Narrativa straniera Gialli, Thriller, Horror La verità sul caso Harry Quebert
 

La verità sul caso Harry Quebert La verità sul caso Harry Quebert

La verità sul caso Harry Quebert

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Estate 1975. Nola Kellergan, una ragazzina di 15 anni, scompare misteriosamente nella tranquilla cittadina di Aurora, New Hampshire. Le ricerche della polizia non danno alcun esito. Primavera 2008, New York. Marcus Goldman, giovane scrittore di successo, sta vivendo uno dei rischi del suo mestiere: è bloccato. Ma qualcosa di imprevisto accade nella sua vita: il suo amico e affermato scrittore Harry Ouebert, viene accusato di avere ucciso la giovane Nola Kellergan. Il cadavere della ragazza viene infatti ritrovato nel giardino della villa dello scrittore. Marcus Goldman abbandona tutto e va nel New Hampshire per condurre la sua personale inchiesta. Marcus, dopo oltre trentanni deve dare risposta a una domanda: chi ha ucciso Nola Kellergan? E, naturalmente, deve scrivere un romanzo di grande successo.



Recensione della Redazione QLibri

 
La verità sul caso Harry Quebert 2013-06-05 16:06:20 Maso
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Maso Opinione inserita da Maso    05 Giugno, 2013
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Un thriller in potenza

Io non sono uno scrittore, e nemmeno un critico letterario, perciò mi faccio delle domande, mi dò delle risposte e tento di costruire delle ipotesi che mi aiutino a comprendere un libro e cosa vi sia dietro. La prima tra queste è in realtà una facile considerazione: Joel Dicker è uno scrittore molto giovane, e questo, innegabilmente, si percepisce durante la lettura. Giovane non perché i suoi personaggi usino Facebook o facciano le foto col telefonino, quanto perché mi sembra evidente che sia ancora in fase di rodaggio, in un momento decisivo per scoprire uno stile personale e una capacità di costruzione che resista anche agli occhi del lettore più critico, come tutti i thriller rispettabili che vengono pubblicati. Lungi da me il volermi mettere contro tutto il plebiscito dei lettori francesi, che hanno fatto di questo romanzo un caso letterario, trovo però inevitabile una buona dose di osservazioni che mettano in mostra un talento promettente che, sfortunatamente, si inceppa su più punti cruciali.

Prima del dettaglio, però, la trama. Marcus Goldman è un giovane scrittore che, dopo essere diventato una star milionaria agli occhi dell’America, per un esordio letterario sfolgorante, si trova completamente bloccato e privo di ispirazione. La scadenza per la consegna del nuovo romanzo si avvicina e le parole non vengono. Nel medesimo tempo accade un fatto sconvolgente. Harry Quebert, uno dei più grandi scrittori americani contemporanei, nel contesto immaginato da Dicker, è tutt’a un tratto sospettato di aver commesso un crimine, l’uccisione di una quindicenne, Nola Kellergan, avvenuta trentatrè anni prima. La stessa quindicenne con cui, a trentaquattro anni, ebbe una folle, quanto inopportuna, relazione in un’estate del 1975, relazione che, all’insaputa di tutto il continente, ispirò il suo romanzo di più grande successo, “Le origini del male”. Marcus Goldman si reca ad Aurora, un paesino marittimo sulla costa del New Hapshire per sostenere l’innocenza di Harry Quebert, suo amatissimo ex professore universitario che aveva ricoperto la figura di mentore, padre adottivo e amico. Una guida spirituale che, in una sorta di passaggio di consegne, ha educato il giovane Marcus alla fine arte della letteratura facendo di lui lo scrittore di grido del nuovo millennio, esattamente come lui lo era stato di quello trascorso. Sostanzialmente di questo si tratta. Il seguito è facilmente immaginabile. Il giovane Marcus inizia con le sue indagini private per scagionare l’amico, in carcere e con l’ombra della pena di morte sulle spalle.

