Il peso Il peso

Il peso

Letteratura straniera

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La vita di Arthur Opp, ex professore di Letteratura, è disegnata dai confini del suo corpo. Incapace di governare la fame di cibo, di amore, di rispetto, Arthur non esce più dalla sua casa di Brooklyn. L'unica persona che gli sta a cuore è Charlene, una ex allieva con cui ha mantenuto per anni una corrispondenza tenera e profonda, ma che da qualche tempo non sente più. Finché un giorno Charlene lo chiama per chiedergli di aiutare negli studi il figlio Kel, giovane promessa del baseball. Arthur prova a contattare il ragazzo senza riuscirci: Kel è in crisi, ha grandi aspirazioni ma poche risorse, e non tollera di vedere sua madre consumarsi nell'alcol e nella depressione. Poco alla volta, attraverso piccoli gesti e umanissime coincidenze, l'amore di Charlene avvicinerà Kel e Arthur, liberandoli dal peso del proprio dolore, e darà loro la possibilità di mostrarsi agli altri senza più disperazione né vergogna. Con una scrittura limpida e magistrale, Liz Moore parla dei vuoti d'amore e di felicità che la vita può scavare nei corpi, vuoti da riempire a ogni costo. E racconta del desiderio di cura e di affetto capace di avvicinare le generazioni, creare famiglie, e scacciare per sempre la solitudine.



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Il peso 2023-12-24 16:26:19 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    24 Dicembre, 2023
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Fragilità e solitudini umane

«[…] Erano anni che la mia casa non era così pulita e ordinata. In fondo ho la sensazione che la ruota stia girando e che una forza benevola abbia fatto esplodere la mia vita, in modo improvviso e fruttuoso, che l’abbia fatta fiorire in un sogno carico di estasi.»

Ci sono momenti nella vita in cui perdiamo semplicemente il controllo. E come spesso accade, ce ne accorgiamo quando ormai è troppo tardi e non sappiamo più come tornare indietro, quasi non ci ricordiamo più com’eravamo prima. Questo è un po’ quel che succede ad Arthur Opp, ex docente universitario prigioniero di un corpo che è un fardello che ne scandisce l’esistenza con tutti i suoi malesseri. Ripensa al passato ma anche questo è troppo per il suo nuovo io. Sono anni che non esce di casa, anni che non riordina, che non sale ai piani superiori della sua abitazione, anni che inventa frottole a Charlene Keller, ex allieva con cui ha avuto anche un coinvolgimento sentimentale e che delineerà il suo capolinea con il mondo universitario. Charlene, come Arthur, è un’anima fragile. Seppur con cadenza non sempre regolare i due si scrivono da diciotto anni. Lui ha infiocchettato alcuni aspetti della sua vita, lei è arrivata a chiamarlo e sempre lei chiede all’uomo di occuparsi di Kel, suo figlio. È giovane, ama il baseball che vede com’occasione irripetibile per il futuro, non crede nello studio. La donna chiede ad Arthur di parlarci, di occuparsi di lui. È a questo punto che egli decide di dirle la verità anche se può far male ed è sempre a questo punto, con la possibilità che lei e il figlio entrino nella sua vita, che decide di chiamare una ditta di pulizie per farsi aiutare a rimettere in ordine lo sporco di anni. Entra così in scena anche Yolanda, una giovane donna di origine peruviana che lo aiuta a mettere in ordine la casa, che è incinta e che rappresenta il primo vero ponte e contatto dell’ex docente con il mondo di fuori.

«[…] Che cosa accadrà ora, mi sono chiesto. Ma ero solo, e ho scoperto di non avere una risposta.»

