Il libro dei Baltimore Il libro dei Baltimore

Il libro dei Baltimore

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Sino al giorno della Tragedia, c’erano due famiglie Goldman. I Goldman di Baltimore e i Goldman di Montclair. Di quest’ultimo ramo fa parte Marcus Goldman, il protagonista di La verità sul caso Harry Quebert. I Goldman di Montclair, New Jersey, sono una famiglia della classe media. I Goldman di Baltimore, invece, sono una famiglia ricca. A loro, Marcus ha guardato con ammirazione sin da piccolo, quando lui e i suoi cugini Hillel e Woody, amavano di uno stesso e intenso amore Alexandra. Otto anni dopo una misteriosa tragedia, Marcus decide di raccontare la storia della sua famiglia: torna con la memoria alla vita dei Goldman di Baltimore. Ma c’è qualcosa, nella sua ricostruzione, che gli sfugge. Vede scorrere gli anni, scolorire la patina scintillante dei Baltimore, incrinarsi l’amicizia con Woody, Hillel e Alexandra. Fino al giorno della Tragedia. E da quel giorno Marcus è ossessionato da una domanda: cosa è veramente accaduto ai Goldman di Baltimore? Qual è il loro segreto?

Recensione della Redazione QLibri

 
Il libro dei Baltimore 2016-10-10 12:14:01 Vita93
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Vita93 Opinione inserita da Vita93    10 Ottobre, 2016
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E tutto era finito

Sono passati quattro anni dai fatti de “ La verità sul caso Harry Quebert “. Quattro lunghi anni da quel 2008 che aveva visto Marcus Goldman, astro nascente della letteratura americana, scoprirsi detective improvvisato in un caso di omicidio che coinvolgeva un suo vecchio professore universitario nonché maestro di vita.
Joel Dicker rispolvera il personaggio principale del fortunato romanzo che lo ha fatto conoscere al grande pubblico e anche stavolta, ne “ Il libro dei Baltimore “, emerge la figura del protagonista-scrittore capace di portare alla luce vecchie verità, segreti inconfessabili in una sorta di catarsi liberatoria.
Perché si comincia a vivere soltanto quando “ smettiamo di rivangare il passato “.

Al centro della lente di ingrandimento c’ è quella che è stata una grande famiglia, quella dei Goldman.
C’ erano i Goldman di Montclair, New Jersey, di cui fanno parte Marcus e i propri genitori; una tranquilla famiglia della classe media.
E poi c’ erano i Goldman di Baltimore, capitanati dall’ avvocato zio Saul, dalla dottoressa zia Anita e dai cugini di Marcus, Hillel e Woody. Quattro elementi che sembrano appartenere ad un’ altra specie, disinvolti, venerati, facoltosi, eleganti, troppo ineguagliabili per essere invidiati.
L’ enigmatico romanzo inizia nel 2004, quando lo zio Saul chiama Marcus pregandolo di recarsi urgentemente a Baltimore. Manca un mese alla Tragedia.
Otto anni dopo, nel 2012, Marcus decide di raccontare la storia della propria famiglia, di tornare alle origini dell’ infanzia e dell’ adolescenza, alle vacanze trascorse con i cugini nelle numerose e sfarzose residenze dei Goldman di Baltimore. Fino al giorno della Tragedia. Chiarire cosa si intende con il ricorrente termine “ Tragedia “ è il compito di Marcus, del romanzo e di conseguenza del lettore.

“ Il libro dei Baltimore “ ha molti punti di contatto con la precedente opera che aveva decretato il successo di Dicker.
Innanzitutto il medesimo interesse verso il passato. “ Non c’ è presente senza passato “, come in un gioco a livelli in cui per muoversi verso le tappe successive, verso il futuro, è necessario aver completato i passaggi precedenti.
Anche se qui dovrei parlare di passati, al plurale, dato che l’ autore conferma la predisposizione ad affrontare storie che si dipanano su varie epoche narrative temporalmente intrecciate.
Rimane, come già detto, la figura dello scrittore che scopre la verità. Cambia totalmente la materia di analisi. Il primo romanzo, un giallo in piena regola, affrontava la risoluzione di un omicidio. Questo romanzo invece non è un poliziesco, è una saga familiare lunga più di venti anni.