Le premesse per qualcosa di interessante ci sono tutte in questo romanzo, che infatti parte bene, graduale e gradevole. Uno dei suddetti punti cruciali su cui si inceppa l’autore è sicuramente quello dei dialoghi. Alcuni sono esageratamente inverosimili e provengono da personaggi altrettanto inverosimilmente progettati, troppo caricaturali, troppo stereotipati e inquadrati in vesti adatte ad una commedia hollywoodiana. La madre di Marcus Golberg, benché un personaggio secondario e irrilevante ai fini della storia, è l’emblema di tutto quello che, secondo me, non dovrebbe essere fatto da un giovane autore che decide di scrivere un thriller. L’estrema premurosità, ottusa e bimbesca, della signora Golberg nei confronti del figlio risulta ridondante e incommensurabilmente falsa scaturendo da una penna con poca gavetta, apparendo infantile non per scelta ma per mancanza d’altro. Essa, inoltre, appartiene omogeneamente all’insieme delle altre protagoniste femminili del romanzo, le quali, in una semplificazione non troppo lusinghiera per il gentil sesso, appaiono tutte maniacalmente interessate all’accasarsi. Si tratta certo degli anni settanta, ma non per questo il cliché deve imperare. L’analisi dei personaggi/parodia potrebbe continuare ancora per molto, ma concludo parlando del sergente Gahalowood, incaricato delle indagini ufficiali sul delitto, con cui Marcus si troverà a collaborare. Ora, come è possibile che un sottoposto con poteri e pareri limitati, nonché funzionario dell’ordine pubblico, si permetta di utilizzare un linguaggio ai limiti della decenza e a trattare tutti a pesci in faccia? In qualsiasi luogo si trovi, questo personaggio, delegato alla manifestazione della rettitudine, parla una lingua di soli improperi assolutamente non credibile, e dal nulla si trasforma drammaticamente, nella seconda metà del libro, come il grande, nuovo “amicone” del protagonista. Un atteggiamento incomprensibile.
Mi si perdoni la puntigliosità, ma i personaggi di questo romanzo non sono tanti e se molti di questi sono connotati in modo tremendamente inopportuno è la stessa struttura narrativa a risentirne. La ciliegina sulla torta che corona quelli che sono, secondo il sottoscritto, i punti deboli del libro è quella che riguarda i dialoghi e le scene amorose tra il giovane Harry e Nola, evocati tramite numerosi flashback. Francamente scontati, mielosi e privi di un minimo di piglio contemporaneo.
In ultimo, il colpo di scena, il grande “MA”.Questo libro, dopo tanta critica, merita di essere salvato. Sia ai miei occhi, sia a quelli di tutti quelli che leggono e che non devono farsi preconcetti. Perché in fondo si legge molto bene, scorre veloce e mantiene comunque un ritmo che permette di rimanere avviluppati nei meandri sempre più oscuri di una storia bipolare. Con un suo lato luminoso, quello delle ariose spiagge affacciate sull’oceano, sulle quali si consuma una storia d’amore senza confini di età, estrazione sociale e ipocriti perbenismi. Con un suo lato oscuro, quello dei boschi più cupi che accolgono in seno la fuga di una ragazzina, che scappa da un mondo che non si è risparmiato di ferirla nell’animo. E’ un romanzo che, nonostante i propri difetti, tenta a suo modo di porsi con obiettività di fronte ad una tematica che trent’anni fa suscitava scalpore, un tabù, quello della differenza d’età nelle relazioni amorose, che si è parzialmente risolto con l’evolversi dei tempi, i quali si dimostrano indulgenti verso tali scelte compiute bilateralmente e in buona fede. E tenta inoltre di riflettere (lungamente, a dire il vero) sul mestiere dello scrittore, che, come tanti altri mestieri che mettono in campo la fantasia e la creatività umana, rischia sempre di più di perdere quel suo lato puro e genuino di forza espressiva, schiacciato dalle speculazioni e dalle pressioni della statistica del soldo.
L’ironia della sorte ha voluto che questo romanzo diventasse un caso editoriale, esattamente nello stesso modo dell’esordio di Marcus Goldman. Non ci è dato sapere se questo particolare indichi la possibilità di qualche accenno autobiografico da parte di Dicker. Quello che sappiamo è che di questo autore ne sentiremo parlare ancora, e avremo forse la fortuna di vedere un sempre migliore risultato sotto gli occhi.

