Narrativa straniera Gialli, Thriller, Horror Uomini che odiano le donne
 

Uomini che odiano le donne Uomini che odiano le donne

Uomini che odiano le donne

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Sono passati molti anni da quando Harriet, nipote prediletta del potente industriale Henrik Vanger, è scomparsa senza lasciare traccia. Da allora, ogni anno l'invio di un dono anonimo riapre la vicenda. Ormai molto vecchio, Henrik Vanger decide di tentare per l'ultima volta di fare luce sul mistero che ha segnato tutta la sua vita. L'incarico di cercare la verità è affidato a Mikael Blomkvist: quarantenne di gran fascino, Blomkvist è il giornalista di successo che guida la rivista "Millennium", specializzata in reportage di denuncia sulla corruzione e gli affari loschi del mondo imprenditoriale. Sulle coste del Mar Baltico, con l'aiuto di Lisbeth Salander, giovane e abilissima hacker, indimenticabile protagonista femminile al suo fianco ribelle e inquieta, Blomkvist indaga a fondo la storia della famiglia Vanger. E più scava, più le scoperte sono spaventose.

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Uomini che odiano le donne 2019-01-10 09:25:23 sonia fascendini
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sonia fascendini Opinione inserita da sonia fascendini    10 Gennaio, 2019
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e donna che a volte si ribellano

Mi avvicino sempre con sospetto ai cosiddetti casi editoriali. Di solito le aspettative sono troppo alte e la lettura è una delusione. In questo caso, invece, con piacere mi adeguo al parere della stragrande maggioranza dei lettori. Trovo che Larsson, che non avevo mai letto, sia stato un grande raccontatore. Non succede spesso di trovare un autore che sia capace di usare così abilmente la parola. In grado di raccontarci storie complesse e piene di personaggi e dettagli facendole sembrare semplici. Facile da seguire, coinvolgente e convincente. Tutto viene spiegato nei dettagli, non ci sono improbabili colpi di scena o spiegazioni buttate lì tanto per gettare un osso al lettore. L'unica parte che non mi è piaciuta è l'epilogo, dove ci propina una serie di manovre finanziarie, ma questo è probabilmente questione di gusto personale.
Veniamo al contenuto del libro: un giornalista finanziario, viene condannato per diffamazione. Non si difende e accetta la sentenza, perché in effetti il processo è il risultato di una sua leggerezza e perché la controparte ha dei mezzi enormemente più grandi dei suoi. Questo fatto, però lo rende piuttosto noto in Svezia e gli porta un incarico piuttosto ambiguo. ufficialmente dovrà scrivere la storia della famiglia Vanger che ha costruito un impero finanziario adesso in difficoltà. In realtà il suo compito è quello di indagare sulla scomparsa di una ragazza avvenuta decine di anni prima. Un'impresa in cui si imbarca allettato dal compenso di tutto rispetto e dalla simpatia che istintivamente ha per il suo nuovo datore di lavoro. Scavando e scavando viene alla luce molto più di quello che si aspettava. Il libro si addentra nelle dinamiche di una famiglia difficili della quale fanno parte più di un soggetto con tendenze a volte solo ambigue altre volte con attitudini criminali. nelle indagini il giornalista è aiutato da un'esperta in di indagini informatiche a sua volta piena di problemi e apparentemente facile bersaglio di angherie, ma con una morale tutta sua e un modo piuttosto risoluto di vendicarsi. In questo libro si incrociano le vita di uomini crudeli all'ennesima potenza e di alcune donne altrettanto decise nel difendersi e capaci di usare le stesse armi con cui sono state torturate per fare "giustizia". Molte sono anche le questioni morali sollevate in relazione ai mezzi di informazione, al limiti della legittima difesa solo per citarne due.

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Uomini che odiano le donne 2018-08-08 17:00:06 Rollo Tommasi
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Rollo Tommasi Opinione inserita da Rollo Tommasi    08 Agosto, 2018
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Il marchio del male