In più di un’ occasione ho avvertito il peso narrativo della giovane età di Dicker, un autore sicuramente promettente come dimostrano i numerosi successi conseguiti, ma a mio avviso ancora in cerca di una propria identità letteraria.
Una buona prosa e la capacità indubbia di intrattenere il lettore si scontrano con dialoghi non sempre all’ altezza, spesso eccessivamente carichi di emozioni e sentimenti forzati o pronunciati da personaggi vagamente stereotipati ( difetti che, in minor parte, affliggevano anche “ La verità sul caso Harry Quebert “ ).
Che un ramo familiare, i Goldman di Baltimore, sia formato da un famoso avvocato, da una stimata dottoressa, da un ragazzino che a dieci anni tiene testa a presidi e insegnanti dimostrando profonde conoscenze storiche e politiche, dall’ altro ragazzino dotato di un fisico tale da poter eccellere in qualsiasi sport, e che vanno ad aggiungersi ad uno scrittore affermato e ad una celebre cantante, mi è parso fin troppo eccessivo.

Attenzione però, perchè capita di non percepire le cose come sono in realtà, è uno dei temi principali della lettura. Dicker è bravo a coinvolgere il pubblico in situazioni che almeno in parte abbiamo tutti vissuto e che salvano il testo da una stroncatura che a tratti, nella miriade di argomenti abbozzati degni delle soap opera pomeridiane, parrebbe inevitabile.

“ Il libro dei Baltimore “ si salva perché è scorrevole, ha ritmo, anche se meno interessante e accattivante del primo romanzo. Si salva perché parla della bellezza eterna dell’ adolescenza e di quelle promesse di commovente fedeltà che facciamo da ragazzini e che poi a volte scopriamo di non poter mantenere a causa degli adulti che siamo diventati. Si salva perché parla dei mali che si possono annidare nelle famiglie quando l’ invidia e i segreti hanno il sopravvento, quando l’ orgoglio non vuole sentire ragioni e si prendono decisioni di cui poi ci pentiamo per sempre. Si salva perché ci ricorda che solo il fatto di accettare che ognuno è responsabile e artefice della propria esistenza, è un primo passo verso la serenità.
Si salva perché se ho letto 587 pagine in soli 6 giorni, un motivo deve pur esserci.

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Il libro dei Baltimore 2018-09-12 18:16:44 deborino
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deborino Opinione inserita da deborino    12 Settembre, 2018
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NEI LIBRI LE PERSONE SCOMPARSE SI RITROVANO E SI A

La prima cosa che voglio dire è che sono felicissima di aver scoperto questo autore: Joel Dicker: un ragazzo giovanissimo ma molto in gamba come scrittore.
Questo è per me l'ultimo dei suoi romanzi che ho letto e purtroppo dovrò aspettare l'uscita del prossimo in quanto gli altri li ho già divorati.
Dopo averli letti tutti, posso dire che è bravissimo soprattutto a destreggiarsi tra i vari generi: guerra, giallo e thriller con anche un po d'amore.
Anche questo libro, come gli altri, ti tiene sulle spine fin dalla prima pagina, ma stavolta non è un giallo che si deve risolvere ma questioni famigliari della vita di Marcus Goldman, lo stesso protagonista di "Tutta la verità su caso Harry Quebert".
Come si fa a non affezionarsi e a non innamorarsi del protagonista e dei suoi fantastici cugini Hillel e Woody? Beh impossibile....almeno per me...sarà che anche io ho sempre avuto un rapporto simile con i miei cugini.
Perciò lo consiglio, innanzitutto agli amanti di questo autore e poi anche a chi, come me, ha avuto la fortuna di avere dei cugini che ha considerato fratelli.
Perché solo chi ha avuto tanto può capire il vero significato della Gang dei Goldman.

