Frankenstein Frankenstein

Frankenstein

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Nell'estate del 1816 un gruppo di poeti e letterati, di cui faceva parte anche il poeta Shelley, si trovò isolato per il maltempo nella villa Diodati, sul lago Ginevra. Byron propose a tutti i suoi amici di comporre ciascuno un racconto il più terrificante possibile. La pioggia non durò abbastanza per la composizione di un Decameron del terrore. Solo la diciannovenne Mary Wollstonecraft Godwin, che avrebbe sposato Shelley, non volle abbandonare il racconto che aveva iniziato. Colpita dall'ipotesi, ventilata dalla scienza, che, grazie al galvanismo, si potesse ridare la vita ai cadaveri, la giovane giunse a concepire l'angosciante storia di un creatore di mostri, destinato a vedere la sua vita e i suoi affetti più cari distrutti per colpa della sua stessa creatura. Una favola potente e terribile, che, pubblicata nel 1818, si diffuse ben presto in tutto il mondo, raggiungendo una fama universale."

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Frankenstein 2019-11-05 23:34:58 cristiano75
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cristiano75 Opinione inserita da cristiano75    06 Novembre, 2019
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Il mostro che è in noi

La vicenda è nota a tutti. Sin da piccoli si conoscono le fattezze di questo mostro, creato da altri cadaveri, costretto a vagare per il mondo e dimenticato da tutti.
E' il destino di coloro che per aspetto fisico o anche mentale non vengono accettati dal mondo cosi detto
"civile".
Infatti leggendo l'opera ci si può chiedere chi veramente sia il vero mostro: il Frankstein, venuto al mondo non per sua colpa, oppure gli uomini e suo padre che gli danno una caccia spietata.
Non credo sia difficile nel nostro quotidiano avere esempi di comportamenti intolleranti verso chi è "diverso" dalla comune massa.
In una società dove la bellezza e il denaro sono valori assoluti, dove la pervasività dei social e di selfie condizionano il vivere quotidiano, ecco che esce fuori l'intolleranza verso coloro che invece, magari per un difetto fisico, per un'anomalia nel volto, per un incidente o per un semplice scherzo del destino, si trovano catapultati sin da piccoli in una realtà da incubo poichè le loro fattezze non collimano con il gusto degli altri.
Ora, non voglio giungere agli estremi del personaggio del libro, però basta pensare a quando si andava a scuola e c'era la compagna di banco tormentata dai ragazzini perchè "paffutella", oppure il ragazzino preso di mira perchè basso o con qualche brufolo.....figurarsi se uno si presentasse in una classe con qualche imperfezione fisica.
Chi di noi non ha almeno una volta sentito un sentimento di repulsione o addirittura di odio, verso una persona che non ci piaceva fisicamente o aveva qualche difetto.
E' qualcosa di umano, che non si può giudicare, però ci si dovrebbe sempre chiedere cosa c'è al di la dell'apparenza? cosa si cela dietro un volto? cosa ci fa rendere intolleranti verso un qualcosa che non ci aggrada?
Ecco il vero mostro non è colui che nell'aspetto fisico e fuori dal "normale", il vero mostro è la società che lo isola, lo umilia e lo porta a comportamenti estremi.

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Frankenstein 2018-10-03 08:27:29 Liebestraum
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Liebestraum Opinione inserita da Liebestraum    03 Ottobre, 2018
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Una pietra miliare della letteratura gotica