P.S. Al traduttore: “Ordinai una pizza e la mangiai in terrazza”? Ma per piacere.

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La verità sul caso Harry Quebert 2020-04-06 06:33:28 lalibreriadiciffa
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lalibreriadiciffa Opinione inserita da lalibreriadiciffa    06 Aprile, 2020
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Libro fantastico!

Avevo acquistato questo libro appena uscì, allettata dalla trama che, ai tempi, era per me una garanzia di buona lettura – leggendo quasi solo thriller. Poi, complici altre uscite e una sostanziale variazione di genere nelle mie abitudini letterarie, l’ho lasciato lì a languire nelle ultimi scaffali virtuali della mia libreria. Complice la messa in onda della serie di Sky con protagonista Patrick Dempsey, ho deciso di riprenderlo in mano e…

Eureka! Vedete da voi, appena qui sopra il mio voto a questo libro: un bel 10 pieno. Senza se e zenza ma. Questo libro, che poi sarebbe il secondo scritto dal giovane autore, ma pubblicato per primo in Italia, è un vero capolavoro del genere thriller.

Racconta una storia divisa su due piani temporali, il 1975 quando accadono i fatti che porteranno allo sviluppo della storia e il 2008, durante l’estate che precede le elezioni americane dove trionferà Barack Obama. Racconta di una ragazza di quindici anni, Nola Kellergan, che sparisce nel nulla una giornata di fine estate. E come sempre in questi casi, niente è come sembra ad un primo sguardo. Harry Quebert, il – chiamiamolo secondo protagonista di questo libro è un grandissimo scrittore americano che viene accusato di aver ucciso e seppellito la povera Nola, che proprio nel 2008 viene ritrovata nel giardino della sua villa ad Aurora. Il vero protagonista della storia è lo scrittore, amico fraterno di Quebert, Marcus Goldman, che in grossa crisi creativa, troverà lo spunto per un libro bestseller mondiale proprio da questo “caso”.

In questo libro, mentre si cerca di capire chi possa essere l’assassino della povera Nola, si parla di molte altre cose, a parte la storia thrilling abbiamo l’amicizia, l’amore tragico e impossibile, l’amore che non arriva, la voglia di riscatto, le bugie per coprire sordidi dettagli della vita della provincia americana – trasposta in qualunque provincia del mondo, la voglia di sembrare quello che non si è, la facciata che si tenta di mantenere quando abbiamo fatto credere di noi una cosa che non esiste. È un libro completo sotto tutti i punti di vista.

La scrittura di Dicker è così ritmata e veloce che un tomo di quasi 850 pagine si legge tutto d’un fiato, quasi senza accorgersi di girare pagine su pagine, perché vuoi capire cosa sta succedendo e non riesci a fermarti. Una scrittura davvero coinvolgente. Un finale che promette di tutto e di più, nelle ultime pagine infatti si dipana la verità, pagina per pagina, lasciando a bocca aperta, proprio come un buon thriller deve saper fare. E il finale, credo non sia così semplice da indovinare e vi sfido a dire: “l’avevo capito!”.

Joël Dicker ha scritto altri libri, che, sulla fiducia, ho comprato nel medesimo modo di questo, appena usciti. Li leggeró nei prossimi mesi e vi saprò dire se questo autore entrerà di diritto tra i miei scrittori preferiti assieme a Follett, Cooper, Pennac, Coe, Ferrante, Schätzing, Malzieu ecc.

