Narrativa straniera Gialli, Thriller, Horror La verità sul caso Harry Quebert
 

La verità sul caso Harry Quebert La verità sul caso Harry Quebert

La verità sul caso Harry Quebert

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Estate 1975. Nola Kellergan, una ragazzina di 15 anni, scompare misteriosamente nella tranquilla cittadina di Aurora, New Hampshire. Le ricerche della polizia non danno alcun esito. Primavera 2008, New York. Marcus Goldman, giovane scrittore di successo, sta vivendo uno dei rischi del suo mestiere: è bloccato. Ma qualcosa di imprevisto accade nella sua vita: il suo amico e affermato scrittore Harry Ouebert, viene accusato di avere ucciso la giovane Nola Kellergan. Il cadavere della ragazza viene infatti ritrovato nel giardino della villa dello scrittore. Marcus Goldman abbandona tutto e va nel New Hampshire per condurre la sua personale inchiesta. Marcus, dopo oltre trentanni deve dare risposta a una domanda: chi ha ucciso Nola Kellergan? E, naturalmente, deve scrivere un romanzo di grande successo.

Recensione della Redazione QLibri

 
La verità sul caso Harry Quebert 2013-06-05 16:06:20 Maso
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Maso Opinione inserita da Maso    05 Giugno, 2013
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Un thriller in potenza

Io non sono uno scrittore, e nemmeno un critico letterario, perciò mi faccio delle domande, mi dò delle risposte e tento di costruire delle ipotesi che mi aiutino a comprendere un libro e cosa vi sia dietro. La prima tra queste è in realtà una facile considerazione: Joel Dicker è uno scrittore molto giovane, e questo, innegabilmente, si percepisce durante la lettura. Giovane non perché i suoi personaggi usino Facebook o facciano le foto col telefonino, quanto perché mi sembra evidente che sia ancora in fase di rodaggio, in un momento decisivo per scoprire uno stile personale e una capacità di costruzione che resista anche agli occhi del lettore più critico, come tutti i thriller rispettabili che vengono pubblicati. Lungi da me il volermi mettere contro tutto il plebiscito dei lettori francesi, che hanno fatto di questo romanzo un caso letterario, trovo però inevitabile una buona dose di osservazioni che mettano in mostra un talento promettente che, sfortunatamente, si inceppa su più punti cruciali.

Prima del dettaglio, però, la trama. Marcus Goldman è un giovane scrittore che, dopo essere diventato una star milionaria agli occhi dell’America, per un esordio letterario sfolgorante, si trova completamente bloccato e privo di ispirazione. La scadenza per la consegna del nuovo romanzo si avvicina e le parole non vengono. Nel medesimo tempo accade un fatto sconvolgente. Harry Quebert, uno dei più grandi scrittori americani contemporanei, nel contesto immaginato da Dicker, è tutt’a un tratto sospettato di aver commesso un crimine, l’uccisione di una quindicenne, Nola Kellergan, avvenuta trentatrè anni prima. La stessa quindicenne con cui, a trentaquattro anni, ebbe una folle, quanto inopportuna, relazione in un’estate del 1975, relazione che, all’insaputa di tutto il continente, ispirò il suo romanzo di più grande successo, “Le origini del male”. Marcus Goldman si reca ad Aurora, un paesino marittimo sulla costa del New Hapshire per sostenere l’innocenza di Harry Quebert, suo amatissimo ex professore universitario che aveva ricoperto la figura di mentore, padre adottivo e amico. Una guida spirituale che, in una sorta di passaggio di consegne, ha educato il giovane Marcus alla fine arte della letteratura facendo di lui lo scrittore di grido del nuovo millennio, esattamente come lui lo era stato di quello trascorso. Sostanzialmente di questo si tratta. Il seguito è facilmente immaginabile. Il giovane Marcus inizia con le sue indagini private per scagionare l’amico, in carcere e con l’ombra della pena di morte sulle spalle.