Frankenstein di Mary Shelley è a buon diritto una pietra miliare della letteratura gotica.
Castelli oscuri, mostri, esperimenti, sono gli ingredienti di una storia che ha lasciato il segno, e tutt'ora lo lascia nella cultura letteraria occidentale.
Il dott. Victor Frankenstein, dedito allo studio della filosofia naturale, crea dalle sue mani (da qui il sottotitolo del libro "Prometeo moderno) una creatura dalle mostruose sembianze umane.
Ma l'esperimento non va come Frankenstein aveva immaginato e, rifiutando la propria creazione, la lascia libera per il mondo.
Queste le premesse sulle quali si innesta una storia fatta di orrore, tenerezza, romanticismo e drammaticità. L'eterna lotta tra creatura e creatore, quasi una parafrasi dell'uomo e dio, arriva all'atroce culmine della distruzione di entrambi.
La storia è raccontata attraverso le lettere e gli appunti che il comandante Robert Walton, scrive alla sorella Margareth. Ciò crea una assimilazione (molto moderna direi) tra narratore e lettore, al punto che tutti i sentimenti che derivano dalla lettura ne escono ampiamente amplificati e più percepibili.
I personaggi sono tutti vagamente accennati, axd eccezione di Victor che appare con le sue debolezze e le sue paure. La creatura stessa, in fondo, stenta ad avere una propria individualità al punto di non avere nemmeno un nome.
Lo stile del racconto è piacevolmente acerbo, ampolloso in alcuni tratti e denota l'appartenenza al genere gotico imperante al tempo.
Certamente la storia va letta, anche più volte, non fosse altro per rendere giustizia ad un romanzo troppo mortificato dalle riduzioni cinematografiche che non hanno in alcun modo colto l'essenza della drammaticità della storia che la giovane Shelley ha voluto tramandare.

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A chi ama i racconti gotici, in genere. E comunque ritengo sia una lettura che non puà mancare nel bagaglio culturale del lettore di oggi,
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Frankenstein 2017-06-19 22:08:05 La Lettrice Raffinata
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La Lettrice Raffinata Opinione inserita da La Lettrice Raffinata    20 Giugno, 2017
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Sarai oscurità

Romanzo ricchissimo di tematiche tutt’oggi attuali, “Frankenstein” è certamente tra i più noti esempi della letteratura gotica, nonché capostipite del filone legato ai mostri rianimati e agli scienziati pazzi, sebbene negli anni la storia originale sia stata posta in ombra dalle sue versione cinematografiche; questo cambiamento si evidenzia soprattutto nella figura del mostro, che da essere senziente e pieno di passioni, è diventato nell’immaginario collettivo una sorta di zombie incapace perfino di emettere suoni articolati.
Lo schema narrativo della vicenda ricorda quello di “Cime tempestose”, con un narratore di partenza che diviene in seguito spettatore al pari del lettore quando entra in scena un secondo narratore; in questo romanzo si opta però per una forma epistolare, che a tratti diventa quasi un diario personale.
Ci troviamo quindi sulla nave dell’esploratore Walton che, nel mezzo dei ghiacci artici, trova uno stremato Victor Frankenstein all’inseguimento della sua Creatura. Gran parte della vicenda è quindi narrata dal punto di vista del lettore e risulta pertanto distorta dai suoi sentimenti e dai suoi desideri, tant’è che si empatizza pienamente con lui, finché non è la volta di udire la versione della Creatura: da quel momento Victor appare sotto tutt’altra luce, risultando nulla più di un bambino viziato che, dopo aver morbosamente desiderato un giocattolo, se ne stanca in fretta e lo getta via.
Di riflesso, il mostro prima viene descritto come un freddo assassino, mentre con l’apprendere la sua commovente storia si comincia a rivalutarlo in quanto dimostra a più riprese di saper essere ragionevole e comprensivo, ben più del suo stesso creatore; in sostanza lo si può vedere come un Buon Selvaggio, nato puro e semplice per poi essere fuorviato dal contatto con la società umana, che ha letteralmente cancellato dal suo animo ogni traccia della primigenia bontà.
Per quanto riguarda gli altri personaggi, viene dato loro ben poco risalto nella vicenda; da notare è certamente come tutti non possano fare a meno di trattare amorevolmente Victor. L’unico personaggio a far eccezione è uno degli insegnati di Victor a Ingolstadt, Monsier Krempe, che è così diventato il personaggio secondario da me più apprezzato.
Uno dei maggiori pregi del romanzo, si ritrova nelle descrizioni paesaggistiche: le ambientazioni sono rese con maestria sia nei luoghi “civili”, come Ginevra o le altre città visitate da Victor, sia in quelli più remoti, come il mare ghiacciato affrontato da Walton.
Tra i temi maggiormente analizzati troviamo l’influenza delle passioni sulle azioni umane (e non, nel caso della Creatura), al punto da stravolgere completamente l’esistenza di chi si lascia travolgere sa esse.
Molto particolare è invece la percezione che i protagonisti hanno della felicità: se per il dottore si tratta solo di brevi momenti tra tanti dolori, il mostro sembra invece destinato a non provarla mai, ma pare poi ottenerla almeno per poco quando viene inseguito dal suo creatore, ed ha infine qualcuno che vive in funzione di lui. Vorrei infine spendere qualche parola su questa edizione. Benché le note a piè di pagina siano ben scritte e molto utili a comprendere meglio alcuni passaggi, l’introduzione mi è sembrata invece eccessivamente prolissa e ripetitiva, nonché piena di spoiler che hanno compromesso in parte la mia lettura.

