Zoo Zoo

Zoo

Letteratura italiana

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Immagina di risvegliarti da una notte senza sogni e di ritrovarti sdraiata su una superficie fredda e dura, i vestiti del giorno prima ancora indosso e nessun ricordo delle tue ultime ore. Intorno a te solo un buio spesso a cui lentamente lo sguardo si abitua. Cominci a intravedere delle sbarre alla tua sinistra. Non può che essere un incubo, tra poco sarai nella tua stanza, avvolta nelle soffici lenzuola di casa e la vita riprenderà come prima. Questo non è ciò che accade ad Anna, che in quella gabbia, tra quelle sbarre, in un capannone pieno di gabbie simili alla sua e di persone come lei, si risveglia per davvero. Da quell'istante inizia una lotta contro chiunque l'abbia presa, una guerra impari perché Anna non ha altre armi che la sua rabbia e la nudità a cui a poco a poco è stata costretta per combattere contro chi detiene il potere, qualcuno che nessuno ha mai visto, ma la cui presenza si avverte in ogni centimetro di quel luogo spaventoso, di giorno e di notte. Spetterà a lei, circondata da persone diversissime, alcune rese folli dal macabro gioco, altre succubi di un "Lui" dai tratti sempre meno sfumati, decidere se giocare o lasciarsi morire.

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Opinioni inserite: 2

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Zoo 2019-08-25 15:07:04 cesare giardini
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    25 Agosto, 2019
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L'angoscia di una detenzione forzata.

Non posso negare di essere rimasto un po’ sconcertato nell’iniziare a leggere questa opera della Barbato, autrice che non conoscevo e sulla quale, prima di procedere, mi sono documentato. Ho appreso che è essenzialmente una fumettista, famosa soprattutto per le sceneggiature di una lunga serie di albi di Dylan Dog e per alcuni romanzi dalle tematiche particolari. “Zoo” andrebbe letto dopo il gemello “Io so chi sei”, del 2018, e allora, forse, sarebbe più comprensibile. La storia è drammatica e allucinante: una ragazza, Anna Baroni, si ritrova, non si sa come e perché, rinchiusa in un carrozzone da circo, accostato ad altri carrozzoni in uno spiazzo desolato alla periferia della città. Altri disgraziati sono rinchiusi come Anna, narcotizzati periodicamente da un fantomatico aguzzino che di tanto in tanto pulisce le gabbie, li nutre, rinnova la paglia dei giacigli, senza mai farsi vedere né mai profferire parola. L’incubo prosegue per giorni, settimane, mesi, le povere vittime ridotte ad animali lerci e puzzolenti, con proprie caratteristiche (si parla infatti di iene, leoni, coccodrilli, scimmie…), senza apparenti speranze di fuga, nell’isolamento assoluto. Si va avanti così per 24 lunghi capitoli, senza che succeda nulla di determinante: si attende un colpo di scena, un intervento dall’esterno, una rivelazione purchessia, ma nulla accade. Solo schermaglie tra i reclusi, insulti reciproci, simpatie e antipatie, che via via caratterizzano i prigionieri: la detenzione forzata forgia il carattere di Anna, che, prima schiva e timorosa, diventa con il passare delle settimane aggressiva e dominante, suscitando liti e attizzando rivalità tra i compagni di sventura. Ma tutto il resto è noia, come canterebbe Califano, fino agli ultimi capitoli: la nostra Anna riesce a cavarsela, non rivelerò come, e tutto sembra finire lì. Nei ringraziamenti l’autrice rammenta la derivazione del romanzo dal precedente “Io so chi sei”, e conferma la sua “caparbietà” nel perseguire un’idea, che probabilmente si tradurrà in un altro romanzo sullo stesso filone narrativo. Devo confessare che “Zoo”, considerato isolatamente, non mi ha procurato particolari emozioni: l’attività fumettistica della Barbato si riflette nello stile narrativo, stringato, secco, concitato, con frequenti suoni onomatopeici (tipici dei fumetti) e una rappresentazione grafica talora originale. Mi riprometto di leggere gli altri romanzi della Barbato per un giudizio più motivato: del resto ci saranno pur validi motivi se l’autrice ha un séguito di fan appassionati, e se è stata definita “la regina italiana del thriller”.

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Solo a chi ha letto "Io so chi sei". della stessa autrice.
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Zoo 2019-07-29 16:59:39 Scavadentro
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Scavadentro Opinione inserita da Scavadentro    29 Luglio, 2019
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Sapevo già chi era

Zoo è palesemente indicato come il gemello di "Io so chi sei". Effettivamente la lettura del secondo è vincolata a quella del primo. E per vincolata si intende necessaria per comprendere una trama che apparentemente semplice si dipana nel racconto drammatico della detenzione della protagonista, accanto a personaggi improbabili ma accettabili soltanto nell'ottica fumettistica dalla quale l'autrice proviene. Avendo altresì letto "A mani nude" e "Il filo rosso" un pochino ci si domanda se l'autrice abbia trovato nel tema della detenzione forzata un filone da esplorare ed espandere, e che su questo stia tessendo trame un po' eccessive non tanto per i contenuti ma quantitativamente. Il romanzo fatica a decollare o forse semplicemente si è in attesa di un ulteriore ultimo capitolo della vicenda, che ad oggi appare come logica conclusione di un progetto ambizioso che francamente non ha prodotto le emozioni provate con la lettura dei primi lavori della scrittrice.

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"Io so chi sei"
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