Le premesse per qualcosa di interessante ci sono tutte in questo romanzo, che infatti parte bene, graduale e gradevole. Uno dei suddetti punti cruciali su cui si inceppa l’autore è sicuramente quello dei dialoghi. Alcuni sono esageratamente inverosimili e provengono da personaggi altrettanto inverosimilmente progettati, troppo caricaturali, troppo stereotipati e inquadrati in vesti adatte ad una commedia hollywoodiana. La madre di Marcus Golberg, benché un personaggio secondario e irrilevante ai fini della storia, è l’emblema di tutto quello che, secondo me, non dovrebbe essere fatto da un giovane autore che decide di scrivere un thriller. L’estrema premurosità, ottusa e bimbesca, della signora Golberg nei confronti del figlio risulta ridondante e incommensurabilmente falsa scaturendo da una penna con poca gavetta, apparendo infantile non per scelta ma per mancanza d’altro. Essa, inoltre, appartiene omogeneamente all’insieme delle altre protagoniste femminili del romanzo, le quali, in una semplificazione non troppo lusinghiera per il gentil sesso, appaiono tutte maniacalmente interessate all’accasarsi. Si tratta certo degli anni settanta, ma non per questo il cliché deve imperare. L’analisi dei personaggi/parodia potrebbe continuare ancora per molto, ma concludo parlando del sergente Gahalowood, incaricato delle indagini ufficiali sul delitto, con cui Marcus si troverà a collaborare. Ora, come è possibile che un sottoposto con poteri e pareri limitati, nonché funzionario dell’ordine pubblico, si permetta di utilizzare un linguaggio ai limiti della decenza e a trattare tutti a pesci in faccia? In qualsiasi luogo si trovi, questo personaggio, delegato alla manifestazione della rettitudine, parla una lingua di soli improperi assolutamente non credibile, e dal nulla si trasforma drammaticamente, nella seconda metà del libro, come il grande, nuovo “amicone” del protagonista. Un atteggiamento incomprensibile.
Mi si perdoni la puntigliosità, ma i personaggi di questo romanzo non sono tanti e se molti di questi sono connotati in modo tremendamente inopportuno è la stessa struttura narrativa a risentirne. La ciliegina sulla torta che corona quelli che sono, secondo il sottoscritto, i punti deboli del libro è quella che riguarda i dialoghi e le scene amorose tra il giovane Harry e Nola, evocati tramite numerosi flashback. Francamente scontati, mielosi e privi di un minimo di piglio contemporaneo.
In ultimo, il colpo di scena, il grande “MA”.Questo libro, dopo tanta critica, merita di essere salvato. Sia ai miei occhi, sia a quelli di tutti quelli che leggono e che non devono farsi preconcetti. Perché in fondo si legge molto bene, scorre veloce e mantiene comunque un ritmo che permette di rimanere avviluppati nei meandri sempre più oscuri di una storia bipolare. Con un suo lato luminoso, quello delle ariose spiagge affacciate sull’oceano, sulle quali si consuma una storia d’amore senza confini di età, estrazione sociale e ipocriti perbenismi. Con un suo lato oscuro, quello dei boschi più cupi che accolgono in seno la fuga di una ragazzina, che scappa da un mondo che non si è risparmiato di ferirla nell’animo. E’ un romanzo che, nonostante i propri difetti, tenta a suo modo di porsi con obiettività di fronte ad una tematica che trent’anni fa suscitava scalpore, un tabù, quello della differenza d’età nelle relazioni amorose, che si è parzialmente risolto con l’evolversi dei tempi, i quali si dimostrano indulgenti verso tali scelte compiute bilateralmente e in buona fede. E tenta inoltre di riflettere (lungamente, a dire il vero) sul mestiere dello scrittore, che, come tanti altri mestieri che mettono in campo la fantasia e la creatività umana, rischia sempre di più di perdere quel suo lato puro e genuino di forza espressiva, schiacciato dalle speculazioni e dalle pressioni della statistica del soldo.
L’ironia della sorte ha voluto che questo romanzo diventasse un caso editoriale, esattamente nello stesso modo dell’esordio di Marcus Goldman. Non ci è dato sapere se questo particolare indichi la possibilità di qualche accenno autobiografico da parte di Dicker. Quello che sappiamo è che di questo autore ne sentiremo parlare ancora, e avremo forse la fortuna di vedere un sempre migliore risultato sotto gli occhi.

P.S. Al traduttore: “Ordinai una pizza e la mangiai in terrazza”? Ma per piacere.