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Frankenstein 2016-03-29 10:27:35 FrancoAntonio
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FrancoAntonio Opinione inserita da FrancoAntonio    29 Marzo, 2016
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Il Prometeo che è mancato

Nell'immensa produzione mondiale di letteratura sono pochi i libri che hanno lasciato una impronta sul modo stesso di pensare come ha fatto il romanzo di Mary Shelley.
Sin quasi dalla sua prima pubblicazione Frankenstein ed il suo demone hanno segnato l’immaginario collettivo tanto da introdurre uno stereotipo stesso ed innumerevoli modi di dire.
Era da molto tempo che questo libro era in lista d’attesa, ma non trovavo mai il “coraggio” di leggerlo, poiché sentivo troppo opprimente la presenza delle innumerevoli interpretazioni che ne avevano offuscato l’idea originale. Tra parentesi, l’unica che mi sentivo e sento, tutt'ora, di sottoscrivere appieno è la versione ironica datane dalla coppia Gene Wilder/Mel Brooks.
Ho cercato comunque di partire senza preconcetti, sapendo bene che il romanzo della Shelley nulla aveva a che fare con i vari mostri cinematografici o di altra natura, tuttavia, forse anche per questo la delusione è stata ancor più cocente.
L’opera s’è rivelata, purtroppo, una cosina fragile, inconsistente pur con tutte le scusanti che ho cercato di trovarle: scritto da una ragazza di diciannove anni, con limitate esperienze della vita e del Mondo; in un’epoca in cui queste invenzioni, tra la fantascienza e l’horror, muovevano ancora i primi incerti passi (non parliamo delle scoperte scientifiche su cui basarsi); condizionato pesantemente da tutta una serie di pregiudizi morali, sociali e religiosi, tipici del periodo.
Lo stile è appesantito da una ridondante aggettivazione, spesso leziosa e sdolcinata. I personaggi, quasi tutti almeno (perfino, entro certi limiti, il demone stesso), sono pervasi di una eccessiva, irrealistica e stucchevole bontà d’animo e generosità di sentimenti, del tutto distaccata dalla realtà. Insopportabile ed insostenibile la svenevolezza di Frankenstein che, ad ogni contrattempo, si fa venire un mancamento che lo prostra per mesi e mesi. Ma soprattutto sono inaccettabili le ragioni stesse del romanzo: il demone è rifiutato solo perché brutto? E’ vero che l’autrice viveva in un epoca in cui la rettitudine morale era associata anche alla bellezza fisica e, di lì a poco, Lombroso avrebbe codificato certi pregiudizi, ma anche così la cosa appare irrealistica, soprattutto per quanto riguarda Frankenstein che per mesi s’era dedicato alla costruzione di quel mostro.
Sarebbe stato meglio giocare proprio sul concetto della immoralità di creare la vita, in competizione con Dio e con la presunzione di poter far meglio, per giustificare in modo molto più coerente, il generale rifiuto della creatura.
Frankenstein abbandona a sé stante una creatura ignorante e ignara del mondo in cui è stata proiettata per concedersi un deliqui di alcuni mesi? Semplicemente ridicolo oltre che incosciente ed immorale (dei due il vero e unico mostro è proprio lui). Sarebbe come se un moderno biologo producesse un nuovo supervirus e lo abbandonasse dentro ad una fiala sul pavimento di un bar.
A tutto ciò si aggiungano due ulteriori gravissimi difetti che demoliscono definitivamente l’opera. Da un lato l’innumerevole caterva di falsi storici introdotti: la vicenda è ambientata nel 18° secolo, non si sa esattamente in che periodo, e vengono citate opere letterarie e situazioni ancora di là da venire. Dall'altro le situazioni di umorismo involontario che costellano la narrazione: il demone che impara a parlare, leggere, scrivere in perfetto francese osservando da un foro le lezioni impartite all’araba Safie dalla famiglia De Lacey e, poi, parla come un retore e cita Milton e … Shelley e disquisisce di concetti che non dovrebbe neppure conoscere (!!!); il demone che attraversa mari, monti e lande artiche con una facilità che rasenta il miracoloso, soprattutto se si pensa che si nutre solo di sporadiche ghiande e radici strappate al terreno; Frankenstein che si muove e, quel che è peggio, ragiona, in un suo mondo personale totalmente scollegato da logica e realtà. E questi sono solo alcuni degli esempi che si potrebbero portare.
In conclusione sono rimasto totalmente insoddisfatto dalla lettura. Scontento reso più forte dal fatto che, in fondo, speravo in qualcosa di meglio delle elaborazioni cinematografiche e, invece, queste forse hanno migliorato l’idea originale. Ma soprattutto la delusione deriva dal fatto che una idea intelligentissima e originalissima sia stata malamente sprecata, quando, invece, poteva dar vita ad un capolavoro letterario di prima grandezza, solo giocando su altri parametri in modo diverso: l’ambizione dello scienziato, l’amicizia, il senso di colpa, l’amore/odio, la discriminazione del “diverso”, etc.
Mi rendo conto di non essere molto originale con questa mia critica (in passato l’opera di demolizione, portata avanti anche da voci autorevoli, è stata molto più feroce), ma non mi sento di ricercare gli elementi positivi, che peraltro esistono e, nei secoli, hanno consentito una rivalutazione generale del romanzo, proprio perché la cosa che più mi colpisce e l’occasione sprecata dall'autrice.