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La verità sul caso Harry Quebert 2020-01-10 09:44:36 La Lettrice Raffinata
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La Lettrice Raffinata Opinione inserita da La Lettrice Raffinata    10 Gennaio, 2020
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Evitate i flash forward nei thriller, grazie

“La verità sul caso Harry Quebert” dello svizzero Joël Dicker è stata la mia utlima lettura del 2019; si tratta di un thriller molto apprezzato dagli amanti del genere, tra i quali mi posso annoverare solo in parte.
L'opera si presenta come una sorta di meta romanzo, con l'autore che si nasconde dietro il suo protagonista Marcus Goldman, a sua volta romanziere di successo. Dopo un esordio eccellente, il nostro eroe è colpito però da un insormontabile blocco dello scrittore che lo porta a ritirarsi per qualche tempo ad Aurora, cittadina del New Hampshire, dove viene ospitato dal suo mentore Harry Quebert. Presto arrivano problemi ben più gravi della scrittura creativa perché nel giardino di Harry viene rinvenuto un cadavere e l'uomo diventa subito il primo sospettato di un omicidio vecchio di trent'anni; spetterà quindi a Marcus tentare di far luce sul delitto e riabilitare il nome dell'amico, approfittando al contempo per tradurre in romanzo le sue avventure.
Come giallo, questo libro svolge egregiamente il suo compito, trascinando il lettore in una spirale di eventi che si avvicendano a gran velocità soprattutto nella seconda parte del volume; la risoluzione è imprevedibile e riesce a chiarire tutti i misteri seminati nel corso della storia. Il coinvolgimento alla narrazione è merito anche dello stile molto diretto di Dicker, che predilige dei dialoghi senza pause, quasi fosse una pièce teatrale.
I personaggi sono invece il punto debole del romanzo: sono davvero un gran numero e in un primo momento è difficile ricordarli tutti, inoltre la quasi totalità è caratterizzata per stereotipi tanto da strappare più di una risata. Altro aspetto discutibile è la scelta dell'autore di anticipare alcuni eventi con dei salti temporali; in questo modo il lettore non potrà mai impensierirsi per la sorte dei personaggi.
Un ultimo appunto. Come detto, Dicker da risposta a tutti i quesiti di questo thriller, c'è però un aspetto che non ho capito per nulla: cosa dovrebbe rappresentare la foto in copertina? Qualcuno dirà, meglio questa della cover originale francese che fa spudoratamente pubblicità alla Esso; personalmente, attendo ancora delucidazioni.

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La verità sul caso Harry Quebert 2019-02-19 15:35:55 Bradamante
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Bradamante Opinione inserita da Bradamante    19 Febbraio, 2019
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Deludente

Deludente..Ritengo che i personaggi siano delle “macchiette”, piatti e senza alcun approfondimento psicologico, i dialoghi ridicoli, la trama già vista, l’amore tra Harry e Nola poco credibile perché non supportato da elementi psicologici e di vero rapporto profondo tra i due.
Ben altri sono i gialli/noir di prima grandezza: si pensi alla Millenium Trilogy di Larsson o un romanzo come La testa perduta di Damasceno Monteiro di Tabucchi ( ecco come un Grande affronta un tema “giallo”) e ben altri sono i libri che affrontano in modo appassionante e con eleganza il tema del rapporto tra l’autore e la sua opera, di come nasce un’opera letteraria, del rapporto tra realtà e finzione, basti pensare a Miele di Mc Ewan, ma non solo, si pensi a Muriel Spark in Atteggiamento sospetto ( Adelphi) o Chiamami Brooklyn di Eduardo Lago o ad Ongaro.
Forse Dicker poteva scrivere direttamente una sceneggiatura per un accattivante film di Hollywood, invece di darsi la pena di scrivere 700 pagine.

