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Cuore di tenebra Cuore di tenebra

Cuore di tenebra

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Marlowe racconta di aver avuto l'incarico di sostituire un capitano fluviale ucciso dagli indigeni nell'Africa centrale. Si imbarca su una nave francese e, giunto alla stazione della compagnia, vede come gli indigeni muoiano di stenti e di sfruttamento. Dopo un lungo viaggio di duecento miglia sul fiume rintraccia Kurtz, un leggendario agente capace di procurare più avorio di ogni altro. In realtà Kurtz, uomo solo e ormai folle, è quasi morente. Viene convinto a partire, ma muore sul battello che lo trasporta, dopo aver pronunciato un discorso che non può nascondere "la tenebra del suo cuore".



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Cuore di tenebra 2019-10-16 17:17:19 cristiano75
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cristiano75 Opinione inserita da cristiano75    16 Ottobre, 2019
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L'idea germinale per Apocalypse Now

Libro oscuro e negativo.
L'esplorazione di una terra selvaggia si trasforma in una lunga e a tratti poco comprensibile, riflessione sul destino dell'uomo e sulla sua natura fondamentalmente malvagia ed ambigua.
Da questo romanzo, Coppola trae idea per dirigere uno dei maggiori capolavori del cinema mondiale: Apocalypse Now.
Il libro, come dicevo, è il classico romanzo senza ne capo ne coda.
Nel senso che potrebbe non avere mai fine, si basa su una serie di idee e riflessioni, che toccano ogni aspetto della vita dell'uomo e del suo continuo pellegrinaggio da un luogo a un altro.
Se vi sentite un poco abbattuti o malinconici, non credo sia questa una lettura adatta.
Troppa negatività. troppa disperazione, troppi pensieri oscuri e senza uscita.
Praticamente si compie il percorso indicato nel titolo: si penetra nel "cuore di tenebra" della razza umana, che più penetra nelle foreste selvagge inesplorate e più si scopre quanto profondo e buio possa essere il pensiero dell'uomo.
Se vi leggete il libro e poi vi sorbite pure le tre ore e passa del film, al quel punto siete pronti a poter sopravvivere proprio a tutto.......

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Cuore di tenebra 2019-03-22 21:33:27 leogaro
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leogaro Opinione inserita da leogaro    22 Marzo, 2019
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Un cuore altrove

Un battello ancorato lungo il Tamigi, cinque membri dell'equipaggio attendono la marea favorevole per poter prendere il largo. È sera; uno di loro, un vecchio marinaio di nome Marlow, comincia a raccontare di un viaggio che molti anni prima aveva fortemente voluto, per entrare in contatto con un continente ancora misterioso e al contempo fascinoso: l'Africa nera.
Nel suo racconto, Marlow rievoca il lungo viaggio verso la sede della Compagnia che lo aveva assunto e i cui interessi erano basati sulla razzia di avorio, materiale molto ricercato in Europa a fine Ottocento. La base principale della Compagnia, un cumulo di baracche, era inospitale e inefficiente, gestita da equivoci personaggi, tutti invidiosi di un misterioso Kurtz che sembrava essere l’unico in grado di procurare ingenti e costanti quantitativi del prezioso avorio.
Di Kurtz però non si avevano notizie certe da tempo e la sua base era molto all’interno dell’inestricabile foresta, raggiungibile solo via fiume. Marlow parte, dunque, a bordo di un rattoppato battello a vapore con altri coloni e indigeni cannibali pagati con un sottile filo d’ottone.
Risalendo faticosamente il fiume, Marlow ha sempre più l'impressione di ripercorrere il tempo e lo spazio, rievocando echi di epoche remote e selvagge nel ventre di una misteriosa e primordiale Africa nera, in cerca della delirante follia di Kurtz e del micromondo parallelo che egli si era costruito.

Un classico intenso, in alcune pagine addirittura magnetico, sebbene la lettura risulti globalmente poco scorrevole. Trasporta nelle ancestrali atmosfere del Congo belga coloniale, nonostante il ritmo sia lento e la trama davvero scarna. La lentezza della narrazione permette però, se non letto in modo superficiale, di entrare nel personaggio di Marlow per seguirne il cambiamento psicologico, il logorio mentale cui si sottopone, perlopiù inconsciamente, per penetrare la "sua" tenebra interiore, in vista dell’incontro con l’enigmatico Kurtz.