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La verità sul caso Harry Quebert 2019-02-19 15:35:55 Bradamante
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Bradamante Opinione inserita da Bradamante    19 Febbraio, 2019
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Deludente

Deludente..Ritengo che i personaggi siano delle “macchiette”, piatti e senza alcun approfondimento psicologico, i dialoghi ridicoli, la trama già vista, l’amore tra Harry e Nola poco credibile perché non supportato da elementi psicologici e di vero rapporto profondo tra i due.
Ben altri sono i gialli/noir di prima grandezza: si pensi alla Millenium Trilogy di Larsson o un romanzo come La testa perduta di Damasceno Monteiro di Tabucchi ( ecco come un Grande affronta un tema “giallo”) e ben altri sono i libri che affrontano in modo appassionante e con eleganza il tema del rapporto tra l’autore e la sua opera, di come nasce un’opera letteraria, del rapporto tra realtà e finzione, basti pensare a Miele di Mc Ewan, ma non solo, si pensi a Muriel Spark in Atteggiamento sospetto ( Adelphi) o Chiamami Brooklyn di Eduardo Lago o ad Ongaro.
Forse Dicker poteva scrivere direttamente una sceneggiatura per un accattivante film di Hollywood, invece di darsi la pena di scrivere 700 pagine.

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La verità sul caso Harry Quebert 2018-04-17 00:04:20 deborino
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deborino Opinione inserita da deborino    17 Aprile, 2018
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UN BEL LIBRO MARCUS E' UN LIBRO CHE DISPIACE AVER

"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute.
All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente: per un'istante deve pensare soltanto alle cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno.
Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito."

Questa per me è l'essenza del libro di Joel Dicker: un'opera geniale scritta da un autore giovanissimo ma che ha dato prova delle sue immense capacità di scrittore.
Ho amato questo libro dalla prima all'ultima pagina, ti prende dalla prima parola e non puoi più staccarti perché la mattina ti svegli pensando a cosa succederà ai protagonisti e la sera prima di addormentarti, anche se stai morendo di sonno non puoi staccarti dalla storia.
E' un giallo...con tratti di thriller psicologico oserei dire, in stile "Uomini che odiano le donne" e ti fa riempire la testa di ipotesi su ipotesi...ma ad ogni pagina ecco che il castello di certezze che a mano a mano ti fai, si sgretola sotto i tuoi occhi...

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La verità sul caso Harry Quebert 2017-11-06 22:20:47 aislinoreilly
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aislinoreilly Opinione inserita da aislinoreilly    07 Novembre, 2017
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MI aspettavo di più da un bestseller.

Jöel è un giovane scrittore svizzero, nato nel 1985 a Ginevra dove è cresciuto e si è laureato nel 2010 in legge. Il suo primo romanzo (“Gli ultimi giorni dei nostri padri”) non è stato considerato inizialmente ma, dopo la vittoria del Prix des Genevois Ecrivains, la casa editrice di Vladimir Dimitrijevi? decise di pubblicarlo addirittura in Francia. Nel 2012 uscirà poi “La verità sul caso Harry Quebert” che riscuoterà un notevole successo e verrà tradotto in 33 lingue.Questo romanzo è stato un bestseller in Europa ed Italia ed ha vinto ben due premi importanti: Goncourt des lycéens e Grand Prix du Roman de l’Académie française.

La trama in breve: la storia è scritta in prima persona da un giovane scrittore, tale Marcus Goldman. Il suo blocco dello scrittore lo porta a contattare nuovamente un vecchio professore dei tempi dell’università, Harry Quebert. Egli è conosciuto non solo per la sua attività di docente ma, soprattutto, per aver scritto uno dei libri più belli della storia della letteratura americana: “Le origini del male”. I due erano diventati molto amici ai tempi in cui Marcus frequentava le sue lezioni e sono rimasti in buoni rapporti anche dopo la laurea. Il ritrovamento dei resti di una ragazza, Nola Kellergan, proprio nel giardino della villa di Harry, porterà Marcus ad Aurora per indagare sul caso e per cercare di scagionare il suo grande amico. Durante le indagini verranno alla luce dettagli nascosti da 30 anni nella memoria dei conoscenti e amici della vittima. Chi era veramente Nola? Perché chi sapeva qualcosa ha taciuto? Dopo 30 anni dalle indagini sulla scomparsa della ragazzina, Goldman, aiutato dal sergente Gahalowood, riuscirà a risolvere il caso?

Qualche piccola curiosità, prima di passare al commento:
– La numerazione dei capitoli è invertita, si parte dal 31 e si va a calare, come nel conto alla rovescia.
– All’inizio di ogni capitolo ci sono le dritte di Harry a Marcus riguardo la scrittura. Complessivamente lo si può quasi definire un manuale per aspiranti scrittori!