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Nonostante tutto va letto, perché troppo centrale nelle letteratura occidentale. Concordo con chi lo consiglia a coloro che hanno apprezzato "Il Castello d Otranto", anche se, tutto sommato, Frankenstein è incommensurabilmente migliore della cosina di Walpole.
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Frankenstein 2015-10-17 16:46:17 silvia71
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silvia71 Opinione inserita da silvia71    17 Ottobre, 2015
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Due creature

Ha davvero tanti anni sulle spalle il romanzo di Mary Shelley; pubblicato nel 1818 da una scrittrice poco più che diciottenne.
Frankenstein è un cult della letteratura, un romanzo epistolare che ha dato vita a due creature destinate a cristallizzarsi nell'immaginario di tutti i tempi.
I contenuti sono figli dell'epoca in cui vide la luce il testo; un periodo in cui si incrociano interessi tumultuosi per il mondo oscuro della morte, in cui fioriscono esperimenti di galvanismo, in cui si studia con accanimento accademico e non, la maniera per sconfiggere la morte e tentare una risurrezione dei corpi.
Circolando simili pensieri, non poteva non coglierne l'idea la giovane penna di Mary, trasformando in realtà letteraria le fantasie di chimici e alchimisti.

Il romanzo è esente da qualunque forma di truculenza che ha tramandato il grande schermo; non è infiocchettato da rappresentazioni crude e sanguinarie, ma contiene in prevalenza pensieri e riflessioni, sul rapporto tra la vita e la morte, sui rapporti tra genitore e figlio, sugli affetti e sull'etica.