Le imprese Vanger, pur in declino, restano uno dei gruppi societari svedesi più influenti. Merito di Henrik Vanger, amministratore delegato, che è riuscito nell’impresa di tenere unita il più possibile una famiglia allargata molto particolare: dei singoli membri Henrik conosce bene il potenziale e le tare caratteriali (cosa fondamentale per chi deve rispettare la regola voluta dai fondatori del gruppo imprenditoriale, cioè che le quote azionarie rimangano saldamente ancorate alla famiglia di sangue). E’ per questo che, al momento di lasciare la guida del gruppo per sopraggiunti limiti di età, ha individuato nel nipote Martin la persona adatta a sostituirlo.
Nessun problema, dunque, se non fosse per quel cruccio che assilla Henrik da 36 anni: la scomparsa della nipote Harriet, che egli vedeva come sua erede naturale per la guida delle società. Un evento accaduto in un momento di particolare confusione sull’isola di Hedeby (il “regno” della famiglia Vanger), dovuta all’incidente che coinvolse un’autocisterna e per mezza giornata tagliò fuori il luogo da ogni collegamento esterno. Eppure sull’isola, in quella convulsa giornata del 1966, qualcuno ha avuto la freddezza di pensare a togliere di mezzo Harriet e farne sparire le tracce. Presumibilmente la stessa persona che tormenta Henrik inviandogli, ogni anno al suo compleanno, un fiore incorniciato, proprio come usava fare la ragazza prima di scomparire nel nulla.
Anche per questo il vecchio Vanger non è riuscito a dimenticare, al contrario di altri membri della famiglia.

“Uomini che odiano le donne” è il primo volume di una trilogia, scritta dallo svedese Stieg Larsson e conosciuta universalmente come “trilogia di Millennium” (dal nome della rivista diretta da Mikael Blomkvist, il giornalista d’inchiesta che nella saga si reinventa investigatore).
La vicenda “gialla” riguardante i Vanger è ben costruita ma non originalissima. In più, sconta qualche “debolezza” (come nella parte che svela la chiave di lettura degli appunti di Harriet, non intuita nel corso dell’indagine ufficiale e invece indovinata da un personaggio secondario della storia).
Piuttosto, a rendere questo libro un’avvincente lettura sono:
- l’intelligenza dell’autore nell’utilizzare la trama per aprire uno squarcio su problematiche sociali diffuse: si parte dalla violenza sulle donne evocata nel titolo del libro (narrata nella civilissima Svezia, ma – come tristemente noto – attualissima in diverse realtà), per giungere all’economia malata, condizionata dalle multinazionali e dai poteri forti (interessante il passo del libro in cui Larsson – a sua volta giornalista ampiamente dedicatosi a temi finanziari – distingue tra le sorti dell’economia di un Paese e quelle dell’andamento del suo mercato borsistico);
- uno stile di scrittura scorrevole e molto attento ad illustrare al lettore i diversi concetti messi in campo, in modo da non lasciarlo mai indietro;
- infine – e qui Larsson è davvero bravissimo – la capacità di concepire un maxi-preambolo che funge da architettura di tutti gli snodi della storia: ci vogliono 130 pagine (un intero libro!) prima di iniziare a trattare il “mistero” dei Vanger, eppure nessuna sensazione di “pesantezza” ne risulta al lettore. Al contrario, si tratta di pagine che servono a caratterizzare con accuratezza i due (memorabili) protagonisti della storia: Mikael Blomkvist, che, nel peggior momento della sua carriera giornalistica, viene reclutato da Henrik Vanger come ultima carta utile a portare alla luce la sorte di Harriet; e Lisbeth Salander, ragazza problematica e singolare in ogni suo comportamento (per questo, sotto tutela), a sua volta reclutata da Blomqvist quando quest’ultimo prende coscienza di tutte le abilità informatiche che ella riesce ad utilizzare a fini investigativi.
L’accoppiata tra un cinquantenne aggrappato all’etica (nonostante tutto) e una ventiquattrenne abituata a lottare per ottenere ogni minima cosa (a partire dal rispetto di chi la circonda) funziona: le parti in cui i due personaggi vengono presentati e quelle – ben avanti nel libro – in cui interagiscono, sono tra le più godibili… a tacer del fatto che la contraddittoria figura di Lisbeth assomma in sé una serie di capacità sconosciute al miglior James Bond. Proprio per questo – nonostante l’autodefinizione di “freak” che compare nel corso del romanzo – è decisamente il personaggio destinato a catturare la scena (come testimoniano anche le successive trasposizioni cinematografiche della saga).