Dunque, parliamo di cose serie… La recensione.
Voglio iniziare da cosa mi è piaciuto, non molto a dire il vero e ne sono rimasta molto delusa.
Dopo pagine e pagine e pagine di attesa finalmente qualcosa succede, siamo almeno alla 300esima circa. La cosa pregevole è che almeno succede qualcosa di interessante e che riesce a catturare l’attenzione e a coinvolgere discretamente. Nonostante sia un classico giallo sotto tutti i punti di vista, è tutto molto ben architettato ed è veramente complesso capire chi possa essere l’assassino di Nora fino alla fine. Anche gli aspetti poco rilevanti trovano il loro posto nei vari incastri della vicenda. I personaggi sono molti e tutti piuttosto interessanti, (anche se alcuni sono eccessivamente caricaturati) mi è piaciuto il fatto che ognuno avesse i suoi piccoli e grandi segreti.
Cosa non mi è piaciuto: il libro è lentissimo. Per arrivare a leggere di un po’ di “azione”, passano 300/400 pagine ed è troppo. Soprattutto se fino a quel punto mi parli solo del blocco dello scrittore del protagonista e delle sue varie angosce. Ok, ci sta di temporeggiare un po’ prima di iniziare con la storia vera e propria, ma non così tanto. Inoltre c’è anche qualche pezzo intermedio che non finisce più e alla fine succede di tutto e tutto insieme. Potrebbe anche essere la tecnica dell’autore per far stare il lettore “sulle spine”, però non esageriamo. I personaggi mi sono piaciuti ma ho notato che quasi tutti sono piuttosto “smidollati”, fragili e stereotipati. Per concludere, i colpi di scena finali sono troppo. Non voglio fare spoiler qui però dopo tutte queste pagine infinite non può stravolgermi tutto completamente in fondo nel giro di 5 pagine. No dai.
Direi che, complessivamente, non mi è piaciuto e mi risulta anche abbastanza difficile di capire come possa essere stato un bestseller con una pesantezza del genere. Sarà comunque difficile che io non consigli una lettura, a qualcuno è piaciuto e potrebbe piacere anche a voi che state leggendo ora questo articolo. Per questo motivo darò dei consigli “personalizzati”: se vi piace l’azione, ed i romanzi poco statici, non ve lo consiglio. Vi annoiereste e di solito si legge per divertirsi, no? Se siete lettori pazienti, vi piace la sostanza (peso e volume importanti) ed i gialli con la soluzione alle ultimissime pagine… È tutto vostro!
Grazie dell’attenzione e buona lettura.

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La verità sul caso Harry Quebert 2017-09-04 19:25:37 Alberto30
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Alberto30 Opinione inserita da Alberto30    04 Settembre, 2017
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LABIRINTO DI AMORE E MENZOGNA

“La verità sul caso Harry Quebert”, settecento pagine tutte d’ un fiato. Così si legge il ”thriller” di Dicker. Impossibile abbandonarlo, una scrittura rapida ed agile che si districa nella matassa di eventi che si intrecciano ad Aurora, cittadina in cui è ambientato gran parte del libro. Descrizioni brevi e sporadiche cedono completamente il passo al turbinio di eventi di cui sono impregnate le pagine.
Una buona scrittura ma non eccelsa, se pensate di trovare quì l’ erede di Ellroy sbagliate di grosso. Non brilla certamente per forma letteraria, prosa aulica o discorsi diretti memorabili. E’ un thriller moderno, originale e molto ben congegnato che si dipana su due archi temporali distanti trent’ anni ma indissolubilmente legati sia dalla trama che dalla scrittura stessa che li accosta sempre.
I colpi di scena costanti ma sempre credibili sembrano un marchio di fabbrica di Dicker, sempre sull’ orlo dell’ esagerazione e della coincidenza. Baratri nei quali però non cade mai (qui la sua bravura).
Abile ingannatore, non con le parole ma con i fatti sa giocare a suo piacimento per farli coincidere senza scadere mai nell’ incredibile. Ogni evento, una volta descritto ed analizzato, sembra diventare naturale conseguenza del precedente ed in ovvia attesa del seguente che verrà però immancabilmente smentito dall’ ennesimo capitombolo della trama. Ed il lettore, immerso totalmente nelle vicende si troverà a divorare pagine su pagine senza accorgersene, immerso in questa storia torbida, di amore e di odio, di amore che scatena tutto l’ odio possibile. Di un amore impossibile e di una storia che fa dei protagonisti tutti colpevoli. Marionette in balia del proprio autore ed in balia delle proprie menzogne.
Grande merito del giovane autore è quello di sapere confondere finzione e realtà. Marcus il protagonista, alter ego di Harry Quebert, alter ego dell’ autore stesso si confondono nei meandri delle pagine a creare un’ aura di mistero ancor più fitta. Come se scoprire la verità nella finzione portasse a galla le finte verità della realtà.
Dicker, scrittore dal futuro certamente roseo, è il burattinaio e contemporaneamente il personaggio mai citato in questo libro.