Tuttavia, anche Charlene ha dei segreti non rivelati ad Arthur e sarà solo quando la narrazione passerà a Kel che scopriremo cosa davvero è successo nel passato e cosa ne è del presente. Perché Charlene e Arthur sono due anime sole e fragili, due anime che hanno cercato rifugio e sostegno in un qualcosa che credevano potesse aiutarli ma che in realtà li ha condannati ancora di più, isolati ancora di più. E come spesso accade, le scelte dei genitori ricadono anche sui figli che, come nel caso di Kel, portano a crescere più rapidamente, ma anche a vivere in una profonda e ulteriore solitudine.

«[…] Qui casa Keller, ha detto la voce. Ora non possiamo rispondere. Sapete cosa fare.
Ho aspettato il bip e poi ho riattaccato.
Io non lo sapevo, cosa fare.»

Quella di Liz Moore è un’opera profonda e intensa, scritta con un linguaggio vigoroso e una prosa poetica. È uno scritto che percorre le fragilità umane, che traccia vite vissute fatte di ombre e perdita.
Ma la solitudine è solo una delle molteplici sfaccettature di questo scritto. È sinonimo di sconfitta e rassegnazione ma anche di desiderio di un qualcosa che cambi affinché venga meno quel senso di inadeguatezza perpetrato. Ed è anche sinonimo di nuovi inizi.

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Il peso 2023-07-02 08:16:40 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    02 Luglio, 2023
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Un problema di solitudine


Liz Moore è una scrittrice e musicista americana, e insegna Scrittura creativa alla Temple università di Philadelphia. NNE ha pubblicato i Cieli di Philadelphia e Il mondo invisibile. Il peso è stato selezionato per l’International IMPAC Dublin Literary Award e ha imposto il talento di Liz Moore sulla scena letteraria internazionale. In Italia è pubblicato da NNeditori nella traduzione di Ada Arduini.
Il romanzo racconta la storia di vita di Arthur Opp, un uomo sofferente, il cui unico scopo è quello di mangiare cibo. Ingurgita cibo di ogni tipo e senza controllo. E ingrassa, ingrassa, ingrassa. E’ arrivato a pesare più di duecento chili, la sua mole e la sua pancia sono sempre più evidenti.
Perché si comporta così? E’ un ex professore di Letteratura, e da anni non esce più di casa, perché anche solo fare pochi passi gli causa uno sforza sovrumano e gli viene l’ansia. E’ un uomo solo, senza amici o affetti. Ha intrapreso da anni una fitta corrispondenza con Charlene, una sua ex allieva all’università, ma anche con lei i rapporti si sono diradati drasticamente. Un giorno lei gli telefona. Ha bisogno di lui. Perché? Che farà il nostro protagonista? Proverà ad uscire per incontrarla, ammettendo di essere stato falso e bugiardo nelle sue lettere? Certamente questa telefonata rappresenta per Arthur una nuova opportunità? Sarà in grado di coglierla e portarla avanti?
Una narrazione intima ed intimistica. Un libro che:
“E’ per chi legge negli occhi di una persona tutto il suo passato, per chi non può fare a meno di tifare per la dolce Olive di Little Miss Sunshine, per chi trova nel proprio nome un indizio prezioso per conoscersi meglio, e per chi ha vissuto una vita intera seduto in disparte, finchè non ha incontrato qualcuno capace di rompere l’incantesimo e aprire la porta del futuro.”
Attraverso un linguaggio scarno, ma potente e raffinato, l’autrice racconta una vicenda che trasuda dolore e sofferenza e solitudine. Quest’ultima è il tema centrale del libro. Un grande male, frutto dei tempi moderni, che perdono di vista l’essenziale, per divenire trasparenti. Un mare di comodità e di ingegnose tecnologie, che rendono l’essere umano non più un individuo senziente, ormai in balia del nulla più totale. Una bella lettura, per chi ama i contenuti intimistici che scavano nell’animo umano. Una vicenda di dolore e sofferenza, che è anche una redenzione difficile, ma possibile. Buona lettura!