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La verità sul caso Harry Quebert 2018-04-17 00:04:20 deborino
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deborino Opinione inserita da deborino    17 Aprile, 2018
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UN BEL LIBRO MARCUS E' UN LIBRO CHE DISPIACE AVER

"Un bel libro, Marcus, non si valuta solo per le sue ultime parole, bensì sull'effetto cumulativo di tutte le parole che le hanno precedute.
All'incirca mezzo secondo dopo aver finito il tuo libro, dopo averne letto l'ultima parola, il lettore deve sentirsi pervaso da un'emozione potente: per un'istante deve pensare soltanto alle cose che ha appena letto, riguardare la copertina e sorridere con una punta di tristezza, perché sente che quei personaggi gli mancheranno.
Un bel libro, Marcus, è un libro che dispiace aver finito."

Questa per me è l'essenza del libro di Joel Dicker: un'opera geniale scritta da un autore giovanissimo ma che ha dato prova delle sue immense capacità di scrittore.
Ho amato questo libro dalla prima all'ultima pagina, ti prende dalla prima parola e non puoi più staccarti perché la mattina ti svegli pensando a cosa succederà ai protagonisti e la sera prima di addormentarti, anche se stai morendo di sonno non puoi staccarti dalla storia.
E' un giallo...con tratti di thriller psicologico oserei dire, in stile "Uomini che odiano le donne" e ti fa riempire la testa di ipotesi su ipotesi...ma ad ogni pagina ecco che il castello di certezze che a mano a mano ti fai, si sgretola sotto i tuoi occhi...

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La verità sul caso Harry Quebert 2017-11-06 22:20:47 aislinoreilly
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aislinoreilly Opinione inserita da aislinoreilly    07 Novembre, 2017
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MI aspettavo di più da un bestseller.

Jöel è un giovane scrittore svizzero, nato nel 1985 a Ginevra dove è cresciuto e si è laureato nel 2010 in legge. Il suo primo romanzo (“Gli ultimi giorni dei nostri padri”) non è stato considerato inizialmente ma, dopo la vittoria del Prix des Genevois Ecrivains, la casa editrice di Vladimir Dimitrijevi? decise di pubblicarlo addirittura in Francia. Nel 2012 uscirà poi “La verità sul caso Harry Quebert” che riscuoterà un notevole successo e verrà tradotto in 33 lingue.Questo romanzo è stato un bestseller in Europa ed Italia ed ha vinto ben due premi importanti: Goncourt des lycéens e Grand Prix du Roman de l’Académie française.

La trama in breve: la storia è scritta in prima persona da un giovane scrittore, tale Marcus Goldman. Il suo blocco dello scrittore lo porta a contattare nuovamente un vecchio professore dei tempi dell’università, Harry Quebert. Egli è conosciuto non solo per la sua attività di docente ma, soprattutto, per aver scritto uno dei libri più belli della storia della letteratura americana: “Le origini del male”. I due erano diventati molto amici ai tempi in cui Marcus frequentava le sue lezioni e sono rimasti in buoni rapporti anche dopo la laurea. Il ritrovamento dei resti di una ragazza, Nola Kellergan, proprio nel giardino della villa di Harry, porterà Marcus ad Aurora per indagare sul caso e per cercare di scagionare il suo grande amico. Durante le indagini verranno alla luce dettagli nascosti da 30 anni nella memoria dei conoscenti e amici della vittima. Chi era veramente Nola? Perché chi sapeva qualcosa ha taciuto? Dopo 30 anni dalle indagini sulla scomparsa della ragazzina, Goldman, aiutato dal sergente Gahalowood, riuscirà a risolvere il caso?

Qualche piccola curiosità, prima di passare al commento:
– La numerazione dei capitoli è invertita, si parte dal 31 e si va a calare, come nel conto alla rovescia.
– All’inizio di ogni capitolo ci sono le dritte di Harry a Marcus riguardo la scrittura. Complessivamente lo si può quasi definire un manuale per aspiranti scrittori!