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La verità sul caso Harry Quebert 2016-06-10 04:09:32 nadia
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Opinione inserita da nadia    10 Giugno, 2016

UN "POLPETTONE" INDIGESTO

Gli ingredienti degni di Masterchef: distillato di Twin peaks, melensaggine stile Liala/serie Harmony, personaggi poco credibili e spesso irritanti, 31 gocce di “saggezza” discutibili, cerchi concentrici di ripetizioni asfissianti. Il tutto condito da una noia mortale. Genialità dell’autore e dei promoters ( o forse sarebbe meglio dire “furbizia) lanciare sul mercato un tale prodotto mediocre con un ben congegnato battage pubblicitario, al suono di piffero e grancassa. Ottimo per farne una fiction televisiva o, restando in tema culinario, una di quelle soap televisive che ormai ci ipnotizzano da anni e sembrano non avere mai fine e non richiedono sforzi nella capacità critica. D’altro canto, apprezzo l’onestà del giovane autore che, non proprio con sottintesi, si fa portavoce di una sottocultura ormai imperante, fatta di superficialità e che consente il divulgare di pseudo opere letterarie che arricchiscono non certo la mente ma le tasche di autori improvvisati e ciniche case editrici.

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La verità sul caso Harry Quebert 2016-05-03 07:56:25 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    03 Mag, 2016
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LA FORZA DEGLI SCRITTORI

Questo è un libro a scatole cinesi, nel senso che è un libro che ha per oggetto un libro, anzi più di uno. Ed uno scrittore, anzi più di uno. E, al di là della trama che comunque ti tiene molto legato nella lettura, perché non vedi l’ora di arrivare alla fine e di scoprire, fra le mille verità possibili, quella vera davvero, è un libro che ti fa riflettere sulla forza degli scrittori. Perché loro possono decidere la fine di una storia, hanno il potere di far vivere o far morire, hanno il potere di cambiare tutto. E tante cose cambiano nel corso della lettura. Il tutto comincia con l’identificazione di un possibile colpevole, che il punto di vista in cui è scritto il romanzo ti porta a pre-considerare innocente e quindi a voler comunque difendere. Durante il dipanarsi della trama i fatti si complicano, spuntano tanti personaggi secondari, tanti potenziali assassini. C’è una grande confusione, ma molto organizzata, alla fine tutto viene ricondotto, spiegato e tutto risulta chiaro e motivato. In questo sta la forza di questo scrittore. Che, seguendo ottimamente i 31 consigli che, come in un conto alla rovescia, tengono il passo della lettura (anche questa è una trovata letteraria che ho trovato ottima), aveva ben chiaro fin dall’inizio l’attacco, per stupire, e ben chiaro anche il finale, per lasciare il segno e sicuramente non farsi dimenticare. Il tutto all’insegna delle verità, che è la sua responsabilità di scrittore.

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La verità sul caso Harry Quebert 2016-01-04 16:09:36 fede.book21
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fede.book21 Opinione inserita da fede.book21    04 Gennaio, 2016
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Un giallo che non puoi mollare...

Mi rendo conto di andare controcorrente rispetto alle altre opinioni su questo libro.
Ma a me non solo è piaciuto, non avrei mai smesso di leggerlo. E' un piacere leggere una scrittura così fluida. E' vero i dialoghi sono un po leggeri, ma secondo me per i personaggi e per l'aria un po noir che si respira vanno più che bene.
Un giallo che intreccia così tanti protagonisti con tante storie diverse ma importanti non è facile da scrivere.
Nola, una ragazza con un passato non chiaro che si innamora di un grande scrittore all'apparenza semplice e ingenuo ma che in realtà non lo è per niente. Marcus, ex alunno di questo famoso scrittore, che sogna di diventarlo anche lui ma in crisi , senza idee e verso il fallimento, decide di risolvere un caso irrisolto e vecchio di trentanni contro il volere di molti implicati.
E tanti cittadini di un piccolo paese, che tanto ignoranti e innocenti come vogliono far credere non sono.
Nonostante le mille sfaccettature e i tanti cambiamenti durante la storia è un libro che si legge e capisce benissimo e proprio qui sta il bello, non capisci il colpevole e nemmeno cosa è successo trent'anni prima a una ragazzina finche non arrivi alla fine ma non ti perdi tra le pagine, le segui passo, passo piacevolmente e senza indugio ma solo nel modo che vuole l'autore ovviamente.
Io lo consiglio a tutti, secondo me è uno di quei libri che VA letto.