La narrazione scorre lenta, a tratti sembra arenarsi per poi riprendersi; non è scandita da un ritmo incalzante, non si cerca il sensazionalismo ed il colpo di scena.
La morale della storia è da cercare nell'animo del mostro e del suo creatore, nelle loro lacrime, nelle loro rispettive sofferenze e aspettative.
Brillante l'idea dell'autrice di disegnare il percorso umano dei due personaggi in modo tale che essi giungano ad una fusione: due corpi stessa anima.

Una piccola chicca del nostro passato letterario, da non dimenticare, da continuare a leggere per coglierne i numerosi messaggi.

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Frankenstein 2014-08-07 23:24:33 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    08 Agosto, 2014
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La fatale ambizione di voler essere come Dio

L'essere umano molto spesso ha grave problema. È ambizioso. Cosa c'è di male in ciò? Vi chiederete. Di base, nulla, anzi, dove andrebbe l'uomo senza sogni da raggiungere? L'intoppo si presenta riguardo il tipo di meta che egli si prefigge. L'ambizione del Dottor Victor Frankenstein è di quelle decisamente pericolose, e nelle pagine di questo libro siamo spettatori del suo raggiungimento, ma soprattutto delle sue conseguenze. Victor vuole assolvere il compito che fino ad allora era spettato solo al Creatore, ovvero generare la vita. Essere capaci di realizzare una cosa però, non implica necessariamente il saperla controllare, e questa nuova vita che nascerà, lo farà a discapito di quella che la ha generata, che sprofonderà nell'oblio. Victor dimostrerà fin da subito di non saper gestire la sua creatura, lasciandola in balia di sè stessa in un mondo di cui non sa nulla, che lo estrania e lo disprezza a causa della sua diversità e della sua bruttezza esteriore. Già. Perché l'essere umano ha un ulteriore problema, ovvero quello di giudicare dalle apparenze. Il mostro di Frankenstein è l'emblema di questo concetto. Inizialmente, infatti, sotto le sue orripilanti fattezze si nascondeva un'anima buona, gentile e innocente. Per quanto la sua anima sia colma d'amore però, chiunque si sia imbattuto in lui riesce giudicarlo solo dalla sua esteriorità, allontanandolo con disgusto. In tal modo, trasformeranno un essere dal cuore gentile in un mostro sanguinario assetato di vendetta. La scrittrice quindi, con la vicenda del mostro di Frankenstein, pone l'accento sugli effetti devastanti che possono avere pregiudizi degli uomini e le disgrazie che travolgono la vita di chi, per eccessiva ambizione, vuole giocare a fare Dio. La scrittura di Shelley è molto chiara, piacevole e scorrevole, non per nulla questo è uno dei grandi classici della storia. Non mancherà di far riflettere, indignare ed emozionare il lettore, e potete essere certi, vi turberà, perché non siamo di fronte a una di quelle storie dove tutto è bene ciò che finisce bene, ma siamo di fronte a una storia dove le scelte che vengono prese hanno delle conseguenze spesso tragiche ed irrimediabili, come nella realtà. Spesso associato all'horror cinematografico, quest'opera andrebbe considerata anche e soprattutto come un approfondimento di alcuni aspetti dell'animo e dei difetti umani, spesso più terrificanti della peggiore creatura mostruosa.

"[...] quando cerco una giustificazione alla nascita della passione che in seguito dominó il mio destino, la vedo sgorgare, come un fiume di montagna, da fonti umili e quasi dimenticate; ma gonfiandosi nel suo progredire, eccola trasformarsi nel torrente che ha travolto nel suo scorrere ogni mia gioia e speranza."