Da citare alcune frasi: “Si vive come si sogna: soli” – “Ho lottato con la morte. E’ la contesa meno eccitante che si possa immaginare. Avviene senza molta fede nella propria causa, e ancor meno in quella dell’avversario” - “Lo sguardo fisso di Kurtz era grande abbastanza da abbracciare l’universo intero, abbastanza acuto per penetrare tutti i cuori che battono nella tenebra. Egli aveva tirato le somme e aveva giudicato: che orrore!”

Intensa anche la trasposizione cinematografica di F. Ford Coppola, in un “Apocalypse now” solo parzialmente “ispirato” al romanzo.

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Consigliato a chi ha letto...
i grandi classici ottocenteschi senza annoiarsi, anzi apprezzando il ritmo lento e intenso della narrazione: ad esempio, per chi ha amato Bronte, Hugo, Hawthorne, Stendhal, Stevenson, ecc...
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Cuore di tenebra 2018-10-10 16:01:19 ChiaraC
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ChiaraC Opinione inserita da ChiaraC    10 Ottobre, 2018
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Da leggere solo perche' e' un classico

Premetto che non sono una fan della letteratura inglese Ottocentesca (ok, Conrad e' polacco, ma pubblica in inglese). Ero tuttavia particolarmente attratta da Cuore di Tenebra e dalla sua trama: Marlowe, marinaio, si addentra dentro la tenebra africana, alla ricerca di un fantomatico commerciante d'avorio di nome Kuntz. Piu' si addentrera' nelle tenebre, piu' il mondo intorno a se' si fara' barbaro e selvaggio.


Allora, prima di tutto mi aspettavo una narrazione in terza persona e invece la storia si sviluppa come racconto che Marlowe fa ai suoi compagni di viaggio. Racconto che tutti gia' prefiguravano "come interminabile". E mi sa tanto che avevano ragione. Infatti, come compete a un buon stile ottocentesco inglese, le descrizioni sono infinite e lo stile e' lento. Non mi piace ma non posso criticarlo piu' di tanto, alla fine dell'Ottocento i libri dovevano accompagnare i lettori per il maggior numero di ore possibili, per questo erano cosi' lenti e descrittivi.


La trama: sono rimasta molto sconceratata dalle dichiarazioni della critica secondo cui Cuore di tenebra non sia un libro razzista. Io lo trovo profondamente razzista in alcune sue parti, tipo (non cito fedelmente) "si vide il cadavere di un negro stramazzato al suolo da un proiettile, simbolo che la civilita' era vicina". In tanti mi hanno detto che la dichiarazione fosse ironica, e che appunto Conrad volesse denunciare le atrocita' dell'uomo bianco in Africa.

Tuttavia ritengo che Conrad volesse descrivere la societa' dell'epoca con crudezza: gli africani sono selvaggi che si dirigono a gattoni verso il fiume per bere. Ammazzano senza problemi, impalano teste. Non c'e' da stupirsi che in mezzo a questo disordine l'uomo bianco sia visto come un semi dio, sempre con i vestiti inamidati, sempre a trascrivere documenti e impegnato a costruire ponti.

Insomma, non ritengo Conrad un razzista, ma neanche un anti razzista. Nel suo libro c'e' una storia, atroce, cruda, a tratti bella. Ma non la trovo una denuncia al razzismo.

Direi che nel complesso lo paragonerei ai "Promessi Sposi" di Manzoni: abbastanza noioso, ma e' un classico che va letto.

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Cuore di tenebra 2018-09-27 16:55:15 Liebestraum
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Liebestraum Opinione inserita da Liebestraum    27 Settembre, 2018
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Viaggio nella tenebra umana

