Il Pettirosso Il Pettirosso

Il Pettirosso

Letteratura straniera

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Durante la Seconda Guerra Mondiale, un gruppo di giovani soldati norvegesi era stato scelto e inviato a combattere a fianco dell’esercito tedesco alle porte di Leningrado. Una volta tornati in patria, quegli uomini avevano trovato ad attenderli un’accusa di alto tradimento e il carcere duro. Ora, a distanza di sessant’anni, quell’inferno non è ancora finito, e uno dopo l’altro iniziano a morire in circostanze oscure. In questa torbida vicenda si imbatte Harry Hole, poliziotto dell’antiterrorismo dal grilletto facile e con un debole per l’alcol. Lui la violenza è abituato a guardarla negli occhi ogni giorno, senza tregua.

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Il Pettirosso 2018-07-09 18:22:55 AndCor
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AndCor Opinione inserita da AndCor    09 Luglio, 2018
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La Seconda Guerra Mondiale negli anni Duemila

Dogana di Alnabru, 1 Novembre 1999.
Harry Hole, coadiuvato dalla collega Ellen Gjelten, fa parte del comitato di sicurezza per un vertice internazionale, quando una crisi diplomatica fra USA e Norvegia e il ritrovamento di alcuni bossoli di un fucile di precisione Marklin sui monti intorno a Oslo aprono scenari completamente inaspettati nell'indagine su un presunto traffico di armi negli ambienti neonazisti.
Si riaffonda così negli anni Quaranta, dove cinque giovani combattenti norvegesi impegnati sul fronte russo escono dal conflitto internazionale con la pesante accusa di alto tradimento. Trascorso oltre mezzo secolo da allora, alcuni di essi vengono ritrovati morti in circostanze tutt'altro che chiare e con la firma autentica del Marklin: Harry capisce che dietro gli omicidi c'è una macchinazione tanto articolata quanto assetata di sangue, e che qualcuno ha conservato il piatto freddo delle vendette e delle ritorsioni per servirlo proprio nell'attuale presente.

Siamo di fronte a una battaglia spietata, a cavallo tra la Norvegia di oggi e una gelida Leningrado di sessant'anni addietro, in cui le lotte, le violenze e i massacri rimangono punti fermi e irremovibili. Un contesto di guerra e tensioni nel quale lo stesso protagonista muove le proprie fila, in uno scontro dove persino i suoi sentimenti verranno sottoposti alla dura prova della trincea. Il tutto mentre, fra le mine antiuomo e un conclamato disturbo di personalità multipla, nascono due fiori, figure di altrettanti risvolti romantici; in fondo, 'Sopporto bene il dolore. Devo solo avere qualcosa che mi permetta di rimanere lucido, che mi permetta di pensare e di comportarmi in modo razionale.'.

La struttura stilistica si presenta ambivalente e di difficile inquadratura, con caratterizzazioni ricche di enfasi e pathos alternate a momenti di stagnante e asciutto piattume dei quali si potrebbe fare addirittura a meno senza inficiarne sulla lettura e sulla comprensione del testo, mentre l'intreccio narrativo è dominato dalla tecnica del parallelismo, che scompone i concetti di spazio-tempo su molteplici livelli ivi inserire un (anti)eroe solitario e il suo antagonista, un serial killer professionista le cui radici affondano nella seconda guerra mondiale.

Interessante la scelta di circuire il lettore proponendo un finale abbastanza scontato già a partire dalla prima parte del romanzo, per poi cambiare le carte in tavola grazie a sottintesi quasi trascurabili e a minuzie descrittive che richiedono un'attenzione chirurgica per essere carpite.
Rimane, tuttavia, la pecca di una conclusione un po' sbrigativa rispetto alla complessità costruttiva dell'antefatto e del corpo della narrazione, ma quantomeno non vengono fugate tutte le perplessità e le domande del lettore: l'intento è di procrastinare quest'incombenza ai capitoli successivi della saga, 'costringendo' il pubblico (non suo malgrado) a non abbandonarla prematuramente.