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Il libro dei Baltimore 2018-08-05 15:49:59 GIOVANNI
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Opinione inserita da GIOVANNI    05 Agosto, 2018

Un inno alla mediocrità

Quando il libro mi è stato regalato il mio pensiero è subito andato al precedente Harry Quebert e al ricordo di una narrazione abbastanza scorrevole, di una trama discretamente intricata, di un'attesa del finale come succede nei gialli che si leggono tutti d'un fiato. Ben disposto quindi a questo nuovo round, ma già precocemente le mie attese sono state deluse tant'è che mi chiedevo abbastanza spesso se il libro attuale era stato scritto dalla stessa persona che aveva firmato il precedente. Pur riconoscendo che i Baltimore non è un libro giallo con la sua suspense ma una saga familiare, tuttavia la narrazione, i dialoghi, i personaggi si rivelano banali, stereotipati e inconsistenti. L'elemento che colpisce maggiormente è la grande quota di stupidità che sembra affliggere tutti: dai ragazzi dal comportamento incongruente e assurdo (quelli che fanno giocare a football un amico malato sapendo che avrebbe perso la vita sul campo) agli amori da fotoromanzo, dagli adulti in balia di ambizioni grottesche (chi vuole il suo nome su un campo di calcio per fare impressione sui figli e per pagarne il costo deruba di milioni di dollari il posto di lavoro con le ovvie rovinose conseguenze) alle impennate aggressive che portano alla galera e alla morte con una sbalorditiva superficialità. Tutto un groviglio di dinamiche che non hanno uno sbocco originale e in cui si salva solo il protagonista-narratore, meno sbandato degli altri e che alla fine si ricongiunge con l'amata in un quadretto patetico. L'unico aspetto minimamente accettabile è la scorrevolezza del testo che, se pure infarcito di banalità e di ripetitività (il romanzo poteva benissimo essere di 200 pagine anzichè il tomo solenne che è), si legge e si finisce per fortuna velocemente, con la speranza che l'autore riesca a cogliere la grande caduta di stile in cui si è ritrovato e che al prossimo tentativo si attrezzi meglio.

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Il libro dei Baltimore 2017-10-08 14:07:56 airin
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Opinione inserita da airin    08 Ottobre, 2017

Mediocre

Devo dire che faccio fatica a capire e condividere l'entusiasmo per questo giovane scrittore. Nella verità sul caso Harry Quebert almeno la storia aveva un suo interesse, qui francamente anche quella latita.

Joel Dicker ha pochissimo stile o, se vogliamo, uno stile anonimo di scrittura. Non ha picchi, non ha un suo linguaggio, non ha, ecco, stile. Il suo continuo accennare alla "Tragedia", sin dalle primissime pagine, è irritante, ti preannuncia qualcosa che sai che accadrà, intorno a cui tutto ruota per pagine e pagine. Ma la Tragedia incombe, viene ricordata continuamente e senza ragione. La lettura è piacevole e scorrevole, malgrado tutto, priva di intoppi che non siano magari un po' di noia e di ripetitività.

La storia è poco interessante e, a ben vedere, molto banale. La parte ricca della famiglia, perfetta, di successo e felice, con due figli meravigliosi, affiatati, avviati al successo, si rivela tutt'altro mentre il riscatto della famiglia "povera" arriverà pian piano e trionferà. Tutto molto già letto, in certi momenti molto telenovela.

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Il libro dei Baltimore 2016-12-22 09:11:22 violetta89
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violetta89 Opinione inserita da violetta89    22 Dicembre, 2016
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LA GANG DEI GOLDMAN