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La verità sul caso Harry Quebert 2015-08-31 17:35:23 lapis
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lapis Opinione inserita da lapis    31 Agosto, 2015
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Tutto e il contrario di tutto

Ho appena terminato le oltre 700 pagine di questo romanzo. Quando leggo libri così lunghi, di solito, finisco per affezionarmi a tal punto ai personaggi che ho avuto modo di conoscere e accompagnare per giorni che sento come un senso di vuoto, mi mancano già un po’.

Ecco, questo libro non mi ha lasciato questa sensazione.

Sarà perché tiene un taglio a metà tra giallo, indagine giornalistica, diario (e chi più ne ha più ne metta) e forse poco si presta a empatizzare con i personaggi. Sarà perché di fatto in ogni capitolo c’è un elemento spiazzante che ti fa sempre mantenere una certa prudenza verso tutti perché si ha costantemente la sensazione che niente è come sembra. O forse perché, come già osservato da qualcuno, la caratterizzazione dei personaggi è un po' debole, a volte stereotipata. Innanzitutto i protagonisti: la quindicenne un po’ ninfetta che dice “ti amo” quattro volte in una riga e risulta un tantino insopportabile e il professore Harry Quebert, tanto convincente nel ruolo di vecchio maestro che cerca di insegnare al suo allievo l’importanza di cadere, di sbagliare, quanto insulso come trentenne protagonista di una storia d’amore. Sicché non ci si riesce proprio ad affezionare a questo amore (sarà anche per un imprescindibile giudizio morale, può essere). Senza parlare poi dei personaggi secondari: madri apprensive ossessionate dall’accasare i figli, padri mollicci soggiogati da mogli asfissianti, vecchi solitari che passano il tempo a riordinare i carrelli del supermercato.

Seppur carente quindi nel disegnare personaggi ricchi e appassionanti, il libro non è affatto da sconsigliare perchè la trama è davvero ben congegnata e gli elementi si intrecciano e dipanano con intelligenza.

Promette di lasciare il lettore incollato fino all’ultima pagina e così fa: è fluente, avvincente e si legge tutto d’un fiato, dispensando colpi di scena e inversioni di marcia per tutto il libro in modo da suscitare sempre curiosità. Il continuo alternare l’indagine di oggi ai flashback del passato permette inoltre al lettore di non annoiarsi e persino le notevoli ripetizioni di scene e dialoghi, di fatto, aiutano a non perdere mai il filo. Anche se, a onor del vero, qualcosina si sarebbe anche potuto tagliare...

Tutto sommato però, lo consiglio.

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La verità sul caso Harry Quebert 2015-08-09 21:00:32 pierpaolo valfrè
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pierpaolo valfrè Opinione inserita da pierpaolo valfrè    09 Agosto, 2015
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Formidable!

Alfredo Panzini, Dizionario Moderno, 1908, a proposito dell’aggettivo formidabile: “usare questo aggettivo per cose da poco, risente della maniera enfatica francese (formidable)”

La settimana scorsa, in spiaggia, finalmente nell’ozio più totale dopo un anno molto faticoso, ho letto le 760 pagine del “formidabile” Joël Dicker. Cito la spiaggia e il bisogno fisico di ore di tutto riposo non a caso: la scelta si è rivelata perfetta per quel contesto. Anche perché, come è stato scritto da qualcuno, 700-800 pagine sono il peso ideale per trattenere l’asciugamano in una giornata di vento.

Ho letto i numerosi commenti pubblicati su questo sito e mi sembra che, a parte una discreta quota di entusiasti e una piccola minoranza di detrattori, prevale un consenso cauto e moderato, che loda lo stile veloce e la trama avvincente, pur nella consapevolezza di evidenti limiti (ampio ricorso a cliché da serie televisive, personaggi inconsistenti, banalità di varia natura).
Questo è anche il mio parere.