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'Scarafaggi' e 'Il pipistrello', dello stesso autore.
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Il Pettirosso 2016-09-20 16:45:43 Vita93
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Vita93 Opinione inserita da Vita93    20 Settembre, 2016
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" Syttende mai "

Oslo, 1999. Harry Hole, investigatore norvegese della Sezione Omicidi, ha un motivo in più per essere asociale e distaccato. Una misteriosa promozione da ispettore a commissario ed il conseguente trasferimento ai Servizi di Sicurezza lo allontanano dalle uniche due persone che mostrano sincero interesse nei suoi confronti : la competente e premurosa collega Ellen ed il capo divisione Moller che tanto desidererebbe trasferirsi in un posto con meno politica e più lavoro da poliziotto.
Parte del nuovo incarico consiste nel tenere a bada i crescenti movimenti neonazisti che vanno affermandosi nella penisola scandinava, lupi solitari desiderosi di avere alle spalle un sostegno economico concreto in grado di garantire un’ alternativa alla democrazia sociale. Intanto tra una scartoffia e l’ altra, l’ attenzione di Hole è rivolta al ritrovamento di un particolare tipo di bossoli appartenenti ad un raro e potentissimo fucile di precisione di fabbricazione tedesca il cui proprietario è sconosciuto così come ignoti sono i canali utilizzati per far entrare illecitamente un’ arma di tale calibro nel paese.

La lettura del romanzo del polivalente Jo Nesbo, terzo della saga del celebre investigatore, necessita di buone dosi di memoria e concentrazione.
Numerosi sono infatti sia i nomi norvegesi da ricordare, sia i salti temporali che caratterizzano la trama.
L’ indagine ambientata nel presente è accompagnata da numerosi flashback che hanno per protagonisti cinque giovani soldati norvegesi impegnati a combattere a fianco dell’ esercito tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale. Giovani con grandi conflitti interni, spinti da ideali di giustizia e di sfiducia nei confronti di un governo arrendevole costretto a rifugiarsi a Londra durante l’ occupazione straniera.

Gli ingredienti miscelati da Nesbo sono tanti, forse troppi. La guerra, il neonazismo, la politica, il traffico d’ armi.
L’ autore è abile tanto nella gestione dei personaggi, nella loro evoluzione e negli efficaci cambiamenti cronologici, quanto nella scelta, azzeccata, di rinunciare alla classica dicotomia bene-male pronta a prendere il sopravvento ogni volta che si parla di un tema spinoso come il conflitto mondiale.

La verità storica non è un parametro necessario per la riuscita di un thriller, ma “ Il pettirosso “ ha il pregio di incuriosire il lettore sul ruolo che la Norvegia ha avuto nel conflitto, sul tema delle successive epurazioni ed esecuzioni, sul fatto che gli alti vertici di una nazione abbiano il potere di diffondere una precisa parte del vissuto storico idonea a creare un certo tipo di ricordi passati, un certo tipo di identità future.

E poi c’ è lui, Harry Hole. Solitario, testardo, ombroso, intuitivo, con una forte tendenza a ricadere nei fantasmi della depressione e dell’ alcolismo. Non sono forse caratteristiche riscontrate in molti altri protagonisti di romanzi polizieschi ? Si, ma Hole è diverso. Il carisma, l’ integrità morale, la bravura dello scrittore nell’ inserire poche ma incisive scene emotive, le stesse numerose debolezze caratteriali che tutti riscontriamo in noi stessi, spiegano il meritato successo ed i milioni di copie vendute.

“ Il novanta per cento dei pettirossi migra verso sud, alcuni si affidano alla sorte e rimangono qui. Sperano che l’ inverno sia mite, per scegliersi i luoghi migliori per la nidificazione prima che gli altri ritornino. Può andare bene, ma se sbagliano muoiono. Questo è un rischio calcolato. Se decidi di rischiare può darsi che una notte tu cada da un ramo congelato e non ti scongeli prima della primavera. Se sei un vigliacco può darsi che al ritorno tu non riesca ad accoppiarti. Sono gli eterni problemi che affrontiamo nella vita “.