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Il peso 2022-09-25 18:50:40 68
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68 Opinione inserita da 68    25 Settembre, 2022
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Solitudini condivise

L’ unione di due solitudini, accomunate da un personale senso di inadeguatezza e dalle imprevedibili circostanze della vita, può generare un rapporto unico, inaspettato, profondo, riflettendo su una vita che avrebbe potuto essere altro.
Arthur Opp, ex professore universitario imprigionato nella propria obesità, da anni incarceratosi nella sua casa di Brooklyn tra montagne di cibo e di rimpianti, attesa, ricordi, una sola certezza, la propria corrispondenza epistolare con una ex allieva, Charlene Keller, come lui anima fragilmente implosa che vorrebbe affidargli le sorti del figlio.
Un rapporto durato solo alcuni mesi e una corrispondenza epistolare di diciotto anni, Arthur e Charlene hanno un legame unico impossibile da spiegare, è stato così sin dall’ inizio, lui si specchia in lei, nella sua solitudine e goffaggine, nel suo essere sempre fuori posto, tanti i sentimenti condivisi.
Entrambi sopravvivono nascosti nelle proprie case, pensando che tutto avrebbe potuto essere diverso, in fondo che cosa li ha uniti se non la certezza di assomigliarsi.
Il peso è una insostenibile menomazione fisica e un fardello, l’ impossibilità di calarsi nel reale, di esporsi a una vita sottratta ai propri affetti più cari, un ripiegamento necessario quando nessuno si è preso cura di noi ne’ viene a cercarci, allora si è invisibili, in primis a se stessi, sentendosi inadeguati.
Tutto crolla per assestarsi in una condizione di normale anormalità, una zona di comfort che nasconde l’ impossibilità di aprirsi, condividere, esporsi, uno status che progressivamente ha cancellato ogni contatto con il reale, una pigrizia dell’ animo che è rifiuto di se’ e rifugio dalla sofferenza.
In fondo Arthur non è che una delle tante persone sole al mondo, negli otto anni di eremitaggio ha trovato consolazione nel cibo e nell’ idea di avere una superanima fatta di solitudine, collegata con tutte le altre persone sole, un che di romantico e nobile che ha trovato uno scopo nella solitudine, indispensabile per non morire.
Come è potuto accadere, prima di tutto quanto, prima che Marta, la sua più cara amica, morisse, quando ancora insegnava, quand’era bambino, quando non era ancora nato, un destino segnato dalla solitudine.
C’è sempre un brandello di vita, qualcuno o qualcosa a scuotere il proprio stato di inerzia, un figlio che si è sempre occupato di una madre depressa e in difficoltà ma che deve pensare anche al proprio futuro, una ragazza che improvvisamente entra nella propria casa accendendone la speranza, la vita non concede sconti, e non tutti trovano la forza di resistere, di reagire, di rimettersi in gioco, di fidarsi e di affidarsi. E allora…

…Che cosa accadrà ora, mi sono chiesto. Ma ero solo e ho scoperto di non avere una risposta….

“ Il peso “ è un romanzo che percorre e sosta in un luogo di fragilità, fisica e psicologica, dando voce a chi solitamente voce non ha, inseguendo un senso o semplicemente una traccia di vite vissute all’ ombra di se’.
Solitudine, termine dalle molteplici sfaccettature, sinonimo di sconfitta, rassegnazione, ripiegamento necessario per tirare avanti e sopportare, ma anche di desiderio, possibilità di scelta, riflessione, senso di appagamento.
C’è’ una solitudine che scruta la profondità e genera unicità, che si nutre di attesa e silenzio, che riscopre e valuta il vero senso dell’ essere, inserita nel proprio io più profondo, somma ed esito di quello che è stato.
C’è, viceversa, una solitudine espressione di dolore e sofferenza, senso di inadeguatezza, fuga dal mondo, che si costruisce un microcosmo di placida sopravvivenza, sconfinando in una patologica rappresentazione, per sprigionare un dolore insopportabile e ormai fuori controllo.

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