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Dracula.
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Frankenstein 2014-06-20 12:27:38 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    20 Giugno, 2014
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Ripudiato

Alla guida di un vascello nei mari del nord, un avventuriero sfida i ghiacci alimentando il suo spirito di scoperta , la sua passione per l'esplorazione dei grandi oceani.
Il mese di luglio soffia nebbie gelate sulle vaste distese ai confini del mondo, gli uomini dell'equipaggio si accalcano in un angolo. In quel luogo impervio, la bianca distesa e ' macchiata dall'ombra di un uomo solo, dalla sua slitta e dall'ultimo cane sopravvissuto. Uno straniero colto, dai modi gentili, spossato dalla stanchezza, dal freddo e dalla fame. Nato a Ginevra da una famiglia prestigiosa, studioso delle scienze naturali, si chiama Frankenstein, ed e' il padre di una delle piu' incredibili creature della letteratura classica mondiale.

Il racconto della Shelley e' privo della mostruosita' materiale che piu' banalmente si puo' trovare in una rappresentazione cinematografica, dove l'immagine conta molto. Il lavoro chirurgico del signor Frankenstein e' appena accennato e privo di scosse per gli stomaci sensibili, i tratti somatici della Creatura sono dichiaratamente mostruosi, ma i toni sono blandi, non terrificanti. Estremamente accurato invece l'aspetto emozionale dei protagonisti, il senso di abbandono, di solitudine, di disperazione che colpiscono un figlio senza colpe, rifiutato dal padre per l'orrido apetto di cui il padre in fondo e ' l'unico responsabile. Appanna e distrugge il buonsenso l'emarginazione che cresce gramigna ed infesta anche l'animo piu' buono, porta alla sete di vendetta, alla violenza del figliolo verso il padre in un perdersi di sensi di colpa e malattia dell'anima. 
La penna dell'autrice non mi piace particolarmente, l'uso quasi esclusivo di una narrazione passiva coniugata al passato appesantisce il libro rendendolo un po' troppo prolisso e a tratti noioso nella forma. Cio ' detto la storia narrata e' estremamente bella, ricca di spunti di riflessione e di una sensibilita' tenace. 
Non sono stata entusiasta di averlo letto, mentre lo leggevo. Sono entusiasta di averlo letto ora che l' ho finito. E' un classico intramontabile la cui malinconica disperazione non si dimentica facilmente. Buona lettura.

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Frankenstein 2013-05-06 12:14:45 SARY
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SARY Opinione inserita da SARY    06 Mag, 2013
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Chi è il mostro?

Romanzo classico inglese dell’ottocento.
Il Dott. Frankenstein, ambizioso studioso delle scienze naturali, brama di riuscire nell’impresa nella quale solo Dio può, ridare la vita ai morti. Crea così un umanoide di fattezze brutte e ripugnanti, ma di grande cuore e nobile animo, che chiede solo di essere accettato. Non trovando riscontro positivo alle sue richieste, anzi scontrandosi con persone incattivite dal suo aspetto, da gigante buono diventa un orco cattivo, come quelli delle fiabe, e ne paga le conseguenze per primo un innocente bambino. Spetta ancora al suo creatore decidere la sorte della disgraziata creatura, quale è la scelta migliore, distruggerlo o aiutarlo?
L’inizio dell’esistenza di questo gigante, che non ha un nome proprio e non mi va di chiamarlo mostro, segna la fine del sogno folle di Frankenstein, lunghi anni a sperimentare e a meditare su un gesto che va al di là di ogni buon senso, con la presunzione di dare ciò che è stato tolto da qualcuno di superiore all’uomo. Chi è il mostro? La mente che ha partorito un desiderio simile per poi pentirsene e scacciarlo o chi si è trovato su questa terra senza chiedere nulla ed abbandonato a se stesso? Che tristezza, che fatica, arrancare ogni notte per sopravvivere, completamente soli! La diversità, di qualsiasi natura, fa paura. Il non bello è penalizzato in partenza. Nella società prevale l’esteriorità, è difficile incontrare persone che mostrino interesse verso la sostanza. Alla base ci sono solitamente diffidenza e pregiudizi, raramente apertura mentale con capacità di ascolto.
Ho appreso che anche per l’autrice è stato così, la sua vita è iniziata quando è terminata quella della propria madre, morta di parto. Le pagine del romanzo sono impregnate del senso di colpa per la propria esistenza, il disprezzo verso sé stessi. Credo valga per entrambi, per Mary e per la propria creatura letteraria.
Lo stile di Shelley mi piace, è dolce, elegante, romantico. Si sente proprio che è una penna tutta al femminile, forse un po’ troppo, anche i personaggi maschili hanno un qualcosa di effeminato. Se tutti gli ometti si esprimessero con così tanta grazia e cura, attenti al peso delle parole, riguardosi nei confronti delle fanciulle non si potrebbe più dire che gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere! Ma anche così non ci sarebbe il giusto equilibrio!
Le descrizioni dei personaggi e dei luoghi sono dettagliate ma non pesanti. Due note stonate però ci sono. La prima è il lessico del gigante, capisco che sia un autodidatta e concordo che si possa davvero imparare di tutto applicandosi, ma è improbabile che si possa passare da una conoscenza pari a zero in ogni campo ad un linguaggio così forbito da far invidia a docenti universitari di altissimo livello! La seconda è la pacatezza degli avvenimenti e dei sentimenti, avrei preferito qualcosa di più forte.
Cara Shelley, avresti dovuto mediare! Ma ti perdono, perché nel complesso la tua opera mi è piaciuta, è originale, scorrevole e piacevole!