Dunque, parliamo di cose serie… La recensione.
Voglio iniziare da cosa mi è piaciuto, non molto a dire il vero e ne sono rimasta molto delusa.
Dopo pagine e pagine e pagine di attesa finalmente qualcosa succede, siamo almeno alla 300esima circa. La cosa pregevole è che almeno succede qualcosa di interessante e che riesce a catturare l’attenzione e a coinvolgere discretamente. Nonostante sia un classico giallo sotto tutti i punti di vista, è tutto molto ben architettato ed è veramente complesso capire chi possa essere l’assassino di Nora fino alla fine. Anche gli aspetti poco rilevanti trovano il loro posto nei vari incastri della vicenda. I personaggi sono molti e tutti piuttosto interessanti, (anche se alcuni sono eccessivamente caricaturati) mi è piaciuto il fatto che ognuno avesse i suoi piccoli e grandi segreti.
Cosa non mi è piaciuto: il libro è lentissimo. Per arrivare a leggere di un po’ di “azione”, passano 300/400 pagine ed è troppo. Soprattutto se fino a quel punto mi parli solo del blocco dello scrittore del protagonista e delle sue varie angosce. Ok, ci sta di temporeggiare un po’ prima di iniziare con la storia vera e propria, ma non così tanto. Inoltre c’è anche qualche pezzo intermedio che non finisce più e alla fine succede di tutto e tutto insieme. Potrebbe anche essere la tecnica dell’autore per far stare il lettore “sulle spine”, però non esageriamo. I personaggi mi sono piaciuti ma ho notato che quasi tutti sono piuttosto “smidollati”, fragili e stereotipati. Per concludere, i colpi di scena finali sono troppo. Non voglio fare spoiler qui però dopo tutte queste pagine infinite non può stravolgermi tutto completamente in fondo nel giro di 5 pagine. No dai.
Direi che, complessivamente, non mi è piaciuto e mi risulta anche abbastanza difficile di capire come possa essere stato un bestseller con una pesantezza del genere. Sarà comunque difficile che io non consigli una lettura, a qualcuno è piaciuto e potrebbe piacere anche a voi che state leggendo ora questo articolo. Per questo motivo darò dei consigli “personalizzati”: se vi piace l’azione, ed i romanzi poco statici, non ve lo consiglio. Vi annoiereste e di solito si legge per divertirsi, no? Se siete lettori pazienti, vi piace la sostanza (peso e volume importanti) ed i gialli con la soluzione alle ultimissime pagine… È tutto vostro!
Grazie dell’attenzione e buona lettura.

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La verità sul caso Harry Quebert 2017-09-04 19:25:37 Alberto30
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Alberto30 Opinione inserita da Alberto30    04 Settembre, 2017
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LABIRINTO DI AMORE E MENZOGNA

“La verità sul caso Harry Quebert”, settecento pagine tutte d’ un fiato. Così si legge il ”thriller” di Dicker. Impossibile abbandonarlo, una scrittura rapida ed agile che si districa nella matassa di eventi che si intrecciano ad Aurora, cittadina in cui è ambientato gran parte del libro. Descrizioni brevi e sporadiche cedono completamente il passo al turbinio di eventi di cui sono impregnate le pagine.
Una buona scrittura ma non eccelsa, se pensate di trovare quì l’ erede di Ellroy sbagliate di grosso. Non brilla certamente per forma letteraria, prosa aulica o discorsi diretti memorabili. E’ un thriller moderno, originale e molto ben congegnato che si dipana su due archi temporali distanti trent’ anni ma indissolubilmente legati sia dalla trama che dalla scrittura stessa che li accosta sempre.
I colpi di scena costanti ma sempre credibili sembrano un marchio di fabbrica di Dicker, sempre sull’ orlo dell’ esagerazione e della coincidenza. Baratri nei quali però non cade mai (qui la sua bravura).
Abile ingannatore, non con le parole ma con i fatti sa giocare a suo piacimento per farli coincidere senza scadere mai nell’ incredibile. Ogni evento, una volta descritto ed analizzato, sembra diventare naturale conseguenza del precedente ed in ovvia attesa del seguente che verrà però immancabilmente smentito dall’ ennesimo capitombolo della trama. Ed il lettore, immerso totalmente nelle vicende si troverà a divorare pagine su pagine senza accorgersene, immerso in questa storia torbida, di amore e di odio, di amore che scatena tutto l’ odio possibile. Di un amore impossibile e di una storia che fa dei protagonisti tutti colpevoli. Marionette in balia del proprio autore ed in balia delle proprie menzogne.
Grande merito del giovane autore è quello di sapere confondere finzione e realtà. Marcus il protagonista, alter ego di Harry Quebert, alter ego dell’ autore stesso si confondono nei meandri delle pagine a creare un’ aura di mistero ancor più fitta. Come se scoprire la verità nella finzione portasse a galla le finte verità della realtà.
Dicker, scrittore dal futuro certamente roseo, è il burattinaio e contemporaneamente il personaggio mai citato in questo libro.

