Per niente al mondo Per niente al mondo

Per niente al mondo

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Nel cuore rovente del deserto del Sahara, due giovani e intraprendenti agenti segreti – l’americana Tamara Levit e il francese Tab Sadoul – sono sulle tracce di un pericoloso gruppo di terroristi islamici, mettendo così a rischio la loro vita. Quando si innamorano, le loro carriere arrivano inevitabilmente a un punto di svolta. Poco distante Kiah, una vedova coraggiosa e bellissima, decide di abbandonare il suo paese flagellato da carestia e rivolte e partire illegalmente per l’Europa con il suo bambino, nella speranza di cominciare una nuova vita. Nel corso del suo viaggio disperato viene aiutata da Abdul, un uomo misterioso che potrebbe non essere chi dice di essere. A Pechino la visione riformista e moderna di Chang Kai, l’ambizioso viceministro dei servizi segreti esteri, lo costringe a fare i conti con i vertici comunisti del potere politico che potrebbero portare la Cina e il suo alleato, la Corea del Nord, sulla via del non ritorno. Intanto Pauline Green, la prima donna presidente degli Stati Uniti, deve gestire i rapporti sempre più tesi con i suoi oppositori, mentre l’intero pianeta è scosso da un vortice di ostilità politiche, attacchi terroristici e dure rappresaglie. La presidente farà tutto il possibile per evitare lo scoppio di una guerra non necessaria. Ma la tensione internazionale cresce e si moltiplicano le azioni militari: è ancora possibile fermare quella che sembra un’escalation inevitabile?



Recensione della Redazione QLibri

 
Per niente al mondo 2021-11-18 22:05:31 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    19 Novembre, 2021
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Terzo conflitto mondiale e crisi planetaria

«L’ho visto con i miei occhi. […] Il bambino dimagrisce, ma all’inizio non sembra una cosa grave. Poi si ammala. Magari è un’infezione di quelle che prendono tutti i bambini, con le macchie sulla pelle, il naso che cola o la diarrea, però il piccolo denutrito ci mette di più a riprendersi e si ammala di nuovo. È sempre stanco e piange in continuazione, smette di giocare, se ne sta sdraiato e tossisce. Poi un giorno chiude gli occhi e non li riapre più. E certe volte la madre è troppo stanca per piangere.»