Una lunga, lento ed inesorabile discesa verso la tenebra più nera. Una tenebra non esteriore, come potrebbe pensarsi, ma interiore. Una tenebra mentale o ancora più profonda: dell'anima.
Cuore di Tenebra è un romanzo particolare.
Racconta dell'esperienza di Marlow, un capitano, durante una spedizione all'interno dell'Africa lungo un fiume, che non si ha difficoltà ad identificare come il fiume Congo.
Durante questo viaggio Marlow scende piano piano verso l'oscuro orrore del colonialismo occidentale (che è evidente che Conrad disapprova) che si esplica negli atti di violenza e sopraffazione dell'uomo bianco sugli indigeni locali.
Man mano che Marlow si addentra verso l'interno, inizia a fare la conoscenza con Kurtz un agente della Compagnia che ha creato attorno a sè un alone di mistero che quasi lo fa apparire un mito.
E così, in Marlow cresce non solo la voglia di continuare il suo viaggio, ma anche il desiderio (sempre più forte) di conoscere Kurtz.
E Kurtz, alla fine, si rivelerà il cuore pulsante e tenebroso di tutta la storia. Lui che ha creato attorno a sé un impero di schiavi e di orrore.
Il racconto di Conrad tocca apici drammatici molto forti ed intensi e trascina il lettore verso le cupe e tenebrose ambientazioni da cui, pare, non vi è salvezza.
Ma non tutto è negativo, Marlow pur essendo sceso fino a cuore della tenebra riesce a redimersene, avendo, alla fine del romanzo, un gesto di umana pietà.
I personaggi del romanzo sono tutti molto vaghi.
Forse solo Marlow spicca per caratterizzazione e spessore.
Lo stesso Kurtz non ha una vera e propria individualità perchè vive, essenzialmente, dei racconti che altri fanno di lui e subisce, infine, in destino che si è autoinflitto non avendo in alcun modo la possibilità di cambiare direzione alla propria vita.
Un romanzo da leggere e rileggere, per toccare con mano la tenebra che è capace di raggiungere l'essere umano.

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Cuore di tenebra 2018-04-30 12:03:03 kafka62
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kafka62 Opinione inserita da kafka62    30 Aprile, 2018
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NELL'ABISSO DELLA FOLLIA