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Uomini che odiano le donne 2017-10-29 21:50:41 Laura V.
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Laura V. Opinione inserita da Laura V.    29 Ottobre, 2017
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Un caso editoriale

“Un caso editoriale. Un libro che vi terrà svegli fino all’alba” (Ystads Allehanda)

Così si legge in copertina. Pensavo fossero le solite frasi ad effetto per vendere più copie, invece ho dovuto ricredermi: queste pagine mi hanno tenuta sveglia per davvero fino all’alba!
Peccato aver aspettato così a lungo prima di leggere “Uomini che odiano le donne” di Stieg Larsson, romanzo che, in verità, mi aveva molto incuriosita fin dal titolo già diversi anni fa, quando si faceva un gran parlare della trilogia “Millennium”. Un poliziesco (o thriller?) eccezionale, geniale, visceralmente emozionante, uno di quelli capaci di conquistare, come nel mio caso, anche i non appassionati del genere in questione!
Nonostante l’impressionante mole dell’opera, la narrazione è scorrevole, mai pesante, complici anzitutto una trama che, superata la prima cinquantina di pagine, prende a intricarsi in modo spettacolare e, perché no, persino l’ambientazione svedese di notevole fascino. A momenti, la lettura è stata talmente intensa e appassionante da avere come l’impressione di essermi trasferita tra Stoccolma e la freddissima Hedestad; per non parlare del coinvolgimento emotivo nelle indagini, e nella vita privata, di Mikael Blomkvist e Lisbeth Salander, la coppia bizzarramente assortita che si ritrova all’improvviso a scavare nel torbido di una ricchissima famiglia di industriali, sulle possibili tracce che, a distanza di più di trent’anni, possano condurre a spiegare, una volta per tutte, la scomparsa di una sedicenne, insoluto mistero dietro a cui si cela un mondo d’inimmaginabile violenza contro le donne. Si ricomporrà così un enorme puzzle, tassello per tassello, mentre nessuno sarà veramente al di sopra di ogni sospetto. Il colpo di scena conclusivo della faccenda sarà poi qualcosa di a dir poco sorprendente e insuperabile.
Tra i libri più venduti al mondo negli anni scorsi, questo romanzo getta una luce inquietante sulla ordinata e civile società svedese, dove – come si può facilmente scoprire facendo un breve giro in rete – esiste un’altissima percentuale di casi di violenza fisica e sessuale ai danni delle donne, sebbene in Svezia, così come nei paesi scandinavi in generale, l’emancipazione femminile sia tra le meglio riuscite al mondo. Per la serie, non è tutto oro quel che luccica, purtroppo.
Si dia un’occhiata a questo articolo: http://www.corriere.it/esteri/17_gennaio_24/svezia-arrestati-3-uomini-stupro-violenza-diretta-facebook-0e738520-e20e-11e6-90f6-27595f8990ae.shtml

Tornando al libro, dopo oltre seicento intensissime pagine, mi sono talmente affezionata ai due protagonisti da iniziare a pensare che ne sentirò la mancanza e, pertanto, non escludo di proseguire in futuro con gli altri due volumi, non meno corposi del primo, della trilogia. Non nascondo che, alla fine, mi sarebbe piaciuto che le cose tra Lisbeth e Mikael andassero tra loro in maniera diversa… Nel mondo nordico avranno pure una diversa concezione delle relazioni sentimentali ed erotiche, ma io, pazienza, resto inguaribilmente mediterranea…

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Uomini che odiano le donne 2015-11-15 13:33:58 Julie
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Julie Opinione inserita da Julie    15 Novembre, 2015
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"Che immagine hai di te stessa, in realtà?"