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La verità sul caso Harry Quebert 2016-06-10 04:09:32 nadia
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Opinione inserita da nadia    10 Giugno, 2016

UN "POLPETTONE" INDIGESTO

Gli ingredienti degni di Masterchef: distillato di Twin peaks, melensaggine stile Liala/serie Harmony, personaggi poco credibili e spesso irritanti, 31 gocce di “saggezza” discutibili, cerchi concentrici di ripetizioni asfissianti. Il tutto condito da una noia mortale. Genialità dell’autore e dei promoters ( o forse sarebbe meglio dire “furbizia) lanciare sul mercato un tale prodotto mediocre con un ben congegnato battage pubblicitario, al suono di piffero e grancassa. Ottimo per farne una fiction televisiva o, restando in tema culinario, una di quelle soap televisive che ormai ci ipnotizzano da anni e sembrano non avere mai fine e non richiedono sforzi nella capacità critica. D’altro canto, apprezzo l’onestà del giovane autore che, non proprio con sottintesi, si fa portavoce di una sottocultura ormai imperante, fatta di superficialità e che consente il divulgare di pseudo opere letterarie che arricchiscono non certo la mente ma le tasche di autori improvvisati e ciniche case editrici.

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La verità sul caso Harry Quebert 2016-05-03 07:56:25 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    03 Mag, 2016
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LA FORZA DEGLI SCRITTORI

Questo è un libro a scatole cinesi, nel senso che è un libro che ha per oggetto un libro, anzi più di uno. Ed uno scrittore, anzi più di uno. E, al di là della trama che comunque ti tiene molto legato nella lettura, perché non vedi l’ora di arrivare alla fine e di scoprire, fra le mille verità possibili, quella vera davvero, è un libro che ti fa riflettere sulla forza degli scrittori. Perché loro possono decidere la fine di una storia, hanno il potere di far vivere o far morire, hanno il potere di cambiare tutto. E tante cose cambiano nel corso della lettura. Il tutto comincia con l’identificazione di un possibile colpevole, che il punto di vista in cui è scritto il romanzo ti porta a pre-considerare innocente e quindi a voler comunque difendere. Durante il dipanarsi della trama i fatti si complicano, spuntano tanti personaggi secondari, tanti potenziali assassini. C’è una grande confusione, ma molto organizzata, alla fine tutto viene ricondotto, spiegato e tutto risulta chiaro e motivato. In questo sta la forza di questo scrittore. Che, seguendo ottimamente i 31 consigli che, come in un conto alla rovescia, tengono il passo della lettura (anche questa è una trovata letteraria che ho trovato ottima), aveva ben chiaro fin dall’inizio l’attacco, per stupire, e ben chiaro anche il finale, per lasciare il segno e sicuramente non farsi dimenticare. Il tutto all’insegna delle verità, che è la sua responsabilità di scrittore.

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La verità sul caso Harry Quebert 2016-01-04 16:09:36 fede.book21
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fede.book21 Opinione inserita da fede.book21    04 Gennaio, 2016
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Un giallo che non puoi mollare...

