu oltremare è dappertutto e soffoca la musica dei suoi passi di morte."

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