La verità è che già da diversi anni avrei voluto leggere la tanto decantata trilogia di Stieg Larsson e se fino ad ora non l'ho fatto è solamente perché, lo riconosco, ho un problema serio con le storie interrotte. Per farla breve devo poter mettere un punto, trovare una conclusione, non mi stimola poter immaginare cosa sarebbe accaduto. Appurato ciò, l'uscita del quarto capitolo ad opera di David Lagercrantz, sul quale non ho commenti da fare essendo ancora solo a metà del secondo libro, è stato comunque il motivo principale che finalmente mi ha spinto ad iniziare la lettura.
Uomini che odiano le donne.
Da umile lettrice e saltuario recensore ritengo che intitolare un libro sia uno dei passi più difficili per uno scrittore; deve essere incisivo e allo stesso tempo riassumere e chiarificare il senso del racconto, ciò che è nascosto all' interno della narrazione e che può essere più o meno chiaro a seconda del libro che si sta leggendo. In certi casi si potrebbe persino identificarlo con la stessa chiave di lettura. Questo primo capitolo della trilogia Millennium è tutto nel titolo. Non è infatti un caso che a solleticare l'interesse del lettore non sia tanto il giallo in sé, quanto una vera e propria inchiesta sotto forma di romanzo dedita a denunciare gli innumerevoli casi di violenza sulle donne che vengono perpetrati senza condanna alcuna in Svezia, e in senso lato per il lettore straniero, nel mondo. Ed è così che attraverso una storia che scorre senza particolari problemi, nonostante una complessa struttura a narrazione multipla e qualche evidente difficoltà nella resa in italiano di alcune espressioni, di cui l'autore ovviamente non ha colpa (apro una piccola parentesi perché mi rendo perfettamente conto di quanto sia difficile per un traduttore cercare di rimanere il più possibile fedele al testo tentando di dare un senso a modi di dire o strutture delle frasi che in un'altra lingua non esistono o semplicemente non si usano, ma d'altronde questo è il lavoro), i protagonisti principali diventano le figure di uomini che usano, abusano, violentano o maltrattano che dir si voglia le donne; il colpevole dunque non è solo quello che viene smascherato alla fine del giallo, ma assume il volto di svariati personaggi che ruotano intorno alla trama. In una simile cornice è impossibile non rimanere affascinati da personaggi quali Lisbeth Salander e Mikael Blomkvist, che alla fine sono un po' due facce della stessa medaglia; entrambi anticonformisti, liberi nella loro sessualità e guidati da una propria morale. Mentre Lisbeth è in qualche modo il prodotto di un mondo sempre pronto a sottomettere e a sfruttare la donna, che è ancora una volta incatenata nell'accezione più negativa dell' essere sesso debole (parlando di Lisbeth non riesco a non pensare ad una frase tratta da un libro di Carlo Dragoni che mi sembra particolarmente esplicativa al riguardo, «E forse sin da allora si rese conto che questa vendetta della donna contro le regole apparentemente inviolabili che la ponevano in posizione di inferiorità, non era conciliabile né con la virtù femminile, né con gl' ideali morali della razza circa la funzione della donna. In realtà era questa una conseguenza necessaria, inerente ad ogni reazione, che tanto sorpassa i limiti quanto più forti sono gli ostacoli che la contrastano.»), Mikael è tutto l'opposto dell' uomo oppressore. Per quanto lo si possa giudicare naif e qualche volta persino un po' superficiale nelle sue relazioni, il suo tratto distintivo è che rispetta le donne, le ascolta, le lascia libere quando non vogliono avere più nulla a che fare con lui, in poche parole e più semplicemente, le ama. Entrambi più che protagonisti sono veri e propri eroi odierni, cosa che non implica affatto che siano perfetti in tutto, anzi, sono proprio le loro insicurezze, le loro debolezze e in generale le loro caratteristiche caratteriali più peculiari, magistralmente portate alla luce dall' autore, che li ancorano saldamente alla realtà.
Concludo questa recensione un po' selettiva nelle tematiche con una citazione del libro che mi ha fatto ulteriormente riflettere su un altro punto: le donne non solo devono essere amate dagli uomini, ma devono anche amare se stesse.

«Mikael rimase a lungo in silenzio. Che devo dire? Sei una ragazza assolutamente normale. Non fa niente se sei un po' diversa. Che immagine hai di te stessa, in realtà? "Ho pensato che eri diversa fin dal primo momento in cui ti ho vista" le disse infine. "E la sai una cosa? Era da un sacco di tempo che non provavo una simpatia spontanea per una persona fin dall'inizio."»

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Uomini che odiano le donne 2015-10-06 15:44:44 evakant
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evakant Opinione inserita da evakant    06 Ottobre, 2015
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IL PRIMO TASSELLO DELLA TRILOGIA DI MILLENIUM

La carriera di Mickael Blomkvist, giornalista, sembra essere ad un punto di non ritorno, sta per colare a picco…caporedattore della famosa rivista Millenium ha pubblicato delle rivelazioni sul finanziere Wennerstorm che si sono rivelate frutto di un abile bluff e viene quindi condannato per diffamazione dallo stesso finanziere. E rimedia per questo tre mesi di carcere. Nel frattempo il giornale stesso è messo sotto accusa e rischia di chiudere per mancanza di inserzionisti e quindi di fondi.
Nello stesso tempo Mickael riceve una proposta strana quanto assurda.