Mi rendo conto di andare controcorrente rispetto alle altre opinioni su questo libro.
Ma a me non solo è piaciuto, non avrei mai smesso di leggerlo. E' un piacere leggere una scrittura così fluida. E' vero i dialoghi sono un po leggeri, ma secondo me per i personaggi e per l'aria un po noir che si respira vanno più che bene.
Un giallo che intreccia così tanti protagonisti con tante storie diverse ma importanti non è facile da scrivere.
Nola, una ragazza con un passato non chiaro che si innamora di un grande scrittore all'apparenza semplice e ingenuo ma che in realtà non lo è per niente. Marcus, ex alunno di questo famoso scrittore, che sogna di diventarlo anche lui ma in crisi , senza idee e verso il fallimento, decide di risolvere un caso irrisolto e vecchio di trentanni contro il volere di molti implicati.
E tanti cittadini di un piccolo paese, che tanto ignoranti e innocenti come vogliono far credere non sono.
Nonostante le mille sfaccettature e i tanti cambiamenti durante la storia è un libro che si legge e capisce benissimo e proprio qui sta il bello, non capisci il colpevole e nemmeno cosa è successo trent'anni prima a una ragazzina finche non arrivi alla fine ma non ti perdi tra le pagine, le segui passo, passo piacevolmente e senza indugio ma solo nel modo che vuole l'autore ovviamente.
Io lo consiglio a tutti, secondo me è uno di quei libri che VA letto.

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La verità sul caso Harry Quebert 2015-08-31 17:35:23 lapis
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3.8
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
lapis Opinione inserita da lapis    31 Agosto, 2015
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Tutto e il contrario di tutto

Ho appena terminato le oltre 700 pagine di questo romanzo. Quando leggo libri così lunghi, di solito, finisco per affezionarmi a tal punto ai personaggi che ho avuto modo di conoscere e accompagnare per giorni che sento come un senso di vuoto, mi mancano già un po’.

Ecco, questo libro non mi ha lasciato questa sensazione.

Sarà perché tiene un taglio a metà tra giallo, indagine giornalistica, diario (e chi più ne ha più ne metta) e forse poco si presta a empatizzare con i personaggi. Sarà perché di fatto in ogni capitolo c’è un elemento spiazzante che ti fa sempre mantenere una certa prudenza verso tutti perché si ha costantemente la sensazione che niente è come sembra. O forse perché, come già osservato da qualcuno, la caratterizzazione dei personaggi è un po' debole, a volte stereotipata. Innanzitutto i protagonisti: la quindicenne un po’ ninfetta che dice “ti amo” quattro volte in una riga e risulta un tantino insopportabile e il professore Harry Quebert, tanto convincente nel ruolo di vecchio maestro che cerca di insegnare al suo allievo l’importanza di cadere, di sbagliare, quanto insulso come trentenne protagonista di una storia d’amore. Sicché non ci si riesce proprio ad affezionare a questo amore (sarà anche per un imprescindibile giudizio morale, può essere). Senza parlare poi dei personaggi secondari: madri apprensive ossessionate dall’accasare i figli, padri mollicci soggiogati da mogli asfissianti, vecchi solitari che passano il tempo a riordinare i carrelli del supermercato.

Seppur carente quindi nel disegnare personaggi ricchi e appassionanti, il libro non è affatto da sconsigliare perchè la trama è davvero ben congegnata e gli elementi si intrecciano e dipanano con intelligenza.

Promette di lasciare il lettore incollato fino all’ultima pagina e così fa: è fluente, avvincente e si legge tutto d’un fiato, dispensando colpi di scena e inversioni di marcia per tutto il libro in modo da suscitare sempre curiosità. Il continuo alternare l’indagine di oggi ai flashback del passato permette inoltre al lettore di non annoiarsi e persino le notevoli ripetizioni di scene e dialoghi, di fatto, aiutano a non perdere mai il filo. Anche se, a onor del vero, qualcosina si sarebbe anche potuto tagliare...

Tutto sommato però, lo consiglio.

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