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Il Pettirosso 2012-07-26 14:56:52 Viola03
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Viola03 Opinione inserita da Viola03    26 Luglio, 2012
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IL PETTIROSSO

Questa settimana ho fatto tardi tutte le sere, ho disertato gli incontri sociali durante la pausa pranzo, ignorato gli amici pur di leggere qualche pagina di “Il pettirosso”.

Questo è il primo libro** della serie dedicata al commissario Harry Hole, che qui non è ancora commissario ma è già alto e biondo, già alza un po’ troppo il gomito, è già poco socievole e molto turbolento.
A causa di uno spiacevole episodio che lo vede protagonista durante la visita del presidente degli U.S.A. in Norvegia, Hole riceve una promozione ad un altro reparto, promozione che puzza tanto di “trasferimento deciso ai piani alti per evitare scandali”.
Relegato in un ufficio in fondo ad un corridoio, si trova tra le mani un sacco di scartoffie che non lo interessano minimamente e che spedisce di qua e di là senza averle effettivamente neanche lette .
Tranne una.
Dove è scritto che in un bosco sono stati trovati i bossoli di un fucile. Non uno qualsiasi, bensì un modello molto raro e pericoloso.
A dispetto degli ordini del suo superiore che gli chiede invece di monitorare i gruppi neonazisti e la minaccia che creino scompiglio durante il giorno della festa nazionale, Hole indaga sul fucile.
La testimonianza di un trafficante di armi rivela che l’acquirente è un uomo anziano. Cosa può mai farci un ultrasettantenne con un fucile del genere?

Tra le indagini del presente e il racconto nel lontano 1944 di alcuni volontari norvegesi arruolatisi nelle Waffen SS e spediti sul gelido fronte orientale, si snoda una storia ricca sotto ogni punto di vista.
Un intreccio più intricato che mai, personaggi sia principali che secondari ben caratterizzati, uno stile scorrevole e coinvolgente, un ritmo serrato e che fa dimenticare persino di mangiare.
Il tutto tinto di rosso, come il petto del Pettirosso.



** Il primo in Italia.

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A tutti, considerato che persino mia madre è una fan sfegatata.
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Il Pettirosso 2012-07-25 08:05:53 Drydad78
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Opinione inserita da Drydad78    25 Luglio, 2012

IMPERATIVO: ALZARE LA MEDIA

Apro la pagina di qlibri dedicata a Nesbo, autore che prima di un'intervista di Repubblica non conoscevo.
Vedo recensioni con punteggi medi da capogiro per tutti i suoi romanzi tranne uno: il Pettirosso.
Mi incuriosisco e guardo: una recensione doppia scarsa che pesa ingiustamente su una singola elevatissima. Ho pensato: visto che è il primo e che ho intenzione di cominciare a leggerlo la prendo come sfida. Lo leggo.
Beh, è inutile essere prolissi nel commentare un libro strpitoso: metto solo 4 alla piacevolezza perchè è un thriller complesso e cerebralmente esigente. Se si vuole seguire passo passo e magare provare ad anticipare i risvolti nella propria mente. Imperativo: alzare la media. E scrivo.
Ovvio, sto leggendo Nemesi che già si presenta bene e ora li leggerò tutti.

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Stieg Larsson; Anne Holt; Giorgio Faletti
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Il Pettirosso 2011-11-02 10:38:26 rivendell
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rivendell Opinione inserita da rivendell    02 Novembre, 2011
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Il "primo" Harry Hole

Questo è il primo thriller in lingua italiana con protagonista Harry Hole,in edizione originale norvegese ne esistono altri due precedenti a questo.
In questo libro fa la prima comparsa un personaggio fondamentale della serie, quella Rakel che va e viene nella vita sentimentale di Harry Hole.
Lo svolgersi del romanzo è interrotto da diversi flashback relativi alla seconda guerra mondiale, questo, a volte, rende un po' difficile per il lettore seguire il filo narrativo.
Il libro lo consiglio, come gli altri della serie, a tutti gli amanti del thriller, la scrittura di Nesbo non annoia mai ed è sempre ricca di colpi di scena, ti scopri sempre a "dover" andare alla pagina successiva per vedere cosa succede.
Il mio parere, forse, è un po' da fan ma se vi piace il thriller non resterete delusi.

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