Un magnate dell’industria svedese, Henrick Vanger, ormai anziano e ritiratosi a vita privata lo contatta per portare avanti le indagini sull’omicidio, avvenuto ormai circa quaranta anni prima, della nipote adorata Harriet…un mistero che la polizia e lo stesso Vanger in tanti anni non sono riusciti a scoprire, un mistero che sembra il delitto perfetto: nessun movente apparente, nessuno corpo ritrovato, una ragazza sparita e naturalmente nessun assassino.
Solo qualcuno che ogni anno, all’anniversario della scomparsa di Harriet manda a Vanger un quadretto con un fiore essiccato, come era solita fare la nipote da ragazzina.

Mickael è disilluso, più volte cerca di far capire a Vanger che questa è un’assurdità, ma alla fine si lascia convincere a lavorare per un anno al caso non tanto dal compenso, pur molto alto, ma piuttosto dalla proposta di Vanger di portargli la testa di Wennerstorm su un piatto d’argento: ovvero le prove per inchiodarlo in maniera definitiva e svelare il suoi loschi traffici.

Parallelamente scorre la storia di Lisbeth Salander, giovane hacker ventiquattrenne, un personaggio che definire borderline è poco, una ragazza solitaria, asociale, apparentemente del tutto priva di scrupoli o sentimenti, dall’aspetto inquietante per la maggior parte delle persone: piercing, tatuaggi, sempre vestita di nero…
Nella vita fa la ricercatrice…ovvero conduce le ricerche su determinati personaggi, indicatigli dal suo datore di lavoro, e conosce tutto di loro, grazie alle sue doti di hacker, vita morte e miracoli…un giorno si ritroverà ad indagare su Mickael Blomkvist.

Le loro strade si incontreranno quando Mickael arriverà, nelle sue indagini, ad una svolta sulla morte di Harriet… e avrà bisogno di qualcuno che sappia scoprire anche il più piccolo segreto…
Le indagini quindi proseguono, nel frattempo la rivista Millenium rischia sempre di più, per salvarla Henrick Vanger decide di entrare a far parte del consiglio di amministrazione…alla notizia di novità sulla scomparsa di Harriet accusa un malore, ma nel frattempo Mickael e Lisbeth stanno scoprendo segreti, misteri e altarini della numerosa e facoltosa famiglia Vanger che nemmeno nella loro più torbida immaginazione potevano concepire…la realtà sta superando in modo macabro e inaspettato la fantasia…
Tutti in famiglia hanno segreti, scheletri nell’armadio che stanno saltando fuori grazie alle capacità di Lisbeth e dei suoi amici hacker.

Il finale è un crescendo di avvenimenti tragici, macabri e inaspettati…fino al finale a sorpresa…la fine di Harriet di saprà a circa 100 pagine dalla fine, poi l’attenzione sarà rivolta al caso Wennerstorm e alla rivinciata di Mickael.

Ma gli uomini che odiano le donne chi sono?
Che cosa c’entrano?

In realtà il titolo di questo romanzo (dalla ragguardevole mole, 676 pagine) esce fuori da alcune considerazioni di Lisbeth a proposito di molti (quasi tutti) gli uomini che ha incontrato nella sua vita.
Primo tra tutti il suo nuovo tutore (Lisbeth infatti è sotto tutela benché maggiorenne a causa di alcuni piccoli reati e della sua tendenza asociale) che si rivelerà un pazzo sadico, per poi arrivare a diversi membri della famiglia Vanger, tra filonazisti, sadici e serial killer c’è solo l’imbarazzo della scelta, tutti però sembrano odiare le donne per come le maltrattano, seviziano e, a volte, uccidono.
E Lisbeth non sopporta questi individui…e sa come sistemarli…


Un romanzo che nonostante la mole scorre veloce, intrigante e avvincente, queste quasi 700 pagine volano via veloci e per nulla pesanti, i contenuti sono vari, la narrazione non si focalizza troppo su particolari o scene troppo scadenti nel macabro (e ce ne sarebbero…) ma cerca piuttosto un ritmo e una suspense in grado di incollare il lettore al libro.
Nella parte iniziale si resta un po’ perplessi forse fuorviati dal titolo che presagisce un certo tenore della storia, che invece parla di frodi finanziarie e affari loschi…la narrazione decolla quasi subito, per poi rallentare e conoscere un attimo di stanca a metà del volume, nel finale recupera con colpi di scena veloci e inaspettati.