La trama scorre leggera, non essendo intralciata dai personaggi, che sono privi di qualsiasi spessore, totalmente funzionali all’azione. E poiché l’azione passa attraverso diverse sorprese e capovolgimenti di scena, anche i personaggi subiscono analoga trasformazione, senza che l’autore si sia preoccupato di renderla minimamente credibile.
Al “formidabile” interessa unicamente costringere il lettore a voltare pagina dopo pagina. E, complice la noia, la spiaggia, il caldo afoso, la stanchezza, ci riesce maledettamente bene.
Come ha dichiarato in diverse interviste, Dicker ha deliberatamente utilizzato cliché facilmente riconoscibili per catturare l’attenzione e creare un effetto simile a quello di alcune serie televisive che inizi a vedere per noia, poi per curiosità, poi ne diventi dipendente e non te ne stacchi più.

La quarta di copertina evidenzia il commento di Marc Fumaroli, storico francese, classe 1932, non certo tenero con le contaminazioni dell’arte con il marketing, che parla di “adrenalina letteraria”.
In effetti, gli aspetti più leggeri e semplicistici di quest’opera non urtano al punto di farti abbandonare la lettura. Io sono stato tentato un paio di volte, ma poi ho desistito, forse perché non avevo con me un altro volume in grado di trattenere altrettanto efficacemente l’asciugamano.

Gli elementi più indigesti e più sgradevoli al mio palato sono stati la cornice del “coaching” letterario e il deprimente tormentone amoroso. Su questi aspetti, tocca entrare nel merito.
Marcus Goldman, protagonista del romanzo e proiezione dell’autore, diventato “il formidabile” ai tempi del liceo perché sceglieva astutamente di misurarsi in competizioni dove poteva vincere facile, è uno scrittore che ha pubblicato un romanzo che ha venduto due milioni di copie ma poi cade vittima della sindrome da pagina bianca. Si rivolge al suo amico e professore di università Harry Quebert, che trent’anni prima aveva pubblicato “Le origini del male”, romanzo di grandissimo successo. Quebert risulterà poi il principale indiziato dell’omicidio della quindicenne Nola Kellergan, avvenuto proprio nell’anno di pubblicazione di “Le origini del male”. Tra il maestro e l’allievo si instaura un sodalizio che fa da cornice alla storia vera e propria, e mentre l’uno acquista forza, dell’altro si scoprono sconcertanti debolezze capitolo dopo capitolo, ognuno dei quali viene aperto da un insegnamento, una pillola di saggezza offerta secondo la più scontata retorica “american style”.

Il tormentone amoroso è invece davvero imbarazzante. Il trentaquattrenne Quebert e la quindicenne Nola vivono una storia d’amore dalla quale entrambi non si riprenderanno mai più, l’una perché muore, l’altro perché da quel momento vivrà soltanto di ricordi. Apprendo da altri commenti che c’è una esplicita citazione di “Lolita” per il fatto che Quebert è solito scrivere ossessivamente il nome N O L A scandendo le lettere, come avveniva nell’opera di Nabokov (che non ho letto).
Su un tema così urticante come una relazione tra un uomo adulto e un’ingenua (?) ragazzina, l’autore avrebbe dovuto decidere la prospettiva da cui raccontare e attenersi a quella. Invece, a causa del totale asservimento dei personaggi alla trama, e con lo scoperto intento di piacere a tutti, la storia tra Quebert e Nola viene raccontata con diversi stili, dal romantico-melenso (in piena zona Harmony, con i gabbiani, la danza sotto la pioggia, la vacanza nel resort di lusso, la musica lirica) al retorico-tragico-adolescenziale-maledetto (con qualche pagina involontariamente comica), al sordido-scabroso (la dolce e tenera fatina del paese che apre la patta ad un poliziotto e si esibisce disinvoltamente in un rapporto orale), al malinconico-filosofico-esistenziale (la caduta, i ricordi, il senso di colpa, l’espiazione). Risultato? I personaggi meno credibili del romanzo sono proprio i due principali. Si possono perdonare i cliché finché riguardano i personaggi di supporto, il poliziotto burbero buono, l’editore squalo, l’avvocato cinico, la cameriera che sogna Hollywood, il riccone potente circondato da un losco alone di mistero. Un po’ più difficile è passar sopra le improvvise trasformazioni dei due personaggi chiave: il cambio di maschera motivato sempre troppo frettolosamente e superficialmente di sicuro colpisce, ma un po’ disorienta. Tanto che la domanda principale non è: chi ha ucciso Nola (facendo il verso a “chi a ucciso Laura Palmer” di Twin Peaks), ma piuttosto: chi era veramente Nola?
Lo stesso dicasi per l’ondivago professor Quebert, che impartisce lezioni da un pulpito che non avrebbe diritto ad occupare, si erge a coach di scrittura e di vita, ma fallisce tutte le prove in cui la vita gli chiede di dimostrare un briciolo di maturità, forza d’animo, coraggio, rettitudine.