“Niente è più doloroso per la mente umana, dopo il tumulto dei sentimenti suscitati da una rapida successione dei fatti, della calma assoluta dell’inazione e della certezza che subentra e toglie all’anima sia la speranza sia la paura”

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Frankenstein 2012-12-02 09:17:35 Mephixto
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Mephixto Opinione inserita da Mephixto    02 Dicembre, 2012
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Peccato lo stile

La cosa più dura per me, quando decido di leggere i Classici intramontabili, e sgretolare il mio involucro di pregiudizi e nozioni apprese dal immensa popolarità di certi testi. Questo è uno dei tipici casi.

Frankenstein di Mary Shelley è stata per me gioia e dolore, un romanzo che ho trovato ricco di buoni sentimenti, ma anche dimostrazione che “ la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni”(Karl Marx) . Perché di questo stratta, della buona volontà e intenzioni che finiscono in cenere nel tempo di un battito di ciglia, il classico esempio della pallina sui piani inclinati, un susseguirsi di eventi che prendono il sopravvento e scorrono via incontrollati sempre più rapidamente. Frankenstein è stato anche un modo di riflettere, in particolare, riflettere su come l’uomo è spesso accecato dalla bramosia di sapere e conoscere, senza minimamente tenere in considerazione le conseguenze che le sue azioni hanno sugli aspetti della “vita e che puntualmente gli sfuggono di mano diventando un boomerang impazzito.
Il romanzo ci viene sottoposto come rapporto epistolare tra: un comandante di marina e la sorella. Cercando in questo modo di aumentare il coinvolgimento del lettore la credibilità della storia, e mi ha affascinato molto devo dire. Mi sono sempre piaciute le cronache, i diari,
Personalmente non ho trovato impeccabile lo stile, anzi troppo femminile, sia negli aggettivi che negli atteggiamenti dei personaggi maschili (anche perche i personaggi femminili sono praticamente assenti), forse, meglio sarebbe stato se la Shelley avesse usato personaggi femminili come protagonisti, più affini al suo stile e alle sue conoscenze intime della personalità maschile. (gioco forza il periodo in cui vive che non le permetteva di essere credibile nella rappresentazione maschile), in quanto in alcuni passaggi Victor Frankenstein l’ho trovato completamente fuoriposto mal rappresentato: troppo sensibile, dalla lacrima facile, lontano dai canoni di mascolinità standard si un personaggio diverso potremmo dire, ma per me troppo femminile per essere credibile. Si, certo, abbiamo appena attraversato il periodo Romance ma è pur sempre un uomo, adulto, che si trova a dover difendere i suoi cari. Insomma non sono entrato affatto in sintonia con la Shelley,proprio lo stile nel caratterizzare i personaggi mi ha deluso oltre ogni modo .
Sono rimasto invece colpito dei temi trattati, questi hanno fatto si che riuscissi a portarlo a termine senza fatica, perchè tutto sommato anche se il linguaggio è aulico e tedioso e i dialoghi in certi istanti improbabili, rimane comunque piacevole e scorrevole.
Devo ammettere che mi aspettavo tutt’altro, esperimenti, fughe, sangue, azione, invece mi sono trovato in mano un libro profondo e intenso, che non mi ha trasmesso brividi, ma un sincera commozione, e tanti tantissimi spunti di riflessione.