La trama non è originalissima…diciamo che già all'inizio si intuisce cosa c’era dietro all’invio annuale dei fiori secchi a Vanger… e parallelamente il personaggio di Martin Vanger (fratello di Harriet) non mi era sembrato così innocuo e pacioso…
Nonostante ciò un romanzo avvincente, ben scritto, che ho letto con piacere.

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Uomini che odiano le donne 2014-12-12 17:25:56 Vita93
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Vita93 Opinione inserita da Vita93    12 Dicembre, 2014
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" La gente ha sempre dei segreti "

" Uomini che odiano le donne " è il primo romanzo della trilogia Millennium, pubblicata postuma alla scomparsa dell' autore.
Questo romanzo ha rappresentato per me una lettura speciale. Dopo qualche anno di troppo passato lontano dai libri, mi sono ritrovato due anni fa a leggere questa opera basandomi sull' enorme fama che aveva acquisito. Mi ha fatto letteralmente riscoprire il piacere della lettura che avevo smarrito.

Mikael Blomkvist, un giornalista economico che lavora per la rivista " Millennium ", viene contattato da Henrik Vanger, ex magnate dell' industria svedese. Henrik propone a Mikael di indagare sul caso della scomparsa della nipote Harriet avvenuta 40 anni prima e mai risolta. Mikael sarà aiutato nell' indagine da Lisbeth Salander, giovane hacker e ricercatrice che vive sotto tutela. Insieme scopriranno un segreto terribile, una verità molto peggiore di quella che probabilmente si aspettavano.

Il libro non ha punti deboli, considero questa lettura come una delle più affascinanti della mia giovane vita, se non la migliore in assoluto.
I punti forti del romanzo sono la trama, l' ambientazione, i personaggi e la Svezia stessa dove è ambientata la vicenda. Larsson riesce infatti nella non facile impresa di unire una trama profondamente poliziesca ad un' analisi approfondita di alcuni dei problemi politici, sociali e culturali che attanagliano il paese.
Lo stile del libro è scorrevole, avvincente, la scrittura limpida, efficace, di gran livello.
Lo scrittore è eccezionale nei momenti più " torbidi " e " duri " della trama.
Tra i numerosi personaggi spiccano Mikeal e soprattutto Lisbeth, che rappresenta uno dei personaggi più affascinanti e riusciti meglio degli ultimi 10 anni della letteratura.

Un capolavoro della letteratura moderna, il primo libro di una trilogia che è già diventata una leggenda. Un insieme di generi, scoperte, colpi di scena, ambientazioni mozzafiato e personaggi indimenticabili.
Un vero peccato che l' autore sia scomparso così precocemente. Ho letto che il progetto iniziale di Stieg Larsson comprendesse altri 7 libri oltre ai 3 che è riuscito a scrivere. Si parla di un proseguo della trilogia grazie all' intervento di altri autori. Se fosse vero, sarà difficile fare meglio dell' autore originale.

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Uomini che odiano le donne 2014-06-28 11:10:36 Niamh76
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Niamh76 Opinione inserita da Niamh76    28 Giugno, 2014
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Certezze nord europee

Davvero un peccato che Larsson non ci sia più perché è difficilissimo, se non impossibile, trovare autori di thriller alla sua altezza.
Personalmente ho due certezze riguardo a questo libro:

1) è scritto magnificamente. Una trama credibile complessa, mai scontata né prevedibile. Uno stile di altissimo livello: linguaggio, ambientazione, dialoghi sono perfettamente a fuoco, centrati, messi al servizio della storia senza lasciare spazio a autocelebrazioni o sbavature

2) contiene uno dei personaggi più complessi e intriganti che abbia mai letto. Lisbeth Salander è estrema, in tutto. Dall'aspetto al comportamento, dalle emozioni alle reazioni. E' uno di quei personaggi che hanno una propria "voce" letteraria e non svaniscono ... quasi come un Gollum de Il signore degli anelli

Magari non tutti riescono ad apprezzare la bellezza di questo romanzo perché lo spessore e le scatole cinesi della trama (che preparano a due libri successivi) non sono di facile accesso. Se invece decidete di imbarcarvi nell'avventura, allora godrete di una performance letteraria di livello.

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altri thriller ma è sempre rimasto con l'amaro in bocca
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Uomini che odiano le donne 2014-04-24 16:22:36 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    24 Aprile, 2014
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Una certezza.