“Cuore di tenebra” è il libro di Kurtz: Kurtz ne è l’anima e la ragion d’essere, l’ombra e la luce, la grandezza e l’ambiguità. E’ curioso che una tale figura, circonfusa di una vivida aura epica, appaia direttamente in scena per non più di una decina di pagine, e per giunta nel crepuscolo della sua avventura umana. Curioso e, se vogliamo, paradossale, ma non illogico, se si pensa che Kurtz ha nel racconto una funzione essenzialmente simbolica. Solo così si può capire perché del Kurtz-uomo restano alla fine impressi nella mente una voce profonda e magnetica, un cranio pelato come una palla d’avorio, un fascio di incartamenti polverosi, e nulla più. La lenta, paziente e meticolosa preparazione all’incontro tra Marlow e Kurtz, che tiene lungamente avvinta l’attenzione del lettore in una tacita promessa di sconvolgenti rivelazioni, sfocia in un buco nero in cui l’agognato ritratto di Kurtz rimane quasi del tutto inespresso. Che ne è ad esempio della sua ammaliante eloquenza se Marlow ritiene di dover riferire una manciata di sue frasi soltanto? Se Conrad decide di procedere in maniera vaga e allusiva, in realtà, è perché Kurtz rappresenta un’idea, è lo sbocco conclusivo di una metafora che non può essere oggettivata fino in fondo senza perdere almeno in parte il suo indescrivibile fascino.
La risalita del fiume verso il cuore della foresta africana è interpretabile soprattutto in chiave psicanalitica: il viaggio di Marlow è infatti un viaggio conoscitivo che si svolge tanto nella realtà quanto all’interno dell’uomo. In questa accezione, Marlow, vera e propria coscienza critica del dramma, rappresenta l’essere tutto ragione e buon senso che si avventura, non importa se per caso o per libera scelta, alla scoperta del lato oscuro e irrazionale che si cela dentro di lui, del suo inconscio per dirla in termini freudiani. E’ il primitivo continente africano, con la sua natura tumultuosa e impenetrabile e le sue genti dall’arcaica vitalità (avvicinabile questa, è importante sottolinearlo, all’energia sessuale, che la cultura occidentale tende spesso a reprimere) a far scattare il dualismo tra razionalità e wilderness. Ciò che atterrisce e sgomenta Marlow non è tanto l’improvvisa presa di coscienza dell’esistenza di una scissione interiore (come avveniva ad esempio a Pietro il Rosso nella kafkiana “Relazione per una Accademia”) ma la scoperta di un’intima rispondenza, di una impalpabile affinità con la parte selvaggia e istintiva dell’io (“…laggiù ci si trovava in presenza di qualcosa di mostruoso e di libero… Quella gente urlava, saltava, piroettava, faceva certe smorfiacce orrende; ma quel che vi stringeva il cuore era… il senso di una remota parentela con quel selvaggio e appassionato tumulto. Una cosa orribile”). Non siamo più ormai nel territorio dei principi, ma in quello degli istinti primordiali, delle “mostruose passioni”, o ancora, anche se la parola può sembrare grossa, in quello della fede.
Kurtz è il punto di arrivo del viaggio, ma Marlow alla fine capisce che “in realtà io m’ero rivolto a quel mondo selvaggio più che non a Kurtz”. La natura rigogliosa e pulsante che accompagna la navigazione del narratore non ha quindi alcunché di decorativo, ma è essa stessa oggetto di conoscenza, simbolo di quell’”altro da se” che, nel momento stesso in cui è esecrato e respinto, esercita un fascino diabolico e tentatore. Kurtz è colui che ha avuto il coraggio di cedere a questa fascinazione, colui che è andato oltre (non si sa se per ansia di conoscenza o per impulso di autodistruzione) senza più tornare indietro. Dei suoi anni trascorsi nel cuore dell’Africa sappiamo solo che passava il tempo a farsi adorare dagli indigeni e a fare razzie nei villaggi vicini, ma non a questo è da attribuirsi la smisurata abiezione che persino Marlow gli riconosce, bensì alla sua resa totale e incondizionata alle forze tenebrose dell’irrazionale.
Se Kurtz si è tuffato nell’abisso, Marlow si è tirato indietro all’ultimo momento. E’ facile intuire che Kurtz altri non è in fondo che l’alter ego di Marlow, la sua metà dannata, quella che ha abbandonato i confortevoli e rassicuranti territori del macellaio e del poliziotto (simboli della civiltà e dell’ordine sociale) e, senza più un solido pavimento sotto i piedi, si è persa nel vuoto. Marlow invece, rifugiandosi nella sublimazione del lavoro e nel senso del dovere (pilotare il battello lungo il fiume) si è preservato dalla follia e dall’annientamento, pur conservando la capacità di comprendere la grandezza del gesto di Kurtz: quella di scoprire l’oscurità (la darkness del titolo) che è in lui, e ad essa sacrificarsi.
La follia di Kurtz (“La sua anima era folle – dice di lui Marlow. – Sola in quella solitudine selvaggia, aveva guardato dentro di se, e, per Iddio, vi dico ch’era impazzita”) è l’ultimo anello di una catena di insania che pervade il racconto e che va progredendo sempre più con il suo procedere: navi che bombardano la costa deserta, enormi buche scavate sul fianco della montagna senza alcun motivo plausibile, gli agenti della Compagnia che si aggirano con grottesche doghe in una atmosfera di tangibile irrealtà. La follia è una costante di “Cuore di tenebra”, e in un certo senso si può affermare, alla luce di quanto detto più sopra, che essa è il prezzo della conoscenza della Verità ultima. Ma, a differenza ad esempio di quanto avviene per i personaggi di Poe, la follia di Conrad non è veicolo di una conoscenza positiva. La natura che, come le sirene della leggenda, incanta e distrugge l’uomo, non è disposta infatti a rivelare i segreti che custodisce. L’incantamento con cui essa seduce Kurtz è infatti un’arma a doppio taglio: nel momento in cui si insinua nelle sue vene, consuma la sua carne, suggella la sua anima con la propria, essa lo costringe a guardare il vuoto che egli ha dentro: “Penso che gli debba aver sussurrato certe cose sul suo conto delle quali mai aveva avuto il sospetto, cose di cui non aveva idea alcuna prima di prender consiglio da quella immensa solitudine – e quel sussurro aveva esercitato su di lui un fascino irresistibile. Gli aveva svegliato dentro degli echi fragorosi, perché egli era vuoto nell’intimo…”. La natura primordiale, la sfera degli istinti, l’inconscio, sono quindi null’altro che uno specchio nel quale l’uomo vede riflessa la propria sconfitta esistenziale: è questa l’orrenda verità che, in punto di morte, si rivela a Kurtz come l’unica forma di autentica conoscenza. In questa dimensione di prometeica tragedia si consuma così il dramma di Kurtz e, per contrario, quello di tutti gli uomini, costretti a vivere una mediocre vita fatta di convenzioni, codici morali, ipocrisie, illusioni che essi si costruiscono per evitare di dover guardare nelle profondità dell’abisso. Inteso in questo senso, quindi, “Cuore di tenebra” non è solo un amaro apologo sulla colonizzazione europea in Africa (sebbene la critica conradiana dell’imperialismo abbia un’importanza straordinaria) ma è anche, e soprattutto, una testimonianza unica e premonitrice sulla crisi spirituale dell’uomo contemporaneo.