Quando ci avviciniamo a un romanzo di Ken Follett, che sia esso politico, storico, thrilleristico o del genere narrativo, siamo sempre consapevoli di trovarci innanzi a un qualcosa di difficilmente banale e ancor meno scontato. Con Follett abbiamo riattraversato gli anni del Novecento, abbiamo assaporato nel dettaglio i due Grandi conflitti, abbiamo rivisto le conseguenze della Guerra Fredda, siamo giunti a Barack Obama e ai cambiamenti che già la sua nomina ha comportato, ma siamo tornati anche negli anni medievali con un’altra trilogia altrettanto importante e bella quale quella che ha avuto inizio con “I pilastri della terra”. Follett, ancora, ci ha accompagnato in un viaggio altrettanto avventuristico e immaginifico con una serie di scritti più o meno recenti anche proprio intrisi di una caratteristica poliziesca e ha sempre e immancabilmente costruito personaggi solidi capaci di farsi amare quanto odiare.
Giunge adesso in libreria con “Per niente al mondo”, opera dal titolo originale “Never” che in Italia è stata edita da Mondadori e che ha visto la pubblicazione planetaria in contemporanea il 9 novembre. Così negli Stati Uniti come nel resto del pianeta. Follett tra queste pagine ci ricorda quanto il Primo conflitto mondiale sia stato terrificante, per la sua portata ma anche per la sua nascita così inaspettata quanto prevedibile, quanto ancora studiata, quanto ancora anticipata da segnali ritenuti inoffensivi, quasi sciocchi. Ma cosa accadrebbe, si chiede e ci chiede questo, laddove si manifestasse una Terza guerra mondiale? Non una Guerra Fredda tra equilibri precari ma solidi nel loro essere glaciali, una guerra, al contrario, dettata da interessi diversi e frutto di chissà quali paesi e quali interessi sottesi. E in uno scenario ove il mondo è sul baratro della sua fine, dove una guerra devastante è il risultato possibile di un attentato terroristico in una località africana dimenticata da Dio, come muoversi? Come sopravvivere?
Ancora una volta, esattamente come nelle trilogie più famose quali la trilogia del Novecento, le vicende si sviluppano per il tramite di più voci e più precisamente di quattro personaggi che alternano la loro narrazione e che per mezzo del loro narrare portano a ricostruire il puzzle delineato dal romanziere.
Le vicende si aprono proprio alla Casa Bianca ove è stata eletta la prima Presidente donna, Pauline Green, repubblicana. Costei è colei che dovrà prendere le decisioni più complesse anche nel caso e nell’ipotesi di una guerra nucleare. Perché soltanto lei ha il potere di attivare il meccanismo. Nel frattempo, nel Sahara, due agenti segreti d’élite si trovano a dover rintracciare un gruppo di terroristi dediti al contrabbando di droga. Ma cosa succede quando il lavoro si mescola con l’amore e il sentimento può mettere a rischio anche le rispettive carriere? E cosa succede, ancora, se un dittatore golpista africano di nome Kim Jong Un, detto il generale, prende possesso del Ciad e nel suo utopico illusionistico scenario pensa di essere al pari delle grandi potenze mondiali? Altresì, in Cina, assistiamo alla diatriba tra un funzionario del governo molto ambizioso, per se stesso ma anche per il paese in cui vive, e i residui di un governo comunista mixati all’ipotesi di una guerra che potrebbe coinvolgere anche la Corea del Nord. Inequivocabile la parafrasi fra Kang U-Jung, presidente in carica della Corea del Nord, con il noto Kim Jong Un.
A far da cornice e sottofondo, una serie di reti e legami che intrappolano il mondo in una complessa rete di alleanze fatta di pesi e contrappesi in cui a far da padrone è la complessità dei rapporti politici. Il risultato è quello di un thriller in chiave geo-politica in cui viene fatta una perfetta fotografia della società contemporanea. Il tutto tra una serie di colpi di scena che nulla risparmiano al lettore che se da un lato è incuriosito dalle vicende che trattano i personaggi dall’altro è chiamato alla riflessione per quello che tra queste pagine è racchiuso a livello di attualità.
L’autore sembra ricordarci quanto sia impensabile talvolta lo scoppio di una guerra, quanto questo possa derivare anche da piccole inezie, da piccoli passi falsi apparentemente innocui. Follett, ancora, ci ricorda quanto questa si ripeta, quanto questi avvenimenti banali che viviamo anche nel nostro quotidiano che diventa storia, poi banali non siano.
Non mancano le ambientazioni geografiche, non mancano le caratterizzazioni dei personaggi, non mancano quegli aspetti più propriamente propri dello scritto follettiano in tutte le sue forme e modus operandi. Lo stesso vale anche per la tecnica narrativa abbracciata dal narratore e ormai diventata metodo di studio per tanti autori contemporanei e aspiranti tali.
Ecco allora che Follett ancora una volta stupisce, spiazza e scuote. Nel bene e nel male. Abbracciando una diversa forma di romanzo, storico ma anche contemporaneo, raccontando con molta semplicità una crisi globale che minaccia di sfociare in una Terza guerra mondiale e i cui segnali potrebbero già essere stati disseminati.

«Appoggiò le braccia sul tavolo e chinò la testa. Pensò ai morti e a quelli che stavano morendo alle Hawaii, a coloro che presto sarebbero morti in Cina e subito dopo nelle grandi città degli Stati Uniti. Strinse forte gli occhi, ma continuava a vedere quelle immagini. Ogni compostezza l’abbandonò, come il sangue in un’arteria recisa. Fu assalita da un dolore così travolgente e disperato che cominciò a tremare. Le parve che il cuore stesse per scoppiarle e pensò che poi sarebbe morta. E poi, finalmente, cedette alle lacrime.»

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