Semplicemente una delle trilogie più belle che siano state create, con personaggi perfettamente costruiti, complessi e con uno spessore. Lisbeth è l'emblema della lotta alla sopravvivenza. Determinata e intransigente va avanti a testa alta senza mai arrendersi e senza mai perdere di vista quella che rappresenta la sua via.
Magistralmente scritto e dal finale per nulla scontato, la trilogia di "uomini che odiano le donne" costituisce uno dei Thriller più affascinanti degli ultimi anni, un giallo avvincente che merita di essere letto.

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A chi ha voglia di leggere un bel libro, un romanzo con un suo perché e con un suo essere.
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Uomini che odiano le donne 2013-12-05 07:34:41 saurafumi
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saurafumi Opinione inserita da saurafumi    05 Dicembre, 2013
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Bellissimo

Sono completamente innamorata della figura di Lisbeth, mia eroina personale. Credo che Larsson abbia scritto tre capolavori, con questa trilogia, e sono profondamente dispiaciuta che non abbia potuto continuare con la serie (si dice che i libri dovessero essere dieci) per la sua prematura morte.
Adoro il suo modo di scrivere, anche se i libri sono lunghi (ma a me piacciono i libri con mille e più pagine, quindi qui vado a nozze...), e dopo aver letto il primo della serie mi sono precipitata a prendere gli altri due. La storia è bella, intrigante, crudele, un ottimo giallo, una bella ambientazione, scritta magistralmente da questo autore che mi è entrato profondamente nella pelle.
Consigliatissimo a tutti.

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Uomini che odiano le donne 2013-08-13 08:31:29 Domitilla Ganci
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Domitilla Ganci Opinione inserita da Domitilla Ganci    13 Agosto, 2013
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Homo homini lupus

Pazienza. La pazienza è ciò che secondo me occorre, nella decisione di affrontare questa lettura.
Il libro appartiene alla categoria del thriller. Quindi il lettore si dispone al susseguirsi di colpi di scena, crimini più o meno efferati, eroi coraggiosi intenti in indagini complesse. Tutto questo nel libro c’è, ma… con molta calma.
Tolto un incipit dai bagliori sinistri, il romanzo sembra, poco dopo, ripartire da capo, presentando coloro che ne attraverseranno la trama, con le loro storie. Il ritmo è estremamente lento. L’autore sembra poco interessato a mantenere desta l’attenzione del lettore, sembra quasi che scriva per sé stesso, buttando giù una quantità di informazioni che forse vorrebbe riorganizzare in un secondo tempo, quindi non ha alcuna fretta di approfondire quell’ assaggio di crimine che ci ha fatto inizialmente gustare. Anzi, con molta tranquillità ci spiega chi sarà l’eroe della nostra storia, senza tralasciare alcun dettaglio: infanzia, studi, vita familiare, amori, vita professionale. Oltretutto il “nostro” di mestiere fa il giornalista economico, che non è propriamente una professione eccitante!

Dopo le prime cento pagine, quindi, al lettore volenteroso ma stremato, capiterà di osservare trasversalmente il volume, considerandone perplesso la mole e domandandosi, mentre cerca di dipanarsi nella giungla inestricabile di nomi nordici, per noi quasi illeggibili, quando accadrà qualcosa di interessante. Quello stesso lettore, però, sa che (nonostante i detrattori) questo è stato un caso editoriale sensazionale e quindi andrà avanti stoicamente!
L’anziano e ricchissimo industriale Henrik Vanger, avvicinandosi al crepuscolo della vita, decide di tornare, per l’ultima volta, sul mistero che ha avvelenato la sua intera esistenza: la scomparsa dell’amatissima nipote Harriet, avvenuta quarant’ anni prima, in circostanze mai chiarite. La particolare indagine, verrà affidata al giornalista Mikael Blomkvist che, reduce da un colossale flop giornalistico, processato e condannato per diffamazione, amareggiato e sconfitto dopo gli eventi che ne hanno sconvolto la vita professionale, accetterà di occuparsi della vicenda. Blomkvist: prima in modo tiepido, poi sempre più coinvolto, cercherà di portare alla luce le verità agghiaccianti sepolte tra le brume inquietanti dell’isola di Hedeby, persa nell’ infinito inverno nordico e quasi interamente abitata dai misteriosi e ormai attempati, membri della famiglia Vanger. Coadiuvato dalla hacker Lisbeth Salander, Blomkvist partirà per un imprevedibile viaggio nel tempo, che lo porterà alla risoluzione del giallo, ma anche a contatto con le scabrose, profonde perversioni cui l’uomo può arrivare per soddisfare i suoi più bassi istinti. Gli schemi entro cui Blomkvist ha incasellato la vicenda umana fino a quel momento, sono destinati a saltare, lasciandolo solo e smarrito dinanzi a interrogativi etici ed esistenziali che lo porteranno a ribaltare totalmente la sua visione dei fatti e delle figure che popolano la vita di ognuno.