Forse era proprio questo l’intento dell’autore: sulla scia di precedenti illustri, nella narrativa, come nel cinema e nelle serie TV, voleva forse descrivere la provincia americana come un luogo di personaggi meschini, sciatti, un luogo dove tutti sanno un pezzo di verità ma nessuno parla, tutti sono colpevoli di qualcosa o hanno qualcosa da nascondere, tutti avrebbero potuto uccidere Nola Kellergan e tutti sarebbero stati capaci di farlo, tanto che alla fine non importa nemmeno chi è l’effettivo autore dell’omicidio.
C’è un’aria malsana che avvolge ogni cosa, i personaggi sono pallide ombre e nessuno, nemmeno la vittima, è veramente innocente. In fondo, tutti sono vittima di qualcosa, se non altro di essere nati e vissuti nella provincia americana.
Di fronte a tutto questo, un ragazzetto presuntuoso e fortunato arrivato da New York in cerca di ispirazione, secondo uno dei più collaudati plot hollywoodiani si impone come l’eroe pulito, onesto e integerrimo, riscattando i suoi poco onorevoli trascorsi di antipatico “formidabile”. Trent’anni di omertà spazzati via da un improvvisato investigatore di primo pelo: spettacolo!

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Vedo che questo romanzo piace un po' a tutti, e in tanti trovano riferimenti di vario tipo (romanzi, film, serie tv).
Io, senza saperne spiegare le ragioni, credo che potrebbe piacere agli amanti dei legal thriller, alla Scott Turow per esempio. Però se non avete ancora letto Presunto Innocente, lasciate perdere Quebert e leggete quello!
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La verità sul caso Harry Quebert 2015-08-08 14:02:45 pirata miope
Voto medio 
 
2.8
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
2.0
pirata miope Opinione inserita da pirata miope    08 Agosto, 2015
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UN SUPERROMANZO!

Il bestseller “La verità sul caso Harry Quebert”, secondo libro dello scrittore ginevrino, classe 1985, Joel Dicker, ambisce a superare i confini ristretti del thriller e diventar appunto un vero e proprio caso: una storia labirintica, cronologicamente stratificata, a cui prendono parti personaggi diversi, ciascuno con una maschera, ciascuno con un passato da disseppellire, ciascuno con una propria verità nascosta. Al centro del puzzle sta una ragazza di quindici anni, Nola, che ha una love story con un’aspirante scrittore ultratrentenne, Harry Quebert, che appunto a questo si ispira per scrivere un romanzo dal successo straordinario; la ragazza all’improvviso scompare e non si hanno più tracce di lei. Siamo nel 1975 ad Aurora nella provincia americana. Speculare all’intenso rapporto fra l’adolescente e il celebre romanziere è il rapporto assoluto maestro- allievo fra Harry e il suo ex studente Marcus, anche lui scrittore fortunato. Marcus entra in gioco quando trentatrè anni dopo la sua sparizione il cadavere di Nola viene trovato nel giardino della villa di Harry che viene accusato dell’omicidio. Marcus parte da New York per Aurora con l’intento di scagionare il suo ex insegnante, anche suo migliore amico, a cui pensa di dovere la scoperta di una vocazione. Questi più o meno i fatti, ma Dicker ha il merito di scompigliare la linearità di una trama tutto sommato non originalissima, dilatandone i rami collaterali, focalizzando l’attenzione su personaggi e situazioni che sfiorano anche solo marginalmente la vicenda principale. Inoltre aggiunge alle indagini sull’omicidio un bignamino metalettario sulla tecnica di scrivere romanzi, interrompendo la narrazione, con l’inserzione fra un capitolo e l’altro dei trentun consigli che Harry dà a Marcus. Insomma un superromanzo scritto per fortuna con leggerezza!

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