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Cuore di tenebra 2016-01-25 09:03:55 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    25 Gennaio, 2016
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Solitudine dell'animo umano

Suddiviso in tre episodi, “Cuore di tenebra” fu pubblicato nel 1902 anche se una sua prima apparizione nel Blackwood’s Magazine risale al 1899.
Londra, sponde del Tamigi. Cinque membri dell’equipaggio attendono la marea favorevole quando uno di loro, Marlow, prende parola ed inizia a raccontare di un viaggio, tanto desiderato quanto voluto, con meta l’Africa Nera. Giunto alla base principale della Compagnia, prosegue il nostro novelliere, la traversata è tutto tranne che terminata, l’uomo deve infatti spingersi ulteriormente nell’entroterra al fine di incontrare un misterioso personaggio, Kurtz, di cui da tempo non si hanno tracce ma che rappresenta anche il vero approdo dell’io narrante, è presso la sua base che egli deve infatti arrivare.
Non vi svelo altro sulla trama perché dal momento del colloquio con Kurtz il testo si rinnova, assume un diverso valore, una variabile prospettiva che tende ad comprovare il contenuto dell’opera.
Il racconto, nella sua concisione, offre al lettore numerosi spunti di riflessione; il viaggio che Marlow-Conrad affronta muta profondamente il protagonista, gli offre una visione diversa della vita e di quelli che allora erano i valori pregnanti, talché chi legge ha modo di scrutare nel cuore e nella mente dell’umanità riuscendo così ad interrogarsi, ciascuno in modo diverso, ognuno secondo le proprie virtù.
Tante le tematiche trattate in questo piccolo libro, si passa dalla problematica del colonialismo e della bramosia umana di ricchezza, all’avidità che va oltre ogni tolleranza e remora (l’avorio è infatti il bene principe, va ottenuto in qualsiasi modo e con ogni mezzo), sino alla solitudine trattata mediante la vera natura di quella terra viva, la quale, porta alla luce quella che è la vera essenza di Kurtz, il suo cuore di tenebra.

«Nessun uomo si aprirà con il proprio padrone; ma a un amico di passaggio, a chi non viene per insegnare o per comandare, a chi non chiede niente e accetta tutto, si fanno confessioni intorno ai fuochi del bivacco, nella condivisa solitudine del mare, nei villaggi sulle sponde del fiume, negli accampamenti circondati dalle foreste — si fanno confessioni che non tengono conto di razza o di colore. Un cuore parla — un altro ascolta; e la terra, il mare, il cielo, il vento che passa e la foglia che si agita, ascoltano anche loro il vano racconto del peso della vita.»

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Cuore di tenebra 2015-11-16 15:51:59 Belmi
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Belmi Opinione inserita da Belmi    16 Novembre, 2015
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Una voce fuori dal coro

Conrad, a fine Ottocento, trascorse sei mesi in Africa e ne tornò, oltre che fisicamente, anche psicologicamente distrutto. Questa esperienza è sicuramente rimasta indelebile e indimenticabile per l’autore, tanto da portarlo a scrivere alcuni anni dopo “Cuore di tenebra”.

Marlow, il protagonista, si ritrova una sera a raccontare la sua esperienza in Africa, alle dipendenze di una compagnia commerciale. Un’esperienza che l’aveva portato nel cuore delle tenebre, dove le persone del posto, i veri “proprietari” di quelle terre, venivano trattate come:

“Costoro non erano nemici, non erano delinquenti, non erano più nulla di terrestre ormai”

“Sicuro, - grugnì l’altro – impiccalo! Perché no? In questo paese si può fare tutto – tutto”

“Si potevano contar loro le costole, e le giunture delle membra parevano nodi su di una corda; ognuno aveva al collo un collare di ferro..”.