La verità sul caso Harry Quebert è un libro che ho amato molto, stessa cosa posso dire di quest'altra opera di Dicker: è un genere completamente diverso, ma ha lo stesso stile di scrittura e la stessa capacità di tenermi incollata alle pagine.
Ritroviamo Marcus, che ormai scrittore famoso e acclamato, inizia a scrivere la storia della sua infanzia e adolescenza insieme ai cugini: Hillel, un ragazzino geniale tutto pelle e ossa e Woody, cugino promettente star del football. Insieme i tre cugini formano un trio inseparabile: nonostante la distanza che li separa, non perdono occasione per vedersi e riformare ogni volta la Gang dei Goldman. I tre ragazzi si sentono invincibili, si battono per degli ideali a loro molto cari: le ingiustizie, la politica, aiutare il prossimo soprattutto quando è più debole. Sentono di avere il mondo ai loro piedi e che niente li può fermare, soprattutto con l'arrivo di Alexandra, la ragazza di cui tutti e tre si innamorano. Purtroppo però piano piano la vita ci mette lo zampino e la Tragedia, viene annunciata sin dalle prime pagine, piomberà su di loro e sconvolgerà tutto.
La scrittura è impeccabile, il ritmo è scorrevole, c'è trasporto ed emozioni che traspaiono da ogni pagina.
Finire il libro mi ha lasciato un grande senso di nostalgia, sento già la mancanza di Hillel, Woody e Marcus che ne combinano una delle loro, 600 pagine mi sono letteralmente volate. Non so perché ma con una saga familiare così, ci vedrei bene un bel film anche se sicuramente non sarà mai all'altezza del libro.

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Il libro dei Baltimore 2016-10-31 15:03:07 cesare giardini
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cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    31 Ottobre, 2016
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Una grande nostalgica saga familiare

Joel Dicker ripropone il personaggio protagonista di “La verità sul caso Harry Quebert” Marcus Goldman, in questo nuovo lungo romanzo. Marcus fa parte dei Goldman di Montclair, una famiglia della classe media, che abita in un modesto ma dignitoso appartamento del New Jersey, mentre i Goldman di Baltimore (zii di Marcus) godono di grandi ricchezze, abitano in un prestigioso quartiere residenziale di Oak Park e, apparentemente, sembrano baciati dalla fortuna. Una grande simpatia lega Marcus ai cugini, tanto da indurli a formare, con altri amici, un clan affiatato, che vive spensieratamente gli anni di una beata giovinezza, tra scuola, vacanze, complicità e progetti. E’ forse la parte più affascinante del romanzo, ove i ricordi d’infanzia, i rapporti con le rispettive famiglie, i primi dissapori, gli innamoramenti, i sogni, le speranze in un sereno futuro inducono i lettori (magari non tutti, ma una buona parte sì) a rivivere con nostalgia i tempi della propria giovinezza e ad abbandonarsi a ricordi e rimpianti. Ma gli eventi incalzano, i Goldman che sembrano inattaccabili dalle sventure (quelli di Baltimore) ne sono lentamente ma inesorabilmente travolti, i giovani, un tempio spensierati, sono ormai cresciuti, prendono strade diverse, la bella compagnia si disgrega sino ad una incombente “Tragedia” finale, preannunciata sin dalle prime pagine del libro. Ma il sogno d’amore di Marcus, ormai affermato scrittore, supera ogni avversità…. Il romanzo è sicuramente una grande e complessa saga familiare, che si dipana nell’arco di circa trent’anni fin quasi ai giorni nostri, accostabile, con le debite proporzioni, a certi grandi romanzi dell’Ottocento: non disturbano i frequenti salti temporali, che inducono il lettore a riflettere e ad immedesimarsi nella trama narrativa sino a rendersene quasi partecipe. Alcuni personaggi sono memorabili, come lo zio Sam, il cugino acquisito Woody, la dolce Alexandra, un enigmatico giocatore di scacchi amico di Marcus che forse rappresenta la voce sommessa della coscienza, con i suoi rimproveri, i consigli, gli incitamenti.. E c’è perfino un cane, Duke, cui manca solo la parola… L’unico dubbio, arrivati alla fine dell’ultimo capitolo, è quello di aver assistito alla rappresentazione di una fiction televisiva, ma la trama coinvolgente e appassionata narrata da un grande scrittore come si sta rivelando Joel Dicker è ben lontana dalla banalizzazione dei sentimenti tipica della soap opera. In conclusione un bel romanzo, di cui si consiglia senz’altro la lettura.

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