Questo è probabilmente il messaggio che questo sfortunato autore (morto poco prima che la sua trilogia “Millennium” riscuotesse il successo planetario), la cui vita è stata segnata da scelte etiche impegnative, quasi eroiche, ha voluto trasmettere ben oltre la storia: quanti volti hanno le persone che incontriamo? Chi sono i nostri colleghi di lavoro, i nostri vicini di casa, ma anche i nostri familiari? Cosa sappiamo di loro? Quanto, delle nostre certezze, verrebbe a crollare se potessimo “vederli” davvero?
La storia nasconde, quindi, enigmi profondi, che hanno a che fare con la natura stessa dell’uomo e pone micidiali interrogativi su quanto l’organizzazione sociale riesca a dominare o reprimere le pulsioni meno limpide degli individui. Come, in quali circostanze esse potrebbero esplodere fuori controllo? Quali strumenti hanno davvero le vittime per difendersi? Sollevando il velo, la nostra ordinata organizzazione sociale apparirebbe, allora, nient’altro che una farsa, di cui i più deboli fanno sicuramente le spese (le donne, citate nel titolo, ma anche i piccoli, i disabili, gli emarginati), in un’inarrestabile e spaventosa spirale di violenza che ingoia ogni illusione, in una disperata selezione naturale in cui i deboli sono destinati a soccombere e in cui le convenzioni sociali non sono che una fragile crosta sopra quotidiani orrori, riportandoci alle impietose intuizioni che Thomas Hobbes ebbe circa la vera natura antropologica già quattro secoli fa ( il suo homo homini lupus mi è tornato prepotente tra i pensieri durante la lettura…).
Quali attori concorrono a delineare questo quadro agghiacciante?
L’economia, lungi dall’ essere possibilità di progresso di un paese, cui i singoli possono partecipare senza distinzioni sociali, non è che un mostro multiforme la cui vera natura resta camuffata da un’informazione falsa e asservita. Multinazionali vischiose, viscidi serpenti dall’ apparente aspetto di azzimati avvocati, finanzieri dal piglio glaciale che, facendosi beffe di regole e leggi, trattano affari e smuovono inimmaginabili risorse, pronte a viaggiare ogni giorno sul filo invisibile della fibra ottica, mentre anche nell’ evoluta Svezia, il potere politico si lascia avvinghiare, pavido e corruttibile, nel mortale abbraccio dell’illegalità.
E quanto la tecnologia ci pone in una situazione di visibilità inconsapevole, in cui ognuno di noi potrebbe essere svelato, rompendo quello scrigno di vetro che ci occulta illusoriamente agli altri e mostrandoci improvvisamente in tutta la nostra ridicola nudità? Dov’è il freno? Dov’è il limite?
La minuziosa, quasi esasperata, descrizione della miriade di personaggi che popolano la trama del romanzo, mira a darci una doppia lettura di ognuno di loro: cosa c’è sopra, cosa appare superficialmente e cosa si cela nelle oscure profondità dell’ animo. Il carattere di ogni figura è cesellato nelle sue sfumature, con un mirabile lavoro di introspezione, perché al lettore arrivino tutti i piani di decodifica delle azioni che compie. Tra tutte la splendida, dolente eroina Lisbeth, indifesa, ferita, violata (l’ho subito affiliata ad una Nikita cibernetica!) che risorge dalle ceneri della più irrazionale, inaudita e gratuita violenza, per riscattare gli ultimi, impadronendosi dei metodi degli aguzzini e, nel sorprendente finale della storia, oscurando la scena al protagonista, rimasto a dibattersi nei dilemmi etici della sua coscienza, sorpreso, nel mezzo del cammin della sua vita, di avere anche lui un prezzo, che qualcuno ha avuto la sfrontatezza di pagare …

Si. Valeva la pena leggerlo e avere tanta, tanta pazienza.


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