L’argomento trattato da Conrad è veramente delicato ed è una delle “piaghe” della società che purtroppo in molti ancora non hanno capito e che in alcune parti del mondo è ancora praticata.

Ho sempre sentito parlare molto bene di questo libro e mi è stato più volte consigliato. Ma pur essendo composto da solo 120 pagine, ho fatto davvero fatica a leggerlo. Lo stile di Conrad non è, almeno per me, molto coinvolgente. In alcune parti è stato difficile tenere alta l’attenzione. Ho già letto altri libri su quest’argomento e altri autori mi sono arrivati di più “al cuore”.

Rimane comunque un classico e come tale va letto, ma forse non con aspettative così alte come quelle con cui sono partita io. Sarò una voce fuori dal coro, ma volevo far sentire anche la mia voce.

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Cuore di tenebra 2015-09-07 12:15:46 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    07 Settembre, 2015
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Nel cuore della tenebra

Esisteva un luogo lontano dall'Europa , nello spazio ma anche nel tempo, eppure così accattivante per le ricchezze in esso custodite. Era l'Africa dell'Ottocento, con le abbondanti riserve di oro bianco, l'avorio. 
A bordo, in attesa del benestare della marea, gli uomini riuniti sotto un cielo di onice e di stelle ascoltano la storia del capitano Marlow, che al comando di un vaporetto navigo' verso le colonie africane inseguendo la figura del misterioso e blasonato signor Kurtz, titolare della piu' prolifica delle sedi.

Il bel racconto si dirige su piu' fronti e per ognuno di essi e' consigliabile la lettura. 
Benche' lo scritto abbia i suoi anni e si senta, esso si avvale di penna tanto pregevole quanto godibile e in questi tempi di mediocrita' letteraria leggere un testo dalla voce poco contemporanea ma raffinata e' utile a ricordarci che esiste una alternativa .
Agli amanti dell'avventura non saranno indifferenti i luoghi misteriosi di natura selvaggia e specie autoctone, avvolti di pericoli e rituali,  narrati con ritmo marinaro dalla cadenza fiabesca. E ancora il testo offre ai riflessivi diversi spunti, laddove la critica al colonialismo europeo e alla campagna per neutralizzare le usanze indigene ci viene proposta tanto con stupore quanto con disgusto . Il narratore perplesso osserva uomini di potere che sfruttano l'ignoranza dei "selvaggi" per i loro fini di lucro, sfoggiando una crudelta' indegna. 
Così Conrad ci propone il bianco ed il nero, dove il nero cannibale ed in superiorita' numerica, sebbene affamato, non uccide il bianco, mosso da chissa' quale indecifrabile meccanismo di rispetto. Diversamente il bianco erudito evapora la sua scienza a favore della privazione di coscienza, la violenza non conosce rispetto ed in punto di morte , solo allora,  grida all'orrore. A che serve.
Un classico che si legge velocemente, avvincente duro e profondo, buona lettura.

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Cuore di tenebra 2015-03-27 21:48:31 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    27 Marzo, 2015
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Le tenebre nel cuore e nella terra

“Cuore di tenebra” ci porta nel cuore dell’Africa ai tempi della colonizzazione. Conrad ci racconta la storia (in fin dei conti quasi autobiografica), del vecchio marinaio Marlow, che su una barca ferma alla foce del Tamigi, racconta ai suoi compagni il terribile viaggio verso quell’oscurità che lo avrebbe cambiato per sempre. Molto bello e profondo lo stile di Conrad, che con il grigiore di questa avventura trova il pretesto per scrutare il profondo dell’anima umana.
Sarò sincero, probabilmente non è una lettura che mi rimarrà indelebile nel cuore e nella mente, ma è comunque un’opera che può dar spunto a parecchie riflessioni più o meno profonde, in base al lettore che si troverà dinanzi.