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Frankenstein 2012-11-29 13:10:52 Sharma
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Sharma Opinione inserita da Sharma    29 Novembre, 2012
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Una diversa chiave di lettura

Su Frankenstein siamo stati bombardati da una visione solo esclusivamente cinematografica (perlomeno per quanto mi riguarda) senza porci la domanda ma questa storia da dove viene? l'ha scritta qualcuno? La risposta all'ultima domanda è presto detta “sì”, per giunta è un classico della letteratura e per di più scritto da una donna, chi l'avrebbe detto (solo per l'argomento narrato, personalmente non lo vedevo di attrattiva femminile)? Ma proprio qui sta il nocciolo della questione è proprio un romanzo femminile e sapete perchè? Perchè aldilà della rappresentazione cinematografica , che è una cosa totalmente diversa dal libro, mette in evidenza i sentimenti, la ricerca spasmodica dell'amore, quello che l'essere umano ogni giorno va cercando e la cui assenza rende vacuo ogni nostro sforzo su questo bellissimo pianeta. Senza amore siamo dei sacchi vuoti che si afflosciano su se stessi, è la linfa vitale di ognuno di noi, possiamo essere delle persone di successo, fare tanti soldi, gratificati ogni giorno dai nostri sacrifici o di contro possiamo essere dei disoccupati senza gratificazioni e stimoli ad affrontare ogni santo giorno e comunque il sole si alza in cielo. Sia nell'uno e nell'altro caso se abbiamo una madre amorevole che ci coccola o solo che ci vuole bene con parole giuste dette al momento giusto, una sorella o un fratello che possono essere un punto di approdo, un marito o una moglie, dei figli, solo in questi casi possiamo vivere. Insomma provate ad immaginare per un solo istante se venissimo privati del sentimento dell'amore dato o ricevuto, cosa saremmo? Disadattati, violenti, in parole povere dei MOSTRI! E' questa una chiave di lettura di questo piacevole romanzo, una creatura creata in laboratorio, non partorita, privata della madre, un padre (che in effetti il dottor Frankenstein era) lo ha misconosciuto orrendamente, provando ribrezzo egli stesso per la sua materia viva. Troppo semplice poter eliminare le nostre responsabilità ignorandole o buttarle in pasto alla società senza alcun supporto. Ci sono stati molti esami di laboratorio con cavie che hanno portato a questa conclusione infatti se si prendono due scimmie di cui una fatta cresce con la propria madre, la seconda privata alla nascita della sua figura e della sua presenza, ebbene la seconda è cresciuta totalmente disadattata e con il tempo sempre più aggressiva. Noi esseri umani potremmo essere così ma non lo siamo. La creatura del Dottor Frankenstein voleva solo affetto, voleva qualcuno accanto a se, almeno una compagna, ha cercato di farlo capire in tutti i modi che lui aveva un cuore, non era un mostro, ma non c'è stato nulla da fare dall'alto della sua deità il dottore ha rinnegato tutte le sue responsabilità, il risultato è stato quello di scatenare il peggio della creatura, la sua ferocia. Siete sicuri che noi nella stessa situazione avremmo fatto diversamente? Certamente no! Questa è la chiave di volta, noi non siamo così siamo mille volte meglio di così, solo grazie all'AMORE che facciamo la differenza, possiamo fare grandi cose e lasciare un segno su questa terra durante gli anni che ci vengono dati di vivere.

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