Questo libro è una critica al colonialismo, una denuncia alla bramosia umana, la cronaca di un’esplorazione delle tenebre con l’intento di rischiararle, ma senza successo. Marlow racconta il suo viaggio che in fin dei conti sarà incentrato sulla ricerca di un semplice ma controverso uomo, Kurtz, un uomo che ha fatto sua l’oscurità celata da quelle terre popolate da indigeni. Quella terra è un’entità vivente, un essere ghignante e trionfante nella sua cupezza, che illude l’ignaro viaggiatore di poter essere vincitore, per poi sopraffarlo e inghiottirlo nel suo oblio. Kurtz diventa una leggenda, un uomo perduto e irrecuperabile, rapito irrimediabilmente dall’oscurità di quella terra che in fin dei conti ha soltanto portato alla luce il suo cuore di tenebra. Strappare il suo corpo da quel luogo non si può, la sua anima ormai si è fusa con esso e Marlow lo capirà semplicemente guardando quella figura che appare profondamente mutata, seppur non ebbe avuto modo di conoscerla prima della suo radicale mutamento. Un uomo tormentato e un luogo maledetto che senza bisogno di parole mostrano una miriade di analogie, che insieme mettono a nudo la frivolezza di quegli uomini semplici che si illudono di conoscere il male, ma che in realtà non ne hanno nemmeno l’idea più sfocata.

"... No, è impossibile, impossibile comunicare ad altri quel che proviamo dentro di noi in un momento qualsiasi della nostra vita, ciò che ne costituisce la verità, il significato, la sua sottile e penetrante essenza. Si vive come si sogna: soli..."

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Cuore di tenebra 2014-11-04 14:23:14 GPC36
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GPC36 Opinione inserita da GPC36    04 Novembre, 2014
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Il buio dell'animo umano

Narrazione nella narrazione, Marlow – protagonista del romanzo - racconta ai suoi compagni, a bordo di una nave alla fonda alla foce del Tamigi, l’avventura di un suo viaggio al centro dell’Africa. Verso la fine dell’ottocento, al comando di un battello rabberciato, aveva risalito per centinaia di miglia un fiume nel cuore del continente, alla ricerca di Kurtz, un agente della compagnia dedita al commercio dell’avorio, diventato una leggenda sia per la quantità di avorio procurato sia per la fama di personaggio fuori dal comune.
Il viaggio è un’immersione in un ambiente oscuro, tenebroso, ma le tenebre della foresta sono un’immagine di un buio più profondo, quello che si trova nel cuore degli uomini quando la luce ingannevole delle illusioni si spegne. Infatti Cuore di tenebra è non solo una denuncia sferzante del colonialismo, ma anche un’amara riflessione sull’umanità e sulle illusioni. L’illusione di Marlow che, animato inizialmente da uno spirito di avventura, si era via via caricato dell’attesa di conoscere un personaggio eccezionale, ma poi delle doti di Kurtz riesce solo a cogliere pochi scampoli e a raccogliere le sue ultime parole “Che orrore!Che orrore!”. L’illusione di Kurtz, che aveva seguito un sogno di grandi cose, manifestate nel delirio dell’agonia, ma poi ridotte ad un dominio sulle popolazioni locali, affascinate dalla sua personalità: le sue ultime parole ne sintetizzano il dramma esistenziale “La sua era una tenebra impenetrabile. Lo guardai come si scruta un uomo che giace in fondo ad un precipizio dove non splende mai il sole”.
L’illusione più amara e la tenebra più cupa è tuttavia quella di una società convinta di portare nel cuore dell’Africa una testimonianza di civiltà, ma in realtà protagonista solo di un’operazione di conquista e di spoliazione, non dissimile da quella degli antichi romani in Bretagna, suggestionati dal fascino dell’abominio della devastazione – come dice Marlow riprendendo una frase evangelica (Matteo 25:14). Non vi è civiltà portata nel mondo africano, ma avidità e sfruttamento schiavistico, smania di spoliazione delle ricchezze del territorio.
Rimarrà viva solo l’illusione della fidanzata di Kurtz, a cui Marlow porta un pacchetto di lettere, che si aspetta di essere stata ricordata nel momento finale, in ciò rassicurata dalla pietosa menzogna di Marlow, e che conserverà per sempre il ricordo di un uomo che vede ancora come eccezionale.
Il libro ha una componente autobiografica, poiché Conrad vi riporta stati d’animo e riflessioni frutti dei suoi viaggi nel Congo, dove era in atto lo sfruttamento colonialistico di Leopoldo II. Tuttavia il romanzo non si presta solo ad una lettura storicizzata, poiché l’avidità umana non ha una limitazione nella storia, come dimostra la sua trasposizione nel passato prossimo del Vietnam, fatta da F. F. Coppola in Apocalipse now.
Lo stile è di grande pregio, classico, con una splendida descrizione del contesto ambientale.

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